Venezuela in crisi, i “figli” di Chavez: l’eredità è in pericolo!

Torna a scrivere sul sito l’amico e studioso di America Latina Angelo Zaccaria, che sta seguendo molto da vicino l’evolversi della situazione in Venezuela. Buona lettura! A.G.

“Per questo il socialismo nel secolo ventunesimo, che qui è risorto come fra i morti, è qualcosa di innovativo. Deve essere veramente nuovo. E una delle cose essenzialmente nuove nel nostro modello, è il suo carattere democratico, una nuova egemonia democratica, e questo obbliga noialtri non ad imporre, ma a convincere, e da qui deriva ciò di cui stiamo parlando. Il tema dei media, il tema della comunicazione, il tema degli argomenti, il tema del fatto che queste cose siano, quello che stiamo presentando oggi, per esempio, che le percepisca il paese intero, come ottenerle, come realizzarle. Il cambiamento culturale. Tutto questo deve avere un impatto con questo livello culturale, che è vitale per il processo rivoluzionario, per la costruzione della democrazia socialista del ventunesimo secolo in Venezuela.”

Citazioni da “Golpe de Timon”, intervento di Hugo Chavez nel Consiglio dei Ministri, Caracas, Miraflores, 20 ottobre 2012.

A poco più di tre anni e mezzo dalla morte del Presidente Chavez, ed a quasi un anno dalla dura sconfitta del fronte bolivariano alle elezioni parlamentari del 6 Dicembre 2015, l’eredità lasciata da quello che resta uno dei più amati (e detestati) leader politici contemporanei, è in pericolo.

Sullo sfondo resta la pesante situazione economica e sociale, resa tale non solo dal calo dei prezzi del petrolio e dal pesante boicottaggio e “guerra economica” scatenata contro il governo dai suoi nemici interni ed internazionali, USA in primis, ma anche dai gravi errori politici commessi dal vertice di potere chavista, corruzione in primis.

Come previsto, si veda anche il mio precedente contributo a proposito, la prima vera sconfitta elettorale chavista dello scorso Dicembre ha inasprito la polarizzazione e lo scontro politico interno. Il TSJ (Tribunale Supremo di Giustizia), in parte rilevante rinnovato subito dopo tale sconfitta, dalla vecchia Assemblea Nazionale in scadenza e prima che si insediasse quella nuova dominata dall’opposizione, ha  pesantemente limitato, con una serie di sue decisioni, l’attività legislativa dell’attuale Assemblea.

Altro pesante fronte di scontro è quello del referendum revocatorio promosso dalla opposizione per defenestrare legalmente il presidente Maduro: da un lato l’opposizione premeva perché si svolgesse entro l’anno 2016, in modo che una sua eventuale vittoria desse luogo a nuove elezioni presidenziali; dall’altro il governo premeva per farlo l’anno prossimo, in modo che una sua eventuale sconfitta non desse luogo a nuove elezioni ed il periodo presidenziale fosse completato sino al 2019 dal vicepresidente. Un discutibile dispositivo della Costituzione Bolivariana prevede infatti che, in caso di revoca referendaria del presidente in carica, si vada a nuove elezioni presidenziali solo se il referendum si svolge entro i primi quattro anni del mandato presidenziale.

Lo scontro restava aperto ma l’opposizione, dopo avere adempiuto nei mesi scorsi al primo passaggio previsto, la raccolta dell’uno per cento di firme degli iscritti alle liste elettorali, si apprestava al secondo ed ultimo fondamentale passaggio, già fissato per i giorni dal 26 al 28 Ottobre: la raccolta del venti per cento di firme degli iscritti alle liste elettorali.

Ora però lo scontro va verso una escalation definitiva: il 20 Ottobre il CNE (Consiglio Nazionale Elettorale) ha pubblicato un comunicato dove annuncia la sospensione “sino a nuova decisione giudiziaria” dell’intero iter del referendum revocatorio, sulla base della richiesta di misure cautelari da parte di 4 tribunali locali che stanno indagando su presunte frodi nella raccolta di firme già svoltasi, quella dell’uno per cento del corpo elettorale. Nel frattempo anche le elezioni dei governatori degli stati, previste per il Dicembre di quest’anno, son state rinviate alla metà del 2017.

