Il noto servizio. Le spie di Giulio Andreotti (e il suo legame con Berlusconi)

In questi giorni è in libreria “Il noto servizio. Le spie di Giulio Andreotti” (qui l’indice). Si tratta della nuova edizione aggiornata del precedente “Il Noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro”, che ho voluto ripubblicare aggiornato e ampliato, alla luce del fallimento del precedente editore. Questa nuova versione, aggiunta dell’indice dei nomi, assente nella precedente, presenta alcuni capitoli del tutto nuovi ed originali, di cui vi propongo alcuni passaggi di seguito, in cui ho cercato di tracciare un bilancio della storia politica di Giulio Andreotti, sottolineando, grazie anche a nuovi documenti, il rapporto profondo che esiste tra Andreotti e Berlusconi, a differenza della vulgata dominante che vorrebbe le fortune del cavaliere legate a doppio filo a Bettino Craxi.

La nuova edizione di questo libro arriva in un momento molto significativo per la storia dell’Italia repubblicana: a pochi mesi dalla morte dello stesso Andreotti, ma soprattutto nei giorni in cui si è consumata la decadenza da senatore di Berlusconi. L’auspicio è quello di fornire spunti nuovi, originali, ma ampiamente documentati, per comprendere il sistema di potere berlusconiano, che come ho cercato di dimostrare, ha un legame inscindibile con quello andreottiano.

Come sempre chiedo aiuto ai lettori, perchè mi segnalino il loro parere sul libro, refusi o curiosità e perchè mi aiutino a farlo conoscere il più possibile, sfogliandolo in libreria o segnalandolo ad amici e possibili interessati.

Vi aspetto numerosi, infine, alla presentazione del libro che si terrà il 19 dicembre, alle 18, presso il Circolo Culturale Concetto Marchesi, in via Spallanzani 6 a Milano, insieme a Davide Conti, autore del libro “L’anima nera della Repubblica”.

Buona lettura,
Aldo Giannuli

Giulio Andreotti e la sua eredità (pp. 369)

Il filo principale del nostro racconto è stato il ruolo di Giulio Andreotti, presente in queste pagine sin dall’inizio, dall’istituzione dell’Ufficio zone di confine e dei servizi segreti. Abbiamo tuttavia messo in guardia da letture troppo “lineari” che suggeriscono l’immagine del “grande burattinaio” della Repubblica e di un Noto Servizio docile strumento nelle sue mani. Nè l’una nè l’altra cosa. Del suo rapporto, tutt’altro che facile, col Noto Servizio, abbiamo già detto e non stiamo a ripeterci.

Abbiamo invece cercato di accennare ad alcuni aspetti della sua azione di cui si parla in tono minore o non si parla affatto, come il suo ambiguo rapporto con l’URSS e il mondo arabo (in genere rapporti accennati, marginalizzati, messi in ombra) e il suo coinvolgimento negli scontri interni alla finanza, un aspetto ritenuto al massimo una trascurabile appendice del suo ruolo politico.

Al contrario, si trattò di un elemento che ebbe grande rilevanza anche nel determinare i rapporti di forza per i quali Andreotti si valse pienamente dello strumento del Ns. Ed abbiamo cercato di lumeggiare la dimensione nascosta dello scontro.

Non vogliamo sostenere che la storia dell’Italia Repubblicana si riduca solo a questo: non abbiamo una visione così misera della storia di un grande paese come l’Italia. La storia di questo sessantennio è stata (paradossalmente) anche la storia di uno dei paesi più liberi del mondo, di una delle democrazie più partecipate, di un vivace sviluppo culturale, artistico e scientifico, di una grande vitalità economica. Il “lato oscuro” della Storia non è la Storia nella sua interezza, ma anche nel quadro più bello non c’è verita se non ci sono anche le ombre. […]

Tornando all’asse centrale del nostro discorso, abbiamo visto come la corrente andreottiana abbia costituito un unicum nella Dc, in particolare per quell’intreccio di poteri  che all’asse politico-finanziario legava il tentativo di controllare i media e servirsi dell’intelligence per perseguire i suoi scopi. Tuttavia sarebbe un errore vedere tutto questo come la manifestazione diabolica di qualche congiura. Come abbiamo visto e documentato, di complotti non ne mancarono, ma questo è solo l’aspetto epifenomenico. Alla base ci sono fenomeni di vasta portata economica, sociale, politica che hanno determinato la nascita di un polo di interessi di cui la corrente andreottiana fu uno degli snodi più importanti, ma non l’unico.

