Sono in piedi le grandi manovre, ma…

Salvini lo sa: non ha troppo tempo per mettere all’incasso la cambiale che i sondaggisti hanno emesso a suo vantaggio: i favori del pubblico non durano in eterno, anzi, negli ultimi tempi hanno una data di scadenza più corta di quella di uno yogurt.

Nel 2011 il centro sinistra di Bersani sembrava avviato alla vittoria certa ma aspettò troppo ad arrivare alle elezioni e, superato il picco dei sondaggi nel 2012, arrivò spompato alle elezioni del febbraio successivo quando dovette accontentarsi del 25% più i 4 punti degli alleati e vincere di misura alla Camera, ma non al Senato, perché nel frattempo era nato il M5s.

Nel 2014 Renzi era sulla cresta dell’onda con il 41% dei voti e sembrava invincibile, due anni dopo straperdeva il referendum sulla sua riforma costituzionale e nel 2018 il Pd crollava al 18%.

Nello stesso 2018, il M5s trionfava nelle politiche con più del 32%, ma 14 mesi dopo crollava nelle europee al 17%.

E non diciamo del capitombolo di Berlusconi fra il 2008 ed il 2011.

Insomma, finchè c’è il vento in poppa, bisogna spicciarsi. La Lega è allo Zenith e probabilmente lo resterà sino alla prossima primavera; dopo, soprattutto se le elezioni regionali non dovessero andare bene, inizierebbe un declino più o meno rapido.

Se poi si giungesse al giugno del 2021 senza elezioni, scatterebbe il semestre bianco e di votare si parlerebbe al più presto nella primavera del 2022, quando la vittoria alle europee sembrerà distante come le crociate.

Iniziamo dalle regionali: i pronostici dicono che la sinistra ed i 5 stelle hanno discrete probabilità di vincere in Toscana, Campania (se dovesse esserci l’accordo con De Magistris) ed anche Emilia. Poi c’è la Puglia sul bilico ed invece in Calabria e Liguria la bilancia pende dalla parte della Lega.
Per la maggioranza è determinante vincere in Emilia, già a gennaio, diversamente sarebbe la fine del governo ed una forte spinta alle elezioni.

Per questo per la Lega sarebbe di grande importanza vincere in Emilia e, in caso contrario, vincere almeno in una delle due regioni maggiori (Toscana o Campania) e poi in Puglia e Liguria. Ma se la maggioranza attuale dovesse vincere in Emilia, Toscana e Campania magari con l’aggiunta della Puglia, per la Lega sarebbero dolori ed inizierebbe la parabola discendente e molti maggiorenti potrebbero essere tentati di presentare il conto al capo.

Dunque, Salvini ha fretta e manovra per arrivare subito al voto, iniziando soprattutto a saggiare il terreno con Renzi che, per parte sua strizza l’occhio.

In effetti, una parte dei poteri forti (si pensi all’uscita di Ruini, agli atteggiamenti di molti esponenti della Confindustria ecc.) puntano sull’ “asse dei due Mattei”, non che vagheggino un impossibile governo dei due, quanto piuttosto ad un nuovo bipolarismo con un Matteo a capo del centro destra e l’altro del centrosinistra.

Infatti, anche negli organi di informazione si danno per spacciati i cinque stelle (e questo è nell’ordine naturale delle cose) e per una ledership a tempo Zingaretti che appare troppo vecchio, scialbo e superato.

Ma… c’è un ma ed anzi piu di uno: in primo luogo, se Salivi ha fretta, Renzi ha bisogno di tempo perché il suo partito non è pronto a correre e ha bisogno di almeno due anni. Per cui i due possono avere molti punti in comune, ma non certo la data delle elezioni.

In secondo luogo è nell’aria il gran rimescolone delle forze politiche: per ora la questione è a livello di palazzo (scissione di Renzi, probabile uscita della Carfagna da Fi, Berluscono che tenta di affiancare una nuova formazione alla sua morente Fi, congresso del Pd che sembra volersi spostare a sinistra) ma, a breve, il passo fra Palazzo e piazza potrebbe essere colmato.

L’epicentro del terremoto potrebbe essere il M5s che, prima di dissolversi, potrebbe dar vita a diverse diaspore (un partito moderato guidato da Conte, uno di sinistra guidato da Fico e con possibili confluenze di Leu e Si che potrebbero in parte essere attratte da un Pd un po’ più radicale, poi altri potrebbero convolare con De Magistris e/o i verdi).