L’ Assemblea Nazionale, nella cui sede il 23 Ottobre si son svolti scontri fisici fra militanti a favore o contro il governo, ha dichiarato “la rottura dell’ordine costituzionale e l’esistenza di un colpo di stato”  da parte del CNE, del TSJ e del governo. Alcune bombe molotov son state lanciate contro la sede locale del CNE nello stato Lara. L’opposizione ha dichiarato lo stato di mobilitazione permanente sino a che non venga riaperto l’iter verso il referendum revocatorio. Che poi in tutto questo si inseriscano anche i richiami all’apertura di “tavoli di dialogo” fra i due poli con tanto di mediazione vaticana, ciò non rende il panorama meno teso.

Se questo è ormai il livello del conflitto, in che condizioni si appresta ad affrontarlo il campo bolivariano?

Sappiamo bene che l’opposizione in Venezuela, nelle sue multiformi articolazioni, ha sempre giocato sporco per riprendersi il potere: fallito golpe contro Chavez dell’Aprile 2002, boicottaggio economico e finanziario, accaparramento di beni e contrabbando, assassinio di centinaia di attivisti bolivariani sia nelle campagne che in città. Sappiamo anche che in America Latina non son mai passati di moda né le forzature autoritarie, e nemmeno i golpe militari, duri o blandi, giudiziari, parlamentari: si veda Honduras, Paraguay, Brasile. Ma tutto questo rappresenta una buona ragione perché anche il governo chavista si ponga su questo terreno scivoloso?

Ormai non è solo l’opposizione a parlare della tendenza verso la instaurazione in Venezuela di un “governo di fatto”, ma anche settori della sinistra bolivariana più o meno critica. Che le forzature autoritarie le facciano i gorilla di sempre ed i servi delle oligarchie economiche e finanziarie, è quasi nel conto. Se però le fanno coloro che aspirano ad incarnare la eredità politica di Hugo Chavez, uno che diceva pochi mesi prima di morire, le cose riportate all’inizio, uno che aspirava a superare in avanti i limiti e le storture della stessa democrazia rappresentativa costruendo una forma superiore di democrazia socialista fondata sulla partecipazione dal basso, se le forzature autoritarie vengono da questo lato della barricata, questo apre problemi e contraddizioni non da poco.

Non voglio qui entrare in disquisizioni tecnico-formali sulla possibilità che istanze provenienti da tribunali di provincia incidano sul funzionamento di un organo costituzionale primario come il CNE e di un istituto costituzionale fondamentale come il referendum revocatorio. Basti qui ricordare che Hugo Chavez, con molta coerenza, quando nel 2004 venne intentato contro di lui il referendum revocatorio, vi si sottopose nonostante avesse subito un golpe appena due anni prima, e nonostante anche allora fossero stati denunciati brogli nelle raccolte di firme. Quindi affrontò il referendum e lo vinse. La coerenza consiste nel fatto che Chavez sapeva bene che quello del referendum revocatorio non era un istituto come tanti altri. Era uno dei fiori all’occhiello della Costituzione Bolivariana, perché alludeva a quella democrazia di tipo nuovo, fondata su un livello superiore di partecipazione popolare e quindi anche sulla costante verifica del consenso goduto da parte di chi viene eletto per esercitare ruoli di potere.

Inoltre, anche ammettendo che qualche frode ci sia stata nella fase dell’iter referendario di raccolta di firme dell’uno per cento del corpo elettorale, questo non può occultare totalmente due dati sostanziali: l’uno per cento corrisponde all’incirca a 200.000 elettori, ma il 6 dicembre scorso gli elettori venezuelani che hanno votato per l’opposizione sono stati oltre 7.700.000. Questo ci autorizza quindi perlomeno a nutrire dubbi sul fatto che l’opposizione non fosse in grado di superare questo primo adempimento previsto per promuovere il referendum.

