Strage di Parigi: stiamo perdendo la guerra con la jihad.

A distanza di 10 mesi dalla strage di Charlie Hebdo, gli Jihadisti mettono a segno un nuovo spettacolare colpo a Parigi, con una strage di cui non sappiamo neppure ancora il numero esatto dei morti che, sembra, si aggirino sui 160.

Istintivamente questo spinge ad una reazione di rabbia ed indignazione che reclama una reazione pronta e durissima, ma è molto meglio non farsi prendere dalla rabbia ed analizzare freddamente l’accaduto.

Il primo giudizio è relativamente semplice da dare ed è secco: è la Caporetto della sicurezza francese: se dopo dieci mesi da un evento di quelle proporzioni, si incassa una serie di sette attentati simultanei in pieno centro della capitale (fra les Halles, boulevard Voltaire e Notre Dame, sino allo Stadio) vuol dire che è meglio che quelli della Suretè si diano al giardinaggio e che il Presidente Hollande farebbe bene a destituirne in blocco l’intera dirigenza, sostituendola con una totalmente nuova (ammesso che abbia gli uomini per farlo).

Peraltro, se si pensa che siamo a questo punto a 14 anni dall’attentato alle due Torri newyorkesi, con tre guerre fatte (Afghanistan, Irak e Livia)  e con pozzi di soldi spesi, qui la disfatta non è solo dei francesi, ma è tutta l’intelligence occidentale alla dèbacle.

Ma, una riflessione di più ampia portata la faremo nei prossimi giorni, ora la cosa più urgente mi sembra quella di analizzare l’azione, cercando di ricavare indicazioni sullo stato dei fatti e su quello che si profila. Questa strage segna un salto di qualità senza precedenti nelle capacità offensive degli jihadisti: negli ultimi dieci anni i servizi di intelligence occidentali hanno regolato la loro azione sul parametro della “cellula di lupi solitari”, piccoli gruppi autonomi che mettono a segno singoli colpi al di fuori di catene di comando rigide e solo sulla base di una generica indicazione di colpire dove e quando si può. Ora siamo di fronte ad un’azione complessa, articolata, di notevole professionalità e che, ragionevolmente ha richiesto l’impiego di parecchie decine di uomini e forse di più di un centinaio.

Infatti, calcolando una media di 5 uomini per ciascuno dei sette attacchi (ma quello al Bataclan ne ha richiesti di più) siamo già a 35. Ma al di là degli “operativi” scoperti (che non sappiamo ancora quanti sono stati) occorre tener conto della forte probabilità di una rete di appoggio logistico di “vedette”, gruppi di appoggio, addetti alla diversione, ecc. e degli operativi che forse non sono riusciti ad entrare in azione o che forse sono riusciti a sottrarsi alla cattura o alla morte. Dunque una stima di parecchie decine non mi pare infondata. Il che implica la presenza di un’organizzazione vasta e ramificata la cui esistenza è totalmente sfuggita all’intelligence francese (congratulazioni!). Ed ora dobbiamo prendere in considerazione che anche sul territorio europeo operino grossi gruppi organizzati di Jihadisti (altro che “lupi solitari”!) ed i servizi farebbero bene a riorientare  le proprie operazioni prendendo in considerazione anche questa ipotesi ben più allarmante.

