Dopo la scissione del Pd, come muterà lo scenaio politico italiano?

Pare che anche la grande stampa si stia accorgendo che, se l’elettorato boccia con il 60% una riforma costituzionale promossa dal (solo) partito di governo, questo non può restare senza conseguenze, che vanno ben al di là delle dimissioni del governo. E, se alla sconfitta referendaria ha concorso anche una parte minoritaria del partito in questione, è abbastanza logico attendersi una scissione in quel partito.

Nel frattempo è giunta una sentenza della Corte Costituzionale che ha affossato il già moribondo Italicum introducendo un pur imperfetto sistema proporzionale che non determina, ma facilita, un processo di ridefinizione identitaria dei partiti. Per cui è probabile che la scissione del Pd metta in moto una sorta di reazione a catena per cui a questa scissione seguiranno quelle di altri partiti, sino a ridisegnare la mappa dell’intero sistema politico. Ed è quello che, per ora, è successo a sinistra con le scissioni incrociate di Sel e del Pd, la comparsa del campo progressista di Pisapia, la nascita di Si, la nascita di nuove correnti nel Pd eccetera.

Ma non si tratta solo dell’effetto dell’esito referendario: in questo processo di scomposizione e ricomposizione del sistema dei partiti, giocano anche dinamiche di lunga durata. Per certi versi, possiamo dire che il 2016 è stato una sorta di anti-1993. Lo sciagurato referendum di Segni-Occhetto-Pannella sanzionò la fine della Prima Repubblica e la nascita della seconda, questo referendum ha sanzionato la fine della Seconda Repubblica, ma sarebbe superficiale dire, come molti gazzettieri ripetono, che abbia decretato la restaurazione della Prima.

In primo luogo perché la storia conosce pochissime restaurazioni e sempre di breve durata, ma soprattutto perché la legge elettorale contribuisce a modellare un sistema politico, ma solo interagendo con altri aspetti del sistema costituzionale e, più in generale, del sistema sociale e politico e qui siamo in un mondo molto diverso da quello del 1993. Ed occorre capire i motivi che hanno portato a questa stroncatura della Seconda Repubblica. Anche questa è stata la bocciatura di una classe politica, ma se nel 1993 questo avvenne sul terreno della corruzione, in questo caso il rifiuto avviene sul terreno dell’incapacità di gestire la crisi e, prima ancora, la globalizzazione.

Queste formazioni politiche non sono state in grado di capire quel che accadeva e produrre idee adeguate a fronteggiare questi fenomeni (ma potremmo dire che non hanno prodotto idee tout court), e l’elettorato chiede soggetti politici che funzionino diversamente, ma di questo riparleremo.

Ora veniamo a quel che accade a sinistra, riassumendo, questi sono gli spostamenti avvenuti sinora:
1.    scissione del Pd che ha dato vita al Movimento Democratico Progressista (Mdp)
2.    scissione di Sel-Sinistra Italiana
3.    comparsa del Campo progressista di Pisapia
4.    unificazione in Sinistra Italiana di Sel ed alcuni elementi usciti dal Pd in precedenza
5.    confluenza degli scissionisti di Sel nel campo di Pisapia
6.    confluenza del campo di Pisapia nel grippo parlamentare di Mdp
7.    ridefinizione del quadro correntizio del Pd con le candidature di Emiliano, Orlando e forse una terza candidata piemontese che non sappiamo se supererà le condizioni di ammissione alle primarie.
8.    sostituzione di fatto del congresso del Pd con le Primarie per il segretario.

Ora vediamo che succede nei singoli schieramenti.

Pd: lo spostamento delle primarie all’ultimo we di aprile rende poco probabili (ma non impossibili) le elezioni politiche a giugno e se si andrà a settembre o alla scadenza naturale sarà determinato in buona parte dal risultato di Renzi. Se il fiorentino dovesse vincere al primo turno con una affermazione secca di almeno il 55%, è probabile che forse potrebbe strappare le elezioni a Giugno, ma certamente le imporrebbe a settembre. I sondaggi (per quel che valgono, soprattutto in elezioni di questo tipo) gli attribuiscono un 61% contro il 19 di Emiliano ed il 18 di Orlando. Ma potrebbe non andare affatto così, anche perché sono primarie aperte in cui votano anche i non iscritti al partito e questo appuntamento si presenta molto minaccioso per lui.

