Tag: berlusconi

Bassolino, Emiliano, Vendola, Poli Bortone, Lombardo, Micchichè: tutti insieme appassionatamente nella lega sud?

Bassolino, Emiliano, Vendola,  Poli Bortone, Lombardo, Micchichè: tutti  insieme appassionatamente nella lega sud?


Sulla stampa (Sole 24 ore del 5 luglio) si dà notizia di una voce che già da tempo girava: una serie di esponenti politici dei due poli starebbe pensando di uscire dai rispettivi partiti per dar vita ad una “Lega sud”.  Secondo tali voci, interessati all’operazione sarebbero il presidente della regione Campania Antonio Bassolino, quello della Puglia Nichi Vendola, quello della Sicilia Raffaele Lombardo, il sindaco di Bari Michele Emiliano,  l’ex sindaco di Lecce e ministro Adriana Poli Bortone, il forzista Gianfranco Micchichè. Peraltro ciascuno intenzionato a fare le scarpe agli altri.

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Un Referendum fra i nostri lettori proposto da Algido Lunnai.

Un Referendum fra i nostri lettori  proposto da Algido Lunnai.


Gentile professor Giannuli,

plutarco
plutarco

abuso dell’ospitalità del suo sito –che so seguito da molti storici- per porre una questione di non poco conto: come inquadrare la figura storica di Silvio Berlusconi? In che termini ne parleranno gli storici del futuro prossimo?
Se un nuovo Plutarco dovesse scrivere una vita parallela di Berlusconi, a chi lo accoppierebbe?

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Aspettando il G8

Aspettando il G8


Nello scorso ottobre,
i giornali iniziarono a pubblicare i testi delle intercettazioni telefoniche della corte berlusconiana e sembrava si fosse sull’orlo di chissà quale crisi. Si sussurrava di dialoghi molto imbarazzanti fra ministre che sarebbero comparsi a giorni su un quotidiano a grande diffusione, qualcuno aggiungeva che si sarebbe parlato di Villa Certosa, altri soffiavano “Viagra” o peggio ancora…

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un significativo e gradito ritorno!

un significativo e gradito ritorno!


Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo la lettera di un grande personaggio della scena politica italiana. Algido Lunnai. Salito alla ribalta negli anni di tangentopoli con un libro rimasto negli annali della prima Repubblica (e di cui si vocifera una probabile, imperdibile, riedizione…), Lunnai si ritirò poi nell’anonimato. Torna oggi a parlare dalle colonne di questo sito, di cui auspichiamo diventi assiduo frequentatore, in un momento particolarmente delicato per la vita del paese…

Gentile professor Giannuli,

seguo costantemente il suo sito con interesse, pur se più spesso dissentendo che consentendo. Mi induco a scriverLe per esprimere la mia protesta vibrata per quanto la stampa viene scrivendo, in queste settimane, sul nostro Presidente del Consiglio. Rompo un lungo silenzio di fronte a tale indegna aggressione, per associarmi al Grande Ghedini nella difesa dell’Uomo di Arcore.
Giudichino i lettori di questo sito.

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La risposta di Aldo Giannuli

La risposta di Aldo Giannuli


Eccellenza,

mi consenta: saluto il suo ritorno dopo un troppo lungo silenzio durato 15 anni. Venga pure a trovarci quando vuole: le porte di questo sito sono sempre spalancate per Lei.
E’ dai tempi della fine della Prima Repubblica che la sua voce non ci giungeva. Ci torna oggi, al crepuscolo della Seconda Repubblica, in un altro momento di svolta della vita politica nazionale.
Lei è come la nottola di Minerva: spicca il volo sul far della sera e ci annuncia che una giornata è finita e, fra qualche ora, ne inizierà un’altra…

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il complotto…2.0

IL COMPLOTTO 2.0…


Rispondo con un solo messaggio ai tantissimi commenti che mi sono arrivati, anche oltre quelli che vedete: ne sono giunti anche sulla mail privata o anche in lingue straniere fra cui il russo e (credo di aver capito) lo svedese e sto provando a farmeli tradurre. D’altra parte, questo sito è fatto in casa come le tagliatelle, è un prodotto del tutto artigianale che gode della collaborazione di due soli ragazzi (a titolo totalmente gratuito) senza dei quali non saprei da che parte cominciare, dato il mio rapporto con la tecnologia… A proposito, vorrei tranquillizzare quei lettori che iniziano a sospettare mie ascendenze sioux o cheyennes:  a volte le avvertenze che leggete sono in terza persona (“Aldo Giannuli scrive che…”) perché sono loro a scrivere e non io.
Sull’intervista data al “Giornale” dirò in fondo.