E poi c’è anche la piazza: l’Ilva, l’Alitalia, le aziende minori (si pensi alla Pernigotti) potrebbero spingere i sindacati verso un nuovo autunno caldo in tono minore.
Peraltro siamo in un periodo di rivolte di piazza diffuse. Dunque, l’attuale schema del sistema politico potrebbe disfarsi abbastanza presto.

Nel frattempo iniziano le grandi manovre per il Quirinale: il centro destra ancora non ha scelto e c’è chi parla di Giorgetti che sembra un candidato con troppi pochi muscoli, poi Berlusconi ci pensa ma credo che nessuno sia disposto a votarlo.

Stanti così le cose Draghi è ancora il più forte. Ma si affaccia la candidatura di Mara Cartabia, donna (e sarebbe la prima volta) gradita a Renzi ma anche ai vari cattolici e che sembra abbia alle spalle il “dottor sottile” Giuliano Amato che, peraltro, è spesso, indicato come una “riserva della Repubblica”. Ma con quale Parlamento si voterà? Staremo a vedere.

Aldo Giannuli

aldo giannuli, di maio, renzi, salvini, zingaretti


Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (27)

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    Tenerone Dolcissimo

    Una domanda per GIANNULI o per chiunque sia in grado di rispondere.
    Nel caso la LEGA perdesse consensi, a chi andrebbero i suoi voti???

    • Se posso, Tenerone, prima di mettersi in gioco, e senza entrare in politicismi, si consiglia di accordarsi su quale roulette si gioca: francese, americana, russa…? Rosso, nero…

    • Qualcosa verrà raggranellato da Forza Nuova e, soprattutto, Casa Pound. Ma il grosso dei voti rimarrà alla Lega, che anche in caso di sconfitta, difficilmente scenderà sotto il 20% (quota dalla quale è facile riprendere il volo, alla prima occasione).
      Nel m5s, soltanto Conte potrà fare il miracolo di tenere in piedi una quota di voti significativa, e non escludo possa andare a braccetto con Renzi, in un futuro più o meno lontano.

  • Destino cinico e baro.
    Non è giusto che il governo cada, proprio ora che Ellediemme ha imparato che Berna é la capitale della CH, Confederazione Elvetica, più prosaicamente Svizzera.
    Una volta un noto politologo, a proposito dei 5*, affermò che essi mettono gli uomini che potrebbero avere un ruolo nel posto sbagliato.
    Sul presupposto che LDM avesse bisogno di visibilità, fu in pectore per Esteri, Interni e Giustizia, ma non Difesa, perché colà é d’obbligo tacer.
    Non gli si poteva dare uno show televisivo all’ora di pranzo ?
    Lo share di ascolto avrebbe surclassato sicuramente i prossimi risultati elettorali.
    Vota e fai votare Giggetto al Telegiornale.

  • Vola Giggino, vola Giggetto
    Sono in piedi le grandi manovre di Macron, complice la crisi istituzionale in cui versa la presidenza Trump e il disimpegno Usa, per porre fine alla guerra del Donbass, e lasciare la Russia con un piede nel Doneck e nel Luhansk, e con l’altro mezzo nel resto dell’Ucraina, presieduta da Zaleski.
    In questo senso si orienterà il Formato Normandia ( Francia, Germania, Russia, Ucraina) che si riunirà il 9 dicembre.
    Potrebbe essere una bella notizia anche per l’Italia, che vedrà così tolte le sanzioni commerciali alla Russia … per opera di Macron.
    Senonché, quando si è trattato di imporre le sanzioni l’Italia è stata in prima fila, ma quando si è trattato di partecipare al Formato Normandia, l’Italia é stata poco considerata.
    Ovvio che Macron non lavora per nulla.
    Il prezzo della pace sarà pagato dall’export italiano, che avrà la concorrenza del piazzista dell’Eliseo, il quale si è già accordato con Putin per scavalcarci politicamente.
    Quando si tratta di pagare siamo i primi. Quando si tratta di incassare … lo fa Macron per noi.
    Portate un caffè ristretto alla Farnesina.
    Questa sarebbe l’Europa Unita.
    Ciao Mogherini.
    Se non si ha una politica estera, la fanno gli altri per l’Italia.

