Il divorzio Tesoro – Bankitalia #6
Veniamo ora a parlare di quelle che furono le conseguenze di tale scelta, perché in fondo, dopo tutto questo parlare della filosofia e del come, ci interessa sapere che effetti produsse questa divisione. Beh l’effetto più evidente e che tutti conosciamo è l’incremento in maniera smisurata del nostro debito pubblico, che in poco più di un decennio raddoppiò, passando dal 56,27% sul PIL nel 1981 al 117,2% nel 1994.





Il decreto relativo a Bankitalia è passato nella disinformazione generale. Cerchiamo prima di tutto di capire cosa prevede, partendo da un brevissimo excursus storico (ci scusi il lettore già informato, che può saltare a piè pari queste righe). La Banca d’Italia è una banca di diritto pubblico che, per tutto il periodo repubblicano, ha avuto un consiglio di amministrazione espressione delle banche del paese, ma questo aveva molti contrappesi: il consiglio aveva (ed ha ancora) poteri molto limitati, Bankitalia aveva un rapporto di dipendenza dal Ministero del Tesoro, le quote non erano commerciabili e le tre principali banche (Credit, Bancoroma e Comit) erano di proprietà dell’Iri.
In questi giorni si sta discutendo di un progetto di sostanziale modifica dell’assetto giuridico e sostanziale della banca d ‘Italia. Nei prossimi giorni pubblicherò un mio intervento sul tema, intanto vi segnalo la lettera che il Prof. Gianfranco d ‘Atri ha inviato a diverse personalità e senatori chiedendo di fermare il decreto.