Un secondo aspetto da analizzare è quello delle caratteristiche del  personale impiegato. L’azione, per la simultaneità, la scansione in fasi, la precisione dei tempi,  le tattiche di attacco ecc dice chiaramente che sono stati impiegati professionisti; sicuramente non tutti, per cui, ad esempio, gli uomini di appoggio possono benissimo essere stati “manovali” prelevati dalla banlieu e sommariamente addestrati. Ma gli operativi sono stati sicuramente gente di mestiere. E c’è un particolare che incuriosisce, la presenza fra le armi usate di un fucile a pompa: un’arma precisissima, potente, solida, che non si inceppa mai, ma scomodissima da usare e che richiede di riprendere la mira ad ogni colpo. Una arma classicamente usata da  servizi segreti (amatissima da quelli americani) e da Cosa Nostra (sempre negli Usa). Un’arma di questo tipo è preziosa per attentati ad un determinato bersaglio, ma è del tutto disfunzionale nel corso di una azione in cui si spara nel mucchio, cosa per la quale risulta tanto più utile il classico kalashinikov. Dunque, o quel fucile segnala che, nel mucchio da colpire, c’era qualcuno in particolare o che nel gruppo di fuoco c’era qualcuno la cui arma abituale è quella e che l’ha condotta con sé anche in questo caso. O entrambe le cose. Dalle notizie a disposizione non si capisce dove è stata trovata questa arma, capiremo meglio in seguito. Intanto sarebbe interessante capire dove e da chi sia stato addestrato il possessore di quell’arma che non è semplicissima da usare.
Da dove vengono questi professionisti? La cosa più probabile ì che siano venuti da fuori e siano stati trasferiti in Francia in un momento imprecisato ed un vista di una azione, anche se non necessariamente una azione predeterminata. C’è un fenomeno che si sta delineando da ormai molto tempo: quello dello “sciame sismico” delle guerre mediorientali, per cui i reduci di un teatro di guerra si riversano in un altro e poi in un terzo, dando vita ad una sorta di comunità di professionisti della guerriglia, che ricorda molto da vicino il fenomeno del travaso degli ex appartenenti alle Brigate Internazionali in Spagna, che poi fornirono il primo quadro della guerriglia partigiana durante la II Guerra Mondiale. Ovviamente nessuna parentela né politica né ideologica fra i due fenomeni, ma delle similarità per così dire “sociologiche” ed operative che meriterebbero una attenta analisi comparativa. In fondo, anche Al Quaeda si formò sulla base di quanti erano accorsi in Afghanistan per combattere i sovietici. Possinile che i servizi occidentali non abbiano cercato di fare una “anagrafe” – per quanto parziale ed imprecisa- dei reduci delle varie guerre?

Terzo ordine di problemi: da dove viene il colpo? Stando alle rivendicazioni sarebbe un’operazione dell’Isis per rappresaglia all’intervento in Siria dei francesi. Ed, ovviamente, è possibilissimo che le cose stiano così, ma è bene mantenere un po’ di dubbio, non è il caso di prendere per oro colato queste rivendicazioni. Durante la strage di Chiarlie Hebdo abbiamo visto l’accavallarsi di un uomo dell’Isis come Coulibaly sull’azione di uomini dei Aqpa come i fratelli Kouachi, il che fece intuire una corsa fra i due gruppi per “cappellare” l’operazione.

Il dubbio sorge dal fatto che fra Isis ed Al Quaeda c’è stata una differenziazione strategica iniziale: Al Quaeda ha sempre teorizzato gli attentati in Occidente per colpire il “nemico lontano” mentre l’Isis l’azione in Medio Oriente per colpire il “nemico vicino”. Questa azione, quindi, sarebbe nello spirito più di Aq che dell’Isis. Quindi la rivendicazione potrebbe essere un modo di appropriarsi di un’azione non propria, per esigenze pubblicitarie. Però, almeno sino a quest’ora, manca una rivendicazione di Aq, Dunque, dobbiamo prendere in considerazione altre due ipotesi: che l’Isis abbia modificato parzialmente la sua strategia aggiungendo anche azioni in Occidente o che fra i due gruppi possa essere intervenuto un qualche accordo per il quale Aq lascia il terreno dell’azione armata all’Isis per concentrarsi nelle azioni di “entrismo” nelle sfere di potere del mondo islamico o sulla base di altre intese.

Il quadro è in movimento e ci toccherà tornare nei prossimi giorni sulla questione.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (45)

  • Come negli altri casi, data la delicatezza dell’argomento, sarà necessario fare il pelo e il contro pelo alle versioni ufficiali

  • Caro Aldo, potresti spiegare meglio quali sono le tue fonti per sostenere che erano in azione diverse decine di terroristi? E sulle dinamiche dello svolgimento dell’azione?
    E vero che sono stati colpiti 7 obiettivi, ma 6 di questi erano a poche decine di metri di distanza tra di loro (10 e 11 arrondissement – non ci sono conferme sugli attacchi a Les Halles), quindi non si potrebbe pensare a uno/due gruppi in azione che poi sono confluiti all’azione finale alla sala di concerti? Questa è comunque l’ipotesi che viene diffusa in questo momento alla radio francese. La versione ufficiale dei media francesi è che ci fossero 7/8 “operativi” che sono stati uccisi, e non si sa se alcuni altri siano sfuggiti.
    Grazie,
    saluti
    Matteo