  • La mia umilissima impressione è che alla prima vera prova elettorale Renzi andrà poco lontano.
    Rimane uno sconfitto e si è alienato i favori di quasi tutti i settori elettorali; verrebbe da dire “ma ‘ndo vai?”… ma non lo dirò.

  • … le solite grandi manovre.
    Ci sono ancora gli echi della visita della Cancelliera Merkel in Italia per cercare un a sponda contro Macron-Napoleone.
    Partita dall’Italia, nel vertice formato Normandia si va ad accordare col Piazzista, per fottere commercialmente, insieme e allegramente l’Italia.
    Non è la Nato ad essere in coma, ma questa Europa a guida franco – tedesca, dove le stesse regole non valgono per tutti.
    Da ultimo una banca tedesca risulta essere in grande affanno. Niente paura ! Ciò che è vietato agli altri è consentito ai franco-tedeschi !
    Sia dato un generoso aiuto, più che di Stato, di Stati europei (ovvero dell’UE) alla banca tedesca !!
    Agli altri stati si può dare un contentino … e tacciano. Chi osa parlare é tacciato di anti europeismo.
    Questa Europa, per dirla con le parole del Deprecabile, non è solo vomitevole, ma é prima di tutto ingiusta.
    Bello fare gli euro moralisti con i soldi degli altri in proprio favore, ma in danno degli altri !!!
    Vero Merkel, vero Macron, vero Conte, vero Giggetto ?
    Si dice che l’Italia fuori dall’UE non conterebbe nulla.
    Già nell’UE non conta nulla, al punto che non riesce neppure a proteggere i propri interessi, prima di tutto per incapacità dei propri politici.
    Non pare che Svizzera, Norvegia e Islanda se la passino poi così male.
    Cosa ci si può aspettare da un colonialista, piazzista porta a porta e da chi vendeva le aringhe ai negrieri per alimentare gli schiavi nel viaggio Africa-Americhe?

  • Vola Giggino, vola Giggetto
    “Errore storico”. Così Conte ha definito il veto di Macron all’apertura dei negoziati con Albania e Macedonia del nord per l’adesione all’Unione Europe, appena un mese fa.
    Nel frattempo l’avvocato del popolo ha cambiato idea. Qualcosa è successo per indurlo a tanto.
    Ieri 19 dicembre i ministri degli Esteri, o i loro rappresentanti di Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Repubblica Slovacca, Slovenia e dulcis in fundo Italia, hanno approvato la proposta francese di esame dei nuovi canditati graduale, diluito in da sette scalini.
    Così gli esami non finiscono mai per l’Albania e la Macedonia del Nord.
    Giggino non volerà, ma quanto ad ubbidienza a Macron non è secondo a quelli di prima.
    Ecco dato un esempio di come non si fanno gli interessi italiani.

  • .. ecco le piccole manovre estere spiegate dal grande Alberto Sordi.
    https://www.youtube.com/watch?v=b_svXGDEf6c
    Quando si tratta di cantieristica l’Italia non va bene a Macron, per il quale i coreani vanno benissimo, anche se amministrano in perdita.
    Invece nell’aerospaziale, dove la Francia è indietro rispetto all’Italia, gli accordi con gli italiani vanno benissimo e si svolge tutto all’insegna della correttezza, senza autorithies frapposte artatamente di mezzo.
    Si può essere più politicamente insensati ?
    P.s. Degli amministratori di una acciaieria italiana compravano da società del proprio gruppo a prezzi elevati e vendevano al altre società dello stesso gruppo a prezzi bassi: impoverivano l’acciaieria due volte.
    Questo é quanto è emerso dalle perquisizioni della G.d.F., ordinate dalla magistratura.

  • Analisi interessante ma forse poco profonda: ci sono degli equilibri esterni assai più determinanti delle tattiche dei singoli politici. In àmbito NATO proprio in questi giorni ci sono dei notevoli smottamenti…

  • Le grandi manovre contraddittorie delle piccole potenze europee nei Balcani continuano … come se fossimo a fine ottocento.
    Angela Merkel ha “ordinato” alla Croazia, firmataria della Convenzione di Schengen, che vi dia vigore.
    La Croazia é “cosa” tedesca. Nessuno osa interferire.
    Diversa musica per i Balcani meridionali. Macron ha posto sostanzialmente il veto di lunga durata all’ingresso nella Ue di Macedonia del Nord e Albania, sebbene non siano “cose” francesi, di fatto mettendo il naso in “cose” italiane.
    Siamo alle solite brighe segrete francesotte: disporre della roba di altri, tenere il più possibile aperto il Golfo di Venezia, allearsi col Diavolo, commerciare la propria adesione per sbloccare l’iniziativa altrui, soffiare sui Balcani, perché, tanto sono lontani dalla Francia. Al più i contraccolpi li reggerà l’Italia, ma non i benefici.
    E’ lecito pensare che i Balcani meridionali siano stati barattati e sacrificati da Macron sull’altare degli affari vantaggiosi per i francesi con la Cina e con la Russia, affinché penetrino in una zona di influenza militare americana ?

