La scissione si fa perché la impongono Renzi e D’Alema. Ecco perchè.

Ormai sembra che siamo alle ultime battute: scissione. L’ho già detto in una trasmissione: le scissioni sono come i fidanzamenti, bisogna essere in due per farle, perché c’è sempre uno che se ne va e l’altro che lo accompagna alla porta. In questo caso, a volere la rottura con più decisione non è quello che esce, ma il padrone di casa, Renzi.

La cosa era evidente dall’inizio, quando pure Renzi ha dovuto fare qualche cedimento (primarie prima, congresso dopo) perché circondato da Napolitano, Mattarella, Franceschini, Orlando, ma ha sempre avuto la riserva mentale di far saltare tutto alla prima occasione.

E questo per diverse ragioni: in primo luogo ha bisogno di essere segretario quando si faranno le liste, ma il 4 dicembre l’ha indebolito ed ha liberato un’area centrista che si distacca dal correntone con il quale vinse il congresso del 2013. In questa situazione lui è troppo a destra rispetto al ventaglio delle correnti di partito e non ha più la maggioranza assoluta da solo, per cui Franceschini ed i suoi diventano l’ago della bilancia, mentre, se la sinistra esce, lui torna padrone della situazione, avendo più truppe dei centristi.

Poi lui ha bisogno di votare a giugno (e non ci ha mai rinunciato, nonostante tutto) e la scissione diventa un argomento formidabile per tagliare corto potendo dire a Napolitano “ma se non ce la facevo prima a fare una nuova legge elettorale, con il partito unito, come pretendere che possa farcela ora che il partito si è spezzato?”. Inoltre è un ottimo argomento per determinare la crisi di governo e mettere il Quirinale con le spalle al muro.

Peraltro, prima si vota e meglio è per lui, perché, se è vero che va alle elezioni con la sconfitta referendaria e la scissione alle spalle, però è anche vero che evita l’imbarazzante referendum della Cgil e le amministrative che non promettono niente di buono.

Inoltre, prima si vota e meno tempo hanno gli altri per organizzarsi e far conoscere un nuovo simbolo. Quanto ai 5 stelle, li si può tenere a bada con le solite grane della giunta Raggi (non penserete che sia finita qui, vero?!).

E, se ce ne fosse stato bisogno, a dargli ancora più fretta è arrivato l’avviso di garanzia al papà: come dire che la bomba è caduta di fianco e la prossima potrebbe essere più centrata. Meglio sbrigarsi.

In questa condizione si può anche azzardare persino un voto a fine aprile- primi maggio se non fosse per l’appuntamento internazionale che crea qualche imbarazzo.

Tutto ciò premesso è evidente perché Renzi ha chiuso ogni strada, pur stracciandosi le vesti per l’orrenda scissione, (“Bersani ritorna, sta casa aspetta a te”), ed in questo ha avuto l’appoggio di sponda opposta di D’Alema. Le scissioni sono sempre il prodotto dell’alleanza degli opposti falchi.

Certo, in questa condizione, Renzi affronta elezioni difficili nelle quali faticherà molto a tenere quota 26-7% (altro che 40%!), ma dopo può sempre riaprire i giochi da segretario del partito che, se non più di maggioranza relativa, resterebbe il partito più consistente di una possibile coalizione. E, se non ci fossero i voti sufficienti, potrebbe sempre puntare su nuove elezioni, magari dopo aver schiacciato gli scissionisti.

Al contrario, i suoi oppositori non sanno bene che fare: Bersani e Speranza, di solito indecisi a tutto, questa volta sembrano determinati al passo, ma ormai hanno poche truppe alle spalle e l’unica speranza che hanno è di recuperare la loro gente uscita dal partito in questi anni, ed hanno poco tempo per farlo.

A proposito, un consiglio agli scissionisti: hanno pochissimo tempo per far conoscere un nuovo simbolo ed una nuova sigla, per cui devono giocare sul riconoscimento di simbolo e sigla già conosciuti. Io punterei su una cosa del tipo Movimento dei Democratici di Sinistra ed un simbolo con un albero o un ramoscello di ulivo. E’ vero che sa di vecchio e crea mal di pancia ad alcuni, ma con i tempi stretti che hanno ogni cosa troppo nuova è un rischio enorme (e ricordiamoci della lista Arcobaleno e, prima ancora, di Nuova Sinistra Unita o di Democrazia Nazionale a proposito di liste più o meno improvvisate), tanto poi c’è tempo per cambiare nome e simbolo dopo le elezioni.