  • lo stato di declino occidentale si vede chiarissimamente anche da questi episodi. Finche’ sui giornali scrivono degli imbecilli qualunque i quali dopo questi fatti istigano all’ odio indiscriminato verso tutti gli islamici, finche’ i servizi di sicurezza sono evidentemente gestiti da incapaci, e finche i nostri governi fantocci occidentali spendono cifre allarmanti per compiere le missioni di pace che di pace non sono, invece di andare a vedere chi finanzia il terrorismo, la tendenza al declino sara’ irreversibile.
    Il problema e’ che se si va’ a vedere chi finanzia i terroristi si farebbero scoperte imbarazzanti poiche’ in questi ultimi tempi l’ISIS ha avuto connivenze e aiuti tra chi ha interesse a destituire il regime siriano.
    Quindi se non fosse che vengono uccise vittime innocenti mi verrebbe da dire alla Francia che ben gli sta’. Finora gli unici che hanno combattuto seriamente l IS sono i russi, se non altro perche’ hanno interesse a farlo, gli altri compresi i paladini dell’antiterrorismo cioe’ gli USA hanno solo fatto finta.
    Ora e’ possibile fare una previsione facile facile: se l’ISIS dovesse in qualche modo congiungersi a Boko Aram, non ce ne sara’ piu per nessuno, e l’occidente con tutta la sua prosopopea potra’ solo che prenderlo nel culo, ringraziando i nostri governanti.

  • Nel suo articolo giustamente lei lascia spazio per il dubbio.
    Perchè l’attacco allo stadio dove si stava svolgendo Francia- Germania, con il ministro degli esteri tedesco che assisteva, potrebbe anche avere un significato simbolico.
    Il ministro Steinmeier sta cercando da tempo di organizzare un verice a cui partecipi la Russia ed è contrario ad allontanare Assad.
    Non potrebbe trattarsi di un sanguinoso avvertimento agli alleati europei di non avvicinarsi troppo a Putin?

      • Se l’ISIS avesse davvero attaccato Parigi, sì che si sarebbe tirata la zappa sui piedi.
        Fino all’entrata in scena di Putin i jihadisti in Siria hanno fatto il bello e cattivo tempo con francesi e americani che li assistevano nella demolizione del regime di Assad.
        Senza l’assistenza della Turchia e i finanziamenti degli Arabi alleati dell’Occidente, il Califfato finirebbe in due giorni.
        Non vedo i vantaggi che potrebbe ricavare l’ISIS, vedo di più i vantaggi per gli americani.

    • se pensa ad una sorta di autoattentato, questa volta mi pare che le cose non stiano così. Temo che sia molto peggio: questi sono totalmente imbecilli

  • Da buon dietrologo, mi sto chiedendo chi possa trarre vantaggio da questo attentato. Un dato importante mi sembra quello di considerare che nessun gruppo terroristico possa anche soltanto pensare di mettersi contro simultaneamente Russia (attentato aereo sul Sinai), Iran (attentato a Beirut) e Francia (attentato a Parigi), che sono pur sempre potenze nucleari, senza avere qualche appoggio “esterno” di altissimo livello. Senza contare il fatto che introdurre Ak47 all’interno di una capitale europea non mi sembra agevole, a meno che non ci siano complicità “intelligenti”.

  • Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di uno scontro tra Obama e i falchi del Congresso che hanno sposato le tesi di Nethanyahu: intervento deciso in Siria, anche a costo di sfidare Putin, e ripudio degli accordi sul nucleare con l’Iran, a costo di spingere il gioco fino alle conseguenze estreme.
    Gli attentati avrebbero lo scopo di fare pressione sul presidente americano, che già ai tempi di Charlie Hebdo si era rifiutato di partecipare alla manifestazione con gli altri capi di Stato per evitare di essere coinvolto nel caos mediorientale.
    In più potrebbero servire a spianare la strada all’arrivo di un falco estremista alla Casa Bianca nel 2016 sull’onda della richiesta di un uomo d’ordine e dal pugno di ferro.

