Anche le elezioni europee contribuiscono a cambiare la mappa del potere mondiale.
Volendo riassumere il senso di queste elezioni europee in poche sinteticissime battute, le riassumeremmo così:
a- la linea dell’austerità è battuta senza possibilità di equivoco
b- la Germania è sola
c- il resto dei sistemi politici dell’ex Europa occidentale subisce la più grave crisi di legittimazione dal 1945 in poi. Il che, a sua volta, si traduce in una frase ancora più semplice: qui non è europeo nessuno e l’Europa non esiste. O, se preferite: l’Europa è solo una espressione geografica. Con licenza di riproduzione del principe di Metternich. Ovviamente, cerco di motivare queste affermazioni che a molti lettori sembreranno un po’ forti (e già vedo alcuni amici cui va di traverso il caffè che stanno bevendo mentre scorrono questi righe). Vengo ad argomentare.
La settimana politica inizia nel caos: Berlusconi affossa le riforme istituzionali; cioè no, le conferma, si però dopo le europee e “nello spirito del Nazareno”. Per cui già da martedì, al Senato, non sanno che calendario avranno. Ma, secondo voi, si può fare una riforma della Costituzione, e su un punto delicato come l’assetto del Parlamento, cosi?
Grande tripudio per la sentenza della Cassazione che sbatte la porta in faccia al Cavaliere dichiarandolo incandidabile. Dunque sembra fatta: ormai il Cavaliere è fuori combattimento per due anni, poi verranno le altre sentenze, per cui non se ne parla più. Ok, però, forse le cose non stanno proprio così e stiamo correndo il rischio di ritrovarcerlo capolista in tutte le circoscrizioni alle europee. Come? Vi spiego.