Ma che succede in Germania?
Cappuccino, brioche e intelligence n° 49
Nel giro di pochi mesi sono arrivate diverse notizie dalla Germania che meritano di esse considerate insieme. Nei primi mesi dell’anno, la crisi ucraina –soprattutto dopo l’annessione della Crimea- c’è stato il pressing americano per le sanzioni alla Russia. Inopinatamente, la Germania si è schierata a favore delle sanzioni e con un certo fervore piuttosto sospetto. L’attenzione è subito caduta sulle esportazioni di gas e sul connesso problema di Southsteam, mentre meno attenzione è stata riservata al blocco dei conti russi nelle banche occidentali (ovviamente conti di grandi magnati, società di esportazione ecc.). Fra i paesi in cui esisteva (e supponiamo esista ancora) una delle massime concentrazioni di capitali russi c’è naturalmente la Germania, per via del fittissimo import-export fra i due paesi: la Germania è il maggiore partner commerciale della Russia sia in entrata che in uscita.
Cappuccino, brioche e intelligence n° 48
Sin dagli anni sessanta, chi si è trovato in condizioni di inferiorità, nel confronto in mare con una task force ostile presente in acque che ritiene di propria influenza e non ritenga sufficienti i suoi sottomarini ed aerei per riequilibrare il rapporto di forze, ha pensato di trovare una soluzione nei Missili balistici anti nave (in gergo Absm). Questa è la condizione classica delle grandi potenze continentali (come Russia e Cina) nei confronti di quelle che dispiegano una marina particolarmente potente (come gli Usa).
Nella primavera dell’anno scorso, con il primo viaggio all’estero di Li Keqiang, si profilò un netto miglioramento delle relazioni fra Pechino e Nuova Dheli, dopo il naufragio del primo progetto di “Cindia” che era emerso fra il 2005 ed il 2008. Il parallelo raffreddamento dei rapporti fra Pechino ed Islamabad (che, per la prima volta, non fu la tappa iniziale del viaggio all’estero del massimo leader cinese, mentre questo riconoscimento è toccato proprio all’India) fu un ulteriore segnale in questa direzione.
Nella prima metà del 2014 si sono verificati diversi avvenimenti che determinano conseguenze di grande importanza, tali da far muovere gli equilibri mondiali e delineare nuove tendenze: crisi ucraina, evoluzioni della situazione mediorientale, elezioni europee, elezioni in India. Mentre si profilano altre dinamiche come la crisi dei paesi emergenti, a cominciare dal Brasile, ma che potrebbe registrarsi –anche se in modo meno drammatico- in Cina. Il principale avvenimento è stato certamente la crisi ucraina le cui ripercussioni sono ancora in pieno svolgimento.
Nel mese di settembre, i nostri giornali hanno dato, senza troppa enfasi e nelle pagine interne, questa notizia: giunta nel porto di Rotterdam una
Pur con diverse accentuazioni, i sondaggi che si accavallano segnalerebbero queste tendenze più o meno costantemente:
Mentre scriviamo il raid anglo americano sulla Siria è annunciato ma non ancora iniziato, ma già è possibile fare qualche considerazione. E’ sempre difficile dire cosa si può fare in casi disperati come quello siriano. Da due anni era in corso una insopportabile mattanza della popolazione civile e qualcosa occorreva fare, ma quello che si prepara sembra la cosa sbagliata, nel momento sbagliato, nel modo sbagliato. In primo luogo, è inaccettabile che ad intervenire sia, una coalizione (per la verità, una mini-coalizione) di “volenterosi”, cioè la solita accoppiata Usa-Uk, e senza nemmeno uno straccio di risoluzione Onu, che autorizzi questo intervento. E questo lo capisce perfino la Bonino che non è esattamente Camillo Benso di Cavour.