  • Tra le reazioni più energiche suscitate dall’intervista di Macron all’Economist sulla morte cerebrale della Nato, va segnalata quella di Romano Prodi, che con un articolo sul Gazzettino/Messaggero di oggi, ha inchiodato il Presidente francese alla pochezza, alla contraddittorietà e alla inaffidabilità -per non dire dell’ipocrisia- della sua politica estera muscolare a suon di bombardamenti, che pesta piedi e coda a parecchi, senza poterselo permettere.
    Prodi ha sollevato il velo sulla Francafrica e specificatamente sulla guerra in Mali, che per il colonialismo straccione, mercenario e accattone va malissimo, al punto che mezzo Mali é perduto. Gli islamisti hanno formato uno stato indipendente chiamato Azawad.
    Los francos&friends sono tanto in cattive acque che il ministro della Difesa di Macron ha chiesto aiuto essere tolti d’impaccio.
    Aiuto si, ma gratis, sia ben chiaro, perché Macron vuole restare capo militare e interlocutore politico unico col Sahel. La missione militare italiana in Niger bloccata a lungo in una base Usa per il veto francese la dice lunga e dovrebbe insegnare tante cose.
    Giove è un dio pericoloso prima di tutto per la stessa Francia e poi per gli alleati, da cui pretende tutto e non offre nulla, se non schiaffi.
    Ci vada lui a farsi la sua guerra da spaccone colonialista anti italiano.
    Gli umani è meglio che non abbiano nulla a che spartire con gli dei: hanno solo da perdere.
    La miglior cosa é restare umani, perché tali si è … almeno gli italiani.

  • .. a proposito di Africa.
    Nell’archivio di Stato di Roma è stato rinvenuto il dossier inviato dalla Presidenza del Consiglio agli alleati nel 1945 sulle atrocità commesse dalle truppe francesi in Italia contro la popolazione civile inerme e in Africa contro i prigionieri italiani torturati nel deserto.
    Questa non è storia o politica.
    Questi sono delinquenti in divisa di uno stato. Sono crimini contro l’umanità. Sono imprescrittibili.
    Il Governo di un paese cobelligerante nel 1945 chiese, ma non ottenne giustizia.
    Con Palazzo Chigi e la Farnesina sedi vacanti, c’è da aspettarsi che il Governo faccia meno che nel 1945.
    Un Stato serio dovrebbe intervenire.
    E’ incredibile che l’Anmv, l’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, cui va il merito di aver scoperto il dossier delle vergogne, non sia supportata dalle istituzioni, anzi, che supplica l’assenza delle stesse.
    Conte, tu non sei Stato; Di Maio, tu non sei Stato.
    Già, ma c’è Jupiter che ha ordinato di intitolare vie e piazze ai militari francesi che hanno fatto l’onore e la grandezza della Francia.

  • Dopo le dichiarazioni di Macron sul rigor mortis della Nato, l’Hyper presidente ha incontrato la Merkel a Londra per un vertice -guarda caso- proprio Nato.
    Senza tanti giri di parole la Merkel ha detto a detto al Deplorevole che gli ha rotto le tazze e lei è seccata dal doverle rincollare nuovamente.
    Il portavoce della Cancelliera ha smentito che i due abbiano litigato … ma ci sono andati vicinissimi.
    Che noiosi questi nordicos, freddi, algidi, glaciali.
    Si rompano pure le loro tazze da te in testa, ma lo facciano per conto loro, senza far ricadere i cocci sugli altri.
    Ci sono certi comunissimi fidanzamenti che durano in salute più degli accordi franco-tedeschi.

