Primarie Pd: qualche considerazione sulla vittoria di Renzi ed il tracollo di Cuperlo

Renzi stravince, Civati ha un risultato apprezzabile, e Cuperlo sprofonda. Questo è il senso del risultato in quattro parole. Ma qualche considerazione in più non guasta, iniziando da Cuperlo che, rispetto al 39,44% raccolto fra i soli iscritti al partito –due settimane fa-, precipita al 18%. In alcune zone raccoglie solo pochi voti in più di quelli che aveva due settimane fa, con un terzo dei votanti (segno che anche una parte degli iscritti che lo avevano votato sono passati con Renzi). Rispetto alle primarie di un anno fa, nelle quali Renzi si era fermato al 38,2%, Cuperlo raccoglie meno di un terzo del 61,8% ottenuto da Bersani che, pure, lo appoggiava.

Ma il dato più interessante è quello disaggregato: Cuperlo vince solo nella provincia di Enna ed ha i suoi risultati migliori nelle regioni meridionali (Campania, Puglia, Sicilia) dove resiste un po’ il reticolo dalemiano, mentre va sotto media in tutto il nord e precipita nelle regioni rosse (15% in Emilia, 11 in Toscana, 14 in Umbria ed  addirittura 10 nelle Marche dove è battuto anche da Civati). E’ il crollo definitivo di quella che fu la più potente corrente del Pd, i dalemian-bersaniani, che pagano il conto della mancata vittoria a febbraio, della gestione pasticciatissima dell’elezione del Presidente della Repubblica e della formazione del governo Letta.

Certamente ha inciso anche la crescente antipatia della base per “Baffino” che non ha capito che è arrivato il momento di riposarsi, ma l’errore politico più grave è stato presentarsi
come i più strenui sostenitori del governo, contro ogni sentire della base del Pd che vede Letta come il peperoncino negli occhi.

Civati certamente non ha avuto un trionfo, ma un risultato più che discreto si: aumenta di quasi 5 punti sul risultato di due settimane prima, nonostante partisse fortemente sfavorito sia dalla logica del “voto utile” sia da alcune discriminazioni subite dai mass media. Anche qui il risultato disaggregato è interessante, batte Cuperlo aggiudicandosi il secondo posto a Roma, Milano, Monza, Genova ed in tutte le Marche e lo affianca a Firenze, Torino, Taranto e Brindisi. Se un’alternativa a Renzi si può intravedere per il futuro non è certo Cuperlo ma  Civati.

E veniamo al trionfatore. Renzi miete consensi che vanno molto oltre quelli di un anno fa e delle stesse previsioni attuali. Quale è la ragione di questo straordinario successo? Non certo i contenuti del suo discorso politico che semplicemente non esistono, né per le audaci innovazioni di metodo che sono solo chiacchiere senza contenuto e nemmeno per la sua travolgente retorica che può incantare solo i più sprovveduti. Semplicemente ha vinto per due ragioni: perché hanno perso gli altri e perché è “nuovo”. Gli altri hanno perso per ragioni diverse: di Cuperlo abbiamo detto, mentre Civati era una candidatura improvvisata, senza appoggi di apparato, finanziamenti e sostegni mediatici, pertanto era dato come perdente dall’inizio e questo, sin dall’inizio, mettendolo nella scomoda posizione del candidato senza speranze che è “inutile” votare.

La seconda ragione è che è “nuovo” che, come si sa, nella cultura andante è qualsiasi cosa venga dopo che, per definizione, è meglio di quel che c’era prima. Peraltro, in questa occasione,  quel che c’era prima era davvero “vecchio” trattandosi di D’Alema e del suo candidato.

Il successo di Renzi si è costruito in due anni, mettendo insieme un consenso “a strati successivi”. Primi sono venuti gli iscritti e i militanti più insofferenti delle lentezze ed inadeguatezze del gruppo dirigente che erano pronti a darsi al primo che promettesse un ricambio generazionale (importante, in questo senso, è stato il flusso delle “fabbriche di Nichi” che hanno abbandonato Vendola dal 2011).