Tornando agli scissionisti: Emiliano e Rossi hanno basi essenzialmente locali e di non eccessiva consistenza. Emiliano è più uomo della comunicazione e può giocare su una maggiore presa mediatica, ma Rossi è destinato ad essere una piccola corrente di un piccolo partito.

Piccolo per piccolo, all’ultimo potrebbe essere tentato di restare, magari per unirsi ai franceschiniani. Dunque, ondeggiamenti e defezioni potrebbero essercene sino all’ultimo secondo, tuttavia ci penseranno Renzi e D’Alema a troncarli: Renzi spingendo fuori i suoi avversari, D’Alema iniziando una scissione che potrebbe calamitare molti seguaci di Bersani-Emiliano, così da spingere questi a muoversi per non farsi tagliare la strada.

Una perfetta alleanza fra falchi. E’ andata.

Aldo Giannuli

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Comments (40)

    • Colle coalizioni quello che esce dalla finestra rientra dalla porta. Se non si vota in massa M5S pur con tutte le difficoltà di questa forza politica avremo altri 20’anni (per iniziare) dello schifo degli ultimi 20…

  • Professore buona sera!
    “Un posto al sole” in ogni senso, questa telenovela, sia nel senso di riprendere il polpettone di mamma rai, sia nel senso vero e proprio che descrive gli sforzi, resi evidenti questi giorni dalle ripetute kermesse televisive, di ritagliarsi il proprio posto sotto i riflettori.
    Telenovela che mi appassiona poco, se non per il gusto di vedere “come va a finire”. Ti ringrazio per questa analisi perché, come spesso accade con cose che non conosco, mi ha completamente stravolto il punto di vista con cui avevo cercato di seguire la faccenda: avevo letto l’ultimo intervento di Emiliano e mi sembrava profilarsi, all’orizzonte, quasi il lieto fine con Cuperlo e Orlando che si alternavano a girare il rullo dei titoli di coda.
    Invece niente: ho riletto il tuo pezzo e, in effetti, il ragionamento mi sembra non faccia una grinza. Una domanda, tuttavia, mi sorge spontanea. Al netto del fatto che Franceschini senza i “sinistri” perde automaticamente il proprio potere contrattuale e che quindi, vincendo a man bassa il congresso, “Renzi affronta elezioni difficili nelle quali faticherà molto a tenere quota 26-7%”, si configurerebbe questo scenario: Renzi non convince ma vince e Mattarella non potrà fare altro che dare a lui l’incarico; lui fa una seduta spiritica la sera stessa in cui viene posseduto nientepopodimeno che da Belzebù (e in effetti Annunziata in quell’editoriale di qualche giorno fa individuava molti elementi andreottiani nel renzismo) e, alleandosi con centristi, fuoriusciti, “responsabili” della prima e dell’ultima ora, raggiunge la tanto agognata fiducia e ritesse la sua trama di governo, come prima, più di prima.
    E se invece stesse facendo male i suoi conti? Se stesse talmente sulle scatole agli italiani, in questo momento, da portare con quel faccione quel che resta del PD alla disfatta elettorale (ovvero alla seconda posizione, dopo il m5s, o alla terza, dopo un raffazzonato carrozzone Lega-FdI-FI) e lui stesso al suicidio politico definitivo?
    Ne vedremo delle belle…
    Un caro saluto.
    Paolo

  • Un peccato che molti non vedano occasione di partecipare alle primarie del PD per dar seguito alle parole di RENZI: che il PD non sia dei caminetti (dunque dei quattro gatti che questi porterebbero alle primarie con livelli abnormi di astensione).

    Perché una partecipazione massiva alle primarie del PD per decidere il futuro politico di RENZI non è quello che sembra molti si aspettino.

    Un peccato che nessun VIP incoraggi quel 50% di astenuti ad investire due euro per lanciare un segnale proprio dove inciderebbe di più: le primarie scarsamente partecipate del PD.

    • Dovresti sapere che ci sono metodi più raffinati ed efficaci per condizionare gli avversari.
      Ma forse, in pieno psicodramma per il caso Raggi, non riesci a comprenderlo.

      • Temo che l’autoreferenzialità La illuda con cose che la democrazia non contempla.

        Non si preoccupi, se mai riuscirà a formalizzare qualcosa che somigli anche vagamente ad una argomentazione intellegibile ci sarà anche occasione per infrangere la sua bolla epistemica.