  • Secondo Macron la Nato, meglio sarebbe dire il cervello politico della Nato, segna encefalogramma piatto.
    E l’asse politico-militar-commerciale franco-tedesco che col trattato di Aquisgrana ha trovato la sua massima espressione, di quale salute gode?
    L’accordo ad exludendum alios tra Francia e Germania serve ad entrambe per proiettare le proprie potenze sull’UE, ma in modi diversi, se non contrastanti. Francia e Germania perseguono interessi strategici divergenti, che li portano a proiezioni non comuni su molti temi di politica estera.
    La visone neo-golllista della Francia è più eurocentrica: nell’acqusizione dei principali asset di Spagna e Italia vede il mezzo per accrescere il suo peso economico-industriale, onde rapportarsi alla manifattura tedesca.
    La Germania invece tende a creare sistemi industriali integrati, ma sotto rigoroso controllo tedesco. Gli sbocchi commerciali preferiti dalla Germania sono i grandi mercati di Cina e Usa, rispetto ai quali vorrebbe essere neutrale.
    Le divergenze tra Germania e Francia su Nato, Russia, Cina, industria della difesa e Africa non sono un segreto.
    Sembrerebbe che gli interessi strategici dell’Italia e della Germania siano più convergenti rispetto a quelli franco-tedeschi.
    Ma così non è. Germania e Francia puntualmente trovano un accordo, quanto meno provvisorio, sui punti su cui sono in contrasto. Preferiscono trattare tra loro, piuttosto che avere l’Italia come terzo incomodo. Il vertice di Ventotene dell’agosto del 2016, malgrado l’esibizione della portaerei Garibaldi, é servito a Hollande e Merkel per escludere Renzi dalle decisioni più importanti, preludio per Aquisgrana.
    Per quanto su singole posizioni strategiche le posizioni italiane possano essere più vicine a quelle tedesche, che non alle francesi, l’asse franco-tedesco non sarà da loro spezzato per far posto ad un rapporto più stretto con l’Italia, perchè il legame franco-tedesco è preferibile a quello con l’Italia, giudicato da entrambe partner non paritario, ma di rango inferiore.
    Aquisgrana soddisfa la voglia di estendere il proprio dominio di entrambi i partners, per i quali è preferibile litigare, piuttosto che elidersi a vicenda.
    In questo contesto all’Italia non resta che curare i propri interessi al meglio, ad iniziare dai profili politici interni, per manifestarsi all’esterno compatta.

