Zelenskij presidente: cosa cambia a livello internazionale?

Come era prevedibile e previsto, il comico Zelemsij è stato eletto con una valanga di voti Presidente dell’Ucraina, al posto del buffone Poroshenko. L’uscente le aveva tentate tutte per restare in sella, dalla provocazione del mar d’Azov ai russi (che ci erano cascati dentro mani e piedi, anche se poi la guerra non è ripresa come sperava il “re del cioccolato”) al tentativo di far escludere Zelenkij dalla competizione elettorale 48 ore prima del ballottaggio, ma nulla è servito.

Gli ucraini hanno plebiscitato lo sfidante con il 70% circa mentre l’uscente è stato umiliato non raggiungendo nemmeno il 30%.

Ci sono molte ragioni di questo risultato: Poroshenko è un personaggio grottesco e totalmente impresentabile che ha gestito malissimo lo scontro con Mosca, era il simbolo della corruzione di regime, l’economia nazionale era (ed è) in condizioni disastrose, mentre gli affari del Presidente sono andati a gonfie vele. Insomma un’ edizione molto peggiorata del nostro Berlusconi. Per cui non stupisce la sua sconfitta.

Però l’alternativa non era poi così strepitosamente preferibile: è vero che Zelenskij con i suoi spettacoli aveva messo alla gogna la corruzione di regime, che era una faccia nuova che si presentava come infinitamente migliore al suo concorrente, ma, in verità, nessono sa bene quale sia il suo pensiero politico al di là della lotta alla corruzione e di un altro punto di cui diremo, né si può dire che sia proprio estraneo all’apparato di potere e che non sia tanto amico di qualche oligarca, ma tutto questo è passato in secondo piano per una ragione che comprende tutte le altre: il popolo ucraino non ne può più di questa guerra strisciante con la Russia.

Se l’economia è a pezzi, se oligarchi, politici e militari si ingrassano con le tangenti, se il paese vive in uno stato di allarme permanente è per il conflitto con la Russia, sempre sull’orlo di una guerra di grandi proporzioni.

Zelenskij ha promesso un accomodamento con Mosca, senza per questo rinunciare ad entrare in Europa e questo è quello che gli ucraini che guardano all’Europa, ma vogliono la pace con Mosca. Dunque il vantaggio di Zelenskij era oggettivo, perché anche se Poroshenko avesse scelto la via della composizione del conflitto, era inservibile a questo scopo perché mai Mosca avrebbe accettato di trattare con lui.

Dunque Zelenskij sa che è su questo terreno che sarà verificato e, se non è uno sciocco, sa che deve fare sul serio.

Se questo processo dovesse avviarsi davvero ci sarebbero molte ricadute tali da sconvolgere la mappa geopolitica. In primo luogo non si giustificherebbero più le sanzioni contro la Russia e questo farebbe venire meno il principale freno che gli Usa hanno usato, per quasi 10 anni, per fermare la marcia ad est della Germania che, ragionevolmente riprenderebbe.

Anche se i tedeschi qualche problema lo avrebbero da questo esito: con il pretesto delle sanzioni hanno bloccato i capitali russi nelle banche tedesche ed, alla fine, questi capitali hanno fatto da risorsa in un passaggio difficile –e non ancora superato- del sistema bancario tedesco.

Insomma, dovrebbe aprirsi un negoziato per evitare un deflusso brusco di quel denaro e qui bisogna capire che cosa faranno gli americani: potrebbero cercare di sabotare il processo di pace, ma se poi esso dovesse compiersi, Washington avrebbe due scelte: cercare altro motivo per legare a sé il carro europeo (e tedesco in particolare) o anticipare i tedeschi nel riallacciare i rapporti con Mosca e mettere nei guai i tedeschi.

Tutta la politica estera di questi anni è stato il sovrapporsi di tendenze opposte: da un lato gli americani si tengono legati gli europei ma dall’altro fanno la guerra doganale ai prodotti degli stessi europei e potremmo fare altri esempi. Quindi, bocce in movimento in campo occidentale.

E peggio ancora in Europa: l’Ucraina con i suoi circa 46 milioni di abitanti sarebbe uno dei maggiori paesi della Ue, se fosse ammessa, e ad est rivaleggerebbe apertamente con la Polonia per la leadership di area. Per di più ha un tasso di emigrazione annuo di circa l’1%, mentre non è paese di immigrazione e si trova fuori dalle rotte dell’immigrazione africana ma non di quella asiatica.

