Tag: memoria

70° della Liberazione: ha senso cantare e ballare?

Danilo De Biasio, voce storica di Radio Popolare risponde all’articolo di Elio Catania, dedicato al 70° della Liberazione ed alla “memoria pulita” di pochi giorni fa. Che ne nasca un dibattito?

Di Danilo De Biasio, Radio Popolare. Dal 25 aprile mi domando cosa ha permesso la riuscita di un’iniziativa come #liberidiballare, una serata di ballo – come fece il primo sindaco della Milano liberata dai nazifascisti – organizzata da Radio Popolare, Anpi, Arci e Insmli. Giuro che non è uno spot, ma una domanda che riguarda profondamente il tema che giustamente pone Elio Catania: è possibile ricostruire la storia (recente) di una nazione senza cadere in forme di revisionismo o di sterilizzazione? La mia risposta è sì,si può fare.

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Il 70° della Liberazione e la “memoria pulita”

Con molto piacere ospito questo articolo di Elio Catania di Lapsus, che apre un dibattito su cui bisognerà discutere e tornare. Buona lettura! A.G.

Di Elio Catania, Lapsus. In queste settimane si sono svolte in tutto il paese e a tutti i livelli (istituzionali, società civile, organizzazioni politiche) iniziative e celebrazioni in occasione dei 70 anni della Liberazione, con apice ovviamente nella giornata di sabato 25 aprile.

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Gli archivi e la memoria

Il 12 ottobre si è tenuta una significativa giornata di protesta di archivisti e storici sul tema dell’apertura e conservazione degli archivi. Non potendo partecipare in prima persona, ho inviato questo intervento.

Questa giornata di protesta giunge estremamente opportuna (e molte altre iniziative del genere dovremo fare ancora) per far capire agli italiani che lo stato di degrado degli archivi non è una piccola questione settoriale che può riguardare, al massimo, gli archivisti, gli storici e qualche studente tesista, ma una questione politica di primaria importanza che riguarda gli stessi presupposti della identità nazionale.
Un popolo che non coltiva e completa costantemente la memoria del suo passato è destinato a veder evaporare la propria identità ed a perdere le ragioni dello “stare insieme”. Ed un segnale molto inquietante di tutto ciò è venuto proprio dal sostanziale fallimento delle celebrazioni del 150° dell’unità nazionale, consumato (salvo rarissime lodevoli eccezioni)  fra celebrazioni retoriche e sguaiataggini leghiste, senza affrontare il nodo del perchè lo stato nazionale unitario abbia ancora ragion d’essere.
A minare lentamente -ma costantemente- questo senso di appartenenza  è stato anche il degrado della memoria storica, soprattutto del sessantennio repubblicano.

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Caro Battista, io non dimentico Pasolini…

riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Francesco “Baro” Barilli

Caro Battista, io non dimentico Pasolini


Il 27 luglio, sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista ha invitato i suoi lettori a dimenticare il Pasolini di “Io so”. Lo conforto: gli italiani non hanno bisogno di simili inviti, già da soli sono bravi a dimenticare i propri intellettuali. Al massimo ne salvano qualche citazione, buona per fare bella figura in un salotto, e tanto basta. L’invettiva di Pasolini di fronte alle stragi di quegli anni (ne sarebbero seguite altre dopo l’articolo del poeta e dopo la sua morte) costituirebbe secondo Battista “l’espressione del peggiore Pasolini, l’esaltazione meno sorvegliata dei vizi che hanno devastato la fibra etica del ceto intellettuale italiano”. Ma soprattutto, sempre secondo la stessa fonte, nelle parole di Pasolini “la ricerca empirica delle prove, e persino degli indizi, diventava esercizio ingombrante, fatica superflua”.

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