E’ più realistico pensare che Emiliano, si tenga intorno al 15% fra voti pugliesi e qualche residuo di bersaniani restati nel partito. Non sappiamo se la candidata piemontese ci sarà e che percentuale potrà ottenere, fra voto regionale e voto femminile, ma è facile prevedere una cifra inferiore al 5%. La vera incognita è Orlando che, per ora, ha dalla sua la maggioranza della ex corrente dei giovani turchi, il presidente del Lazio Zingaretti, probabilmente Cuperlo e, soprattutto, ha la sponsorizzazione di antichi numi tutelari come Napolitano, Violante e forse Bindi e Letta. Uno schieramento che forse supererebbe il 20% ma che potrebbe crescere di molto per uno smottamento dei renziani, con il passaggio nelle sue fila di Franceschini, Fassino, Chiamparino, e una parte dei siciliani, oltre che l’appoggio esterno di D’Alema. In questo caso Orlando potrebbe pericolosamente superare il 30 per andare verso il 40%. E questa sarebbe la deadline per Renzi, sia perché, per un segretario uscente, che nella volta precedente aveva ottenuto il 70% del partito unito, avere meno del 50% in un partito rimpicciolito dalla scissione, sarebbe una cocente sconfitta politica, sia perché poi si andrebbe al voto in Assemblea Nazionale, dove potrebbe scattare, ancora una volta, l’alleanza di “Tutti contro Renzi”.

Per ora è impossibile prevedere come andrà, anche perché, trattandosi di primarie aperte, potrebbero esserci flussi di voti da destra per Renzi e da sinistra per Orlando; e sarà anche importante vedere in quanti andranno a votare. Ma possiamo ragionare su tre scenari: Renzi vince di larga misura (dal 55 in poi), Renzi vince di stretta misura (50-55%) e Renzi perde. Del primo scenario abbiamo detto ed aggiungiamo solo che questo significa anche che sarà lui a fare le liste e per gli altri ci sarà poco da ridere. Il secondo scenario significa che Renzi sarebbe un segretario semi-commissariato, che non potrebbe fare le liste da solo e, probabilmente, dovrebbe rassegnarsi ad elezioni nel 2018. Brutto affare per lui che si ritroverebbe a dover scegliere fra una forzatura per imporre gruppo parlamentari fedeli, rischiando una nuova scissione, o accettare di mediare e ritrovarsi il Vietnam parlamentare di questa legislatura e la guerriglia interna di corrente.

Terzo scenario (Renzi perde) e questo, conoscendo l’uomo, significherebbe con ogni probabilità una sua scissione dal Pd nel tentativo di giocare il suo appeal personale presso l’elettorato.

Mdp: il tutto è tenuto insieme essenzialmente dall’antirenzismo e poco altro, il che fa pensare ad una sorta di “partito ponte” verso qualcosa altro. D’Alema ha già detto che se il segretario diventa Orlando si può ricominciare a dialogare e Bersani ha detto che potrebbe essere una separazione di breve tempo, ma Speranza pare pensarla diversamente. E’ evidente che l’intento è quello di mettere insieme un risultato significativo per trattare da posizioni di forza, per il resto se ci fosse una vittoria di Orlando o una sua scissione dal Pd, si aprirebbe la strada per una riunificazione. Ma l’ostacolo sono le dinamiche obiettive di una scissione che, al pari di quelle di una separazione legale, spingono ad odiarsi.

E’ evidente che Mdp si lancerà verso la conquista di Cgil, Arci ed Anpi (tutte più o meno favorevoli al No nel referendum) ma in alcuni di questi ambiti (Cgil soprattutto dove i renziani hanno consistenti sacche a cominciare dal sindacato dei pensionati) si scontreranno inevitabilmente con gli ex amici. Poi ci sarà la grana della spartizione delle sedi che fanno riferimento alle fondazioni dirette da Sposetti, che sta con i “nemici”. Quindi ci sarà la grana delle amministrazioni regionali e comunali, dove forse si troverà un accordo per congelare le cose come stanno, ma forse no ed allora potrebbe esserci un effetto domino per cui cade Rossi in Toscana, ma allora diversi sindaci e presidenti di regione del Pd potrebbero cadere per rappresaglia dove i Mpd sono determinanti e via di questo passo. Quindi verranno le cooperative e la lega e infine la rissa per i posti in Rai… Mica facile separarsi.