Bisogna vedere quale politica per l’immigrazione adotterà, tenuto conto che sarebbe il paese europeo con la maggiore disponibilità di territorio e fra quello con minore densità. E’ facile prevedere che avrà una posizione diversa da quella del blocco di Visegrad che si troverebbe accerchiato alle spalle.

Peraltro, la Polonia vedrebbe sfumare il sogno dell’egemonia sull’Europa orientale (sorta di riedizione del vecchio sogno dell’Intermarium). Date le dinamiche che vedono gli Ucraini arrivare in Europa come gli ultimi entusiasti è realistico pensare che in seno al Parlamento europeo la maggioranza dei suoi deputati non andrebbero con i populisti. Insomma non ci vuole molto a capire che la Polonia e i suoi alleati si opporrebbero strenuamente all’ingresso dei polacchi presumibilmente appoggiati da tedeschi e francesi. Senza contare che questo “smottamento” porrebbe il problema della risustemazione dei “paesi cuscinetto” come la Moldavia.

Poi si porrebbe il problema della eventuale adesione dell’Ucraina alla Nato, cosa insopportabile per i russi. Se Zeleskij sarà saggio, eviterà questo passo, offrendo ai russi la sua neutralità rispetto alla Nato in cambio del placet all’adesione alla Ue. Peraltro una vasta area neutrale fra blocco Nato e Russia potrebbe giovare ad entrami. Poi c’è un altro aspetto della questione: se l’Ucraina dovesse raggiungere un accettabile compromesso con Mosca sulla questione del gas, potrebbero riaprirsi i gasdotti che passano per i suoi territori il che cambierebbe ma mappa dei gasdotti con ricaduta sui paesi arabi.

Certamente ci sono molte questioni da risolvere: come risolvere il problema di Crimea, Donbass eccetera, come risolvere la partita europea e quella Nato, quali assicurazioni dare a Mosca eccetera, ma la partita sarebbe aperta e saremmo ad un nuovo punto di svolta dell’ordine mondiale.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (2)

  • Eppur si muove. Con un referendum Al Sisi si è fatto nominare Faraone Yogurt, con scadenza 2030, quando avrà 96 anni. Xi Jinping si è costituzionalizzato da solo. Putin non lo si schioda: guarda ad occidente, più che a Pechino. Kim Jong, presidente usque mortem, alla canna del gas senza gas, si tiene stretta l’atomica e cerca una sponda al Cremlino. La quasi centenaria Regina Elisabetta II ha invitato Trump per celebrare il 75° del D-day dello sbarco/invasione della Francia e ribadire la sua centralità nella NATO. Messiè je suì l’Europe, tra un’ipocrisia e l’altra prova a impadronirsi pezzo su pezzo dell’Europa e di mezza Africa, per restare in sella per molti anni a venire. Merdel, che la materia la conosce, si è già seccata dell’immaturo e pensa di spiccare il volo verso una poltrona più prestigiosa. L’immortale Berlusconi (82 anni) si candida alle Europee.
    Possibile mai che questi immarcescibili vegliardi del potere non vadano mai in pensione ?
    P.s. Dalla pacificazione dei rapporti tra Ucraina e Russia l’Italia ha da guadagnare.

  • Due comici russi bricconcelli hanno fatto a Giove quel che lui fa al resto del mondo: lo hanno preso in giro e coperto di ridicolo.
    Sotto le mentite spoglie di Zelenskij, neo eletto presidente ucraino, i due burloni hanno telefonato all’Eliseo, esattamente come è aduso fare con gran garbo il padre degli Dei, p. es. col Pontefice, ed hanno parlato di argomenti di politica internazionale.
    La registrazione è stata resa pubblica.
    Da Lutezia, nel miglior stile della trasparenza maffiona, non hanno smentito o confermato: chinati giunco, finchè passa la tempesta mass mediatica.
    E costui vorrebbe essere il capo della Difesa Comune Europea ?
    Ma faccia il piacere !
    Se la tira come nessun altro e basta ! Oltre non va.
    P.s. Ho scritto più volte di non essere contro i francesi Guy, Bertrand, Paul, Yvette, Marie etc. etc.
    La Francia è un Grande Paese con alle spalle una Grande Storia. Mi dispiace vederla in mano all’imperial/imperialista presidente dei ricchi.

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