  • Sono in piedi i piccoli giochi di Macron
    L’ambizioso progetto politico-militare di Macron di guidare l’Europa, oltre che essere insostenibile, è anche pericoloso.
    L’idea di una Francia alla pari con Usa e Russia è antistorica. Va ricordato che, al tempo della Distensione Est-Ovest, Usa e Urss ritennero che la Cina, il cui potenziale atomico era più o meno paragonabile a quello francese, non dovesse essere coinvolta. E in effetti gli odierni arsenali di Russia e Francia non sono paragonabili. Ancor più fuori dalla realtà è la pretesa francese di disporre delle atomiche britanniche, perché strettamente collegato con quello americano, senza contare il fatto che Macron è tra i più accesi sostenitori del Brexit per dare più peso specifico alla Francia nell’Ue.
    Come se queste contraddizioni non bastassero, l’azione politica di Macron sul piano del mantenimento degli equilibri tattici è a dir poco discutibile.
    Quella che si sta rivelando un’intesa spartitoria dell’Europa tra Russia e Francia, -di cui lo stop all’ingresso nell’Ue di Albania e Macedonia del Nord, potrebbe essere il prodromo-, allarma il fronte che va dal Mar Baltico al Mar Nero.
    Siamo alla riedizione della solita vecchia politica francese dei trattati segreti, delle spartizioni, della disposizione della terra d’altri, dei tranelli, dell’invischiare gli alleati nelle proprie disfatte, salvo prendersi il merito della vittoria, per poi cambiare alleanza e trattare da nemici gli utili alleati idioti del tempo che fu.
    A Mosca, uno dei pochi che abbia capito di qual male patisca Macron è Lavrov, il quale ha compreso che il boccone ghiotto cui mira Macron è proprio la Russia.
    Il Ministro degli Esteri di Putin, alle fughe verso gli abissi di Macron, preferisce la concretezza dei rapporti collaudati con gli americani e mettersi d’accordo col nemico. Una linea diversa è impersonata da Putin, maestro nell’inserirsi a cuneo tra le divergenze europee, in funzione anti americana.
    Può darsi che nel Cremlino i due indirizzi convivano e che la risultante sia una politica estera ambivalente, ma sia Putin, sia Lavrov sanno di quale pasta è fatto il novello Napoleone e quanto effimero fu il suo imperio.
    Il rapporto tra il Deprecabile e lo Zar è tra chi per primo e meglio riuscirà a fottere l’altro.
    Se l’IperPresidente ha rotto le tazze della Merkel, ritenendola irrilevante, tanto da non avvisarla delle sue gesta militari, -allo stesso modo in cui Trump ha fatto con lui-, non si vede perché non possa litigare pure con lo Zar. Molte tensioni saranno scaricate sui paesi che si ritroveranno tra le contese di Parigi e Mosca.
    Il problema di fondo di Macron è che fa il passo più lungo di quanto la Francia possa. Nella sua visione la differenza dovrebbe essere colmata dai satelliti, ma la Germania, i Visegrad, la Russia, gli Usa e finanche le ex (mai ex) colonie non ci stanno. Le spacconate del Deplorevole in politica estera si basano sul fatto di disporre dell’atomica e di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, oltre che di un impero coloniale. Se Germania, Italia, Australia, Giappone, Brasile e altri Paesi volessero, in poco tempo potrebbero dotarsi dell’arma atomica.
    Il gollismo francese è figlio della Guerra Fredda
    Quando la Russia non riuscirà più a sopportare il gioco francese, allora cercherà l’intesa con gli Usa per riformare l’Onu e togliere il seggio alla Francia in seno al Consiglio di Sicurezza. Molto dipenderà da quanto Macron oserà tirare la corda, perché le soluzioni ulteriori sarebbero il disarmo forzato e lo smembramento dell’Esagono: il Belgio ha ancora da esigere la cambiale della Prima Guerra Mondiale.
    L’intervista di Macron all’Economist è stata un’occasione perduta per andare al nocciolo della questione: il mantenimento degli imperi costa, sia per la Francia in Africa, sia per gli Usa come gendarme del mondo.
    Gli Usa di Trump ora chiedono agli alleati di acquistare sistemi d’ama americani, in cambio della protezione militare. Macron, da piazzista qual è, cerca di vendere di tutto e di più, spessissimo fregando gli italiani. Esemplificativamente è una lotta tra Boeing, Lockheed da un lato e Dassault dall’altra, per piazzare quanti più aerei.
    Così però vengono depresse le industrie di Germania, Italia, Spagna, Giappone e via dicendo.
    L’aumento delle spese militari per il futuro è più che prevedibile. Ma da qui ad una nuova corsa agli armamenti tra europei, ce ne corre.
    La grande incognita è tutta politica.
    Il vuoto attivismo internazionale di Macron, non pago dei problemi domestici, lascerà solo macerie diplomatiche fatte di insuccessi, perché sostanzialmente è isolato.
    Per quanto Macron con Erdogan costituiscano problemi seri, non sono però in grado di sfaldare la Nato, la quale si è data nuove proiezioni e nuovi orizzonti.
    E’ solo da pochi anni che la Francia è rientrata a far parte della Nato a tutti gli effetti militari e politici.
    Se a Macron il proprio club non piace, perché non fa ciò che lui vorrebbe pretendere, i baltici per esempio, che alla difesa europea non credono affatto, nella prossima riunione Nato di Londra del 5 dicembre p. v. tra i Capi di Stato, potrebbero indicargli la via della porta. Ma Erdogan ha preannunciato il veto della Turchia all’implementazione delle strutture Nato sul confine nord orientale, qualora una sigla curda, con cui hanno collaborato gli americani, non sia inserita nella lista nera dei terroristi.
    Una Nato eterodiretta e condizionata è inimmaginabile. Bisognerà trovare qualche paese che strigli la Francia, il cui presidente sarà assente alla riunione di Londra. Ci sarà la gara tra Gran Bretagna, Norvegia e Germania: un altro insuccesso collezionato da Macron.
    Se Macron decidesse di uscire dalla Nato – cosa che si guarderà bene dal fare- più di un paese tirerebbe un sospiro di sollievo.
    I curdi …

