Venezuela: il doppio golpe

Da Buenos Aires mi scrive il mio amico Angelo Zaccaria, di cui come sempre molto volentieri ospito un pezzo sulla crisi in Venezuela. Buona lettura! A.G.

Dopo circa due mesi e mezzo dall’inizio della ultima grave crisi venezuelana, si allunga il numero delle vittime, ormai arrivate a 70. Circa 1200 i feriti. Per inquadrare meglio tutta la storia pregressa, rimando ai miei precedenti articoli.


Quella che appare in questo momento é una situazione di stallo, dove né il governo e nemmeno l’opposizione, paiono avere la forza per risolvere la crisi a proprio favore, ed entrambi puntano a mantenere i giochi aperti, sperando che qualche fattore di potere in campo si modifichi a proprio vantaggio.

Che da parte di settori rilevanti della opposizione, sia in atto una strategia golpista, é impossibile negarlo.

Lo scontro sta assumendo un livello di violenza ed un carattere ripetitivo e sistematico, tali da non poter essere raccontati e compresi dentro la dinamica di ”normali” scontri di piazza. Assalti ripetuti ad agenzie, sedi ed enti governativi; blocchi di trasporti pubblici, viali, autostrade; saccheggi, uso di armi da fuoco incluse quelle artigianali, linciaggi in strada facendo uso di bombe molotov per attaccare persone ritenute chaviste. Se ci fossero dubbi poi, basta dare un occhio agli sponsor internazionali della ”svolta” in Venezuela: USA, Europa, CNN, grandi media globali.

Impossibile però negare anche che ciò che agevola e alimenta i piani golpisti, é l’aggravarsi della crisi sociale e politica, ed a mio avviso anche il modo nel quale il governo di Maduro la sta affrontando.

Va ricordato che a fare da detonante alla crisi fu la decisione di avocare al Tribunale Supremo di Giustizia le funzioni del Parlamento, controllato dalla opposizione, funzioni peraltro di fatto già congelate, ed il congelamento o differimento di ogni appuntamento elettorale.
Ora per correre ai ripari, e tentare una rilegittimazione del governo sul terreno democratico, da un lato si annunciano per Dicembre 2017 le elezioni dei Governatori, che in realtà si dovevano tenere a fine 2016, dall’altro lato si tira fuori dal cilindro la proposta di far eleggere a tappe forzate una Assemblea Nazionale Costituente (ANC), per la quale si voterà il 30 Luglio. Essa però non sarà eletta in modo da rappresentare realmente la geografia politica attuale del paese. Dei 545 membri 364 saranno eletti a livello territoriale, ma attribuendo un deputato costituente per ogni municipio, a prescindere dalle dimensioni, a tutto vantaggio del governo il quale e’ piu’ forte elettoralmente nei comuni minori. 8 saranno eletti nelle comunità indigene. 173 deputati invece saranno eletti per rappresentanza di settori sociali organizzati: lavoratori, studenti, pensionati etc. Uno dei settori sociali rappresentati sarà addirittura quello delle ”comuni socialiste e dei consigli comunali”, un mondo tendenzialmente vicino al chavismo, le quali eleggeranno 24 deputati costituenti.

Fondato quindi il sospetto che anche questo meccanismo di elezione per ”settori sociali organizzati”, sia concepito, al pari di quello territoriale, per garantire una sovrarappesentazione di delegati vicini al governo.

In altre parole, se mi perdonate la schiettezza, Maduro si muove sullo stesso piano del Matteo Renzi dei tempi dell’Italicum e della abortita controriforma costituzionale: come fare a governare senza avere consenso popolare, agendo sul terreno dei trucchi e delle alchimie elettorali e costituzionali.

Soltanto dopo la valanga di polemiche suscitate, Maduro ha concesso, bontà sua, che il progetto di Nuova Costituzione partorito dalla nuova ANC, sarà in ogni caso sottoposto a ratifica attraverso un referendum popolare…..In una prima fase anche questo non era certo.
A confermare quanto controverse siano le recenti scelte di Maduro, sta infine l’inedito conflitto istituzionale apertosi con la Procuratrice Generale della Repubblica, Luisa Ortega Diaz, che ha messo in discussione la legittimita’ costituzionale di una serie di atti: congelamento del ruolo del Parlamento, modalità di convocazione della ANC, per arrivare alla stessa nomina nel dicembre 2015 di 8 giudici del Tribunale Supremo da parte di un Parlamento ancora dominato dal chavismo ma ormai in scadenza. Infine sembra che anche negli alti comandi militari siano diffuse le riserve sulla convocazione della ANC.