  • Giannuli, un paio di appunti:
    – Lei punta il dito sui servizi di sicurezza francesi ed europei in generale. Giusto, ma si scorda che questi operano all’interno di un quadro di diritto proprio di paesi democratici. Non vorrei insinuasse che, visto che siamo in guerra con forse paranaziste, dobbiamo scendere al loro livello per vincerle, perchè lo troverei inaccettabile e pericoloso per i diritti umani fondamentali.
    – Credo che mettersi a fare dietrologia in questo caso (ma anche in quello di Charlie Hebdo), e ragionare in termini di “a chi giova?” sia fuorviante. Non c’è razionalità in questi attentati, solo il cieco odio verso un mondo che, a torto o ragione, è visto come origine di tutti i mali del medioriente, e di conseguenza verso il suo stile di vita “corruttore”.
    E piuttosto che andare a cercare improbabili false flags, mi interrogherei su questo movente, che non è affatto stupido. Per capire il perchè di questi attentati, a partire dall’11/9, l’occidente si deve mettere in discussione, deve mettere in discussione i suoi governanti e la politica coloniale e post coloniale degli ultimi 150 anni.

    • Però per quello che ho studiato, per i servizi non esiste un quadro di diritto, quando seguivo il corso di Filosofia politica ci fu espressamente evidenziato che i servizi sono creati per lasciare allo Stato tutta la DISCREZIONALITA’ necessaria a proteggere lo Stato ed i suoi cittadini. Lei comprenderà che in questa visione il diritto non c’entra. Ci sono sempre stati atti delinquenziali nell’azione di qualsiasi servizio segreto in ogni parte del mondo. Anche la parola omicidio perde il suo valore universalmente riconosciuto.

      • ma questo è il guaio: che i servizi rappresentano una enclane discrezionale in un ordinamento normativo e questo produce una infinità di effetti negativi

        • Per carità è vero ma lo è anche il fatto che esistono e che quindi ai servizi non ci si vuole rinunciare, probabilmente un’azione in “punta di diritto” non garantisce certi risultati.

  • Correggo un’affermazione inesatta in fatto di armi: i fucili a pompa sono armi imprecise, usate in genere per fare fuoco dal fianco, a bruciapelo: azionare la “pompa” per ricaricare, infatti, rovina completamente la mira. Sono efficaci a corta distanza e contro bersagli grossi, quindi ottimi per sparare nel mucchio soprattutto se usati con cartucce a pallettoni. Sono armi vendute anche per difesa personale, al contrario dei fucili mitragliatori (ak47 ecc.), tutti considerati armi da guerra e non in vendita al pubblico.

    Hanno comunque poca cadenza di tiro: non hanno caricatore estraibile; il loro serbatoio interno contiene 5/8 colpi soltanto a seconda della marca/modello; la ricarica è molto lenta perché bisogna reinfilare un proiettile alla volta.

    Per cui, a me l’uso di un fucile a pompa fa pensare a un elemento poco addestrato incluso nel gruppo all’ultimo momento e/o armato alla bell’e meglio.

    • certo che azionare la pompa rtovina la mira che deve essere ripresa, ma dipende anche da chi lo usa: se è un buon tiratore l’effetto di un’arma del genere è micidiale anche su bersaglio determinato (purchè non lontano). Però è un’arma “lenta” proprio perchè devi azionare la pompa e riprendere la mira, il che fa pensare ad un bersaglio grosso e poco mobile ma non è detto che si debba trattare di una singola persona.
      D’accordo che se caricato a pallettoniè micidiale su un gruppo, però non sappiamo come era caricata l’arma. Può darsi che l’ipotesi di un reclutato all’ultimo momento ed armato alla bell’e meglio può essere vera, in ogni caso si tratta di un eemento da analizzare con attenzione

  • In una intervista televisiva Sergio Romano ha avanzato l’ipotesi che l’aver spostato l’azione in Europa sia un segno di debolezza dell’Isis (nel post di Giannuli si accennava alla stranezza di un intervento lontano dal medio oriente) proprio per l’intervento Russo, e francese e di altri (per quello che conta). Potrebbe essere.

    Rimane che gruppi armati di fuoco come quelli di ieri sono appunto qualcosa di piu’ di lupi solitari, e sono una sconfitta del’intelligence francese.

    Pero’ sarebbe forse il caso di capire di piu’ perche’ la Francia. Sull’Epresso di qualche settimana fa c’era un interessante articolo sugli interventi (al plurale) armati dei francesi in africa, anche sub-sahariana, con alleanze politiche e militari a favore e contro gruppi locali per il controllo di risorse minerarie delle piu’ varie. Non se ne parla, ma varebbe la pena di approfondire.