  • Qualcuno insegni il galateo diplomatico dalle parti dell’Eliseo.
    L’ambasciatore francese a Roma fu richiamato da Parigi per consultazioni, perché Di Maio aveva incontrato alcuni esponenti dei gilet gialli, senza avvisare Macron. Però il Presidente francese ha fatto conoscere il suo pensiero sulla Nato agli altri Capi di Stato per mezzo di un’intervista all’Economist, come fossero soggetti cui non va osservato nessun riguardo.
    Questa si chiama maleducazione politica.
    Come se non bastasse, il l’arrogante Deprecabile di fronte alle critiche ricevute, invece di convincere gli altri della bontà delle sue idee, ha deciso di disertare il vertice Nato di Londra del 5 dicembre, che sarebbe la sede più consona per discutere di un argomento che riguarda anche altri partners. Evidente non sopporta il vulnus al suo immenso narcisismo.
    Questo si chiama infantilismo.
    A questo punto il problema internazionale non è rappresentato tanto dalla collezione di insuccessi mietuti da Jupiter, quanto l’ascolto e la considerazione che riceve dai leaders mondiali che ancora gli danno fiducia.
    Tra i primi a comprendere da quali spiriti fosse agitato l’Hyper presidente e a isolarlo, c’è stato Papa Francesco, il quale non ha accettato l’invito di andare in Francia, neppure per Notre Dame.

  • “Macron ha detto che la Nato è in stato di morte cerebrale. Macron, ascolta cosa ti dico dalla Turchia, lo dirò anche alla Nato: prima di tutto fai controllare la tua morte cerebrale perché queste dichiarazioni sono adatte solo a persone come te che sono in stato di morte cerebrale”.”Tu non rispetti i tuoi obblighi nella Nato, non paghi neppure quello che dovresti pagare alla Nato, ma quando c’è da mettersi in mostra ti metti in mostra”. “Escludere o non escludere la Turchia dalla Nato… hai l’autorità per prendere una decisione del genere? Tu non ha alcun diritto né legittimità a stare laggiù (in Siria). Non ti ha invitato neppure il regime”. “La sicurezza della Turchia è la sicurezza dell’Europa”
    Dichiarazioni di Erdogan rivolte a Macron, tratte da:
    https://www.fanpage.it/esteri/erdogan-insulta-macron-sei-in-stato-di-morte-cerebrale-parigi-convoca-ambasciatore-turco/
    Dichiarazioni che non hanno bisogno di commenti.

  • Quale sia la caratura dei rapporti franco-russi lo si è visto dalle reazioni dell’Eliseo a seguito della proposta del Cremlino di moratoria dei missili a corto raggio, inviata a molti Paesi Nato e dell’Estremo Oriente, dopo che gli USA hanno abbandonato il trattato INF sui missili a raggio intermedio.
    Nella logica russa la proposta avanzata ha lo scopo di diluire i tempi di un attacco nucleare diretto verso Mosca. Secondo i disegni occidentali la risposta nucleare a corto raggio sul teatro europeo sarebbe la prima risposta ad una eventuale invasione russa dell’Europa. Tradizionalmente si ritiene che ad est siano più avvantaggiati in campo convenzionale, mentre ad est su quello della prima risposta nucleare. Nelle capitali europee l’iniziativa russa è stata accolta tiepidamente, perché sostanzialmente favorevole alla Russia. Dal coro si è distaccata la voce solista di Macron, il quale ha tenuto a far saper che la Francia ha rifiutato la proposta, ma ha condiviso la risposta con gli altri Paesi, cosa che questi ultimi non hanno fatto con la Francia, e che comunque apprezza la disponibilità al dialogo di Putin e Lavrov e ne comprende le preoccupazioni.
    Il piazzista dell’Eliseo pensa di trattare la Russia come usa far con la Spagna (e l’Italia), mentre la Russia ritiene che la Francia non le sia militarmente comparabile.
    In questa partita tutti i giocatori hanno ritenuto di poter partecipare singolarmente, per il semplicissimo fatto che non ne hanno la forza. Hanno lasciato cadere quella che sarebbe una proposta da considerare, ma in un quadro complessivo. Questa fiducia allo stato dei fatti non c’è. Invece il Galletto Cedrone per distinguersi ha fatto sentire il suo pigolio. Per il semplice fatto di aver fatto sapere ai partener uno ad uno e non in maniera più o meno collegiale come hanno fatto gli altri, ritiene di che sulla sua proposta si sia formato una sorta di consensus e che lui sia quasi abilitato a rappresentarli in futuro con la Russia.
    Nel modus operandi divaricante russo c’è il tocco magistrale di Lavrov, giocatore come pochi sullo scacchiere internazionale, ma nella ricezione francese emerge tutta l’impreparazione del piazzista dell’Eliseo, che si erge (forse sarebbe meglio dire che si degrada) a capo negoziatore nella partita nucleare, cascandoci mani e piedi nella trappola tesagli.
    Dal Cremlino lo hanno lanciato una proposta per abbassare gli interruttori degli aspirapolvere. Tutti hanno detto che la cosa non interessa. Pure Macron non ha un campionario così grande per rilanciare in termini generali, ma qualche piccolo commercio ritiene di poterlo fare, che diventa considerevole se si intesta la vendita anche della roba d’altri. L’aspirapolvere no, ma il frullatore, la lavatrice, il microforno, il ventilatore si, poco importa se sono di altri. Naturalmente al piazzista d’alto borgo spetta una lauta provvigione export. Se gli altri partner vanno in perdita non è affare del piazzista.
    Le capacità di mediazione in temi di conflitti caldi del Deprecabile si sono viste tutte nel caso dell’Iran, dove Khatami, ha finito per prenderlo in giro via tweet: un altro insuccesso per Emanuel Bonaparte, più bello che bravo. Ultimo in ordine di tempo, Erdogan gli ha più o meno detto di farsi visitare, ma il Suscettibile che vuole essere chiamato Signor Presidente, l’ha presa come un’insulto, dimenticando tutta la serie di insulti lanciati verso l’Italia.
    E’ nell’ordine delle cose che prima o poi qualcuno gli dica “Signor Presidente, si occupi degli affari di casa sua, che quanto a tutela dei diritti umani da parte delle sue strutture dell’ordine, ne ha ben donde”.