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complotto, doppio complotto e controcomplotto…

COMPLOTTO, DOPPIO COMPLOTTO E CONTROCOMPLOTTO…


Quella sul complottismo è una delle polemiche più stupide che si possano immaginare: è ovvio che i complotti accadono, è ovvio che ce ne sono di quelli che riescono e di quelli che non riescono ed è altrettanto ovvio che ci sono maniaci che vedono cospirazioni dappertutto e filibustieri che se ne lamentano per sviare l’attenzione dalle proprie magagne, il problema è stabilire di volta in volta di fronte a cosa siamo. Detta questa emerita banalità, possiamo andare avanti ed entrare nel merito dei problemi?

Berlusconi sostiene di essere vittima di una congiura animata dalla sinistra (forse con la compiacenza di qualche agenzia internazionale) che collegherebbe i casi Mills, Noemi, Bari e forse anche le uscite della signora Veronica. Ed il suo house organ chiarisce che saremmo alla vigilia di un nuovo ribaltone, adombrando un governo Draghi.
Ma la sinistra italiana è in grado di ispirare El Pais ed il Financial Times?

Procediamo con ordine, sulla base di fatti e dubbi su cui tutti possiamo facilmente convenire.

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A BERLUSCONI NON BASTA VINCERE. DEVE STRAVINCERE. ALTRIMENTI PERDE.

A BERLUSCONI NON BASTA VINCERE. DEVE STRAVINCERE. ALTRIMENTI PERDE.

Se il Pdl dovesse avere il 40,3% dei voti che molti sondaggi gli attribuiscono, registrerebbe una avanzata del 3% secco. Berlusconi potrebbe cantare vittoria, ma in realtà avrebbe perso.

Dopo la vittoria a valanga dell’anno scorso, il Pdl è passato di successo in successo conquistando Roma, l’Abruzzo, la Sardegna, è riuscito a conquistare quasi tutta la Rai, ha votato il federalismo fiscale ecc. Ma il vento potrebbe cambiare molto prima di quanto non si pensi: la crisi economica è tutt’altro che risolta, il banco di prova sarà fra settembre e gennaio, quando il pessimo ricordo del governo Prodi (che sin qui è stato il migliore atout di Berlusconi) sarà scolorito.

laula della Camera dei Deputati
l'aula della Camera dei Deputati

Dopo pochi mesi si voterà per le regionali e i risultati potrebbero essere assai meno favorevoli di oggi, tenendo anche conto che le elezioni amministrative solitamente sono meno favorevoli alle liste berlusconiane.

L’armonia della coalizione sarebbe messa a dura prova da una Lega che, ottenuto il federalismo fiscale, potrebbe non essere più tanto interessata a seguire l’alleato lungo questa discesa. Né è detto che l’amalgama fra gli ex di Fi e gli ex di An sia molto ben riuscito.
Ragionevolmente tutto questo non basterebbe né a far saltare la coalizione né a mandare prematuramente in crisi la legislatura, ma potrebbe avviare una fase di logoramento –come nella legislatura 2001-06- durante la quale la sinistra potrebbe riorganizzarsi. Berlusconi non nasconde le sue aspirazioni di salire al Colle appena possibile, essendo scarsamente plausibile  un nuovo quinquennio come Presidente del Consiglio dopo il 2013, quando sarà assai prossimo agli 80 anni. Non c’è dubbio che con l’attuale Parlamento avrebbe ottime probabilità di farcela, ma, come si sa, il mandato di Napolitano scade nel 2013, dopo la fine della legislatura e –per quanto il Pd si stia liquefacendo- nessuno può garantire che il prossimo Parlamento abbia ancora una maggioranza di questo tipo. Di qui la forte tentazione di cogliere un pretesto qualsiasi ed andare ad elezioni politiche, sin quando dura il favore dell’elettorato, magari nel 2010.

