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La caduta di Bo Xilai: non riguarda solo la Cina, tocca anche noi

1° parte.

Prima della mia prolungata ed involontaria assenza, avevo iniziato a parlare di quel che accade in Cina, dei rischi di crack e della tempestosa vigilia del Congresso. La destituzione di Bo Xilai è la conferma del carattere tutt’altro che tranquillo della transizione dall’attuale gruppo dirigente al prossimo ed obbliga a qualche riflessione. I quotidiani del 15 marzo ne hanno dato notizia con un certo rilievo, ma nelle pagine interne (evidentemente la politica interna della  Cina non è ancora ritenuta degna della prima pagina) e spesso con notevoli imprecisioni: i singoli personaggi sono spesso “spostati” da una corrente all’altra, le ragioni dello scontro sono spesso fraintese, si immaginano schieramenti ed alleanze molto fantasiose ecc, ma, soprattutto, quello che si legge in una testata è spesso contraddetto da quello che si legge in un’altra. La Cina è ancora un universo difficile da capire. Proviamo a mettere insieme un po’ di notizie.

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Tira proprio una brutta aria…!

Cappuccino, brioche e intelligence n°33

Spigolando sui giornali delle ultime due settimane:

1- L’università militare tedesca ha approntato un piano per il caso in cui la Germania dovesse decidere un repentino passaggio dall’Euro ad altra moneta (il Marco? il Neuro?). Si sa che gli stati maggiori militari -e le loro accademie- spesso elaborano piani teorici con l’augurio di non doverli mai mettere in pratica e che, nella grandissima maggioranza dei casi (per fortuna) restano sulla carta. Dunque, anche questo potrebbe essere (e ce lo auguriamo) uno di quei piani. Però la notizia merita di essere commentata per due ottime ragioni: primo, perchè la semplice notizia dell’apprestamento di un piano del genere ha in sè un notevole  potere di dissuasione nei confronti dei riottosi alleati europei, destinato a pensare nelle trattative in corso. Ed il semplice fatto che essa sia stata fatta filtrare fa pensare esattamente questo.

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Cina, Nobel e altro.

Chiedo scusa per essere stato poco presente nei mesi fra agosto e settembre. non mi sono affatto riposato, ma ho lavorato al mio nuovo libro e che dovrebbe uscire in novembre: una volata  forsennata… Avremo modo di parlarne. La lunga assenza -raramente interrotta- ha creato un arretrato di cose di cui parlare: la  politica-dossieraggio che è diventato un piatto fisso del menù mediatico, il disastro dell’università che  sta affondando,  il rilancio della campagna per la legge penale sul negazionismo, la compravendita di parlamentari e le elezioni in arrivo. Cercheremo di parlare di tutto, ora diamo la precedenza a cose molto più importanti: ogni tanto ricordiamoci che la nostra Italietta (per quanto ci si possa essere affezionati, ed io lo sono) è una solo una piccola zattera in pieno oceano.
A proposito: entro due o tre settimane ci sarà  una novità –una sorpresa- di cui parleremo.

Cina, Nobel e altro.

In queste settimane sta prendendo corpo l’ipotesi di una crisi politica di vaste proporzioni in Cina.
Già dalla fine dell’anno scorso si sono avvertiti i sintomi di una forte tensione interna al gruppo dirigente. Dopo, da giugno, i segnali si sono infittiti, prima con la questione della rivalutazione dello yuan renminbi e la serie di agitazioni operaie, tollerate sin quando riguardavano fabbriche giapponesi, ma duramente represse appena hanno investito imprese cinesi. Dopo sono venute le prime voci sulla bolla immobiliare nelle città, cui faceva seguito uno stress test sullo stato delle banche in caso di abbattimento del costo degli immobili sino al 60% in meno. Le notizie erano pubblicate su un settimanale su cui compaiono spesso importanti inchieste economiche, ma si sospettava la mano di Liu Mingkang, il direttore della China Banking Regulatory Commission. Il tutto mentre esplodeva il caso Bo Xilai, il “Di Pietro cinese” (sic!).

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