Ma che sta succedendo nel mondo arabo?

Smettiamola di girare intorno alla questione e veniamo al nocciolo del problema: quale è la natura degli avvenimenti in corso nel mondo arabo? L’intervento di Annamaria Rivera (contestato da alcuni, ma, conoscendo bene Annamaria ho l’impressione che questo possa essere dipeso da qualche fraintendimento) andava esattamente in questo senso.
Non c’è dubbio che la sinistra italiana sia nettamente spaccata sul tema e non solo per quel che riguarda i raid anglo-franco-americani, ma anche sul giudizio sulle rivolte in corso in quanto tali. C’è chi vi sospetta (in tutto o in parte) un ruolo dei servizi occidentali che manipolerebbero tutto, chi ne accetta la genuina natura popolare, ma ne riduce la portata a semplici “rivolte per il pane” come ve ne furono già in Algeria negli anni ottanta o in contesti simili, chi, invece, pensa si tratti dell’inizio di un processo rivoluzionario.
C’è chi, sottolineando la simultaneità delle varie rivolte, ne parla come di uno stesso processo e chi, sottolineando la diversità dei diversi contesti storico-geografici, ne parla come dell’occasionale confluenza (determinata dal rincaro dei generi alimentari o dal ruolo di qualche servizio segreto) di cose completamente diverse su cui esprimere giudizi differenziati caso per caso. C’è chi pensa che si sia di fronte a rivolte in cui prevarranno umori fondamentalisti, chi al contrario preconizza una sorta di secolarizzazione del mondo islamico. Il tutto è poi aggravato tanto dalla cattiva conoscenza pregressa di quel mondo e dall’inaffidabilità delle informazioni che arrivano.

Lasciamo da parte il caso libico ed affrontiamo il fenomeno nel suo insieme.
Iniziamo dallo scartare le ipotesi meno verosimili; e, il primo colpo di forbici tocca a tutte le interpretazioni dietrologiche e complottiste: le rivolte hanno contribuito a far risalire il prezzo del petrolio e, se dovessero estendersi anche all’Arabia Saudita, potrebbero avere effetti incontrollabili in questo campo. Il che è l’ultima cosa di cui l’Occidente o la Cina hanno bisogno. Semmai, ad essere interessati in questo senso potrebbero essere i russi che vedono rivalutare massicciamente la loro rendita energetica, ma nessuno, mi pare, ha ipotizzato un ruolo dei servizi russi in questa vicenda. Peraltro, i Ben Alì ed i Mubarak andavano benissimo all’Occidente con i loro regimi autocratici. Se poi il problema fosse stato quello di cambiare il singolo rais mettendosi al suo posto qualche altro personaggio meno decrepito, non sarebbe stato necessario scatenare la piazza, ma sarebbe bastato il collaudatissimo sistema della rivolta palatina, assai meno avventuroso.

Meno che mai si capisce che interesse avrebbe potuto avere Israele ad abbattere un amico come Mubarak (che, infatti, cercò di avvertire per tempo di quel che andava montando), per di più in una situazione che rende ancor meno probabile un intervento contro l’Iran.

Insomma, a parte il caso libico, di cui diremo,  non c’è alcuna ragione per pensare che i governi occidentali possano aver auspicato una rivolta di questo genere.
D’altra parte è altrettanto logico che i servizi occidentali (ma anche gli altri, ovviamente) abbiano cercato (e lo stiano ancora facendo) di inserirsi nel sommovimento sperando di guidarlo in qualche modo. Sarebbe ingenuo pensare che, di fronte ad una situazione del genere, i servizi restino a guardare, magari davanti alla televisione. Così come è del tutto ragionevole che, di volta in volta, società segrete di militari, organizzazioni  clandestine, gruppi terroristi abbiano avuto qualche parte e che vi si siano preparati già da prima. E, dunque, anche la versione “purista”, che immagina movimenti popolari che escono come Minerva armata dal cervello di Giove è pura mitologia. Nessuna rivoluzione ha avuto quella purezza che molti “movimentisti” immaginano.

