Università Statale: una scivolata che si poteva evitare

Venerdì 16 e sabato 17 gennaio avrebbe dovuto tenersi presso l’Università Statale, dove insegno, una iniziativa della rete no Expo di Milano, composta da un programma dal profilo culturale ed artistico per la serata di venerdì e da alcuni seminari ed una assemblea pubblica aperta alla cittadinanza per sabato. Nella mattina di venerdì 16 gennaio, l’Università si è presentata agli studenti, ai docenti ed al personale chiusa in tutta la sua area didattica, con aule e servizi interrotti per chiudere l’Università preventivamente ed impedire dunque lo svolgimento dell’iniziativa.

Come docente trovo questa decisione poco opportuna e forse dettata da timori eccessivi e pregiudiziali. Comunque il risultato è poco bello. Al di là del fatto che nessuno, che io sappia, tra docenti, studenti e personale è stato avvisato della scelta, l’Università Statale è partner di Expo 2015 e potrebbe essere indubbiamente una vetrina della “eccellenze” milanesi, ma se questo è l’approccio, partiamo male. Chiudere luoghi di studio e di cultura per impedire lo svolgimento di manifestazioni, anche di dissenso, è un gesto controproducente e che non giova all’immagine della città di Milano, a pochi mesi dall’inizio della manifestazione internazionale (di cui per altro già conosciamo le ben note e delegittimanti vicende giudiziarie).

Aggiungo che questo è tanto più negativo perchè avviene negli stessi giorni in cui Expo e Regione Lombardia confermano il patrocinio al convegno omofobo previsto per sabato 17 gennaio, in cui verrà dato spazio a posizioni bollate dal logo ufficiale dell’Expo. Come dire: la libertà d’espressione non vale sempre e per tutti.

Forse si è temuta una occupazione ed eventuali danni che, a mio avviso, non ci sarebbero stati. Comunque sarebbe stato meglio tentare un incontro con gli organizzatori (di cui parte significativa è proprio un collettivo universitario) per chiarire limiti e modalità dell’iniziativa, il cui programma non era affatto barricadiero, ma costruito con intelligenza per aprire la discussione critica sull’Expo alla cittadinanza.

Insomma, una scivolata che l’università si poteva risparmiare: chiudere gli spazi della città pubblica, non è mai un buon segno. Ma forse si può rimediare autoriuzzando una nuova iniziativa.

Aldo Giannuli

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