Tag: giancarlo caselli

Lo scontro Grasso, Travaglio, Caselli

L’acceso scontro fra Travaglio e Grasso, che poi ha coinvolto Caselli, che si è rivolto al Csm, fa venire allo scoperto molti nervi assai sensibili sul come si è fatta la lotta alla Mafia in questi venti anni. Forse Marco Travaglio è stato troppo tagliente, ma alcune cose non sono controvertibili, come l’apprezzamento (francamente increscioso) che Grasso fece al Governo Berlusconi in tema di lotta alla mafia. Imbarazzante.  Fra gli inquirenti anti mafia si sono formati, già dalla metà anni settanta, due partiti sempre più acutamente contrapposti, che, convenzionalmente, potremmo definire come l’ ”antimafia radicale” e ”antimafia moderata”, divisi su tutto: sulla cultura della prova, sulla concezione del processo, sul giudizio stesso sulla Mafia e sul modo di rapportarsi all’opinione pubblica. L’ala radicale partiva di un giudizio della Mafia come fenomeno sociale e politico complessivo, appartenente a un filone di pensiero che partiva da Michele Pantaleone e si era poi sfaccettato nelle opere di Filippo Gaja, di Umberto Santino, Peppino Cassarrubea, Nando Dalla Chiesa ecc. (per citare solo i primi che mi vengono in mente). Questa analisi postulava la centralità della battaglia politico sociale  includendo in essa lo strumento penale che, però non era né esclusivo né prioritario su tutti gli altri. Nel tempo, tuttavia, il processo diventava la punta di lancia del movimento, la “locomotiva” che doveva aprire la strada. Di conseguenza, al magistrato (soprattutto inquirente) spettava il ruolo di figura trainante di una rivoluzione civile che avrebbe abbattuto la mafia e la polemica di Sciascia sui “professionisti” dell’antimafia va capita in questo quadro.

Continua a leggere

Arresti No Tav: appello alle Autorità competenti

Aderisco ed invito ad aderire!

“Premesso che le indagini erano legittime e doverose perché i reati vanno accertati e perseguiti come impone la legge …… la cattura per questi reati non è obbligatoria. Si poteva procedere contro gli indagati in stato di libertà”. Così scrive sul Corriere della Sera l’ex giudice Livio Pepino.
L’appello che sottoscriviamo vuole richiamare l’attenzione sulla inutile ingiustizia perpetuata con gli arresti effettuati la scorsa settimana per le manifestazioni no Tav della scorsa estate, affinché le persone arrestate vengano immediatamente rimesse in libertà.
Se fosse vero, come sostiene il giudice Caselli, che le condotte individuali di ogni singolo imputato sono state valutate in base a specifici reati, l’arresto non avrebbe alcuna giustificazione in quanto la reiterazione del reato dovrebbe prevedere il concorso ad una strategia collettiva di nuove manifestazioni e nuove violenze, che prescinderebbe dalla volontà dei singoli.

Continua a leggere