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Onestà onestà: ma cosa è l’onestà in politica?

La polemica contro i politici che rubano è stata il cavallo di battaglia del M5s in questi anni, come lo è sempre stato per tutti gli antiparlamentarismo passati e presenti. Ovviamente, combattere la corruzione è uno dei compiti politici più importanti e non sarò certo io a negarlo, ma in questa polemica facile ci sono aspetti che meritano d’essere criticati. In primo luogo lascia perplessi proprio la scelta del temine per designare questa battaglia: onestà.

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La crisi del M5s non è nello scandalo rimborsi ma nel programma.

L’altro giorno, per strada sono stato fermato da uno sconosciuto, probabile sostenitore del Pd, a giudicare da quel che ha detto, che, con fare arrogante mi ha chiesto: “quanto costerà elettoralmente queste scandalo ai suoi amici dei 5 stelle? Vogliono fare i puri, ma rubano come tutti” proseguendo poi su questo tono. Non l’ho degnato di una risposta e gli ho girato le spalle.

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Ora vi spiego perché l’onestà in politica serve a poco.

Già vedo le facce esterrefatte di molti lettori che staranno pensando che sia impazzito, che stia facendo la difesa di ufficio dei ladri di regime ecc. Nulla di tutto questo. E se avrete la bontà di seguirmi, capirete in che senso sostengo che l’onestà non è affatto la cosa più importante in politica, ma solo un modesto prerequisito.  Sia chiaro che non sto affatto dicendo che rubare sia un peccato veniale o un trascurabile vizietto che si può benissimo sopportare. Assolutamente no. Rubare denaro pubblico è un gesto assolutamente odioso che delegittima la democrazia (spesso affetta dalla corruzione) e crea disfunzioni sistemiche anche gravi. Dunque, non è una bagatella da giustificare o sopportare, e cacciare i politici corrotti è un obbligo di primaria importanza. Ma, mentre la percezione di quanto sia cattiva la corruzione dei politici, non c’è affatto quella di quanto in politica sia pericolosa l’inettitudine (poco importa, se per impreparazione o stupidità). C’è poco da fare: il cretino fa tenerezza, si è convinti che, poverino, sbaglia in buona fede, per cui, pazienza se non ne imbrocca una, non lo fa apposta. Ed anche l’impreparato può contare su un certo tasso di comprensione: si ha sbagliato, ma imparerà. Insomma, pur di evitare un corrotto possiamo accontentarci di un cretino o un ignorante totale che non faranno grandi cose, ma neppure grandi disastri.

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