    Circa la lotta contro l’Isis, e’ vero che gli unici che si stanno impegnando seriamente sono i russi, degli altri sappiamo il gioco dell’ammuina. Mi viene un’idea pazza: e se fosse un avvertimento alla Francia di non mettersi in testa l’idea di fare sul serio contro l’Isis? Ed e’ vero che la russobia e abbastanza diffusa in ambienti vari, soprattutto USA, anche contro ragionevolezza e senso di realta’.

    Pero’ va notato che mentre esistono i burattinai, che vanno individuati, esistono i burattini: 20-25enni che decidono di fare un’azione di guerra e al 99% morire subito dopo. E’ un livello dell’analisi che andrebbe sempre tenuto in conto, perche’ da’ il senso dello scontro tra il Nord (USA, Europa, Russia) e quella parte del mondo che ha caratteristiche socio-economiche del tutto differenti: il clash da’ il senso di un dramma dalle dimensioni storiche.

    • È falso che i russi si stiano impegnando contro ISIS. La verità è che gli stanno facendo il solletico, perché se ISIS scomparisse dalla Siria, scomparirebbe la giustificazione dell’intervento russo e la stessa sopravvivenza di Assad al potere sarebbe messa in discussione. Gli unici che stanno davvero combattendo ISiS e Al Aqsa sono i curdi. Per trovare conferma di questo, basta informarsi meglio e non dagli adoratori di Putin.

      • Non ho capito.
        Secondo te quindi, se vincesse, la situazione di Putin sarebbe peggiore? Se l’ISIS fosse sconfitto, sarebbe più facile imporre equilibri più favorevoli ai russi, che forse non contemplano un Assad ancora al potere, perchè nulla fa credere che i russi tengano tanto a luiu. Bisogna capire che i russi non sono andati in Siria prioritariamente per difenderer Assad, ma per difendere sè stessi, cioè l’unica base navale che hanno nel Mediterraneo che secondo potrebbe darsi che non andanorenno mai più, qualunque sarà la sorte del conflitto.
        Chi fa ammuina non è chi se vince raggiunge gli scopi che evidentemente ha come tutti possono comprendere, ma chi non vuole vincere perchè non è questo il suo obiettivo, e si tratta proprio degli USA che se l’ISIS fosse sconfitto, rischierebbero di trovarsi ancora Assad al potere, ed in generale l’Iran con maggior epeso nella zona, cosa come noto invisa ai suoi principali alleati locali, quali la Turchia, Israele, i sauditi ed emirati, il Qatar.
        Del resto, non è un mistero, gli USA premono perchè i russi accettino di abbandonare Assad. Finchè non vi sarà questo accordo politico, gli USA non possono che fare ammuina, mi pare un discorso lineare.
        I russi invece devono vincere celermente, per non rischiare un loro Vietnam.

  • Grazie per la Sua lucida analisi.
    Però francamente non mi riconosco nel “stiamo perdendo la guerra”, perchè per quanto mi riguarda la guerra non è ancora iniziata. E poi chi sarebbero i ‘noi’? Il termine include i politici che hanno governato gli stati occidentali negli ultimi decenni? Include i pacifisti e i cattivelli che si atteggiano da ‘buonisti’? Sono parte del problema, perchè senza di loro non sarebbe immigrato chi oggi ci uccide.
    Siamo circondati da guerre islamiche e i politici permettono alle masse di immigrare da noi, spendendo un mare di soldi con le politiche di accoglienza. Molta di quella gente ci disprezza, perchè per motivi religiosi disprezza il nostro stile di vita. Temo che purtroppo gli attentati omicidi aumenteranno.

    • La guerra c’è eccome, è stata iniziata e cavalcata dai governi occidentali e la stiamo pagando noi innocenti popoli europei. Ma finché persone come lei crederanno che sia dovuta all’accoglienza che dobbiamo offrire verso chi da quella guerra fugge, e non ai nostri governi (insieme a quello USA) che l’hanno provocata la perderemo di certo.