Altro punto da chiarire subito: si tratta di una occasionale convergenza di processi totalmente diversi fra loro o di un processo unitario? Anche qui le posizioni estreme funzionano poco: i movimenti di protesta, nel giro di un paio di mesi, si sono estesi dalla Tunisia al Marocco, Algeria, Libia, Egitto, Yemen, Arabia Saudita, Siria, Barhein mentre altri casi ancora si profilano. Certo si è trattato di rivolte di varia intensità, ma si tratta di troppi casi, troppo distanti fra loro nello spazio e troppo vicini fra loro nel tempo per poter sostenere che si sia trattato di una perfetta casualità. Occorre cercare una spiegazione a questa simultaneità e la più immediata è certamente quella delle “ rivolte del pane”. Non c’è dubbio che il rincaro dei generi alimentari sia stato il detonatore della rivolta, ma basta da solo a spiegare tutto? Perchè queste rivolte sono generalizzate nel mondo arabo ma non si manifestano ancora in altri contesti afro-asiatici o latino americani che, pure, hanno condizioni di povertà più accentuate?

Peraltro, a differenza del passato, queste rivolte non chiedono solo pane: l’elemento politico è sempre presente e predominante, anche se declinato spesso in modo diverso. Così come non va trascurato che, nonostante ingenti acquisti di cereali da parte di alcuni regimi come l’Arabia Saudita, con conseguente ribasso del prezzo degli alimentari, la protesta si attenui ma non scompaia. Tutto fa pensare che dobbiamo scavare più a fondo.

Il punto è che la società araba è stata investita in questi ultimi 20-30 anni da forti trasformazioni strutturali, a cominciare dalla dimensione demografica: a partire dagli anni ottanta quasi tutti i paesi islamici hanno superato la soglia del 50% della popolazione alfabetizzata  e, parallelamente, c’è stato un brusco calo correlato dei tassi di natalità. Da 6-7 figli in media per donna si è scesi a circa 3 (per un esame più approfondito vi consiglio di leggere Youssef COURBAGE e Emmanuel TODD “L’incontro delle civiltà” Tropea ed., Milano 2009, un libro molto interessante). Questi due mutamenti correlati fra loro hanno preceduto di 20-30 anni quasi tutte le grandi rivoluzioni, segnando il trapasso dall’ordinamento tradizionale a quello della modernità.

In secondo luogo, è mutata la struttura economica –pur se a macchie di leopardo-: in alcuni paesi come l’Egitto l’industria ha avuto un rilevante sviluppo, lo stesso Egitto, con Tunisia e Marocco ha visto crescere una fiorente attività turistico-alberghiera, la stessa rendita petrolifera, che, per certi versi ha paradossalmente rallentato lo sviluppo economico di diversi paesi, ha però fatto sorgere attività di terziario, talvolta avanzato, in diverse situazioni.

Tutto questo ha  modificato radicalmente la struttura sociale di quasi tutti i paesi arabi, pur se in modo differenziato: lo sviluppo industriale ha generato la presenza di una classe operaia numericamente non più marginale, così come le attività turistiche hanno favorito la crescita tanto di un ceto imprenditoriale quanto la crescita di un proletariato urbano non poverissimo, la rendita petrolifera ha fatto crescere attività di intermediazione, legali e non, ha stimolato la nascita di un ceto tecnico ecc. e tutto questo ha fatto crescere un ceto medio prima inesistente. Tutto ha contribuito ad una urbanizzazione che, in particolare in Egitto ha avuto ritmi di crescita eccezionali.

Come sempre, i mutamenti socio-economico-demografici hanno innescato profondi mutamenti culturali ulteriormente potenziati dal ruolo di mediazione culturale dell’immigrazione, dalla velocissima diffusione di internet e delle telecomunicazioni. A questo rivolgimento un contributo –pur se ambiguo- lo ha dato anche Al Jeezira e proprio questa televisione è un po’ il simbolo della transizione culturale fra modernità e tradizione in cui si trova il modo arabo: indecisa sul da farsi in tema di figura femminile e sessualità, la televisione ha risolto il problema alternando annunciatrici con il canonico velo islamico con altre a viso scoperto e truccate come a Parigi. Pensate che tutto questo non lasci una traccia nella mente della gente?

E’ evidente che una trasformazione strutturale simile rende obsolete le forme di comando politico esistenti, sia nella variante più tradizionale monarchica sia in quella militar-nazionale dei rais.