Abbiamo detto che all’origine del patto repubblicano tra componente cattolica e componente laica, ci fu quella partizione “incrociata” per cui ai cattolici spettava il primo piano della politica ma solo la finanza di raccolta, mentre ai laici spettava la grande finanza d’affari, ma il secondo piano della politica. Questo patto non teneva conto del fatto che già nei primi anni Sessanta la finanza cattolica, attraverso lo Ior, era in grado di muovere e orientare grandi masse di capitali che bussavano alla porta della grande finanza d’affari. E ancor più questo accadde con il formarsi delle ingenti fortune finanziarie di mafia -che registrò un salto di qualità grazie ai traffici di droga in primo luogo, di armi dopo- che scelsero proprio quel canale per accedere alla capitalizzazione.

Parallelamente il cono d’ombra della Guerra Fredda proteggeva il formarsi di molte fortune di origine corruttiva, al pari di molte carriere propiziate dal clima della Strategia della Tensione. Inevitabile il confluire di questi interessi in un blocco autonomo che ebbe nella P2 la sua camera di compensazione e nel milieu andreottiano il suo cuore politico e la sua articolazione strategica. E non uso a caso la parola “milieu” al posto di “corrente”, perchè la corte andreottiana sopravvisse allo scioglimento della Dc e, dunque, della sua corrente. Abbiamo visto Andreotti operare al fianco di Rovelli e Sindona e, attraverso la Commerciale di Lugano e la Rasini di Milano, dare l’assalto alla Montedison e a Mediobanca. Lo sarà ancora con Calvi, a cavallo fra i Settanta e, se dobbiamo dare ascolto al suo vecchio seguace Luigi Bisignani, sarà ancora attivo nella formazione di Capitalia di Geronzi e ppi della fusione di questa con Unicredit, quando le lotte interne alla finanza si ponevano in termini diversi dall’antico antagonismo fra laici e cattolici e la Dc era solo un ricordo.

Quel blocco di interessi era cambiato nel tempo, ma era rimasto pur sempre l’antico avversario del polo dei soci storici di Mediobanca, quello che, nel suo momento migliore, si era stretto intorno all’asse Cuccia-Agnelli. E, nel tempo, aveva trovato una sua nuova espressione che rinnovava quella commistione politico-finanziaria-mediatica in Silvio Berlusconi. Dice Florio Fiorini:

“Berlusconi è da una parte un prodotto della Banca Rasini e dall’altra della Banca Popolare di Novara. Queste due banche, oltre che vicine al Vaticano, erano vicine al potere politico, ad Andreotti ed anche a Craxi: io penso che se qualcuno è intervenuto a favore di Berlusconi per fargli avere dei finanziamenti, questi sono Andreotti e Craxi”.

Anche sulla base di questo si è formata la vulgata che vede nel cavaliere l’erede e il prosecutore di Craxi. In realtà i due incrociarono le loro strade solo per qualche anno, negli Ottanta, ed essenzialmente per la questione della legge sull’emittenza. Poi, in verità, questo non fruttò molto a Craxi che, nei giorni di Mani Pulite, ebbe tutt’altro che appoggio dai Tg berlusconiani. Ben più duraturo, profondo e costante è stato il rapporto con Andreotti, anche a proposito della sua impresa televisiva della quale lo stesso Fiorini ritiene che:

“Berlusconi prima di comperare le televisioni sia andato da Andreotti e gli abbia chiesto un consiglio politico. Andreotti gli ha risposto: “Io fossi in lei lo farei. Nessuna copertura politica ufficiale, però lo farei”. Questo significava che la strategia di Andreotti era quella di creare una nuova forza che si contrapponesse, al Nord, alla finanza laica di Mediobanca.”

Ipotesi? Si, ma non fantasie: Fiorini era uomo d’ambiente e, peraltro, è lo stesso che esplicitamente e all’indicativo, indica in Andreotti il regista della carriera di Berlusconi e per questo lo definisce “grande stratega”. Forse si tratta di una definizione che carica un po’ le tinte, ma che non va molto lontano dalla realtà.

Fra la “conglomerata del potere” andreottiana e quella successiva berlusconiana sono evidenti le somiglianze: la stessa formula, gli stessi avversari, la stessa collocazione di centrodestra, le stesse “amicizie pericolose”, gli stessi alleati vaticani, lo stesso inossidabile atlantismo venato, però, di amicizie moscovite e tripoline. E non mancano neppure i punti di contatto di fatto: dall’intreccio della Rasini, alla vicinanza di entrambi con la P2, alla presenza di uomini come Bisignani prima a fianco dell’uno, poi nella sfera d’azione dell’altro.