Per concludere. La piega che sta prendendo la situazione prelude a vari sbocchi più probabili, tutti non molto esaltanti: un lungo periodo di caos e di ulteriore aggravamento della situazione economica e sociale; la definitiva degenerazione autoritaria del governo presieduto da Nicolas Maduro. Infine, il ritorno al potere da parte di una destra venezuelana che oggi si permette di ergersi strumentalmente a paladina della democrazia e dei diritti umani, facendo (temporaneamente) dimenticare le sue solide radici razziste, classiste, elitiste, ultra-capitaliste, e la propria sanguinaria vocazione verso la brutale repressione dei movimenti popolari…..Il Venezuela è vicino alla Colombia, e non è lontano dal Messico. Nel frattempo ci sorbiamo lo strano paradosso di una opposizione che ha già dimostrato nei fatti, Aprile 2002 docet ma anche gli eventi del Febbraio 2014, le proprie propensioni golpiste, ma che ora si concede il lusso di additare come golpista il governo.

Oggi più che mai è quindi importante mantenere desta l’attenzione verso quel che accade in Venezuela, e mantenere una attitudine solidale verso i suoi movimenti popolari e di base, tenendo sempre presente che seppure questi movimenti son stati parte e motore del sogno di Hugo Chavez, e quindi anche parte dell’azione dei governi prima e dopo la morte del “Comandante”, in ogni caso su questo livello delle istituzioni e del governo non possono essere totalmente appiattiti e confusi.

Solidarizzare con essi è importante perché se gli scenari di cui sopra dovessero realizzarsi, ed in particolare l’ultimo, i movimenti popolari son quelli che pagherebbero il prezzo più caro. Solidarizzare con essi è possibile, continuando a denunciare i veri scopi della opposizione, ma senza nemmeno rimuovere errori e limiti del governo che pure a Chavez si richiama.

Angelo Zaccaria, Milano, 26 ottobre 2016

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Aldo Giannuli

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Comments (10)

  • Il Venezuela è ostaggio della lotta di potere fra due regimi, quello chavista e quello neoliberista della cosidetta opposizione. Questa lotta non può essere altro che distruttiva, infatti quel paese vive una crisi sociale ed economica terribile, ed è bloccato in una scelta impossibile, entrambe le opzioni sono nefaste. Il tutto aggravato dall’inettitudine di Maduro, uno che sta facendo più danni dell’epidemia di febbre spagnola di 100 anni fa, un incapace che imputa tutti i problemi ai complotti organizzati dal capitalismo USA e si autoassolve in nome del santo Chavez. Ma le radici di questa situazione vengono proprio dal santificato Chavez. Non è mia intenzione sminuire le sue intuizioni e conquiste, ma il suo problema è lo stesso di tanti rivoluzionari che si sono visti in giro per il mondo, che pretendono di cambiare la società ed i rapporti di classe attraverso l’autoritarismo, la repressione (se non lo sapete, Chavez mandava l’esercito a visitare le case di chi era recalcitrante a votarlo) e l’instaurazione di uno Stato totalitario che però garantisca i privilegi per il clan dominante.

  • Dott. Zaccaria, buona sera!
    Grazie dell’aggiornamento sul campo su questa situazione per nulla semplice. Come nel caso di Africa e Asia, il metro di giudizio eurocentrico è quanto di più lontano dall’obbiettività vi possa essere: così, come, è ipocrita parlare di “rispetto delle regole” fra le pallottole dei contras o dei narcotrafficanti. Come rispondiamo all’ennesimo massacro di civili? Con una raccolta di firme? Con un sit-in? O con un concerto “per non dimenticare”? Per questo accolgo appieno la sua esortazione a sostenere il processo rivoluzionario bolivariano, pur vigilando e condannando reazioni eccessive (nonché dannose alla stessa causa) nei confronti di chi continua a considerarli nulla più che giardino di casa propria. Una sola domanda, e La prego di perdonarmi l’eventuale im-pertinenza: SE ed, eventualmente, QUANTO, possa aver nociuto l’attuale fase di distensione fra USA e Cuba
    – incrinando o compromettendo un fronte socialistico e bolivariano ben più ampio di quello attuale;
    – isolando diversi opponenti secondo la rodata strategia del “divide et impera”;
    – utilizzando a questo proposito anche la potente leva degli investimenti e degli scambi economici e delle sanzioni;
    – non da ultimo, screditando, delegittimando, di fatto indebolendo, l’opposizione antimperialistica al capitalismo di rapina a stelle e strisce in America Latina.
    Io, perlomeno, ho avuto quest’impressione e preoccupazione ma, ripeto, mi piacerebbe sentire la Sua opinione in merito e, se possibile, una previsione a breve termine di queste due dinamiche interne al movimento operaio latinamericano. Grazie e
    Un caro saluto.
    Paolo

