Spread: c’era da aspettarselo? Studiamo i dati, che non mentono.

Con molto piacere torna a farci visita sul sito Lamberto Aliberti che ci propone un’analisi molto dettagliata sul tema dello spread. Un ottimo articolo, su cui tornerò domani con un mio pezzo. Buona lettura! A.G.

Siamo ai primi d’agosto di quest’anno, filtrano indiscrezioni sui passi del governo: la manovra prevede flat tax e reddito di cittadinanza. Pochi giorni dopo vi si aggiunge lo smontaggio della legge Fornero sulle pensioni. Risposta della borsa: lo spread, il divario % del tasso d’interesse dei BTP a 10 anni rispetto agli omologhi tedeschi, salta intorno a 250 punti, quando da anni navigava sui 130.
Insomma, per gli investitori nel debito pubblico, le tre manovre congiunte ne raddoppiano quasi il rischio, quando il governo, in particolare, nella figura del Ministro dell’Economia, Tria, si affretta a parlare di “compatibilità tra gli obiettivi di bilancio” già illustrati in Parlamento e l’avvio delle riforme, contenute nel programma di governo, che ha combinato le promesse elettorali di Lega e Cinque Stelle.

Passa un mese e mezzo, occupato nella quantificazione della manovra. Focus sul deficit in rapporto al PIL. Si formano due schieramenti nella maggioranza. Si susseguono cifre decisamente fantasiose. Tria si distingue per ancorarsi a un valore accettabile da parte dell’Unione Europea. Il 20 settembre dichiara: “Non firmerò mai un deficit al 2%”. Conte, Presidente del Consiglio, cerca di mediare: «Non impicchiamoci ai decimali. – sic – La manovra deve essere coraggiosa, da consentire crescita e sviluppo sostenibile. Ma dobbiamo essere credibili anche rispetto ai mercati, perché li chiamiamo a fare degli investimenti sui titoli di Stato». Non un problema da niente.

Finché il 26 settembre il Governo comunica: il rapporto tra deficit e Pil è fissato al 2,4 per cento contro l’1,6, tetto concordato nei vertici con i colleghi dell’Unione Europea, che reagiscono immediatamente con durezza. Passa una settimana di trattative farraginose e quasi sempre interrotte, finchè Tria annuncia il compromesso: 2,4 nel 2019, 2,1 nel 2020 e 1,8 nel 2021. Ne diventerà subito il massimo difensore, anche se i 2 leaders della maggioranza sembrano piuttosto indifferenti su quanto accadrà oltre il prossimo anno. Né si sono placati gli oppositori o si sono convinti i mercati. Lo spread infatti è balzato a 300 e lì rimane con lievi oscillazioni. È quel 2,4 di deficit che turba?

Prosegui la lettura dello studio di Lamberti Aliberti cliccando qui.

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Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Commento

  • Ho faticato per leggere l’articolo, per via del formato grafico.
    Non viene detto che il modello si muove all’interno di uno scenario di una moneta a cambio fisso in un perimetro di economie asimmetriche, all’interno delle quali comandano a proprio favore dei ladri (uso un eufemismo), che usano le istituzioni europee per bastonare gli avversari politici e far meglio i propri porci comodi a spese e in danno altrui. Singole economie disunite politicamente, sia pur sbilanciate, possono continuare a crescere fintato che non sono destabilizzate, dopodichè il sistema inizia ad avviare su stesso e a svalutare lavoro, economie domestiche, imprese, pubblica amministrazione, banche, parimenti con l’aumento del debito pubblico e la diminuzione del gettito, pur di mantenere il feticcio del cambio fisso uniforme per tutti, ma di fatto a vantaggio solo di qualcuno che si è arricchito, impoverendo i vicini non omogenei.
    La ricerca allora deve spostarsi dall’economia alla politica. Mastricht, Nizza, Lisbona hanno sancito la impossibilità di politiche economiche keynesiane, da parte di una classe di politici che non sapevano bene quel che firmavano … o erano condizionabili.
    I keynesiani italiani non sono stati sconfitti politicamente unicamente dagli spendi&spandi demo-socilaisti, ma da questi con l’aiuto determinante degli stranieri, interessati ad atterrare l’Italia per poterla acquastare a prezzi di svendita.
    Certo che Bruxelles e gli interessi che cela si possono sconfiggere, ma bisogna avere una classe politica che faccia prima di tutto l’interesse dell’Italia, sappia dove, come/quando mettere le mani e non sia ricattabile, anzi (sarebbe chiedere troppo) capace di ricattare.
    Ricordate la sfilata di politici yesman che abbiamo mandato a Bruxelles ?
    Che senso ha l’emersione dei problemi di DiMaio padre ora? E l’abbraccio transitivo tra Silvio, Matteo 1 e Matteo 2.
    E’ un po’ difficile pensare di sconfiggere una venditrice di aringhe e un piazzista (due ladruncoli) con Giggino, Matteo, Peppino, il fantasma di cui non ricordo il nome … spalleggiati da Sergio.
    Ci si dimentica troppo spesso che nell’economia c’è anche un rischio politico, che viene tirato fuori per usarlo solo contro l’Italia, mai a suo favore. Se uno presta i soldi al Governo Berlusconi o Renzi, sa cosa ne faranno .. e quale sarà il corrispndente livello di garanzia .. non mi si venga poi a dire che quei soldi sono prestati all’Italia.
    In definitiva il primato spetta alla politica, non all’economia o al diritto.
    Occorrono politici di prima grandezza per resistere a quei ladruncoli. Si è visto di che pasta frolla è fatto Macron (e lo avevo scritto ben prima del 16 novembre).
    Se Giggino e compagnia si fanno tenere in scacco da quella gente, è meglio che facciano altro.

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