A raffreddare la tazza bollente potrebbe esserci una diplomazia coperta di Mdp con Rossi e soprattutto Orlando, ma non è detto che duri. E qui è importante il rapporto con il Campo progressista che, grazie ad una manciata di consiglieri regionali e comunali potrebbe rinsaldare i rapporti di forza di Mdp rispetto al Pd, ma non tutto fila liscio neanche qui: la prima grana viene dalla questione dei gruppi parlamentari e dal voto sul governo Infatti non sappiamo se i 18 di Scotto sono pronti a votare per Gentiloni: per carità, non è la faccia quello che manca, però se lo fanno perdono quel po’ di credibilità che possono avere presso gli elettori di Sel, se, invece, votano contro di fatto spaccano il gruppo parlamentare prima ancora di mettersi a sedere. E per di più loro devono ricollocare i 18 deputati, piazzare Pisapia e qualche altro, per cui avrebbero bisogno di avere una dote di circa 1 milione e mezzo di voti: chi glieli dà? Pisapia (al netto della confluenza di Scotto) probabilmente porta il voto suo, della moglie, del nipote e del suo portiere (ma del portiere non sono tanto sicuro), e, semmai, porta qualche amico da eleggere con lui: un costo secco. A voler azzardare una previsione molto generosa, tutti insieme, forse portano 200.000 voti: quelli di una lista di disturbo. Dunque gli ex Sel e lo stesso Pisapia hanno tutto l’interesse a mimetizzarsi in una lista più ampia, come quella con Mdp per prendere quel che gli riesce.

Infine Sinistra Italiana che, paradossalmente, esce avvantaggiata dall’uscita di Scotto trovandosi con un gruppo parlamentare abbastanza sfoltito ma con un buon rapporto con la base elettorale. Per di più ha la possibilità di mangiare qualche frangia elettorale tanto al Pd quanto ai 5 stelle. Molto dipenderà dall’iniziativa politica che saprà avere. Inoltre, sarebbe saggio che Rifondazione Comunista e Pci, ex comunisti italiani (o quel che resta di entrambi, confluiscano nelle fila di Sinistra italiana, pur mantenendo l’identità comunista (e di formule se ne potrebbero essere diverse. Anche perché tanto Rifondazione (che i sondaggi stimano allo 0,6% dei voti) che gli ex comunisti italiani (che forse hanno uno 0,2-3%) non hanno grandi prospettive davanti a sé e, dunque, non si capisce quale funzione potrebbero svolgere da soli.

Auguri e buon quorum a tutti, cari compagni…

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (22)

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    Tenerone Dolcissimo

    L’articolo è incompleto e andrebbe integrato con quanto da te riferito stamane a La7, quando hai ipotizzato scissioni in Lega e M5S. E sarei curioso di conoscere la tua opinione in merito alla mia interpretazione di questo scenario da te prospettato.
    M5S. Secondo me, la scissione potrebbe avvenire su una linea di faglia di carattere europeista. E’ noto, infatti, che il M5S ha una base largamente anti UE, mentre il vertice non sembra così compattamente schierato sulla linea sovranista.
    Lega. Ma anche per la Lega potrebbe ipotizzarsi una scissione sulla linea “pro aut contra UE?”. Sembrerebbe un’ipotesi peregrina poiché la Lega diffonde un’aura di compatta avversione al progetto UE. Ma forse non è così: difatti esponeneti leghisti hanno recentemente firmato il progetto di legge contro le fake news sponsorizzato dalla UE e il cui primo impulso viene dal parlamento di strasburgo.
    Tu che ne pensi.

    • Il proporzionale induce alla frammentazione, per cui tutto è possibile.