  • Professor Giannuli, Renzi è la polizza di vita del Movimento 5 Stelle, fino a quando ci sarà lui possono fare quello che vogliono, i pentastellati vinceranno le prossime elezioni politiche in ciabatte, anche ottenendo la maggioranza assoluta. Le grane della giunta Raggi sono irrilevanti a livello nazionale, alla gente non frega niente dei problemi di Roma. I grillini fino a quando non verranno beccati con le mani nel sacco non perderanno nemmeno mezzo voto, aumenteranno sempre i loro consensi, si metta l’anima in pace!!!!

  • Avatar

    Venceslao di Spilimbergo

    Buonasera professore

    come prima cosa mi permetta di farle le mie più sincere congratulazioni: per quanto sia politicamente “distante” da Lei (essendo io un Conservatore Liberale vecchio stampo, come certamente avrà intuito da tempo, visti i miei sporadici commenti) ho sempre molto apprezzato le sue lucidissime analisi… le quali si sono dimostrate quasi sempre giustissime, a certificazione della loro qualità. Cosa rara di questi tempi, in cui tutti parlano di politica senza però conoscere veramente una così delicata materia! E anche in questa occasione non ha affatto deluso le aspettative che riponevo in Lei: trovo questa sua ultima fatica molto interessante nei suoi contenuti e assolutamente condivisibile per quanto concerne la conclusione… profetica, addirittura, oserei dire: basti guardare a quanto accaduto con il presidente Emiliano alle ultime battute dei lavori dell’assemblea!
    Come seconda cosa, invece, mi permetta di sollevare un quesito… su cui un parere, da un esponente autentico della Sinistra quale Lei è, mi interesserebbe molto: cosa mi può dire professore sul futuro delle due nuove “creature rosse” sorte in questi ultimi giorni (mi riferisco al progetto del signor Pisapia e al nuovo partito Sinistra Italiana)? So che da marxista vero quale Lei è (e per la qual cosa la rispetto profondamente) parlare di queste due “creature”, come le ho volutamente denominate, le provocherà come minimo bruciore di stomaco… sarei però curioso di conoscere il suo punto di vista sull’argomento. Ringraziandola sin da ora per la disponibilità e scusandomi per l’inopportuno disturbo, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata.

  • Mentre il popolo si gratta
    a dama c’è chi fa la patta
    a sette e mezzo c’è una matta…
    (Rino Gaetano)

    Professore, una domanda: Michele Emiliano… cosa sta facendo? Cos’ha in testa? E’ un suo modo di fare, ovvero è un sentimentale, oppure recita la parte del “poliziotto buono” e “ci soffro da matti”, “ho fiducia in te” per poi tirare dritto per la mia strada? Ma non lo aveva già fatto Epifani un intervento più che dignitoso in questo senso? Ci saranno sorprese nelle prossime puntate?
    … la butto sul ridere, ma più che telenovela, a ben vedere ieri sera si sono toccate punte da sceneggiata… “mentre il popolo si gratta”, per l’appunto.
    Un caro saluto
    Paolo

    • @Paolo Selmi.
      Domanda legittima. E’ difficile da spiegare competentemente. MAnca un genere teatrale che dia il nome al tipo di commedia … forse si tratta di una maschera o di un caratterista.
      Provo a spiegarmi, ma non credo che ci riuscirò bene.
      Sulla scena irrompe una specie di bullo, un guappo che non è guappo, dai modi spicci e arroganti, che sa svolgere solo quella parte. Inevitabilmente si scontra con il primo che incontra, quasi sempre ritenuto più debole di lui, al quale mostra tutta la sua potenza.
      Dopo una qualche scaramuccia l’incontro tra i due si fa più ravvicinato, iniziano a partire le minacce, qualche spintone, il nostro alza la voce ..
      E qui arriva il colpo di teatro: si guarda intorno e chiede agli altri che si sono avvicinati di trattenerlo, altrimenti minaccia/promette a futura memoria sfracelli e macelli di ossa, carne umane e di ogni altra materia. Finalmente trattenuto e allontanato appena dal contendente, trattenuto pure lui, sferra calci e quant’altro all’avversario che di fatto è trattenuto e non può rispondere.
      A questo punto può scattare o la zuffa vera o propria o il soliloquio che continua il precedente frasario minaccioso.
      Spero di essere stato chiaro.
      Forse manco in Cina ci sono personaggi del genere.