Andreotti non fu solo il tattico che spesso si descrive, fu il creatore di un sistema di potere e, in questo senso, uno stratega. Ebbe torto Moro a dire che di Andreotti non sarebbe rimasto nulla e che egli non sarebbe passato alla storia ma solo alla “triste cronaca”: l’andreottismo fu l’espressione politica di una particolare articolazione delle nostre classi dominanti che ha prodotti frutti che durano ancora oggi.

aldo giannuli, aldo moro, anima nera della repubblica, bettino craxi, davide conti, dc, giulio andreotti, intelligence, l'anello, noto servizio, pci, potere finanziario, silvio berlusconi, spie di andreotti, storia repubblicana, strategia della tensione


Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Storico, è il promotore di questo, che da blog, tenta di diventare sito. Seguitemi su Twitter o su Facebook.

Comments (16)

  • Ho letto il post: ottimo contenuto per capire la gestione del potere in Italia.

    Si puo’ capire la crisi della cosiddetta sinistra italiana solo se si fa un’operazione analoga dal basso,ragionando sulla stratificazione sociale attuale basata sull’attuale collocazione produttiva dei milioni di italiani che lavorano, sono disoccupati, o non hanno mai lavorato. Guardare ai loro interessi attuali e le loro prospettive.

    Il resto sono chiacchiere.

  • Salve professore,

    veramente originali ed interessanti queste osservazioni! Accanto ai Bisignani ed ai Fiorini forse meriterebbe una menzione anche Flavio Carboni. Mi permetta solo una domanda: chi ha già comprato la prima edizione del libro troverebbe nella seconda forti stravolgimenti (dall’indice si nota solo una riscrittura di una sezione ed l’accorpamento di due sezioni su Moro)? Ah, maledetta crisi…certo la figura di Andreotti avrebbe meritato un saggio anche “leggero” come quello che ha scritto di recente sul Papa. Saluti

  • Non ho letto il libro e – francamene – non so se avrò modo e tempo di leggerlo, almeno a breve. Può darsi dunque che questo suggerimento sia fuori luogo perché già coperto, e in tal caso chiedo venia.
    Un aspetto dell’azione politica di Andreotti che varrebbe la pena di indagare è quello relativo alla pubblica amministrazione, che fu nel dopoguerra rimessa in piedi e “defascistizzata” proprio da Andreotti su mandato di De Gasperi. Rino Formica ha sostenuto che il Nostro, in modo scientifico, ha impostato la ristrutturazione con una finissima parcellizzazione delle responsabilità, che è la principale se non unica causa della inefficacia kafkiana della nostra PA.
    Il motivo dichiarato (e forse realmente percepito all’epoca) era quello di sottrarre potere alla PA, in questo rispecchiando l’antica paura del potere implicito degli “employés”, che pare affliggesse anche Napoleone Buonaparte, da parte del ceto politico.
    Non ho purtroppo sottomano nessun riferimento da suggerire qui.
    Saluti.

  • Domanda per il prof. Giannuli: e’ possibile guardare ad Andreotti come ad uno degli eredi della tradizione cattolica antimodernista?

    Quelli che si sentivano solo ospiti dell’Italia post-unitaria perche’ legati ad altre fedelta’ “istituzionali”.

    • Caruto: Andreotti viene esattamente da quella cultura ma da uomo assai pratico (per non dire privo di principi) seppe entrare in sintonia con i frutti della modernità come gli americani, senza per questi disdegnare i societici, gli arabi…

  • Gentile professore, leggerò con interesse il suo libro. cosa ne pensa del film “il divo” proprio su Andreotti? mi pare che il film racconti pochino

    • marcella: il film è divertente ma resta molto sulla “buccia” del personaggio racciontandone il cinismo, la finta spiritosaggine, l’aridità umana, ma politicamente e storicamente resta molto al di sotto di quello che Andreotti ha rapprresentato in questo paese

  • Libro complesso, vicenda complessa. Ma infinitamente più profondo Andreotti, definito, non a caso stratega della carriera di Berlusconi.
    Professor Giannuli, I suoi libri non sono mai monchi o parziali. e’ la ricerca della radice oscura della verità

  • Quali gruppi di potere potevano avere interesse a favorire il sorgere della tv commerciale? Cosa ha portato in Italia il progetto delle televisioni e della distribuzione cinematografica di Berlusconi? Quali film favoriva? Quali stili di vita? Qual era il contesto geopolitico di quegli anni?

  • Purtroppo non posso permettermi di comperare troppi libri cartacei (altrimenti esco di casa).
    Un po’ li lascio a casa dei miei nipoti, ma anche lì non posso esagerare.
    Purtroppo è introvabile sia online che in libreria, ma anche nelle biblioteche (di due provincie solitamente ben fornite).
    Volevo chiederle se è possibile una nuova edizione su “Ponte alle Grazie” con versione ebook.
    Magari con un approfondimento sulla figura di Andreotti, i suoi rapporti con Berlusconi e la mafia, tra l’Anello e Gladio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.