      Quello che però tutti tacciono, compreso l’ottimo Giannullo, è che con questa legge elettorale si potrà formare solo un governo di larghe intese non eletto, perché difficilmente una singola forza politica supererà il 40% per ottenere il premio di maggioranza.

      Eppure si potrebbe evitare con una legge elettorale anti INCIUCIUM

      https://www.change.org/p/parlamento-della-repubblica-italiana-legge-elettorale-di-iniziativa-popolare-secondo-turno-per-eleggere-la-coalizione-di-governo

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        Aldo S. Giannuli

        intanto mi chiamo Giannuli, con la i ed una L, abbia la cortesia di non sortèpiare il mio cognome e poi di non dire sciocchezze sui sistemi elettlorali. il proporzionale non induce alla frammentazione ma semplicemente non la ostacola

        • Mi scuso per l’errore sul nome professor Giannuli, non era proprio mia intenzione.

          Il concetto che volevo esprimere è che il maggioritario spinge ad un sistema bipolare, come in USA o in GB.

          In Italia si è cercato di replicarlo per cui sono nati i grandi partiti, come il PD, nato dalla fusione a freddo tra ex DC ed ex PCI.

          Morto il maggioritario i nodi sono venuti al pettine. Gli ex PCI si sono scissi dagli ex DC, poiché il proporzionale premia i piccoli partiti, come dimostrano gli ultimi sondaggi dopo la scissione e come dimostrano anni di governi di grossa coalizione in Germania.

          Ogni piccolo partito infatti si può specializzare su un tema e attrarre gli elettori sensibili a quel tema, erodendo voti ai grandi partiti generalisti.

          Nessuno vince, ma vincono tutti i partitini che compongono la grossa coalizione di governo.

          Chi perde invece sono gli elettori e la Democrazia, perché senza un secondo turno il proporzionale è l’apoteosi della partitocrazia.

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            Aldo S. Giannuli

            Le rispondo con una frase del prof. Giovanni Sartori che avvertiva che il sistema maggioritario contribuisce a conservare un sistema bipartitico ove già esista ma non ha la forza di crearlo. Il numero dei partiti dipende dallapresenza e dall’intreccio delle linee di frattura socio politiche presenti in un paese e l’Italia ha di per sè 6-7 zolle irriducibili anche se variamente collegabiki e infatti noi non abbiamo mai avuto un bipartitismo ma un più modesto e malfunzionante bipolarismo

          • Ecco, dopo la scissione del PD, mi chiedo cosa possa differenziare ormai il PD di Renzi da FI. Il lavoro di cittadinanza ad esempio è stato proposto da B. e subito ripreso da Renzi.

            Stando agli attuali sondaggi PD + FI raggiungerebbero il 40%, senza più i vecchi PCI nel partito Renzi è libero di lanciare l’OPA su FI.

            Allo stato attuale quindi il governo più probabile dopo le elezioni sarà PD+FI, cosa diversa sarebbe se fossero gli elettori a scegliere la coalizione di governo dopo il primo turno, poiché chi non gradisce PD+FI, ovvero quasi il 60% degli elettori, voterebbe la coalizione opposta, che ovviamente sarebbe guidata dal M5S.

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    Tenerone Dolcissimo

    Pisapia (al netto della confluenza di Scotto) probabilmente porta il voto suo, della moglie, del nipote e del suo portiere (ma del portiere non sono tanto sicuro),
    ****
    Mmmmhhh secondo me non è il portiere l’anello debole della catena

  • Professore buongiorno!

    uno spettro si aggira per il quartier generale di SI, lo spettro di Ingroiarcobaleno.

    Almeno, a un primo sguardo, ho paura che faccia la stessa fine di queste due fantastiche esperienze: in sostanza, semplice sommatoria di “alternatività”, non solo senza una progettualità comune, ma con anche una pericolosa perdita di quello che potrei definire “visione d’insieme”: capacità, anzitutto, di leggere in maniera sufficientemente omogenea i conflitti interni ed esterni al nostro belpaese.