A mio parere il governo, alla fine non sa bene cosa fare, tranne far di tutto per mantenersi al potere, e quindi inventa diversivi come la nuova ANC, cioè appuntamenti elettorali taroccati e tagliati su misura, che hanno l’obiettivo di non apparire troppo arroccati, rianimare la base e prendere tempo. Ma prima o poi le verifiche elettorali, quelle vere, arriveranno: referendum sulla nuova Costituzione, elezioni dei governatori, prossime elezioni presidenziali dalla fine del 2018. In altri termini, se il chavismo non recupera la sua perdita di egemonia e consenso, potrebbe uscire dal potere per via elettorale, senza bisogno di subire golpe piu’ o meno cruenti.

Nel frattempo, che accade in Italia sul versante delle iniziative di attenzione e solidarietà sulle vicende Venezuelane? Come previsto, in una situazione così confusa e dove é assai arduo decidere con chi schierarsi, le iniziative pubbliche son state poche, e contrassegnate dal consueto taglio propagandistico e di sostegno acritico al governo di Maduro. In questo caso però una impostazione di tal genere affronta una doppia difficoltà. Da un lato deve rimuovere le evidenti distanze nei fatti, che l’azione di Maduro sta producendo rispetto alla tanto sbandierata eredità di Hugo Chavez. Chavez voleva superare i limiti della democrazia rappresentativa, ma in avanti e non all’indietro. Dall’altro lato le ”forzature” di Maduro vengono avallate, se non rivendicate, quasi come se Maduro fosse il nuovo Lenin, ma Maduro non é nemmeno Lenin. Sarebbe troppo facile qui ricordare che la parte dominante della economia venezuelana é in mano a privati; le ampie concessioni alle multinazionali, incluse quelle russe o cinesi, nel campo dello sfruttamento delle risorse energetiche e di quelle minerarie; il consistente problema della corruzione sia civile che militare. Quindi niente ”Socialismo del siglo 21”, ma tuttalpiù una economia mista dove il ruolo dello stato é cresciuto, grazie anche alle generose e meritorie politiche sociali. Questo quindi senza nulla togliere a quanto di importante fatto sia da Chavez che da Maduro in campo sanitario, educativo, abitativo… ma solo per definirne meglio il contesto.

Io dal mio lato, per quanto non sia oggi semplice, penso invece vada affermato che occorre stare sempre dalla parte dei movimenti di base venezuelani, chavisti e bolivariani, sia affini che critici verso il governo, che da sempre rappresentano la forza del processo venezuelano e la sua parte migliore, e che rischiano di ritrovarsi stritolati se lo scontro in atto si dovesse concludere, grazie anche a certe scelte di Maduro, con la vittoria della destra venezuelana razzista, elitista, ultracapitalista e fascistoide.

Anche per questo quindi, occhi aperti e massima attenzione su quanto accade in Venezuela.

15 Giugno 2017.     Buenos Aires.    Angelo Zaccaria.

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Aldo Giannuli

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Comments (6)

  • A me non pare proprio che la stampa italiana (e per quanto ho potuto vedere anche quella estera) abbiano una posizione “di sostegno acritico al governo di Maduro”. Tutt’altro.
    Del resto “basta dare un occhio agli sponsor internazionali della ”svolta” in Venezuela: USA, Europa, CNN, grandi media globali”.

  • Acme News
    Gli scienziati dell’Università Cattolica del Venezuela hanno finalmente trovato le cause del deperimento della statua di cera di Maduro ospitata nel museo di Madame Tussauds.
    Un fungo simile a quelli che si formano negli yogurt scaduti stava inesorabilmente attaccando il capo della statua maduregna.
    Gli scienziati sono intervenuti con massicce dosi di iperbato di tangentite per arrestare il fenomeno degenerativo in atto sulla statua.
    Maduro, quello vero, si è congratulato con gli scienziati che hanno restaurato la cera e ha chiesto loro tre chili di iperbato di tangentite per conservarsi meglio per la vecchiaia.

