Valentino Parlato.

Ieri è morto Valentino Parlato, la persona cui ero più affezionato fra i fondatori del Manifesto. Certo l’età c’era ed io sostengo che la morte, propria e dei propri amici, vada accettata come un fatto naturale e come tale, da accogliere con serenità. Ma non c’è dubbio che ci siano morti che ti colpiscono più da vicino e che ti segnalano che sta per scadere anche il tuo tempo: non si muore in un solo attimo, ma man mano che finisce il tuo mondo e chi lo ha popolato. E Valentino è una di queste persone.

Nei vari periodi in cui ho collaborato con il Manifesto, lui era quello con cui avevo sempre i contatti: Rossana era inarrivabile, Pintor non si occupava di piccolezze ed alternava momenti collaborazione con rotture aspre ma mai definitive (fu certamente il miglior direttore che il giornale abbia avuto), Magri e la Castellina non si sono mai occupati troppo del giornale quanto piuttosto del partito, Valentino, che come intellettuale non aveva nulla da invidiare agli altri, era quello “pratico”, quello che doveva occuparsi di organizzare un convegno o trovare i soldi per andare avanti ed evitare un fallimento incombente.

Ma non era solo per questo che i rapporti, non sempre facili, con una redazione molto salottiera e poco disposta a dialogare con la periferia, erano tenuti da lui più che da altri.

Valentino era un economista dalla testa assai fine, ottimo giornalista, ma era soprattutto la persona migliore del gruppo: mai scortese, mai pieno di sé, sempre disponibile e rispettoso degli altri, fosse pure il più modesto collaboratore di provincia. Quando la redazione era nella storica sede di via Tomacelli, la sua stanza aveva sempre la porta aperta. Una persona di grande correttezza come pochi ne ho conosciuti nelle alte sfere della sinistra.

Ed era una persona di grande spirito laico, per più versi atipico rispetto al gruppo del Manifesto. Tanto per cominciare lui non veniva dalla corrente ingraiana del Pci, e si definiva piuttosto un “amendoliano di sinistra”. In effetti aveva lavorato al Cespe, all’epoca una delle due roccaforti della destra amendoliana, ed aveva un senso del realismo politico troppo spiccato per essere ingraiano. D’altro canto, gli ingraiani raramente erano dotati di ironia e lui era una persona di ironia assai fine e lo dimostrava nei titoli, molti dei quali erano il frutto della sua inventiva: “Baciare il rospo” per il governo Dini nel 1995, “Il controfiguro” per l’allora ministro di grazia e Giustizia Filippo Mancuso nel 1994, “Longo mette il veto sul nuovo governo. E nessuno ride” per una crisi di governo degli anni ottanta sino a quello sfolgorante “Il pastore tedesco” per l’elezione di Ratzinger al soglio pontificio.

Peraltro, lui non è stato mai maoista (a differenza di Rossanda, Magri ecc) e non ha mai smentito un suo certo filosovietismo e persino qualche punta di nostalgia staliniana. Eppure andava benissimo d’accordo con me che ero trotzkijsta ed anti sovietico. Appunto, era molto laico e tollerante.

Le sue analisi economiche spesso erano anticipatrici e di grande acume. La persona migliore che abbia mai incontrato in via Tomacelli. Ciao Valentino, ci mancherai.

Aldo Giannuli

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Comments (3)

  • Sulla figura di Valentino concordo pienamente. Sui superstiti snob del sedicente quotidiano comunista (ma realmente pdino) stendiamo un velo pietoso. Sono l’ultima roccaforte del cosmopolitismo, gli utili idioti della borghesia parassitaria liberale. Una fine ingloriosa per la storica testata de”il manifesto”.

  • Grazie mille Prof per questo ricordo di Valentino, un compagno che non ho mai avuto la fortuna di conoscere personalmente e di cui, grazie al tuo ricordo, conosco per la prima volta il volto reale, umano, aldilà dei suoi “figli di carta” che costituivano l’unico canale di comunicazione fra me e lui. La sua bandiera è e sarà sempre la mia.
    Grazie ancora.
    Paolo

  • In occasione della morte di Valentino Parlato una donna di spettacolo ha scritto su un social : “il camino come si accendeva con Il Manifesto non si accendeva con nessun altro giornale”.
    L’asserzione, oltre che indimostrata è falsa, perchè chimicamente non c’è molta differenza tra il cartaceo dei quotidinani. E’ un giudizio generico, perchè lo si può attribuire ad ogni giornale.
    E’ invece uno dei pochissimi giornali attentissimi alla cura linguistica dalla prima all’ultima pagina.
    Chi non è dimadrelingua italiana certe sottigliezze non può apprezzarle.

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