    Ho letto, per esempio, i due lavori sul Che fare suggeriti da ieri Martino. Quanti sarebbero d’accordo con quella visione, meglio, con quel tipo di impostazione dei problemi, e quanti no? Eppure, su quello si misura la futura capacità di incidere nei processi decisionali. Leggevo quei lavori e, mezz’ora prima, era passato al regionale il servizio sul tunnel del Gattamelata pronto dopo “soli” 17 anni per unire tangenziale e fiera di Milano (col piccolo dettaglio che la fiera, nel frattempo, era stata spostata a Rho-Pero e, con l’altro piccolo dettaglio, che passa nella parte scoperta proprio di fianco a una scuola). Cosa suggeriamo agli abitanti di quartiere? La “resilienza”? Ancor prima, il discorso Raggi-Stadio con tutte le contraddizioni irrisolte del caso, dalla scelta del posto, alla semplice mancanza di infrastrutture e vie di comunicazione a supporto della variante, fino alla reale esigenza che non fosse il “così fan tutti…”. Mi spiace, ma la lotta non può essere lasciata ai soli tassisti (gli altri si divertano a fare “resilienza”) così come l’analisi delle contraddizioni non può ridursi alla solita “narrazione” di vendoliana memoria: nel caso romano, sia che l’avesse detto Berdini, sia Verdini, sia Pertini redivivo (e possiamo divertirci a mettere chi vogliamo), la soluzione individuata evidenzia, e non risolve, enormi interessi economici, in primis dei palazzinari. Sfido chiunque ad andare a Roma, starci per qualche giorno, e dire che il problema da risolvere è quello del secondo stadio.

    Mettiamo però sul piatto queste due piccole, grandi, questioni e presentiamole alla variegata compagine di una SI allargata ai compagni di RC e PCI. Il rischio di deflagrare ancor prima di cominciare è forte. In altre parole, il problema non è offrire una diversa lettura di una questione, un taglio diverso: operazione, anzi, essenziale ad aprire a nuovi e ulteriori punti di vista, percorsi di ricerca o, quantomeno, a “unire meglio i puntini”. Il problema è quando, in un ottica relativistica e postmodernistica, questi diventano “I” punti di vista, quelli su cui basare il “che fare” successivo. Qui, ho paura che ne vedremmo delle belle. La differenza, tuttavia, potrebbe farla il sindacato e il mondo del lavoro in generale. Una differenza non da poco: un rinnovato protagonismo che potrebbe evidenziare contraddizioni, orientare, fornire la bussola, dare la scaletta delle priorità, fornire modelli efficaci di mobilitazione, organizzazione e formazione teorica, spingere la compagine di cui sopra a un salto di qualità indispensabile non tanto per la sopravvivenza di una rappresentanza politica del lavoro, quanto per una ripresa dello stesso a una maggiore, sempre crescente, incisiva, propositiva, conflittuale, capacità di iniziativa, di lotta, di tornare – finalmente – all’offensiva e alle vittorie sul campo. Patrizia Clemente non aveva bisogno di “narrazioni”, né di “resilienze”.

    Un caro saluto.

    Paolo

  • Facite ammuina!
    Tutto questo frenetico e finto rimescolamento di finte sinistre, senza un vero programma e indistinguibili l’una dall’altra, è tutto in preparazione delle prossime elezioni (l’unico autentico interesse nella pancia di questi signori), ed ha un solo obbiettivo: disinnescare la mina M5S, cercando di toglierle voti attirando quelli dei tanti delusi dalle sinistre che hanno votato o voterebbero per la prima volta il Movimento.
    Non si rivolgono se non marginalmente agli astensionisti orfani della sinistra, che da questa confusione saranno ancor meno motivati a tornare alle urne, ma contano sulla matematica elettorale: è infatti assodato che 2 e più sigle simili assommano percentualmente più voti di una sola.

    • Ed evidentemente i Signori della Sinistra sono già abbastanza confidenti che l’operazione darà i frutti attesi.
      Lo testimoniano due fatti:
      1) l’improvviso disinteresse per la Raggi: quasi spariti dai media tutti i vergognosi attacchi pseudo-giudiziari e gossipari, incluso l’ultimo sulla sua presunta relazione adulterina con Romeo (c’entrerà sicuramente qualcosa anche la vicenda dello stadio: una vittoria di Pirro purtroppo, la giunta capitolina ha ceduto alle proteste della piazza più becera);
      2) il “cedimento” di Renzi sulla data delle elezioni, visto che da Fazio ha indicato il 2018 a meno di ripensamenti di Gentiloni (ahahahahah!).