  • Infatti l’affermazione in questione non si riferisce alla stampa, ma a movimenti, gruppi ed associazioni da sempre solidali con il processo bolivariano. La riflessione critica riguarda questo tipo di realtà.

  • Buen dia Angelo!
    E grazie mille per questi preziosi aggiornamenti da un mondo così lontano, eppure così vicino: debito, scioperi selvaggi, voucher che escono dalla porta per rientrare dalla finestra, lavoro sempre più precario e per sempre meno “privilegiati”, condannati a spaccarsi la schiena e ringraziare Iddio che lavorano perché fuori c’è la fila, immigrazione selvaggia e concepita da criminali in doppiopetto, d’oltreoceano così come appendici nostrane, come arma di ulteriore destabilizzazione e “caos creativo” (quasi scientificamente, mi verrebbe da pensare dopo aver denunciato già all’epoca della Turco-Napolitano come organizzazioni, mediatori culturali, ecc. carenze strutturali che in questi vent’anni si sono solo aggravate). Il tessuto sociale tiene finché in ogni casa ci sarà un pensionato o un invalido: altri vent’anni, forse anche meno, e faremo la stessa fine. Parafrasando Lenin (“Il modello russo indica a tutti i Paesi qualche cosa di molto essenziale per il loro inevitabile e non lontano avvenire”), lì ci vuole portare il “nuovo disordine mondiale”. Divide, et impera. O forse no. A fianco alle spinte CENTRIFUGHE più deboli, ma innegabilmente esistenti, sono le spinte CENTRIPETE. Russia, Cina, ça va sans dire. Ma anche Iran, India, Giappone, la stessa Siria che, dopo 7 anni, sta vedendo – forse – la svolta decisiva al conflitto. Non sto dando pagelle, né tantomeno esprimendo modelli, ovviamente: sto semplicemente notando che il mondo evolve in maniera molto, molto complessa. E che il Venezuela è un caso esemplificativo di come questa lotta fra spinte centrifughe e centripete sta raggiungendo il punto di non ritorno. Per i “distruttori”, chiamiamoli così, li hai nominati tu stesso e non c’è bisogno quindi di ripeterli, non i “riformatori”, non i “rivoluzionari”, la situazione va benissimo così com’è. E il tempo sarà galantuomo, come si suol dire. Spacca oggi, spacca domani, è già un successo per loro: contras docet. Niente di nuovo sotto il sole: mi viene in mente Salomone, la finta madre e la vera madre; alla prima, spaccare il figlio in due andava bene. Per i “costruttori”, pur in tutte le loro contraddizioni e limiti “costruttori”, questa situazione è già svantaggio, difficoltà, grave problema. Speriamo che riescano, come tu auspichi del resto, a ribaltare la situazione in modo decisivo.
    Un caro saluto e grazie ancora
    Paolo

  • La Conferenza episcopale Venezuelana ricevuta l’8 giugno in Vaticano ha scongiurato in ogni modo il pontefice di intervenire con risolutezza contro Maduro, ma papa Bergoglio, argentino, si è rifiutato e si è limitato ad una generica dichiarazione sulla crisi venezuelana. Posto che il papa non è bolscevico forse saprà lui cose che noi ignoriamo e quindi non detesta Maduro come fa la borghesia crassa venezuelana. Posto che la costituzione che vuole Maduro porterà ad uno stato di socialismo di Stato, due saranno le cose. O il socialismo di stato venezuelano verrà fatto fuori dall’esterno, (USA in questo caso), oppure il mai abbastanza ben arrivato Trump, riterrà che a lui basta avere il petrolio del Venezuela a prezzo di saldo, come ha fin dal tempo di Chavez, e tanto basta. Quindi i poveri venezuelani potranno mangiare ancora per anni in Venezuela e la borghesia Crassa, e un po’ assassina, venezuelana si dovrà accomodare a perdere qualche palanca.

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