  • Tra i molti limiti che l’azione internazionale del Piazzista dell’Eliseo sta mostrando, c’è quello di non aver compreso che molto delle sorti della difesa europea si giocano sull’evoluzione dei rapporti tra la le due Coree, il Giappone, la Cina e gli Stati Uniti, propensi a disimpegnarsi anche da quell’area per i costi elevatissimi delle strutture militari. IL Giappone potrebbe essere seriamente intenzionato ad abbandonare il tabù nucleare per difendersi in proprio e da vicino. Idem potrebbe fare per necessità la Corea del sud contro tutti gli ingombranti vicini dotati di armi nucleari.
    A quel punto la proliferazione investirebbe l’Europa, e in primo luogo la Germania e l’Italia, che mal sopportano il rompitazze da tè francese.
    Bravo Macron, continua a mandare due navi da guerra, scortate da quelle cinesi nel Mar della Cina una volta l’anno.
    Che genio il Macron !

  • Il vertice Nato del 5 dicembre avrà come ora più bella quella successiva alla fine.
    Londra non ha interesse a sostenere Macron nelle sue dichiarazioni circa la morte cerebrale della Nato. Nello stesso tempo i rapporti tra Londra e Washington sono tesi, perché gli Usa vorrebbero una Gran Bretagna meno autonoma.
    La Germania non le condivide le idee di Jupiter, tanto più dopo che questi, con un diversivo che poteva evitarsi, le ha riferite alla Merkel e non a Trump, verso il quale sembravano originariamente dirette.
    Erdogan e Macron non se le sono mandate a dire: la parola più tenera è stata “incompetente”. Macron ha convocato l’ambasciatore turco. La Turchia ha siglato con la Libia di Sarraj un protocollo di spartizione delle zone economiche esclusive del Mediterraneo Orientale, facendo infuriare la Grecia, perché la posizione di Creta è stata completamente ignorata. La Grecia ha chiesto aiuto a USA, Francia e Italia. Cipro ed Egitto, sono per gli stessi motivi irritati. Macron vede minacciare il suo alleato in Libia. I baltici sono arrabbiati con Erdogan per il veto che porrà all’aumento delle forze Nato sul confine nord orientale, se i le sigle curde, protette da Parigi, non saranno considerate terroriste.
    Intanto Erdogan compra i missili dal nemico.
    Trump è irritato con chiunque gli capiti a tiro e ha da pensare agli impicci di casa sua.
    Bravissimi !
    Vi è piaciuto destabilizzare la Libia e osteggiare l’Italia ?
    Raccogliete la tempesta dal vento che avete seminato!
    Bel club, non c’è che dire.
    Se la Farnesina non fosse sede vacante … si noterebbe che la posizione dell’Italia è eccezionale.

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