Fine dell’Euro: ci conviene?
Nel 1997 scrissi un articolo per Liberazione (che allora somigliava ad un vero giornale) per dire che la futura moneta unica europea era un errore che ci avrebbe messo di fronte ad una alternativa: o dare pieni poteri alla Bce, liquidando ogni regola democratica, o fare una moneta debolissima che, prima o poi, sarebbe affondata.
In effetti, l’idea di una moneta sganciata dallo Stato è una assurdità che non si capisce come possa aver convinto politici, banchieri, economisti di tutto il continente: non si può sganciare la moneta dal fisco e dalla spesa, tanto per cominciare. Ma, qualcuno osserverà, che c’erano parametri ben precisi da osservare per il disavanzo, il debito ecc. Parametri che ben presto sono diventati puramente ornamentali e che, per un verso o per l’altro, sono stati evasi da tutti. Come era inevitabile che fosse, dato che ciascuno stato nazionale manteneva intatta la propria sovranità.
Che la crisi fosse veramente finita è cosa cui non ha creduto nessuno e, prima di tutti, quelli che lo proclamavano. Semplicemente è successo questo: un bel giorno il signor Barack Obama da Honolulu, con un tratto di penna, ha trasferito all’Amministrazione degli Usa, i debiti della banche d’affari americane ormai al crack. E per le borse, i governi, i giornali, le banche ecc. è stato come se una bacchetta magica avesse azzerato i debiti di tutti, facendoli svanire come una nuvoletta. In realtà, Il Presidente ha semplicemente assunto su di sè un impegno di spesa e, poco dopo, ne ha assunti altri (dai rinforzi in Afghanistan alla riforma sanitaria). Prima o poi verranno al pettine, ma per ora andiamo avanti.