Le rivolte attuali non si limitano a chiedere pane ma avanzano pur confuse istanze di mutamento politico. Beninteso: quello che è successo non è la rivoluzione, ma solo il suo avvio e non è una placida passeggiata quella che inizia. Chi pensasse a d una promenade sur le Chamsp Elysées che sbocca dritta davanti all’Arco di Trionfo della Democrazia (o del socialismo, se preferite) si disilluda subito: sarà un percorso lungo, accidentato, sanguinoso e dall’esito assai incerto. Mai visto una rivoluzione dall’esito assicurato e dal percorso tranquillo. E, nel caso arabo, questo è ancora più vero perchè le nuove linee di faglia non si sono sostituite a quelle più antiche ma vi si sono sommate: conflitti inter-religiosi ed inter-etnici non sono scomparsi ma ci saranno ancora. O forse credete di stare in pizzeria (“Una capricciosa ma senza capperi!”)? Le rivoluzioni si fanno con il materiale che c’è e non sempre hanno esito felice, ma sono sempre preferibili all’ancien regime. Non ho alcuna simpatia per il regime integralista di Teheran, ma non era certo il caso di tenersi lo Scià. Adesso speriamo che gli iraniani riescano a liberarsi anche di Almadinejad.

Quello che si sta aprendo è un grande processo storico ed è questo che deve essere in primo piano. La “guerra” (per la verità, per ora limitata all’intervento aereo che, peraltro, è auspicabile termini rapidamente ed assolutamente necessario che non diventi intervento a terra) non è l’aspetto centrale, ma quello secondario. Non capire questo, significa precludersi la comprensione di uno dei più grandi avvenimenti storici della nostra epoca.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (12)

  • Ma cosa sta succedendo all’Europa? Io vedo un continente sempre più arroccato sulla difensiva e addirittura chiuso al mondo arabo, con il quale tra l’altro, nei millenni scorsi ha avuto importanti scambi culturali e commerciali. Adesso in Africa stanno investendo i cinesi, costruendo infrastrutture e aziende, gli Stati Uniti mettendo basi militari sul petrolio (a scanso di equivoci) e addirittura gli indiani che da tempo sono la struttura commerciale e di servizi (medici, ingegnieri ecc)degli emirati arabi: noi europei no ! O meglio, noi europei presenti con le vecchie logiche dei protettorati e del neocolonialismo. Nostalgia d’antico? Nel frattempo prego che non siamo costretti ad emigrare per fame, perche se ci renderessero l’ospitalità che abbiamo dato….

  • Credo ci siano due aspetti da considerare nelle questioni di cui trattiamo. Il primi attiene a quel che succede nel mondo arabo, e all’interno di questo mondo credo bisogna fare una distinzione che riguarda il petrolio. Che la “rivolta” in Libia sia frutto di complotti franco-americani, credo che non ci siano dubbi, e s emai ce ne fossero stati, gli esponenti della sinistra che hanno inneggiato all’intervento dei bobmbardieri francesi inglesi e americani, si dovrebbero ricredere, onestamente. Poi, connesso con ciò, c’è il fatto della sinistra europea che in buona parte ha perso le coordinate della storia, e non è più in grado di leggere quello che accade. C’è nel mondo una grande processo di “trasmigrazione” del potere economico e, quindi anche politico. L’Occidente è in crisi profonda e irreversibile, Usa in testa, e nell’ estremo e nel medio oriente si scorgono le ripercussioni di queso spostamento. La Libia, verosimilmente finirà come uno “spezzatino” per un controllo più diretto del petrolio visto che il nucleare, dopo i fatti del Giappone ha il fiato corto. Ma la “sinistra” quella italiana in particolare, ha ancora negli occhi il crollo del muro di Berlino, nè è rimasta scioccata, e continua rivedere il film nella mente qualunque cosa accada. Poveri noi. Pippo Fecondo

  • credo che abbia già sorpassato il trauma della caduta del muro,visto la facilità con cui si è spostata nella sua forma parlamentaristica verso un flaccido liberalismo democretino.Quella estrema continua a vivacchiare di anti autoritarismo,movimentismo,rebeldismo esattamente come i peggiori gruppuscoli dei 70.

    Non è però la nostalgia o il legame con il passato.Certo è rimasto in alcuni ambiente,ma solo come labile simbolismo peraltro sporcato con derive cattoliche e dirittoumaniste assai ambigue.
    No,la sinistra si è modernizzata ed emancipata opportunisticamente cercando di inserirsi nel nuovo ordine mondiale del dopo 1989.
    Purtroppo ha trovato una destra cialtrona ,ma assai capace di gestire i tempi folli che viviamo.Impossibilitata nel tornare indietro,impreparata sull’avanzata si è persa.

