I possibili sviluppi della crisi

La tempesta in borsa non si è ancora placata e fa ballare banche, monete, società per azioni, fondi speculativi e Stati.
Il punto è questo: la seconda recessione appare sempre più probabile e vicina e il troppo denaro in cerca di remunerazione moltiplica la tempesta. Come è noto, il liquido scorre lungo i pendii dove incontra minore resistenza ma quando è troppo e scorre fra canali troppo stretti, agitato da venti di tempesta e maree improvvise, il liquido dà luogo a tempeste rovinose. E la “liquidità” del denaro non fa eccezione.
Dunque, è lecito chiedersi “dove stiamo andando a sbattere” con le nostre fragili scialuppe, così come siamo in balia del fortunale.
Dunque, dicevamo, difficilmente eviteremo una recessione simile a quella del 2008, ma questa volta il problema è che “siamo a corto di munizioni”: tre anni fa, la tempesta fu (o meglio sembrò) superata grazie all’immissione di liquidità da parte delle banche centrali (sia Fed che Bce che Banca popolare di Cina e Banca d’Inghilterra) che assorbirono i debiti delle banche rianimandole. Ma questo si è tradotto, per gli occidentali in una esplosione del debito pubblico e per i cinesi nell’inizio di una ondata inflattiva molto destabilizzante. E così la soluzione è diventata il problema: le banche, oggi, subiscono gli effetti del panico del mercato per quello che hanno nella “pancia”, ma, se nel 2008 a far paura erano i derivati dei mutui in sofferenza, oggi i titoli in sofferenza sono quelli degli Stati che le salvarono nel 2008. Per cui, ripetere l’operazione oggi sarebbe inutile e dannoso.

Quindi, siamo allo scoperto: il costo del denaro, in particolare negli Usa è basso che di più non si può, l’emissione di altri titoli di debito pubblico servirebbe solo ad aumentare i dubbi sulla solvibilità di quelli già esistenti (e il timore sarebbe tutt’altro che infondato). Per di più, aiuti “esterni” all’area euro americana non se ne profilano: il Giappone ha il problema della ricostruzione di Fukushima e della sostituzione delle centrali nucleari, i fondi sovrani arabi sono nelle peste per le rivolte da fronteggiare, i cinesi hanno il problema di riassorbire l’inflazione per cui non hanno alcuna intenzione di produrre nuova liquidità e, d’altra parte, rinnovano di mala voglia i titoli americani in scadenza senza acquistarne altri.

E i problemi maggiori possono venire da altri paesi emergenti come il Brasile e, per ragioni diverse, la Russia, entrambi paesi che basano la loro economia soprattutto sull’esportazione di materie prime. In caso di recessione, i paesi di questo tipo sono quelli più duramente colpiti. Infatti, la recessione fa crollare la domanda di materie prime e, con essa, anche il loro prezzo.
Per la Russia il problema più che di ordine economico sarebbe di ordine politico anche per l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali che vedono contrapposti Putin e Medvedev. Sin qui il consenso al regime è stato assicurato da una ripresa economica largamente finanziata dalle esportazioni di gas, petrolio ed oro. L’oro continuerebbe a tirare bene, ma realisticamente non compenserebbe la contrazione degli utili per le materie energetiche, per le quali sono stati fatti considerevoli stanziamenti per i due grandi gasdotti in joint venture con italiani e tedeschi. Peraltro, questi gasdotti non rispondono solo ad esigenze di natura economica, ma assolvono anche ad una funzione politica di isolamento dell’Ucraina e di rilancio dell’influenza della Russia sulla regione. Se, adesso, si decurtassero gli introiti questo potrebbe avere ripercussioni non secondarie di natura politica.
Inoltre, la Russia è fra i primi 10 possessori di titoli di Stato americani ed ha ragione di temere ripercussioni per un declassamento del loro rating.

Economicamente più immediate e rilevanti sarebbero le ripercussioni sul  Brasile che, negli ultimi due anni ha avuto performances straordinarie, grazie alle esportazioni di materie prime. Inoltre si sono aggiunte la scoperta di nuovi importantissimi giacimenti di petrolio e di oro e la prospettiva di diventare la prima agricoltura del mondo in dieci anni, che hanno ulteriormente allettato gli investitori americani ed europei: i titoli brasiliani (in particolare delle società estrattive)  sono andati a gonfie vele, promettendo pingui utili. Ma la recessione farebbe calare i prezzi delle esportazioni e, con essi, il rendimento dei titoli: dunque, è abbastanza probabile una “fuga” da essi in un vicino futuro, con la sola eccezione di quelli direttamente o indirettamente collegati all’oro che, in questo momento, sta conoscendo una nuova impennata.

E questo ci porta ad un altro nodo: l’oro, il cui prezzo ha superato i 1.900 dollari l’oncia. Stando alle “regole” del passato, avendo superato il prezzo del platino, dovrebbe in breve tornare a livelli considerevolmente più bassi, ma quanto valgono ancora queste regole in una crisi di questo genere? Per cui l’oro, paradossalmente, diventa un elemento di incertezza in più: potrebbe scendere, ma gli investitori in cerca di “sicurezze” potrebbero insistere oltremodo in questa direzione, non avendone di migliori. E la crescita potrebbe continuare ancora per un tempo imprevedibile. Il punto è che, prima o poi, anche il prezzo dell’oro è destinato a crollare e maggiore è la quotazione raggiunta, più pesante si prospetta la caduta.