Poi si sono aggiunti settori di ceto politico veltroniano sconfitti dagli scontri precedenti che si sono aggiunti al discreto appoggio di Cl. Poi è venuta la piena di opinione stimolata dall’appoggio di Repubblica. Infine, è stato determinante il passaggio armi e bagagli di gran parte del ceto politico Pd: franceschiniani, margheritini ed anche gran parte dei Dalemiani che hanno tradito un Baffino ormai troppo spento e logoro.

Per la maggior parte degli iscritti conta la speranza che l’immagine più fresca del sindaco di Firenze possa far raccogliere voti sin qui restati fuori, seguendo le suggestioni date costantemente da Repubblica. Per l’apparato si è trattato di un’operazione furbesca: camuffarsi dietro l’unico candidato che, per una ragione o per l’altra, si spera porti il partito alla vittoria. E non è un calcolo sbagliato, perché l’immagine scanzonata del sindaco di Firenze può sedurre qualche grillino, la sua vecchia militanza Dc può attirare Casini e Cl, può far dimenticare l’origine Pci del partito, attirando voto moderato, il suo ottimismo “facilista” può funzionare con chi spera in una soluzione miracolistica per uscire dalla crisi. Insomma hanno scelto il migliore frontman che potevano permettersi, anche se canta parole senza senso, ma tanto, ormai la politica è immagine senza niente dietro.

Il motivo secondario, per cui il ceto politico piddino ha scelto il “Blair del sabato sera”, è legato alla questione del governo. Dopo la lezione del governo Monti, che la logorato il Pd facendolo arrivare spompato alle elezioni, Renzi ha sostenuto che se restano sulla graticola delle “larghe intese” (che, per di più, tanto larghe non sono più), finisce male anche questa volta, anzi peggio. E gli uomini dell’apparato pensano proprio questo. Quelli che hanno mollato il trio D’Alema-Bersani-Cuperlo, sanno perfettamente che se Renzi diventasse il Presidente del Consiglio non sarebbe assolutamente all’altezza del compito, ma intanto pensano a vincere, poi si vedrà. Magari circondandolo di tecnici e consulenti gentilmente forniti dalle banche, dal ceto accademico, dalla Lega delle Cooperative o da chi vi pare. Ma bisogna tener presente che della capacità di gestione politica di Renzi (come di chiunque altro) agli uomini d’apparato non importa granché: questi sono i “dorotei” del Pd, buoni per tutte le stagioni e fedeli a tutti i segretari, da Berlinguer a Occhetto, da Natta a Veltroni, Da Fassino a Bersani, da D’Alema a Paperino, se fosse necessario. A loro interessa solo vincere nell’immediato per arraffare tutto l’arraffabile e poi per il futuro chi vivrà vedrà.

La chiave di lettura che si sta affermando nei giornali, sostiene Renzi candidato della “società civile”, del cambiamento e dell’anima più liberista del partito, Cuperlo espressione del “rosso antico” cioè dei residui piccisti nel Pd e Civati dell’area più giovanile, libertaria e protestataria.

Non è per nulla così. In primo luogo perché solo un anno fa Bersani aveva quasi 40 punti percentuali in più di Renzi e non è possibile che in un anno ci sia stata una rotazione del 40% del corpo elettorale. Effettivamente, fra gli iscritti, Cuperlo rastrella oltre un terzo dei voti ed ottiene una percentuale maggiore fra i nuovi segretari provinciali; questo fa pensare ad un’ aderenza dell’apparato alla sua posizione, ma si tratta, in parte, di una illusione ottica. Anzitutto è palese come ci sia stato uno splitting (voto differenziato), per cui come segretario nazionale si vota l’uomo del cambiamento, ma in sede locale si votano gli uomini della conservazione. E, infatti, come abbiamo visto, Cuperlo perde consensi nel secondo turno, nel quale diventano tutti (o quasi) renziani della venticinquesima ora. Ma soprattutto perché sin dall’inizio la parte più grossa dell’apparato è stata dalla parte di Renzi, come dimostrano i risultati, sin dal primo turno, delle regioni rosse, dove Cuperlo è sbaragliato. E non venite a dirmi che nelle regioni rosse il ceto politico del Pd non controlli più nulla!