Questo consentirebbe di arrivare alla scadenza delle presidenziali con un Parlamento a maggioranza di destra. Peraltro, elezioni ravvicinate coglierebbero la sinistra in piena fase di rimescolamento delle carte dando a Berlusconi la possibilità di imporre alla Lega un patto leonino o escluderla senza troppi problemi dalla coalizione. E questo consentirebbe di mettere mano alla riforma della Costituzione senza dover fare i conti con le bizze leghiste in tema di riforma del potere giudiziario.
Dunque, oltre che spianare la strada verso il Quirinale, questa strategia consentirebbe a Berlusconi di trasformare durevolmente il paese ed i suoi assetti istituzionali.

Ma tutto questo è possibile solo a condizione di ottenere un successo senza precedenti. Il leader della destra ha bisogno di portare a casa un risultato che renda la Lega ininfluente in caso di elezioni politiche: fra il 43 ed il 45%. Il ragionamento è molto semplice: se il Pdl da solo raggiungesse il 44%, questo significherebbe che non ci sarebbe coalizione in grado di sfidarlo: ipotizzando la lista comunista fra il 3 ed il 4% e Storace intorno al 2%, più un 2% alle liste di dispersione, una eventuale coalizione Pd-Lega-Udc-Di Pietro-Vendola-Radicali partirebbe da un ipotetico 47-48%, ma che credibilità avrebbe un simile minestrone? Il semplice confronto fra un caravanserraglio del genere e un singolo partito dotato –bene o male- di una sua linea politica e di una sua coesione costituirebbe per il Pdl un vantaggio non rimontabile.
Immaginiamo, invece, che il Pdl si attesti sul 40 e la Lega sul 10: complessivamente, la coalizione avrebbe un incremento del 5%, ma, essendo vincenti i due partiti, le rivalità interne si acuirebbero. Per di più, la Lega mostra una notevole aggressività e non sembra volersi accontentare del 10. E segnali di nervosismo vengono già ora: la mossa di Berlusconi sulla riduzione dei parlamentari (tema caro da sempre alla Lega) appare con ogni evidenza come una mossa per arginare l’offensiva leghista e passare al contrattacco. La stessa decisione di sostenere il referendum elettorale depone sul tentativo di stringere la Lega nell’angolo e distruggerne il potere di interdizione.

Dunque, un “misero” 40 o 41% non metterebbe affatto al sicuro il Cavaliere, che potrebbe tentare la carta delle elezioni anticipate nel 2010 ma a prezzo di dover concedere moltissimo alla Lega o esporsi al rischio di una sconfitta contro un cartello Pd-Udc-Di Pietro, con la Lega da sola.
E, dunque, la manovra sarebbe fallita.

Dunque: stravincere o perdere. Tertium non datur.

Aldo GIANNULI, 28 maggio 2009

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ELEZIONI EUROPEE: GIOCHI FATTI?

ELEZIONI EUROPEE: GIOCHI FATTI?

A due settimane dal voto sembra che le elezioni europee non debbano riservare sorprese:
– il PdL avanza di qualcosa rispetto alle politiche ma non stravince e si attesta intorno al 40%;
– il Pd cala fortemente (6-7% in meno rispetto alle politiche) ma non tracolla e si porta oltre la soglia del 25% che ne segnerebbe la disfatta;
– la Lega guadagna un punto o un punto e mezzo e supera il 10;
– l’Udc resta più o meno intorno al suo 6% perdendo o conquistando qualcosa;
– unico a registrare un consistente balzo in avanti è Di Pietro che dovrebbe attestarsi fra l’8 ed il 9 (dal 4,5% di partenza);
– Rifondazione è sul bilico del 4%, mentre questo risultato sembra precluso all’avventuroso cartello elettorale vendoliano;
Un risultato un po’ grigio, ideale per tenere il sistema politico nella sua stagnante instabilità (se ci passate l’ossimoro). Ma la partita è davvero così decisa?