    La rivoluzione araba invece ha degli elementi in alcune zone davvero pre rivoluzionarie,veloci sono state le diplomazie e le democrazie del colonialismo a sbarazzarsi dei vecchi burattini e a cercare di dar potere ad elementi legati ai vecchi padroni.
    Questo però non intacca l’onestà di fondo di alcune rivolte.

    Fa specie solo che alcuni intellettuali e professori non abbiano colto il problema Libia,talmente esplicita come commedia mal recitata da una ciurma di pezzenti traditori della loro patria e talmente lampante l’azione imperialista e colonialista dell’euroatlantismo,che davvero mi chiedo come non lo si colga..I motivi in realtà mi paiono chiarissimi,ci arriverete anche voi da solo pensandoci un po’.

    Nondimeno è anche vero che non si dovrebbe romanticizzare le rivoluzione,sopratutto qualora dovessero riuscire,un esempio in tal senso è anche l’Unione Sovietica nel suo periodo in realtà di feroce splendore che è quello stalinista.
    Pericoli esterni si sommano a forze e oggettivamente provocatrici,atte a stroncare la natura rivoluzionaria dello stato e della società.
    Questo chiaramente capita anche nei mondi arabi.Sicuramente ora siamo pressochè impossibilitati a coglierne gli ulteriori svolgimenti

  • Complimenti per le due analisi (Davide e Giuseppe): davvero interessanti e condivisibili. Io penso comunque che il problema Europa sia di fondamentale interesse anche per il mondo arabo, che comunque sta tentando di affrancarsi da uno sfruttamento di stampo coloniale che dura ormai da troppo tempo. Perchè l’Europa? Ritengo che l’Europa (ma ammetto che al momento non c’è un modello culturale apprezzabile) potrebbe rappresentare una via di cooperazione diversa da quella propsta dagli USA e dalla Cina, che al momento stanno intervenendo pesantemente in Africa. Io da parte mia auspicherei un svolta del continente sul modello dei verdi tedeschi, pragmatico ma anche sensibile ai temi di sostenibilità ecologica.

  • l’Italia è immersa nel mediterraneo, se ne è estraniata per troppo tempo. Duemila anni fà la koiné (il greco) univa tutti i popoli che si affacciavano al mediterraneo. E’ dagli arabi che abbiamo appreso la matematica e ci è pervenuta la filosofia greca. In spagna, al tempo della dominazione araba, convivenano mussulmani, ebrei e cristiani. Poi la riconquista e abbiamo tagliato i ponti. Il cristianesimo è stato più intollerante dell’islam.

  • Ciao a tutti.
    Ammetto che gli interventi di Davide mi lasciano un po’ basita, non per i contenuti, ma per il tono; riconosco che la posizione anti-interventista (che pare la più gettonata del blog) si posiziona come “voce fuori dal coro” per i riferimenti di matrice marxista-leninista, stalinista e pure castrista. Avrei da imparare se si aprisse una discussione sul tema; leggerò con interesse un’eventuale replica a Rosario.
    Caro Aldo, ti ringrazio per l’esaustività dei tuoi articoli (hai risposto anche alla mia domanda di stampo sociologico). Credo di cogliere l’essenza delle tue tesi. Oggi ho ascoltato su “Radio rai tre” un’intervista a Tahar Ben Jelloun (autore che amo: leggerò il libro “La rivolta dei gelsomini”-Bompiani 2011-). Come te, lo scrittore, sostiene che (esprimo i concetti con parole mie sperando di aver colto il nocciolo comune ad entrambi):
    1 La “primavera araba” infrange l’immagine comune che vedeva nord Africa e medio Oriente appiattiti e succubi o di tirannie teocratiche o di dittatori collusi coi più beceri interessi occidentali. (lo so, A. Rivera lo sostiene nel suo articolo che continua a non piacermi per stile e toni).
    2 E’ una rivoluzione (una, non tante) perchè le rivendicazioni non sono solo per il pane (pure legittime n.d.r.:-) ma per la conquista di dignità e diritti e afferiscono non a ideologie, ma a ideali ed a un etica umana e politica.
    3 L’Europa ha fatto una figura del piffero in quanto anche Francia e Spagna,(lasciamo perdere l’Italia-troppo penoso-) hanno accolto recentemente Gheddafi con tutti gli onori, e gli States hanno sorvolato sulle barbarie perpetuate dal dittatore in nome del vil denaro. Non stento a crederci, naturalmente.
    Mie conclusioni:
    – sono convinta della diversità dell’evento storico e mi auguro generi altre primavere fungendo da cassa di risonanza (Cina?). Per quanto riguarda l’intervento …. mah! Vedremo!
    – non accenno alle sofferenze ed al dolore dei diretti interessati in quando credo non sia argomento di dibattito ma di condivisione con tutti voi.
    – ammiro la tenacia con cui i “ribelli” (non solo Libici, oggi in Siria hanno sparato alle donne)resistono alla repressione e spero che l’intervento (oltre a sbagliare) sia davvero d’aiuto.
    – conciliare tradizioni e modernità è possibile: è testimoniato dall’utilizzo dei mezzi informatici.
    Sarebbe lunga e non stresso oltre.
    Ultima cosa: chedere ad altri di fare ciò che non si farebbe mai credo sia volgare (stoccata a certe aree intellettual-salottiere di sinistra), ma guardare al nuovo con curiosità e speranza … questo si …
    Grazie a tutti,
    Paola