      • Non occorre andare in Cina.
        Basta rivedersi Enzo Turco nel “Turco Napoletano”, perfetto paradigma di quel bullo che, per non prenderne troppe, supplica gli altri di trattenerlo dal fare sfracelli.

        • Grazie a tutti!
          E’ andata come avete detto! Faccio un macello faccio un macello… e poi resto! 🙂
          Te lo dico come te lo direbbero a Lecce… Emilià… Ma ce stà faci?
          E a questo punto, scomodo anche Ecce Bombo al telefono:
          “No veramente non mi va, ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è, non è che alle dieci state tutti a ballare in girotondo, io sto buttato in un angolo, no…ah no: se si balla non vengo. No, no…allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: “Michele vieni in là con noi dai…” e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo…”. Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no. Ciao, arrivederci Nicola.”
          Arrivederci Michele!
          Paolo

  • Anch’io mi complimento per l’analisi, professor Giannuli.
    Comprendo, nell’articolo, le ragioni di Renzi per la scissione.
    Non ho compreso però quelle di D’Alema.
    Quali sono le sue motivazioni?

  • Professor Giannuli, per rimanere nella sua iniziale metafora sentimentale, capita di sovente che quando la fidanzata se ne va, il fidanzato cerchi disperatamente di recuperare il rapporto e tenersi la morosa, arrivando anche a trasformarsi in stalker. Volendo essere ironici, le chiederei chi, secondo lei, è la fidanzata volubile e chi il fidanzato disperato. Per essere più seri, le chiederei, piuttosto, se non ritiene che il processo di riconversione del PD da partito di centrosinistra a principale partito di destra non rientri in un quadro di generale mutamento antropologico di tutti i partiti di sinistra europei, alla luce di quella che è stata la deriva dei socialdemocratici tedeschi, dei laburisti inglesi e dei socialisti francesi e spagnoli dagli anni novanta ad oggi. Le sarò grato per le risposte che mi vorrà dare, soprattutto alla domanda ironica (che, forse, è la più seria).

  • credo che il PD di Renzi non abbia fulgido futuro? senza cortiggiani pro o contro?

    mi chiedo sotto quale bandiera si riorganizzeranno le basi?

  • ho tu… cuculo, occupi un nido (che fu) rosso per resuscitare la balena bianca, per quanto tempo pensi di poter abusare della pazienza del popolo sovrano?

  • Caro Aldo,
    D’Alema conducator della scissione?
    Sono sollevato, non ne azzecca più una da anni …
    Mi ricordo di quando Vendola vinse le primarie 2010 contro Boccia, il candidato del Pd per cui Massimo D’Alema si era speso tanto in prima persona.
    Fu un vero e proprio plebiscito per Vendola, che si attestò oltre il 70%, un trionfo che fece riflettere sull’ennesimo abbaglio preso da Massimo D’Alema tanto da farlo sembrare scollegato dalla realtà.
    Se nel 2010 a Gallipoli, feudo di baffetto, Nichi Vendola prese 684 voti e Boccia 204, chi sa quanti oggi seguiranno D’Alema nella scissione …
    Mi sa che i tuoi, più che buoni consigli agli scissionisti, sono espressione di un pio desiderio.

    • guarda che non hai capito: l’importante non è che D’>lema faccia un partito di massa, ma che dia una mano a mandare a fondo il Pd

      • Appunto: il pio desiderio è che il PD vada a fondo permettendo al movimento di proprietà di Giuseppe Grillo di vincere le elezioni non per meriti propri ma per demeriti altrui.
        Per veder realizzato questo pio desiderio, non ti resta che sperare in D’Alema, che quanto a demeriti, notoriamente, è campione.

  • Questi potrebbero fare il “Partito Comune” con il simbolo che evochi in qualche modo una falce con martello: così magari qualche voto possono ancora sperare di prenderlo.
    A parte questo, ieri anche il più sprovveduto ha avuto una spiegazione plastica di come sia possibile che in questo Paese un personaggio come Grillo, mettendo assieme una accozzaglia di sfigati da piazzare nei vari posti, possa raccogliere il 30%: non serve altro!
    A me pare però che la notizia del giorno sia un’altra, e di ben più rilevante importanza: la proposta di Bill Gates di tassare i robot che svolgono lavoro umano. Qui si che si apre una prospettiva di rilevantissima importanza!!

