Elezioni comunali di Milano: lo stato dell’arte.
Non manca molto alla presentazione delle liste ma il quadro delle elezioni comunali di Milano è ancora molto fluido. Mancano ad esempio le candidature di M5s e sinistra. Ed iniziamo proprio da queste due caselle.
M5s: era stato il primo ad individuare il candidato nella Bedori che, però, si è ritirata nei giorni scorsi. Non ne ho scritto, nei due mesi in cui è stata candidata perché, pur pensando che non fosse adeguata al compito, non volevo aggiungermi al linciaggio cui è stata sottoposta e che, alla fine, l’ha indotta al ritiro (“non reggo più la pressione dei media” ha spiegato). Mi viene da dire che questa è la riprova del fatto che non si può prendere un cittadino qualsiasi, senza nessuna precedente esperienza politica e candidarlo a cariche di un certo livello e non solo perché queste richiedono un certo livello di preparazione, ma anche perché la lotta politica espone ad una pressione mediatica, aggressioni verbali ecc. che richiedono una “corazzatura” caratteriale.




Ho scritto –e non lo ritiro- che il tentativo di Monti va preso sul serio, perché po’ provocare mutamenti durevoli del sistema politico e non certo di segno progressista o democratico. Ma questo, più che alla personale abilità del Presidente del Consiglio (che, di suo, non è esattamente un genio), è dovuto alla forza delle cose che sta piegando la democrazia europea alle ragioni della finanza. Il suo governo, in quanto tale, si sta rivelando una compagine raccogliticcia di figure di mezza tacca. Si immagina che “tecnico” voglia dire competente nel ramo in cui esplica la sua attività e le note trionfalistiche che accompagnarono l’insediamento del governo Monti ci narravano che questi erano i più bravi fra i tecnici, la “creme del la creme”, il meglio della nostra intellighentzja economica, amministrativa, militare ecc.