A noi sembra che le cose siano molto più fluide e che molto si deciderà negli ultimi giorni –forse nelle ultime ore- prima del voto.
In primo luogo è da capire quanti italiani andranno effettivamente a votare e come si distribuirà l’eventuale diserzione delle urne. La campagna elettorale è fredda è noiosa  e questo non sembra spingere gli italiani verso un appuntamento elettorale che, per di più, non hanno mai amato troppo.
Sinora il tema più seguito è stato quello dell’esuberanza sessuale dell’attempato capo del PdL, anagrammando il cui nome si ricava “Viso senil lubrico: ci si può divertire ma, insomma, non è cosa su cui possano prendere corpo flussi elettorali particolarmente consistenti. E nemmeno la sentenza Mills ci sembra stia producendo chissà quali mareggiate nell’opinione pubblica.

Solo il 40% degli italiani (stando agli stessi sondaggi) sa che ci sono delle elezioni, quando e per cosa, né le acque sono agitate dalla stitica campagna del Pd.
In queste condizioni, pensare ad una astensione intorno al 30-35% sembra una ipotesi tutt’altro che campata in aria. E non è detto che la cosa colpirebbe il solo Pd. Ad esempio, il diffuso senso di “partita vinta” potrebbe indurre molti elettori del PdL a una giornata di sano riposo al mare. Il risultato finale sarebbe quello di una flessione dei due partiti maggiori a tutto vantaggio delle liste intermedie (Udc, Lega, Idv e Rifondazione).
D’altro canto il Pdl deve vigilare i suoi confini elettorali che rischiano un doppio smottamento: verso la Lega e verso l’Udc. Gli uomini di Bossi sono all’attacco e sono i naturali beneficiari di campagne come quelle sulla sicurezza e l’immigrazione così imprudentemente cavalcate da PdL e Pd. D’altra parte, l’ottimismo berlusconiano sulla crisi potrebbe spingere verso la Lega una parte non piccola di quei lavoratori autonomi che sin qui hanno costituito la “diga”  di Forza Italia. E la sentenza Mills potrebbe aiutare i più indecisi a decidere per Bossi, il cui successo potrebbe andare anche ben al di là del 10%.

Ancora più forte l’insidia Udc: il “fattore Veronica” in sé conta poco, ma potrebbe diventare il mantello del “travaso” dal PdL  all’Udc, alimentato da una Comunione e Liberazione poco soddisfatta del trattamento riservato a Formigoni e da altre simili questioni. E Cl è fra le poche organizzazioni in grado di far ballare un 2-3% di voti nel giro di una settimana.
Sull’altro versante, Casini può sperare nell’arrivo di parte del voto della “margherita” scontento del Pd. Oggi l’Udc ha un bacino elettorale potenziale che può raggiungere anche il 15%, anche se ciò non vuol dire che questo accadrà. Probabilmente il risultato effettivo resterà molto al di sotto di questa soglia, ma resta da capire quanto al di sotto: l’esito finale potrebbe scostarsi significativamente da quel 6-6,5% che quasi tutti i sondaggi prevedono.
Anche l’Idv potrebbe dare sorprese, sia in senso negativo (raccogliendo molto meno del suo elettorato potenziale) sia in senso positivo, mietendo ulteriori consensi in casa Pd e rosicchiandone altri a Rifondazione ed anche alla Lega.

La lista di Rifondazione e dei comunisti italiani può sperare in una serie di flussi elettorali in entrata (ex voto “utile” al Pd, ripensamento di astenuti ed elettori di Sinistra Critica e del partito di Ferrando), ma deve guardarsi dalla concorrenza dipietrista sinora debolmente contrastata da Ferrero.
Insomma: qui abbiamo circa quattro o cinque milioni di italiani che non sanno se andranno a votare ed altri tre o quattro indecisi fra le formazioni maggiori e quelle minori. Naturalmente è assolutamente poco probabile che tutti questi flussi alla fine si attivino effettivamente; è ragionevole supporre che una buona parte di questi indecisi tornerà al voto precedente e che una parte dei flussi si incroceranno compensandosi a vicenda. Ma se anche la metà di questo bacino di incerti si muovesse, si tratterebbe di una massa pari a circa il 9-10% che potrebbe alterare sensibilmente il risultato determinando scenari politici oggi poco immaginabili.
Conviene essere molto prudenti nelle previsioni…

Aldo GIANNULI, 24 maggio 2009

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