  • “Dopo la caduta del muro di Berlino, il capitalismo trionfava sul comunismo, dimostrando che la “fine della storia” prospettata da Francis Fukuyama non era che un bluff alla ricerca di nuovi nemici. L’Italia cresceva non solo per l’esigenza della ricostruzione post bellica, ma anche perché il capitalismo in quel momento si alimentava di produzione, quindi pretendeva quadri dirigenziali, welfare e settore pubblico, per i propri profitti, ora invece il capitalismo trae linfa vitale dalle rendite finanziarie, specula in borsa e sui Btp, dunque non ha più bisogno di welfare e della piena occupazione.
    La stessa Costituzione Italiana, nata dal compromesso ideologico tra Dc e PCI, forgiava l’ossatura politica, economica e sociale dell’Italia del dopoguerra, sostenendo la nascita di un capitalismo produttivo di stato, che avrebbe garantito posti di lavoro e ricchezza della nazione, favorito inoltre da una moneta sovrana e libera dal debito, che avrebbe aumentato anche il benessere e il risparmio delle famiglie.
    Il Pd ha sempre abbracciato l’idea di questa Europa antidemocratica, dove la nuova Germania unificata, più grande territorialmente e più forte, iniziava grazie al cambio fisso a perseguire una politica germanocentrica, molto pericolosa per i famigerati Piigs. Un’Europa mostruosa, un’idra deforme dominata politicamente e militarmente della testa americana ed economicamente dalla pancia tedesca”.

    http://comedonchisciotte.org/pd-uno-degli-ultimi-giorni-di-carnevale/

  • A me sembra un po’ riduttivo portare il tutto a Renzi/D’Alema. Credo sia una fase naturale che attraversano i partiti “più vecchi” e che ha toccato un po’ tutti. Ha toccato dapprima la Lega Nord, ora il PD, toccherà Forza Italia nel momento in cui Berlusconi verrà meno. Il problema è che appare come una “crisi soggettiva” perché l’oggetto, il partito, é stato svuotato da 25 anni or sono. Il sistema maggioritario ha “occultato” tutto ciò. Sono nate coalizioni molto variegate, basate più sullo stare insieme contro qualcuno piuttosto che sul proporre idee politiche e realizzazioni di esse. A differenza di 25 anni c’è poi un fattore ulteriormente disgregante: 25 anni fa, ciascuno per motivi diversi, vedeva comunque la necessità di portare questo Paese all’interno della Comunità Europea. Oggi le difficoltà che attraverso il rapporto con l’UE (con idee però piuttosto confuse su modelli alternativi) fa sì che questo elemento, che funzionò da collante rispetto ad un sistema politico disgregato e riaggregato su basi del tutto soggettive, costituisca un elemento ulteriormente divisivo all’interno del sistema politico e, addirittura, all’interno di ciascun partito

  • ACME NEWS
    Finalmente Cetrio Laqualunque, fratello a piede libero del più noto Cetto, ha rotto gli indugi. _Lui veramente ha fatto riferimento ad un’altra rottura bip bip.
    Si Candida !!
    Un comunicato della sua segreteria ha ufficializzato la corsa alla segreteria del Partito con la sua corrente “Onda Calabra” data forte di un sicuro 20% di delegati congressuali all’Istituto di Sondaggi ACME.
    I soliti ben informati retroscenisti ritengono che la cena ai quattro coperti di ieri sera con Paperon de Paperoni sia servita a trovare un finanziamento per le prime spesucce che la politica comporta.
    A questo punto gli esiti sono incerti: confluenza o scissione?
    Il utto sarà deciso con una partita a pilu durante le sessioni notturne del congresso.

  • Il gioco di Renzi è temerario, ma ha un senso, e ha anche un popolo dietro di sé: quelli che pensano di essere di sinistra, ma che ragionano sostanzialmente con un punto di vista di centro o di centro destra, e anche quelli che pensano che essere di sinistra significhi approvare a scatola chiusa tutto ciò che fa il leader di un partito ritenuto di sinistra.
    Invece mi sfugge completamente (ma non farò nessuno sforzo per evitare che mi sfugga) la logica degli scissionisti. Civati perlomeno se n’è andato, come si dice, “ai primi danni”. Ma questi qui, che hanno votato l’invotabile, che hanno condiviso l’inverosimile, chi pensano di convincere? E poi, senza uno straccio di tesi comuni, di bozza di programma, di ipotesi organizzativa? In confronto, l’uscita del Manifesto è stata da giganti della politica (pur sapendo com’è andata). Secondo me, o si arrendono a testa bassa, pur di non uscire, o finiscono a costruire qualche circolo di pensionati della politica. Ma forse neppure questo: perché, se abbiamo ancora dei circoli di lombardiani, nenniani, secchiani o bordighisti, è perché all’origine un pensiero importante, comunque, c’era. Ma questi qui?