      • La maggior parte delle persone che immigra in massa in Europa non è assimilabile, e immigra per restarci. Inoltre spesso sfrutta il sistema assistenzialista che vi trova, che è un ulteriore incentivo a rimanere. Il loro numero crescente ha provocato la nascita di società parallele, che nel caso degli islamici sono anche ostili. Perchè l’islam è un’ideologia suprematista, che non tollera credi o stili di vita diversi. E il corano non è liberamente interpretabile, infatti al suo interno è specificato che deve essere preso alla lettera; ed è specificato anche che la ‘guerra santa’ è un dovere per ogni islamico. E’ da 1400 anni che fa la guerra all’Occidente. L’errore è averlo fatto entrare in massa con gli immigrati perchè ora il nemico è in massa all’interno.
        Fino a qualche mese fa si pensava che gli europei sarebbero diventati minoranza in casa loro nel giro di una 40ina di anni. Le invasioni di quest’estate, soprattutto tramite la rotta Turchia-Balcani hanno però dato una forte accelerata.
        Ad esempio, solo in Germania sono previsti 1 – 1,5 milioni di nuovi ingressi entro il 2015 e i costi di assistenza sono stimati in almeno 20 miliardi di euro. L’80 per cento sono giovani maschi islamici tra i 16 e i 40 anni, inviati da soli in ‘avanscoperta’ dalle famiglie a fare domanda d’asilo politico, in attesa del permesso al rincongiungimento; solo circa il 10-15% sono siriani, molti sono afghani, iracheni, cossovari, africani. Tramite il ricongiungimento familiare entreranno circa altre 4-5 persone per immigrato. Vuol dire circa 7 milioni di persone, solo per il 2015. Oltre ai milioni che già ci sono e che entreranno negli anni seguenti se questi politici non verranno fermati. A questi vanno aggiunti i ‘clandestini’ che non si fanno registrare. Negli altri stati la situazione è simile, ma è più drammatica là dove i sussidi sono più alti (Germania, Svezia, Danimarca fino a poco tempo fa, ecc). Le requisizioni di appartamenti, palestre e terreni per ospitarli sono all’ordine del giorno. Si parla già di costruire nuove città riservate ai ‘rifugiati’.

        Alcune foto e video dell’invasione:

        Austria: http://www.epochtimes.de/politik/deutschland/spielfeld-tumult-in-fluechtlingscamp-und-strassenblockade-von-buergern-a1279531.html

        Germania: http://www.pi-news.net/2015/11/pi-video-fluechtlingschaos-an-bayerns-grenzen/#more-489020

        Francia: https://www.rt.com/news/319121-aerial-photos-calais-migrants/

        Germania: Fahimi, una turca, segretaria del secondo partito (SDP), ammette che non si sa quanti siano gli ‘asilanti’: https://jungefreiheit.de/politik/deutschland/2015/fahimi-genaue-zahl-der-asylbewerber-unbekannt/

  • Come dice Riccardo mettersi a fare dietrologia può essere fuorviante.
    Non bisogna, però, dimenticare che sulla strage al supermercato Hyper Casher compiuta da Amedy Coulibaly, poco dopo l’eccidio nella sede di Charlie Hebdo, è stato posto il segreto militare dal ministro degli interni francese.
    Eppure tutto sembrava chiaro, la pista del terrorismo islamico sembrava sicura; ma le indagini dei giudici di Lilla, secondo il giornale di Calais: “La voix du nord”, aveva preso una direzione che riguardava un traffico di armi dalla Repubblica Ceca, che coinvolgeva la SDAT(una specie di Digos francese), i poliziotti di Lilla e società importatrici di armi, gestite da un neofascista.
    Insomma, per farla breve, le armi degli attentatori di Parigi erano arrivate a destinazione per vie oscure, sotto la supervisione degli agenti francesi.
    Quindi prima di parlare di terrorismo islamico o altro è meglio aspettare.

  • Una domanda per il Professor Giannuli.
    Certamente je suis Charlie; Ottimo per la sfilata dei capi di stato e governo.
    Certamente I pay for Paris …
    Come mai in Italia in occasione dei numerosissimi e pesantissmi episodi degli anni di piombo non c’è stato mai nulla di simile?
    Ricordo male??

  • Ho notato che gli attentati sono stati realizzati in un momento in cui nei mercati finanziari le contrattazioni di borsa erano chiuse. Secondo lei è rilevante?

