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Tag: libano

Riflessioni su quel che accade in Palestina e le le premesse di un disastro senza precedenti

Ha ragione Lucio Caracciolo, che ha sottotitolato così un suo pezzo sulla crisi palestinese nell’edizione on line di “Limes”:  “La storia non si ripete mai: lo scontro odierno tra Israele e Hamas è diverso da quelli precedenti, anche perché è cambiato il quadro regionale: il Medio Oriente si sta disintegrando.” In apparenza, quello che sta accadendo è l’ennesima replica dello  spettacolo che vediamo almeno dal 2005: Hamas attacca con i razzi ed Israele replica con brutalità, invadendo Gaza, massacrando la gente con bombardamenti indiscriminati ecc. Questa volta la variante è stata l’innesco: l’assassinio dei tre ragazzi israeliani, disinvoltamente attribuito ad Hamas (quando si sa bene che i colpevoli più probabili sono elementi  della tribù dei Qawasameh, che da tempo compie attentati per screditare di Hamas e scalzarla), cui ha fatto seguito l’altrettanto orribile linciaggio del ragazzino palestinese, ucciso per “rappresaglia”. Siamo alla bestialità pura, ma stigmatizzare serve a poco, occorre capire.

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Cosa c’entra Dell’Utri con le nomine?

Cappuccino, brioche e intelligence n° 45

Sempre più divertente il caso Dell’Utri. Soprattutto non ci si annoia, con questi continui colpi di scena. Ieri abbiamo scoperto che:

a- contrariamente a quanto universalmente affermato dalla stampa in un primo momento, in realtà il divieto di espatrio era stato solo chiesto dalla Procura, ma non concesso dal Tribunale

b-  che aveva un biglietto di andata e ritorno Parigi-Beirut-Parigi partenza il 24 marzo ritorno il 29, ma non si sa se effettivamente è tornato a Parigi per poi tornare di nuovo a Beirut il 3 dove è stato, localizzato per l’uso del bancomat

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Dell’Utri: una fuga molto particolare

Cappuccino, brioche e intelligence n° 44

Ricapitoliamo l’accaduto: all’antivigilia della decisione definitiva della Cassazione sul processo a Dell’Utri, per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, la Procura di Palermo spicca mandato di cattura. L’interessato, di fronte alla prospettiva di passare sette anni in un hotel a cinque stelle a spese dello Stato, decide che è meglio andare in un hotel a cinque stelle a spese proprie, ma lontano dall’Italia. Ci sta: non si capisce perché, avendone i mezzi, Dell’Utri non avrebbe dovuto valersene per sottrarsi al soggiorno nelle patrie galere (anche perché nel suo caso non c’è la prospettiva degli arresti domiciliari o del servizio sociale, c’è proprio la cella, quella con le inferriate ed il chiavistello). E questa è l’unica cosa che si capisce nella vicenda: classico caso di “evasione preventiva”. Il guazzabuglio inizia subito dopo.

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