Che succede nell’Isis?
Il 1° maggio, “The Guardian” annunciava che Abu Bakr Al Baghdadi, Califfo dello Stato Islamico (Isis) sarebbe stato colpito nel corso di un bombardamento americano accaduto in marzo. A causa della serietà delle ferite alla schiena, non sarebbe stato in grado di reggere il califfato, per cui sarebbe stato sostituito dal suo vice Abu Alaa al-Afri, un professore di fisica membro della prima ora dell’Isis. E questo avrebbe spiegato l’assenza di Al Baghdadi dalla scena pubblica che durava da diverse settimane.





In Turchia sono giorni molto particolari e lo scandalo corruzione penso sia solo la punta di un iceberg molto più grosso, che riguarda gli interessi strategici ed energetici in gioco in tutta la regione e gli equilibri del Medio Oriente. Un amico (che ringrazio vivamente) mi ha segnalato questo articolo, apparso alla fine di dicembre in inglese a firma di Suzy Hansen, che fornisce una serie di informazioni molto interessanti su alcuni retroscena della vicenda. Ringrazio vivamente Kristian Tarussio, dell’
Mentre scriviamo il raid anglo americano sulla Siria è annunciato ma non ancora iniziato, ma già è possibile fare qualche considerazione. E’ sempre difficile dire cosa si può fare in casi disperati come quello siriano. Da due anni era in corso una insopportabile mattanza della popolazione civile e qualcosa occorreva fare, ma quello che si prepara sembra la cosa sbagliata, nel momento sbagliato, nel modo sbagliato. In primo luogo, è inaccettabile che ad intervenire sia, una coalizione (per la verità, una mini-coalizione) di “volenterosi”, cioè la solita accoppiata Usa-Uk, e senza nemmeno uno straccio di risoluzione Onu, che autorizzi questo intervento. E questo lo capisce perfino la Bonino che non è esattamente Camillo Benso di Cavour.