  • Io sono assolutamente filocinese,filo russo,e attento osservatore e simpatizzante del socialismo boliveriano sudamericano.
    Comprendo anche il tuo ragionamento,senza ombra di dubbio assai interessante.Personalmente perà reputo l’europa un’espressione geografica (che citazione colta!^_^),una vecchia gloria ormai in declino.Dopotutto è forte una certa tensione unitaria e la prepotente voglia di indipendentismo nazionale.Non esiste politicamente un ‘europa unita,ma un centro di potere gestito da alcune nazioni-sempre le tre perfida albione,svastica e crauti e i “baghettari”-evidente il malessere italiano e la nostra incapacità assoluta di indipendenza politica.L’affare Libia infatti colpisce profondamente i nostri interessi e noi?W i ribelli,finanziamoli,diamo le basi,aspetta che bombardo anche io!Penosi e squallidi.
    Classe e Nazione,bel nome per un ampio movimento politico contaminazione di comunismo e questione nazionale,classismo bellicoso,socialismo di mercato.

    Il mondo arabo in rivolta è chiaramente cosa buona e giusta,ma attenzione a santificare prima di avere i martiri!^_^

  • Mi viene da pensare che tutti noi parliamo di medio oriente e la discussione finisce sempre sulla vecchia Europa. Evidentemente l’Europa rapprensenta ancora un’alternativa culturale accettabile per i Paesi del Mediterraneo (e anche i Paesi dell’America del Sud) se tanta gente cerca di venire da noi. Mi ricollego alla giusta osservazione di Ugoagnoletto che fa notare i molti elementi culturali che ci accomunano da millenni. Certo il processo d’integrazione europeo ha avuto una forte battuta d’arresto, anche per un ritorno dei nazionalismi più reazionari presente sia nei paesi democratici più vecchi sia nei paesi dell’ex blocco sovietico (forse per reazione all’omologazione culturale imposta dall’URSS).Tuttavia oggi io mi sento tutelato come cittadino più dalle strutture politiche ed esecutive europee (Parlamento e Commissione) che dalle nostre strutture analoghe (Parlamento e Governo). E il contenuto di questa discussione? Secondo me il dialogo va avanti, anche se a ruota libera. Grazie a tutti per gli interessanti contributi.

  • “e rivoluzioni si fanno con il materiale che c’è e non sempre hanno esito felice, ma sono sempre preferibili all’ancien regime.”
    I ribelli libici dall’identità ancora ignota, ma di cui quel che si sa è che sono monarchici islamisti senussi, razzisti e a braccetto con al Qaida e con i kamikaze di Derna, sono meglio di Gheddafi?

  • Ritornando alla notizia della morte di Arrigoni, devo notare che adesso la morte di un pacifista è diventato oggetto di dibattito a destra e a sinistra (come se la questione palestinese potesse essere discussa con le categorie ideologiche del nostro Paese). Ancora una volta, come per la passata stagione terroristica muoiono i buoni, quelli che cercano di fare qualcosa nella disperazione, restando per l’appunto umani (citazione da Arrigoni). E qui la domanda viene spontanea: a chi giova? Perchè, una volta trovate tutte le ragioni più assurde (contemplando anche l’invasione marziana) ci dobbiamo rassegnare alla banale evidenza della constatazione.

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