Perché storici e Governi litigano sul segreto di Stato.
Quasi tutte le Costituzioni democratiche (ed anche qualcuna che fa finta di esserlo) partono dalla proclamazione che la sovranità appartiene al popolo, il che significa due cose: che le decisioni politiche debbano essere assunte dal popolo direttamente (referendum) o per il tramite dei suoi rappresentanti eletti (Parlamento). Lo stesso governo ricava la sua legittimità o da un voto di fiducia del Parlamento o dall’elezione popolare diretta del sul Presidente.


Prima parte (mercoledì 30 aprile la seconda!)
Al di là del carattere più o meno elettorale della sortita renziana, conviene fare qualche considerazione più generale sull’apertura degli archivi dei servizi, delle forze di polizia e di “tutte le amministrazioni dello Stato” (Ministero degli Esteri? Del Commercio con l’Estero? Banca d’ Italia? Banche pubbliche ed enti a Ppss del tempo? Dove ci fermiamo?) e sugli interessi che si scontrano intorno a questo nodo. Quando si parla di archivi di polizia e servizi, subito la mente va alle stragi ed al terrorismo. Ma, a costo di dare una grave delusione a chi mi legge e spera nella “grande rivelazione”, questa è, probabilmente, la parte meno rilevante e quella che spiega meno le tenaci resistenze che si oppongono all’apertura degli archivi.
Squilli di trombe, rulli di tamburo: Renzi cancella il segreto di Stato sulle stragi. Era ora! Solo che si tratta di chiacchiere perché: