Tag: pakistan

Che farà Al Qaeda?

La rapida ascesa dell’Isis ha messo in crisi anche Al Qaeda che è stata messa ai margini della scena. In questi tredici anni, Al Qaeda ha vissuto essenzialmente di rendita sul grande colpo mediatico dell’11 settembre: il più spettacolare attentato della storia, compiuto su territorio americano, ha dato al gruppo di Bin Laden una centralità che spingeva gran parte della galassia jhiadista ad agire fiancheggiandolo.

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La mappa del potere mondiale: Cina, India, Crimea, Iran. Il gioco delle bocce.

Nella primavera dell’anno scorso, con il primo viaggio all’estero di Li Keqiang, si profilò un netto miglioramento delle relazioni fra Pechino e  Nuova Dheli, dopo il naufragio del primo progetto di  “Cindia” che era emerso fra il 2005 ed il 2008. Il parallelo raffreddamento dei rapporti fra Pechino ed Islamabad (che, per la prima volta, non fu la tappa iniziale del viaggio all’estero del massimo leader cinese, mentre questo riconoscimento è toccato proprio all’India) fu un ulteriore segnale in questa direzione.

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Nuovo inquilino, stessi vicini, vecchi problemi. Narendra Modi sullo scacchiere internazionale.

Politica estera e rapporti di confine saranno tra i protagonisti dell’agenda politica di Narendra Modi. Il nuovo Primo Ministro indiano eredita una complessa rete di relazioni spesso tossiche e immobili da anni. Lo scenario è complesso e la sua gestione comporta un difficile equilibrismo tra mantenimento delle promesse elettorali, pressioni interne, interessi nazionali e diplomazia internazionale.

Da New Delhi, Daniele Pagani
Il vicino scomodo per antonomasia è il Pakistan. I rapporti tra le due nazioni non sono mai stati  semplici: quattro guerre in meno di sessant`anni e migliaia di vittime civili in un conflitto mai risolto sulla sovranità territoriale del Kashmir.

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Le guerre di Bush: un bilancio

Con i ritiro delle truppe americane, nei giorni scorsi, si è chiusa (almeno per ora) la guerra in Irak. Per il ritiro dall’Afghanistan occorrerà attendere qualche tempo, ma, a quanto pare, non oltre il 2014. Dunque, è tempo di un bilancio a partire dagli obiettivi che gli Usa si ripromettevano di conseguire. Partiamo dall’Afghanistan. Il motivo ufficiale era la cattura di Osama Bin Ladin e del Mullha Omar oltre che la distruzione di Al Quaeda. Come è noto, Bin Ladin è stato ucciso il 2 maggio 2011, ma il Mullha Omar è ancora uccel di bosco, mentre Al Quaeda, pur seriamente e ripetutamente colpita non è del tutto sconfitta.

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Dopo Bin Laden: che succede se….?

Vi diamo appuntamento a martedì per il commento dei risultati delle elezioni amministrative!

Cappuccino, brioche e intelligence n°28

La morte di Bin Laden è come quel colpi che mettono in moto tutte le bocce, facendole urtare fra di loro: occorre aspettare che i rimbalzi finiscano per poter capire, appunto “a bocce ferme”, cosa è successo.
Vediamo un po’ nel merito iniziando da Al Quaeda che, sembra, si stia dando un nuovo capo. Stando a quello che si legge in giro,  la scelta sarebbe  fra il “falco “ Al Zawahiri ed il “falchissimo” Abu Yahya Al Libi.
Il primo –egiziano- era il braccio destro di Osama, come si sa, ed era l’ideologo del gruppo. Il secondo  -libico- molto più giovane (48 anni) altro ideologo, reso famoso da una rocambolesca evasione dal carcere afghano di Bagram. Però non si sa se sia vivo ancora.

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La morte di Osama Bin Laden: le pentole, i coperchi e la nebbia di guerra.

Cappuccino, brioche e intelligence n°26

Le stravaganze della versione ufficiale sulla morte di BinLaden sono tali e tante da far dubitare che il morto sia effettivamente lui, ma anche che la Cia non sia più in grado di fare un’operazione decente (se l’aggettivo si può usare in un contesto di questo tipo).
Va bene: il delitto perfetto non esiste e il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, ma qui si esagera: possibile che non fosse possibile ricomporre il cadavere e fare una foto presentabile? E perchè tanta fretta di ucciderlo e disperdere il corpo in mare?  E poi tutte quelle versioni aggiustate, pasticciate, smentite, rabberciate!
Troppi errori in una volta sola.
A meno che il morto non sia lui e questa non sia una sceneggiata.

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L’uccisione di Osama bin Laden come conseguenza di un accordo fra Stati Uniti e Pakistan

di Lorenzo Adorni

Mandato di arresto 127288 / 1998 e fascicolo riservato 20232 / 1998. Questi due codici identificano dei documenti catalogati all’archivio dell’ Interpool di Lione. Entrambi riguardano Osama bin Laden. La stranezza è che la richiesta di arresto sia stata inoltrata all’ Interpool dalla Libia e non dagli Stati Uniti. Infatti è vero che a  partire dal 1993 Bin Laden aiutava gruppi terroristici libici a compiere azioni volte a rovesciare il regime di Gheddafi ma, è altrettanto vero che prima del 1998 Bin Laden aveva già portato a termine una serie di attacchi contro obbiettivi statunitensi.
Volgendo lo sguardo agli eventi delle ultime ore, con l’operazione che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden sono emerse informazioni molto interessanti. Sia per quanto concerne i cambiamenti politici nella regione, sia per alcuni aspetti emersi dall’operazione condotta dai Navy Seal.

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