Una rettifica necessaria.

Milano 16 giugno 2014

Mi segnalano articoli e note d’agenzia a seguito di una mia intervista a Radio Città Futura che contengono delle inesattezze dovute probabilmente ad un fraintendimento. Richiesto del perché non ci sia stata una consultazione on line sulla questione della legge elettorale, io ho risposto pensando al fatto che, dopo la consultazione su ogni singolo punto, non c’è stata la consultazione del testo definitivo della proposta, idea originaria che però venne ritenuta non praticabile perché, nel frattempo di era in piena campagna elettorale, in cui ed attivisti ed iscritti erano pienamente impegnati ed, inoltre, erano già stati consultati anche per altre materie, per cui c’era una sorta di effetto saturazione. In effetti si parlò brevemente dell’ipotesi di fare la consultazione, ma di intesa con chi gestisce il sito, si ritenne di poter superare questo step. D’altro canto, si trattava di un passaggio non necessario dato che, appunto, la proposta assorbiva ogni singola indicazione scaturita dalla consultazione che, cosa da non dimenticare mai, aveva coinvolto ben 30.000 persone e per diverse puntate settimanali (caso unico in tutti i partiti italiani).  Il giornalista, invece, si riferiva (come si ricava da note ed articoli di cui si diceva) ad una consultazione sull’apertura al Pd. Su questo mi era parso di essere stato chiaro dicendo che non era affatto necessaria la consultazione, in quanto è nell’ordine delle cose che, se una formazione politica elabora una proposta di legge elettorale, lo fa per sottoporla alla discussione con le altre, anche perché diversamente non avrebbe alcuna probabilità di vederla accolta. Dunque, un passo che è nella stessa logica dell’azione e, pertanto, si immagina accettata da chi partecipa alla consultazione punto per punto. Dunque, le deduzioni su un preteso ruolo censorio di Casaleggio, Grillo o altri, sulla questione dell’incontro con il Pd si basano solo su un equivoco e, come tali, non hanno fondamento.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (5)

  • Non enfatizzerei più di tanto il fatto dei 30.000 partecipanti alla consultazione e il fatto che la proposta sia stata vagliata dal “popolo” «caso unico in tutti i partiti italiani». Ci sono molte ragioni per ritenere questa sottolineatura poco opportuna.
    A me pare soprattutto un modo per sfruttare abilmente la nota “sindrome del Commissario tecnico” che affligge tutti gli italiani e per alimentare una superficialità che è un modo assai diffuso di affrontare seri problemi. Il tema diritto constituzionale a me pare tecnicamente complesso e lasciare l’ultima parola al popolo in materia non mi pare molto differente dal lasciare l’ultima parola al popolo nel caso di una operazione di neurochirurgia al cervello o nel calcolo della portanza delle strutture in cemento armato di un grattacielo.
    Oggi la democrazia soffre certamente di una grave crisi, ma la causa principale della crisi non è certo la sete di potere dei politici, dei potenti o dei neopolitici-nonpolitici (ditemi in quale epoca storica non c’è stata, eterna debolezza umana che affligge tutti).
    Faccio una proposta provocatoria e democraticamente paradossale in tema di riforma istituzionale: la patente di voto. Il diritto di voto sarà concesso dopo una esame teorico (linemaneti fondamentali di diritto costituzionale) e dopo una prova pratica (3 anni di volontariato in un partito, movimento o associazione politica).

  • sull’insufficienza dei 30000 voti e sul fatto che decisioni che richiedono una certa preparazione tecnica non possono essere valutate in modo serio da degli ignoranti in materia non potrei essere più d’accordo. ma la colpa non è tuttavia del professore, che comunque una pezza ha tentato di mettercela, nonostante non sono certo abbia ben valutato le dimensioni del buco

  • ….sul fatto che decisioni che richiedono una certa preparazione tecnica non possono essere valutate in modo serio da degli ignoranti in materia non potrei essere più d’accordo…. giustissimo: a che serve la democrazia se il popolino è ignorante in materia? Meglio che decida la ristretta e colta oligarchia degli addetti ai lavori, loro si che sanno prendere le decisioni più utili (per il popolino???….o, per essi stessi???…..boh???)
    Aiuto…si salvi chi può!!!

  • in realtà in queste copnsultazioni non decide chi fa le risposte, ma chi fa le domande, dato che le domande con risposta chiusa servono a inquadrare il discorso e a porlo secondo percorsi prestabiliti; ciò può avvenire sia escludendo a priori delle opzioni disponibili, sia impostando la domanda in modo che la scarsa preparazione in materia del partecipante e/o i suoi preconcetti gli facciano fare una scelta più o meno inconsapevole; va inoltre considerato il fatto che le consultazioni con risposte chiuse forniscono dati che per essere applicati devono subire un’ulteriore interpretazione. ovvero un’altra occasione per gli organizzatori della consultazione di imporre la propria volontà riempiendo gli inevitabili vuoti di senso che circondano le pie affermazioni dei partecipanti. ovviamente non mi sto riferendo ai referendum dei 5 stelle in particolare (nè men che meno al contributo del professor giannuli, che ritengo essere assolutamente in buona fede); sto parlando in generale dei limiti delle consultazioni di questo tipo, sia che le faccia debenedetti (con o senza barca) sia che le faccia casalleggio.

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    gianfranco d'atri

    Eran trentamila, eran giovani e forti
    ed al voto Furon torti.

    Cio non toglie che la proposta sia stata studiata (fatto nuovo!) da migliaia di “allievi” del prof. giannuli, soprattutto dagli altri sessantamila iscritti che non hanno partecipato a quella come alle altre votazioni on line.
    Questo e il vero risultato: ora si stanno organizzando dibattiti e comferenze
    ( persino la lista tsipras, mi pare).

    E’ una guerraaaaa!

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