      • Io credo invece che non sia un caso. D’altrocanto la pianificazione di un fatto coordinato richieda anche la pianificazione di una data ben precisa.
        Provo a fare un ragionamento da uomo della strada facendomi aiutare dalla fantasia.
        Si sceglie una data in cui i mercati finanziari non operano per evitare una conseguenza certa: il flusso di vendite massicce che ha colpito i mercati finanziari all’indomani dell’11 settembre.
        E perché? Per due ordini di ragioni. L’interesse di chi ha coordinato l’azione è quello di creare tensione nell’opinione pubblica e creare anche un consenso ad una reazione militare a tali fatti.
        Non vi è l’interesse a destabilizzare i mercati finanziari che oggi pesano più dei governi degli Stati, anzi vi è l’interesse specifico a non destabilizzarli o perché essi stessi subirebbero un danno importante da un crollo nel breve termine o perché ciò gli è stato vietato da chi li finanzia.
        Ovviamente questo ragionamento non porta a nulla a meno che non esiste un modo per seguire nei mercati finanziari i flussi di denaro ad esempio che provengono dal contrabbando del petrolio o compravendita di opere d’arte trafugate o da altre forme di attività illecite.
        Come film non sarebbe male 🙂

  • egr prof,noi della copesi ci sfogheremo,scrivendo,dei commenti,ai vari blog,che hanno parlato dell attentato di parigi,compreso il suo,e , l attentato stesso,verra rimosso!

  • Colpisce ma non sorprende l’uso della prima persona plurale nel titolo dell’articolo.

    Perché non mettere un bel fiocco azzurro con su scritto “Je suis Paris” sul frontespizio del sito?

      • Perché l’analisi dovrebbe essere avalutativa, quindi im-parziale. Usando la prima persona si rende evidente che invece il ragionamento prende spunto dal proprio esser-parte in causa del conflitto in esame.

          • Dunque i saggi scentifici hanno il dovere di essere imparziali mentre gli articoli di commento hanno il diritto alla parzialità e all’affabulazione. Teoria peculiare, anche perché la linea di confine fra le due dimensioni è tutt’altro che definita. E se qualcuno scambia le sue affabulazioni commentistiche per asserzioni scentifiche e viceversa?

          • allora: imparziali non si è mai, al massimo si può cercare di essere avalutativi che è una cosa diversa. L’obbligo della avalutatitivà di per sè non esiste nel commento politico, ancne se esiste pur sempre quello dell’onestà intellettuale. Tutto sommato per chi ha superato la terza media dovrebbe essere agevole distinguere fra le due cose: fra saggio e commento. E direi che basta così, non avendo tempo per polemiche di lana caprina

  • Aggiungo separatamente un’altra informazione, di natura diversa.
    So per conoscenza diretta da fonte affidabile che, qualche ora prima degli attentati, a Mosca giravano tra privati degli SMS dove si invitava alla prudenza perché si sospettava l’imminenza di un attentato lì, a Mosca.
    Potrebbe essere una coincidenza, naturalmente, però la mia fonte afferma di avere ricevuto un SMS di questo genere solo in questa occasione.

  • Siamo sicuri che l’obiettivo principale dei ss sia di garantire la sicurezza nei propri paesi? Non sono forse dedicati ad altri compiti così da accettare episodi come questo comee fossero effetti collaterali? I fatti sembrerebbero indicare questo. Molti “lupi solitari” sono ben noti all’intelligence, utilizzati in scenari internazionali per missioni sporche. Sicuri i ss non abbiano avuto alcun ruolo, attivo o meno, nel loro reclutamento, addestramento, e nella loro azione?

  • Si può scrivere che visitare la Corsica è poco igienico, benchè sia una regione amenissima?
    Si può dire che Marsiglia e dintorni quanto a legalità possono prendere lezioni dalle (ex?) colonie francesi, malgrado la stampa internazionale si crogiuoli sui soliti luoghi comuni dell’italianità da export?
    Si può ricordare che a Parì parì i topini a due ciampe ripuliscono los turistos e per i kepì sono gattoni grassi e immobili?
    Si può ritenere che a Parigi stiano per richiamare dalla pensione l’ispettore Clouseau?
    Si può pensare che Marianna sia una vanagloriosa, che non si fa neppure gli affari suoi?
    Si può arguire che Assad abbia detto qualcosa di interessante, dicendo di guardarsi dagli amichi degli amichi e che ognuno si merita gli amichi o ex amichi che si ritrova?
    Si può non ascoltare la musica francese, triste, lamentosa, pallosa, depressiva e gustarsi invece la Marsigliese, composta da un italiano?
    Professore, ci vuole illustrare le storiche prodezze musicali della pluripremiata banda dei marsigliesi?
    Ho il dubbio che gli aristocratici gatti bianchi rosso e blu non siano buoni ad acciaffare i topini, figuriamoci se si imbattono con quelli che sono più grandi di un coniglio che mozzica.

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