        • Vedrai che tutte queste sigle si raduneranno intorno ad un’unica greppia, quando sarà necessario.
          E non sarà per il bene del Paese.
          Quanto a Renzi, non sarà certo la differenza di pochi mesi, maggio-giugno 2018 invece che settembre-ottobre 2017, a fare la differenza: proprio questa finta frammentazione lo troverà ancora in sella al cavallo bianco, unico punto fermo di tutto lo schieramento. Chi mai potrà insidiarlo? Anzi, essendosi tolto dalle beghe quotidiane del dover governare, lasciate al suo fedelissimo e ad una compagine sostanzialmente uguale a quella di cui era Capo del Governo, gli eviteranno di fare altre figuracce, gli consentiranno di fare la parte del grande stratega al di sopra delle parti e di dedicarsi a tempo pieno alla campagna elettorale.
          Con buone possibilità che, da qui al 2018, i tanti italiani dalla memoria corta avranno dimenticato i guai di quando governava.
          Credi a me: quasi quasi conveniva che perdesse il referendum di stretta misura. Restando Capo del Governo, poteva solo continuare a logorare la propria immagine, invece così ha la possibilità di rifarsi una verginità, a spese delle tante sciocchezze e porcate che faranno i vari Gentiloni, Bersani, D’Alema, Fratoianni, Cuperlo, ecc. ecc.

          • sempre meglio la frammentazione se poi rende più difficile “sostituire” le minoranze (1/48=2%; 630 * 0.23= 14) dalle commissioni parlamentari come è stato fatto.

            PS: Il M5S ha fatto suo emendamento di minoranza PD sull’italicum: l’emendamento Lauricella

            *2. 0405. Lauricella.
            Dopo l’articolo 2, aggiungere il seguente:
              Art. 3. – 1. (Entrata in vigore). – 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge costituzionale di modifica del Titolo I della Parte II e dell’articolo 94 della Costituzione e, in mancanza, a decorrere dalla data della prima riunione delle nuove Camere della legislatura successiva a quella in corso.
            http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0187&tipo=documenti_seduta&pag=allegato_a#ac.3-A.eme_art_2.

            L’emendamento avrebbe evitato lo schifo in cui siamo.

  • RENZI giova di una presenza mediatica consolidata che lo rende familiare all’elettorato (stando ai sondaggi quello del PD è stato spropositatamente a sostegno della riforma).
    Di lui è stata fornita una caratterizzazione mediatica a tutto tondo non risparmiando persino gli aspetti più futili (diari “renziani” a reti unificate: dalla filosofia, al tempo libero ed alle battute).

    «[…] la cura dei dettagli, l’importanza attribuita a una riservatezza ai limiti del segreto perché l’annuncio, quando arriverà, risalti di più. Ancora prima di partire per la California, Matteo Renzi lo chiamava già il suo pitch. Nel baseball quella parola designa il lancio della palla, in pubblicità quello di un nuovo prodotto, in politica dev’essere la proposta di un programma inedito che vuole conquistare i cuori e le menti» — Corriere della Sera

    Eh, buona notte! 😛

    Sembra che lo spoiler effect avvantaggi RENZI.

    La copertura mediatica dei singoli candidati è una componente fondamentale per la quale le statistiche non sono generalmente disponibili gratuitamente (a meno di elemosine).

    Campagna Primarie PD 2013, mese di ottobre
    http://www.lastampa.it/2013/11/07/italia/politica/politici-in-tv-record-per-letta-e-renzi-tTxypDmKukr0QvlJMa6gOI/pagina.html

    La legge della “par condicio” non si applica alle primarie dei partiti. 😉

    I gatekeeper generalmente si giustificano invocando il “mercato” e spiegando la sovraesposizione come in linea con l’interesse dei consumatori (ai quali spesso non è fornito fact-checking delle dichiarazioni dei politici) sulla base di fluttuazioni minime dello share (e nessuna analisi statistica).