E’ possibile che la tempesta in corso possa placarsi nelle prossime settimane o, almeno, trovare un “punto di caduta” prima di trasformarsi in una recessione di dimensioni senza precedenti e, quindi, in una prolungata depressione. Ma, anche domando le attuali turbolenze, si tratterà di una breve tregua: l’anno prossimo arrivano a scadenza obbligazioni ancora più pesanti di quelle di questo anno. In particolare c’è una spaventosa concentrazione di obbligazioni private ad alto rischio (tanto per cambiare, quasi tutte americane) pari ad otto volte la media annuale. Considerata la fuga in corso dagli azionari e, soprattutto, dai titoli a più alto rischio, tutto fa pensare che la situazione si farà pesantissima fra marzo e luglio.

Peraltro, anche la massa di bond statali in scadenza sarà superiore a quella di questo anno.
Se poi si riuscisse a venirne fuori indenni anche in questa occasione, ci sono le scadenze micidiali del 2013 e 2014 (quando verranno a termine i quinquennali emessi dal Tesoro americano per far fronte alla crisi del 2008) che sono ancora più pesanti. E, nel frattempo, una eventuale recessione –con conseguente perdita di posti di lavoro- provocherebbe ulteriori insolvenze nel debito privato (mutui immobiliari, rate auto e carte di credito). Si prepara un bel triennio.

Certo la crisi finirà. Tutte le crisi prima o poi finiscono. Speriamo solo che finita la crisi non inizi la miseria.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (12)

  • l’analisi è realistica. Unica nota: Perchè “Fukushima”? Rispetto danni che hanno avuto a causa del terremoto e del maremoto i danni causati dalla centrale sono insignificanti. Fosse stato “solo” quello un’economia come quella giapponese non avrebbe avuto problemi a pagare i danni e a mettere in sicurezza.

  • complimenti x la competenza. A fronte di tutto questo disastro creato dai satrapi della finanza e da un capiatalismo estremo, la cosa che più rimane angosciante, è, che, nessuno esecutivo, sienziato, saggi vari, tentano di riscrivere il modo di vivere della società. Io credo che non cè altra strada di salvezza se non quella dell’economia reale. Ogni moneta deve rispondere ad una valore esistente. Inoltre bisogna ridare un forte incentivo alla ruralità.
    cordialità

  • per quello che riguarda la cina oltre a l’inflazione,stanno facendo l’esperienza di una bolla immobiliare di 64 milliones di appartamenti sfitti,secondo dei giornalisti austaliani.visto video su ZERO HEDGE.

  • è positiva o no la tendenza, soprattutto di giovani ed extracomunitari a spendere senza preoccuparsi per il domani? Tanto, farsi la casa è impossibile, la pensione non ci sarà e il domani appare incerto, incertissimo. Quindi perché risparmiare? qualcuno ci penserà! Ecco allora che quando arriva il licenziamento, ai giovani ci pensano i genitori, agli extracomunitari la caritas.

  • Scusate,
    quando si accenna ad un’eventuale miseria o a una guerra … il riferimento è ai poveri cristi come al solito vero? Chi ha patrimoni, potere, conoscenze altolocate, immanicamenti vari e denaro … per un po’ di anni potrà ancora cavarsela … giusto?
    Se il popolo è bue, governanti e abbienti sono dei poveri asini. Va bè, mettiamoci una famigliola di sfigati così completiamo il patetico presepe, icona del nostro misero futuro.
    Paola

  • Anch’io avevo pensato in questi giorni che la situazione è di una gravità paragonabile a quella del 2008 dopo il crollo di Lehman, ma le armi sono spuntate: i tassi sono già bassi ed il ciclone si è spostato sugli stati, che hanno aumentato eccessivamente il loro debito pubblico. I governi sono costretti a prendere provvedimenti contrari a quelli intrapresi nel 2008, cioè stanno riducendo il deficit e la spesa, per rientrare a livelli di debito accettabili. Queste azioni, come insegnano le teorie keynesiane, sono dannose, per cui è più probabile aspettarsi una contrazione della crescita economica e dell’occupazione.
    Il problema è che certi stati, come l’Italia, sono entrati nella crisi con un livello di debito pubblico già alto. Inoltre i problemi di insolvenza di uno stato non sono solo legati alla dimensione del suo debito pubblico, in passato molti stati hanno ripudiato il proprio debito con una percentuale del debito pubblico bassissima, per esempio l’Albania nel 1990 andò in default con il 16,6% di debito pubblico. Il Giappone, con il suo debito pubblico al 200%, non preoccupa i mercati, mentre nello stesso tempo il 120% dell’Italia sta seminando il panico.

  • Purtroppo non sono pienamente d’accordo su questa tua affermazione. Certo, può assottigliarsi e sparire la classe media, trasformandosi in classe povera, ma i ricchi, i grandi ricchi e potenti, restano sempre al loro posto, o almeno non finiscono certo a chiedere l’elemosina. La crisi ha fatto perdere denaro anche al miliardario, che diventa milionario, magra consolazione per l’operaio che ha perso il posto di lavoro!
    L’ad di Lehman Brothers Fuld con il fallimento della banca, se n’è andato con una buonuscita di milioni di dollari, invece gli impiegati se ne sono andati con i loro effetti negli scatoloni. Come si dice: sono sempre gli stracci ad andare all’aria.
    Questo è un post che ironicamente parla di come sia dura per i ricchi in questi anni:
    http://www.haisentito.it/articolo/crisi-economica-classifica-dei-ricchi-che-hanno-perso-di-piu/14745/

  • il prezzo dell’oro è destinato a salire ancora per 10 anni. Il ciclo al rialzo è cominciato nel 2001 (a 285,00 Us $ l’oncia) e di solito i cicli sono ventennali. Con la crisi in corso e con i QE che le Banche Centrali saranno costrette a emettere, difficile che possa scendere, non siamo in una “bolla”……….mi aspetto che vada verso i 5.000 US $ tra qualche anno, in assenza di iperinflazione…..se andassimo in iperinflazione allora le quotazioni andranno verso la stratosfera

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