  • “una delle cose essenzialmente nuove nel nostro modello, è il suo carattere democratico, una nuova egemonia democratica”

    Chi vive di fantasie finisce inevitabilmente per sbattere il muso con la realtà. Poco male, morta una fantasia se ne cerca un’altra. Il mondo è grande: dall’URSS alla Cina al Venezuela passando per il Vietnam e Che Guevara, una versione secolarizzata della Buona Novella si trova sempre.

    • E’ vero! Lo dico sempre! Lo dicevano anche a quella palletta di metallo che, alla fine dei Cinquanta, si permetteva di andarsene a spasso per lo spazio! Tu non esisti! Sei un’utopia! E che dire della cagnetta che si era permessa di rubare il nome a una nota marca di camper? Uno sporco frutto di qualche rito secolarizzato. Il sig. Gagarin, poi, non è mai esistito, era un noto attore che girava in bui scantinati, a fianco di quelli dove avrebbero poi simulato lo sbarco sulla Luna. E’ un’utopia anche il Sig. Bubka che si divertiva ad andare ai meeting di atletica ritoccando di un cm a volta il suo record del mondo di salto con l’asta, portandosi a casa ogni volta l’equivalente in denaro del suo intero paese di nascita. E’ un’utopia la Zenit TTL che ha permesso (e permette ancora oggi, nel mio caso) a decine di milioni di persone al mondo, di accedere al mondo della fotografia senza, per forza, avere il portafoglio pieno di soldi da buttare via. Anzi, non doveva esistere neppure tutto quello che ho raccolto in Fotoglaz, fermandomi solo per motivi personali agli anni Sessanta: https://www.academia.edu/23481893/FOTOGLAZ_Epopea_fotografica_sovietica_e_mutamenti_del_valore_d_uso_fotografico
      Erano un’utopia le macchine chiunque, sottolineo chiunque, sapeva manutenere senza dover passare da un elettrauto che, a sua volta, è costretto a ricorrere a un software che costa dieci mila euro all’anno solo per mantenere l’unico mezzo in grado di capire il motivo di accensione di una spia. Non doveva (e non deve ancora) esistere l’Accademia delle Scienze di Mosca, che sforna lavori scientifici in ogni campo del sapere e grazie a cui, restando qui, ho trovato idee originali che mi hanno consentito di avere il massimo dei voti in un Dottorato di Ricerca che, per motivi di lavoro, facevo dalle 5 alle 7 e dalle 21 alle 23 ogni giorno per quattro anni. L’allenatore (francese, ex ct della sua nazionale) della squadra femminile di judo (russa), intervistato ieri su Rai Sport, una persona che per capire l’esperienza bastava vederne il fisico, la faccia scavata (e le orecchie conciate, su cui ogni judoka sa che per anni dovranno passare le nocche degli avversari che tentano di raggiungere il bavero per strangolarti) sottolineava di essere rimasto colpito dallo spirito di lavoro prima, durante e dopo l’allenamento delle sue giovani atlete, tirate su ancora coi vecchi metodi della scuola di fizikul’tura sovietica.
      Non dovevano esistere… eppure sono esistite.
      Buona giornata!
      Paolo