    PS: Circa la questione elettorale il maggioritario rimane il sistema più diffuso in Italia.

  • ACME NEWS
    Capitale terremotata, Paese sommovimentato.
    La Politica continua a far tremare l’Italia. Una forte scossa sismica di magnitudo politica 4.9 della scala Mercalli è stata avvertita alle 15.21 a Roma con epicentro in via del Nazzareno, sede nazionale del Pd. I ministri, i sottosegretari e tutti gli uomini e donne dell’ex Presidente hanno preso visibilmente ad oscillare da un’area all’altra, provocando grande agitazione anche nelle regioni più lontane, come Puglia e Piemonte. Il sisma è stato avvertito anche in altri partiti, come SI, Lega, Mdp, Rifondazione. Sono in corso verifiche da parte dei Vigili del Fuoco per accertare danni alle strutture dei partiti.

    • Esatto pero’ avrei una dissenteria da fare.. ma senza troppo catarsi addosso
      anche perchè è importante fare sempre una corretta analisi delle parole sciolte.
      Le lotte intestine ai partiti chi le provoca? Cosa è in realtà successo? Questa supposta scissione potrebbe funzionare?
      Ma soprattutto un po’ di riso in bianco è il rimedio per ogni problema di peristalsi? Mi scorreggia se baglio,non abbia fretta a rispondere.

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          Ciccio La Trina(per gli amici anche Ciccio Lampascione)

          Ma come…?…se ne esce con una risposta cosi astringente?Deve essere stato il riso in bianco..,ma come vede nolente o volente sempre ai gas nostrani ritorniamo.Come le feci notare nel commento precedente riguardo alle secessioni,è proprio nel momento del bisogno che i bagni sono sempre occupati e la situazione mutatis mutandis piu’ che nera si fa marrone.Ma si sa, la verità è spesso proprio come una scorreggia imbarazzante e inopportuna.
          A proposito di livelli ,esperienze e trascinamenti nel mondo delle pernacchie di sotto,è un peccato che lei non si voglia ribassare perchè scoprirebbe che,ad esempio, le tanto vituperate ventosità hanno trovato onorevole spazio e nobilitazione anche nelle opere di gente come Averroè,Dante,Joyce,Rabelais,Hugo…ma si sa questi signori si sono permessi simile ardire forse perche’ non si davano tante arie, a differenza dei giovanotti di oggi.Quindi, quando le parlano di gabinetti,wc,carte igieniche, flatulenze varie non batta in ritirata non si chiuda in un gabinetto di riflessione tutto suo,non scachi tali argomenti ma ne faccia un humus fertilizzante.

  • O.T.
    Diffamazione internazionale dell’Italia.
    I brutti fatti per cui l’ospedale Loreto Mare è balzato agli onori della cronaca sono indubbiamente da condannare, come lo sono i consimili di Sanremo e altri e altri ancora.
    Al riguardo abbiamo ancora molto da fare, ma da qui a farne una generalizzazione per l’intero settore pubblico ce ne corre.
    Sentite invece cosa scrive The Guardian sul punto, facendovi notare quanto sia velenoso l’inciso CHE HO TRASCRITTO IN MAIUSCOLO.
    Police said on Friday that 55 of the suspects had been placed under house arrest. There was no immediate comment from the hospital.
    In a bid to tackle corruption IN THE NOTORIUSLY INEFFICENT PUBLIC SECTOR, the government signed into law last year a measure to immediately suspend people caught dodging work, pending an investigation into whether they should then be fired.

    Venerdì la Polizia ha dichiarato che 55 dei sospettati sono stati posti agli arresti domiciliari. Non c’è stato nessun commento a caldo da parte dell’ospedale.
    Per affrontare UN PO’ la corruzione NEL SETTORE PUBBLICO NOTORIAMENTE INEFFICIENTE, lo scorso anno il governo ha tradotto in legge una misura che sospende le persone sorprese a far furbate (mia traduzione libera) sul lavoro …

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    Tenerone Dolcissimo

    Hai messo il dito sulla piaga. In Italia i corrotti sono di due tipi:
    1) Quelli contro la UE che finiscono in galera
    2) Quelli a favore della UE che nessuno tocca tanto meno i giudici

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