    • Sembra sia stato negato un congresso sufficientemente prolungato da consentire effettivamente una seria elaborazione di uno straccio di tesi comuni e bozza di programma.

      Il maggioritario è solo uno dei modi per turlupinare i cittadini del diritto a vedere rappresentate in Parlamento una più ampia gamma di tesi politiche al fine di operare una analisi critica delle varie opzioni e pervenire ad un “consenso sovraordinato alle parti” .

      La possibilità di togliere di peso parlamentari dalle commissioni invitandoli a proporre emendamenti in Assemblea che verrebbero fatti decadere apponendo la fiducia costituisce un contributo decisivo nel ridefinire il significato di democrazia.

      I partiti sono patacche vuote e vengono trattati all stregua di persone (neanche una scissione scalfirà gli interessi a cui il PD ha fatto finora da paravento)

      Non può trascurarsi che per ridurre la cittadinanza a votare per anni “turandosi il naso” debbano essersi accumulate distorsioni talmente gravi da asservire persino l’importanza della credibilità (fondamentale nell’ordine veterocostituzionale).

  • E’ bene chiarire che qui non si stanno confrontando diverse visioni della società, ma sfumature di una politica comunque neoliberista. Alle retoriche di qualche personaggio che all’assemblea PD fa il paladino delle classi sfruttate, non ci crede neppure l’usciere dell’albergo. Non bisognerebbe mai scordare la distanza abissale che c’è tra le parole e la realtà, dove la realtà è l’azione politica passata e presente di quegli stessi personaggi che ora vogliono rifarsi una verginità. Tanto per dire, Emiliano e Rossi che in Puglia e Toscana privatizzano tutto il privatizzabile ed aumentano le tariffe dei servizi, Bersani, presentato come la vecchia guardia che difende l’ideologia originale del partito, è quello dell’appoggio a Monti e Fornero, quello che ha iniziato il processo di privatizzazione di tutti i servizi in Emilia Romagna, con conseguente scadimento verticale della qualità, processo che ha esteso a tutt’Italia cone le famose “lenzuolate”, è stato uno degli artefici della trasformazione del PDS poi PD in comitato d’affari. Di D’Alema poi, che dire, vi ricordate quando uscì in TV di fianco al generale Nato per appoggiare i bombardamenti a Belgrado? Cosa c’è di diverso dalle politiche berlusconiane e di destra? Ben poco, sono solo gruppi di potere diversi che si contendono la torta.
    Per questo, di tutto questo psicodramma piddino, dovrebbe fregare meno di niente.

  • “La rupture cercata dal segretario ha un suo senso politico. Il bipolarismo è franato. La stagione del maggioritario conclusa. E nello scenario del proporzionale che sta per aprirsi, serve un partito-baricentro nel solco della vecchia Democrazia Cristiana, in grado di attrarre forze e cercare alleanze a tutto campo, senza il costante mugugno di chi non ha superato ancoraggi ideologici novecenteschi, interclassista e spregiudicato.
    Un partito delle correnti, dei dorotei, dei morotei, dei basisti, dei pontieri, degli andreottiani, capace di tenere insieme “sindaci santi” come Giorgio La Pira e pittoreschi maghi del voto come Vittorio Sbardella detto Lo Squalo. In questo contesto, il congresso del Pd che il segretario immagina è una conta delle componenti per valutarne il futuro ruolo più che una discussione sulla leadership, esattamente come furono – salvo rare eccezioni – gli antichi congressi Dc”.
    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/02/20/matteo-renzi-rottamazione-compiuta-ora-il-pd-e-davvero-la-nuova-democr/33307/

  • ACME NEWS
    Assegnato il premio Nobel per la Fisica 2017 dall’Accademia delle Scemenze di Svezia a Dalemick, Bersanick e Renzick per il loro impegno nello studio sulle transizioni partitiche autofetilizzanti e sulle scissioni a temperatura ambiente. Grazie al loro impegno, hanno scoperto i casi in cui la materia partitica assume particolari stati duali in presenza di forti campi di attrazione. I tre scienziati della politica hanno impiegato modelli politici molto elaborati, che in questo ventennio hanno permesso di indagare gli stati della politica, e che un domani saranno utili per evitare pratiche disfunzionali.
    (Da una voce non identificata del blog è pervenuta una frase: “magari fosse vero!”)

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