  • A Riccardo: son io stesso che ho accennato alle derive autoritarie possibili oggi in Venezuela, di cui già vediamo alcuni segni. Ma di soldati mandati da Chavez a visitare case di elettori recalcitranti, io non ho mai saputo nulla.
    A Lorenzo: non si comprende bene se il suo è lo scetticismo di chi la rivoluzione socialista la avversa in quanto tale, o di chi pensa vada fatta in altro modo. Nel primo caso, punti di vista troppo distanti rendono il confronto più arduo. Nel secondo caso, mi piacerebbe sapere quali potrebbero essere questi altri modi.
    A Paolo: personalmente penso che il modello incarnato da Cuba avesse “esaurito la sua spinta propulsiva”, (per parafrasare un sardo che dirigeva un partito comunista….ma non il sardo morto in carcere), già prima che ci fosse la recente svolta nelle relazioni con gli USA. Né mi ritengo in grado di fare previsioni sui futuri sviluppi nell’isola caraibica, della quale non ho conoscenza profonda..
    Per quanto riguarda invece il Venezuela, penso che la sua crisi abbia in parte non piccola radici interne, e che tale crisi si sia spinta sino ad un punto tale, che le recenti vicende della politica estera di Cuba verso gli USA e viceversa, non abbiano avuto riflessi determinanti sul recente decorso della crisi stessa.

  • Caro Zaccaria, non è questione di promuovere o avversare. Il social – ismo è dottrina, appunto, sociale, cioè ag – gregativa, mentre i diritti umani, a cui la Sua (impropria) nozione di “democrazia” mi sembra collegata, sono nozione individualistica, atomistica, quindi dis – gregativa. Il socialismo, che sia nazionale, razziale, di classe, religione o altro, procede necessariamente attraverso la menomazione dei diritti e delle libertà individuali. Come è puntualmente accaduto ovunque, dico ovunque si sia tentato di inverare la teodicea marxista.

    “Il grado di civiltà di un Paese si misura in proporzione all’assenza di libertà. Non appena gli esseri umani sono liberi si comportano come scimmie” (Adolf Hitler).

    • Lorenzo, scusa se mi intrometto, ma se non mi sbaglio fu Aristotele, e non Marx, a dire che l’uomo fosse, per natura, un “animale sociale” (zoon politikon). I diritti umani, proprio perché sono propri dell’essere umano a prescindere dalla razza, dal credo, dalla nazionalità, dal genere, dall’età, e da quant’altro lo possa sud-dividere in sottocategorie, sono quanto di più “sociale” vi possa essere. Sono il minimo comune multiplo della “società umana”. Anche questa non è un’invenzione di Marx. Semmai, furono i comunisti a sottolineare che, per esempio, il diritto di voto dovesse valere PER TUTTI, che TUTTI dovessero avere il diritto a una vita dignitosa, eccetera. Considerare il diritto entro la cerchia dell’individualismo, porta a un egoismo che è storicamente l’anticamera dello schiavismo, del razzismo e del fascismo. Il socialismo NON è una dottrina, è l’asino di Victor Hugo che devia il carro per non tirare sotto il rospo, è un muratore rumeno bruciato dal padrone, è un sindacalista maghrebino che difende i diritti di chi non ha voce in un magazzino di “logistica” e muore investito, è uno studente di cinese che, il giorno prima di discutere la tesi, accompagna in ospedale una donna cinese al nono mese che non parla una parola d’italiano, è un maestro o un professore che compie la sua missione per passione, e non guardare quanto gli manca alla pensione, sono io che, venerdì sera, dopo aver fatto già straordinario per onorare il lavoro di un collega assente, e con pieni gli attributi, la testa che mi scoppia e il mal di stomaco superato solo dall’incazzatura per non essere a casa con moglie e bambina, mi fermo e continuo fino a completare il giro dell’orologio (8.30 20.30 non stop) per liberare un autista russo che è da un mese in giro per l’europa e che vorrebbe tornarsene a casa, a camion carico e con in mano la busta delle dogane: è chiunque pensi agli altri e non solo a sé stesso. Se vedi la storia da questo punto di vista, capirai che, pur nelle nostre differenze, nei nostri antagonismi e continui litigi, spesso per un nonnulla, non di “utopie” o di “piani quinquennali”, non di “odio di classe” ci nutriamo, ma di un ideale che è, prima di tutto, umanesimo. Ciao
      Paolo

      • Selmi, la socializzazione della scimmia assassina segue dialettiche più complesse rispetto alle banalità che ha imparato a scuola o in televisione. Cordialmente..

