I nostri conti con Lenin.
Capirete che il 7 novembre ho un tema obbligato: la Rivoluzione Russa. Ed ho scelto di scrivere sul suo principale artefice. In questo quasi trentennio post Urss, Lenin è stato sottoposto ad un’ autentica criminalizzazione, sostenendo che sia stato lui chi ha edificato il totalitarismo sovietico, che Stalin ne ha solo proseguito l’opera e lo si è accusato d’ogni nefandezza.




Al tempo della guerra fredda, la sinistra (e quella legata al Pci ed all’Urss in particolare) leggeva la realtà mondiale attraverso lenti rigidamente bipolari: di qua ci sono l’Urss con i suoi alleati ed i paesi del Terzo mondo in lotta contro l’imperialismo americano, dall’altra parte ci sono gli Stati uniti ed i paesi capitalisti. Ovvio che i primi avessero sempre ragione ed i secondi sempre torto ed era facile “leggere” la realtà internazionale alla luce di questa “analisi di classe” (sic!). Ogni intervento americano era un’aggressione contro cui mobilitarsi, mentre ogni intervento sovietico (compresi quelli in Ungheria, Cecoslovacchia, Afghanistan) era necessitato dall’esigenza di contrastare un qualche piano imperialista.