Fare o no il museo del fascismo a Predappio?
Il sindaco di Predappio (che è del Pd) ha proposto di istituire un museo del fascismo nella sua città, ricevendo l’incoraggiamento di Renzi; ne è nata una prevedibile polemica che, sinora, non ha superato gli argomenti più scontati: “No perché sarebbe apologia del fascismo” “Si perché il fascismo fa parte della storia e lo si deve studiare scientificamente”.



Beppe Grillo ha fatto una delle sue sparate definendo il Parlamento un “Tomba” o una “scatola di tonno vuota”. Manco a dirlo si è scatenata la solita buriana di commenti “politicamente corretti” che accusano Grillo di essere un emulo del Mussolini del 3 gennaio 1925, qualcuno addirittura ipotizza che ordini di bruciare il Parlamento come fece Hitler con il Reichstag e via di seguito con il consueto coro di sepolcri imbiancati. Anche qualche dissidente grillino ha preso le distanze (ma temo che in questo caso si sia trattato di una dinamica divaricante che conosco bene, per cui, se dici bianco devo dire nero perché ormai è una partita a scacchi a mosse obbligate) e, questa volta, poteva risparmiarselo. Come al solito, Grillo dice le cose in modo da scoprire il fianco alle accuse più spropositate, ma, nel merito, siamo sicuri che abbia proprio torto?
Nel pezzo precedente ho negato che la ri-elezione di Napolitano in sé stessa potesse essere definita un colpo di Stato, perché formalmente avvenuta a norma di Costituzione. Effettivamente, in un primo momento l’Assemblea Costituente si orientò contro la rieleggibilità del Presidente (come ricorda Ugo Agnoletto), ma nella discussione definitiva si ritornò su quella decisione ed il testo approvato non contiene nessuna prescrizione in questo senso. Dunque, non c’è nessun appiglio giuridico per parlare di colpo di Stato. Però, le cose sono più complesse e vanno viste nel loro sviluppo.
Per battere la corruzione politica –come per ogni altro fenomeno sociale o politico- occorre capire di che si tratta e studiarlo. Al contrario le analisi che si leggono in questo periodo sembrano sconfortantemente piatte, banali e prive di qualità analitica. Sembra che la corruzione ci sia sempre stata, sia sempre stata uguale a sè stessa e dipenda da una sorta di tara razziale degli italiani. In realtà il fenomeno –che certamente è una delle costanti della nostra storia nazionale- è molto più complesso di quanto non si creda ed è stato molto variabile nel tempo.