  • Stimato Prof. Giannuli

    Innanzitutto desidero congratularmi per il Suo sito internet, spazio d’informazione ed analisi che è una vera e propria miniera di sapere, nonostante qualche eccezione, come in questo caso.
    In riferimento all’articolo in questione, trovo fastidioso il modo con cui, a mio avviso, si cerca analizzare ma con un’approssimazione che sa piuttosto a disinformazione. Il tutto è scritto con “sapiente diplomazia” da uno che indubbiamente sa fare il suo mestiere, impeccabile formalmente, ma pericolosamente ambiguo, perché dietro una presunta obiettività, si nascondono imprecisioni che potrebbero confondere il lettore meno informato seppur desideroso di capirci qualcosa.
    Cercherò di sintetizzare al massimo, ma le cose da puntualizzare sono moltissime.
    Andando in ordine: il Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) non sta “pesantemente limitando l’opposizione” quanto piuttosto sta applicando la legge. Il referendum revocatorio, che non potrà realizzarsi nel corso di quest’anno, è soltanto uno dei pretesti che l’opposizione nazifascista sta cercando di usare a livello mediatico, per far credere ai distratti e ai disinformati che il Governo e gli altri poteri dello Stato non rispettano la Costituzione. Invece la questione è un’altra: per realizzare il revocatorio quest’anno, sarebbe stato necessario presentare domanda nei tempi previsti dalla legge e non con ben cinque mesi di ritardo, a gennaio e non a maggio come è avvenuto nella realtà.
    È evidente che se all’opposizione fa comodo non riconoscere le regole e giocare sporco credendo che gli impoveriti di sempre (indios, neri, donne, minoranze etniche, studenti, operai, comunità LGBTI, ecc.) siano anche stupidi, questo è un altro discorso. Quindi, per correttezza d’informazione, non si deve dire che Chavez accettò di sottoporsi al referendum e Maduro no, perché tra le due circostanze ci sono differenze sostanziali.
    È riduttiva la frase che dice: “Ammettendo che qualche frode ci sia stata”, perchè circa un terzo delle firme sono taroccate, cioè hanno firmato persone defunte, usurpati d’identità (che riconoscendosi vittime hanno bloccato il revocatorio con le proprie denunce in cinque Stati, loro, non Maduro né il TSJ), minorenni, privati di diritti civili, ecc. per la somma di oltre 600.000 firme nulle (come da conteggio ufficiale degli organi predisposti), quindi non si capisce perché in presenza di tali aberrazioni si sarebbe dovuto procedere… per non parlare di atti intimidatori e minacce dell’opposizione contro i funzionari del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) addetti alla certificazione delle firme…
    Non è ancora sufficiente? In quale Nazione si permetterebbero atti del genere? Altrove non si è incriminati forse per falsificare una sola firma in atti ufficiali? E perché per applicare le leggi, il Governo è satanizzato mentre questa opposizione pretende di essere vista come vittima innocente?
    L’autore dell’articolo parla del referendum revocatorio come di “discutibile dispositivo della Costituzione” anche se più avanti lo qualifica come il “fiore all’occhiello” di Chavez: a mio modo di vedere è un vertice di democrazia perché ha lo scopo d’impedire che politici senza scrupoli si rimangino le promesse fatte in campagna elettorale e tradiscano gli impegni presi, e dovrebbe essere adottato in qualsiasi democrazia che si ritenga tale, ed invece è presente solo nell’avanzatissima Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela del 1999. Considerando quindi che il Presidente Maduro sta mettendo in pratica alla lettera il suo programma di governo (che poi è lo stesso “Plan de la Patria” concepito e messo nero su bianco da Chavez), si comprende che l’accanimento del revocatorio sia solo la scusante per far fuori Maduro facendo leva su ignoranza e/o disinformazione che sono presenti anche in questo articolo.
