Tag: magistratura

La querela di Carofiglio ad Ostuni: Gianrico cosa combini?

Mi trovo, per pura combinazione, a conoscere i due personaggi coinvolti in una recente disputa esplosa sui giornali. Gianrico Carofiglio (buon magistrato, affermato scrittore e parlamentare del Pd) ha querelato Vincenzo Ostuni (direttore editoriale del Ponte alle Grazie) perché questi ha scritto sul suo blog che il suo è “un libro letterariamente inesistente (quello di Carofiglio, ndr), scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di “responsabilità dello stile”, per dirla con Barthes”. Per questo Carofiglio ha citato Ostuni per danni chiedendo 50.000 euro di risarcimento.

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Compagno Ferrero, come si fa a dire: “Abbiamo piena fiducia nella magistratura…”?

Quasi due mesi fa, la magistratura torinese spiccò mandato di cattura contro qualche decina di appartenenti al movimento no Tav. Ancora in questi giorni il tribunale della Libertà ha nuovamente respinto le domande di scarcerazione. Se la memoria non ci fa velo, il codice di procedura penale prevede che la detenzione cautelare possa essere adottata solo  quando ci sia pericolo di fuga all’estero, inquinamento delle prove e reiterazione del reato e ci siano concreti elementi per pensarlo. Insomma, non basta pensare che uno voglia fuggire all’estero per sottrarsi ad una condanna o che abbia interesse ad inquinare le prove, ma deve esserci un qualche comportamento positivo in questo senso (preparativi di espatrio, minacce a un testimone, tentativo di far scomparire prove materiali ecc.). Nel nostro caso, l’unico motivo che può essere addotto è quello dell’ipotesi di reiterazione del reato: insomma che i no global arrestati volessero partecipare a nuove manifestazioni violente. Ma per evitare questo sarebbero sufficienti gli arresti domiciliari (sempre ammesso che le accuse siano fondate nei confronti dei singoli e che ci siano elementi per pensare che abbiano realmente intenzione di ripetere  quei reati). Ma, a quanto pare, i magistrati non la vedono assolutamente in questo modo e rinnovano la detenzione.  Di fatto, questo comportamento si può chiamare solo con in un modo: anticipo di pena. E’ come se la sentenza fosse già scritta.

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Caso Goracci. La risposta di Paolo Ferrero

Il segretario Paolo Ferrero ha molto prontamente risposto alla mia lettera aperta di ieri.

Caro compagno Giannuli,
non sono d’accordo con quanto sostieni nella tua lettera aperta.

1) La tesi di fondo del tuo ragionamento è: se Goracci è innocente va difeso, se è colpevole le misure assunte sono insufficienti. Il punto è proprio questo: noi non sappiamo se è innocente o colpevole, noi sappiamo che è indagato per alcuni reati e incarcerato per aver operato al fine di far scomparire le prove dei reati per cui è indagato.
In questo contesto noi non possiamo far altro che chiedere che la giustizia faccia il suo corso attraverso un iter processuale ed un pubblico dibattimento come definito dallo stato italiano. Per questo fiducia nella magistratura. Io non ho altri strumenti che mi permettano di far luce sulla vicenda. Se tu pensi esistano altri strumenti, fammeli conoscere, potremo utilmente inserirli nello statuto. Per questo, a norma di statuto la misura adottata è quella della sospensione dal partito.

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Capire la corruzione in Italia. 4. La “corruzione sistemica” (2a parte)

La prima parte. Fine settanta-primissimi novanta. Se la malversazione ebbe un notevolissimo impatto sul piano economico,  esso fu, naturalmente, ancor maggiore sul piano politico. La corruzione politica, che negli anni sessanta- settanta era andata diventando generalizzata e fisiologica, con gli anni ottanta divenne sistemica. E ciò non solo per l’estesa gamma della tipologia tangentizia o per la diffusione all’intero paese, ma soprattutto per la sua coincidenza con il funzionamento stesso del sistema politico. Sino alla metà degli anni settanta, la corruzione, pur estesissima, tuttavia si concretava in una numerosissima serie di casi indipendenti l’uno dall’altro. Ovviamente, poteva accadere che un certo potentato politico si alleasse  con un altro per condurre a buon fine una determinata operazione di finanziamento illegale, ma questo accadeva episodicamente.

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Craxi: le sentenze sono carta straccia?

Le sentenze sono carta straccia?

Compare sul “Corriere della Sera” del 3 gennaio un articolo a firma di Luigi Ferrarella “Carta straccia le sentenze su Craxi?” nel quale, sostanzialmente, si riprende l’ interrogativo di altri (fra cui Francesco Saverio Borrelli): “Come fa uno Stato a condannare penalmente una persona con una mano ed a celebrarla con l’altra?”. Le sentenze non possono essere ridotte a carta straccia pena la delegittimazione della giustizia penale che darebbe via libera ad ogni condotta antisociale.
In linea di massima, il ragionamento non fa una piega, tanto più che la cultura della legalità appare piuttosto in ribasso negli ultimi tempi e una battaglia in sua difesa appare più che urgente.
Ma questa faccenda non può essere liquidata con un giudizio così secco e privo di sfumature.

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una nuova questione morale…

una nuova questione morale…

La Corte d’Assise di Arezzo ha condannato il poliziotto Luigi Spaccarotella a 6 anni di reclusione, per omicidio colposo nella persona di Gabriele Sandri. Una sentenza indecente.
Ai primi di luglio gli assassini di Federico Aldrovandi (anche se in divisa, la loro qualifica resta tale) sono stati condannati a 3 anni e sei mesi.
Il 13 novembre scorso la Corte genovese ha assolto tutti i poliziotti e funzionari del Ministero  imputati per le violenze inflitte ai dimostranti nel luglio 2001.
Queste sono solo gli ultimi acquisti del medagliere del disonore della nostra corporazione giudiziaria sempre assai comprensiva verso la gemella corporazione di polizia.

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