    Il colmo della ridicolaggine si raggiunge quando leggiamo che l’opposizione accusa il Governo di essere golpista e non si chiarisce che invece è tutto il contrario. Nella Repubblica Bolivariana del Venezuela ci sono cinque poteri, e non tre come in Italia, e chi sta attuando il golpe non è il Governo quanto l’opposizione che, con la provvisoria maggioranza ottenuta (anche con l’inganno di promettere agli elettori che con loro in parlamento sarebbero terminate le code ai supermercati), si è messa contro gli altri quattro poteri, che, non si sa per quale ragione, ritiene illegittimi, facendo denotare soltanto un’ansia incontenibile e incontrollabile di distruggere le innumerevoli conquiste costituzionali che stanno trasformando positivamente questo Paese da diciassette anni, rendendolo punta di lancia delle rivoluzioni pacifiche e democratiche del mondo intero.
    Completamente in mala fede è l’affermazione di questo pseudo analista che dice che il chavismo si sta mettendo su un “terreno scivoloso” per dire che si sta comportando da repressore, come quando dice delle “forzature autoritarie” o addirittura quando scrive della “definitiva degenerazione autoritaria del governo presieduto da Nicolas Maduro”. Qui si tocca il fondo, perché dimostra o che non conosce la lingua spagnola, perché basterebbe seguire un po’ più da vicino le realtà politico-sociali del Paese, o che si ripetono (per incapacità?) senza pudore le menzogne vendute da mezzi di disinformazione (come CNN o BBC solo per citarne due dei più bugiardi), o che si è pagati per mentire, perché voglio escludere a priori l’incapacità professionale…
    Che poi l’autore dica che devono essere difesi i valori bolivariani solidarizzandoci con i movimenti, che però si permette di definire “appiattiti e confusi”, dimostra solo una posizione ambigua in un’ottica imperialista, retrograda, reazionaria ed eurocentrica, che guarda con stupore ma anche con rabbia e frustrazione a ciò che forse piacerebbe essere stato prodotto nella propria Nazione, ma che per colpa di questa stessa logica malata e impregnata di fascismo latente, di arroganza, di disunione negli intenti, non è stata, non è e forse, purtroppo, non potrà essere raggiunta a differenza che nella Venezuela Bolivariana, Socialista e Chavista.
    Ci sarebbe da puntualizzare su molti altri argomenti come per esempio la guerra economica che, scritta tra virgolette, sembrerebbe sottintendere una trovata del Governo, ma mi limiterò a concludere sul concetto “critica”: l’autore dice che anche la sinistra bolivariana parla di “governo di fatto”, sarebbe bene però che citasse le fonti delle sue numerose ed ingiustificate virgolette, perché l’imponente Polo Patriottico, che raggruppa numerose tendenze progressiste e patriottiche della Nazione, è un traguardo di unità e coesione intorno ai principi bolivariani-chavisti in difesa della sovranità e dei valori rivoluzionari, difesi e perseguiti con lealtà e coerenza dal Presidente Maduro, che da queste parti non si riesce neppure ad immaginare. Se, invece, si parla dei soliti traditori di quella tendenziosa e destabilizzante pseudo-sinistra-liberalsocialista, svuotata di principi e preoccupata degli affari al pari dei capitalisti più fanatici, si capisce facilmente quale scopo abbiano le “critiche” e perché tanto accanimento.
    La realtà è che sono a confronto due modelli politici inconciliabili: il Governo difende e rappresenta il modello Socialista, inclusivo, garante del benessere collettivo, della propria identità e sovranità nazionali, mentre l’opposizione pretende ristabilire il modello capitalista, escludente, impegnato nel favorire le poche famiglie di sempre, oligarchi e vendi patria, con l’interessato consenso di Washington.
    Prof. Giannuli, grazie per dare la possibilità di esprimerci su argomenti tanto interessanti, ma attenzione a certi “amici” e “studiosi”.

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