Quindi, nelle schiere renziane non ci sono solo fautori impazienti del cambiamento, ex margheritini, neo iscritti ed anime belle: il suo successo è largamente tributario di una operazione trasformistica del solito ceto politico proveniente dal Pds.

A questo punto vediamo cosa possono fare i protagonisti.
Renzi: comunque vada la legislatura, a giugno si vota per le europee e questo per il Blair sciacquato in Arno non è una bella cosa, perché è condannato a vincere ed anche bene, perché altrimenti sarebbe una doccia gelata sugli entusiasmi. E qui si pone il problema del governo: obiettivamente Renzi ha tutto l’interesse a far cadere Letta a gennaio per andare a votare in primavera o, al più, insieme alle elezioni europee. Se non lo fa rischia di deludere i suoi elettori e di farsi mettere sulla graticola del governo tassaiolo. Sarebbe una riedizione disastrosa dell’esperimento di Monti. L’uomo è furbo, ma avrà gli attributi necessari per farlo?

Fare una scelta così significa mettersi contro Napolitano, la Bce, lo stesso Letta che qualcosa conta nel partito e non è detto che Repubblica sia disposta a seguirlo su questo terreno. E poi il partito che eredita è abbastanza strutturato da impedirgli di fare l’uomo solo al comando e il partito gasoso che ha in mente, ma è troppo scombinato e diviso in tribù e sotto tribù per essere un verso canale di organizzazione del consenso. Vedremo, ma non scommetterei una dracma (se ancora ce ne fossero) sul suo successo.

Cuperlo si è affrettato a dichiarare di voler restare nel partito e non avere in mente alcuna scissione; ci credo: se escono non prendono nemmeno il 4% dei voti. Renzi lo sa e gliela farà pagare al momento della formazione delle liste, quando molti dalemiani ne resteranno fuori in nome del rinnovamento. Obiettivamente è quello messo peggio e non può fare altro che cercare una intesa con la Cgil fuori del partito e con Civati dentro, nella speranza di arginare il nuovo debordante segretario.

Civati: ha l’occasione di dimostrare che stoffa di leader politico ha. Una scissione in queste condizioni sarebbe un disastro, un allineamento a Renzi un suicidio. Non deve dare l’impressione di fare del “fuoco amico” sul nuovo gruppo dirigente, ma deve mantenersene distaccato se pensa di poter diventare l’alternativa ad esso e deve radicalizzare a sinistra la sua posizione, sperando di trovare in qualche modo sponda nell’area M5s. Soprattutto deve restare visibile perché se si appiattisce scompare in men che non si dica.

D’accordo: è il triplo salto mortale, con le mani legate dietro la schiena e bendato, ma è proprio in situazioni del genere che si vede se uno ha i numeri o no.

Ultima riflessione: tre milioni o quasi di persone che vanno a votare non sono pochi e questo fa pensare ad un forte insediamento di opinione del Pd, foriero di una prossima vittoria. Io continuo a scommettere sulla capacità autolesionistica dei suoi dirigenti che, talvolta, possono essere furbi ma intelligenti mai. (A proposito, tranquillizzo chi me lo ha chiesto intervenendo nel pezzo precedente: non sono fra loro, perché, non essendo neppure elettore di quel partito, non mi pare corretto partecipare alla scelta del suo segretario, anche se, magari Civati può starmi più simpatico degli altri).

Aldo Giannuli

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Comments (31)

  • Morale della favola: siamo un popolo di coglioni che si lascia infinocchiare dall’imbonitore di turno.
    E come darti torto, prof.

    Buona giornata

  • Disamina disarmante, ma perfetta.
    Una sola domanda resta in sospeso: con le destre che cercano di monopolizzare la protesta per l’impoverimento del paese (e data fonte sappiamo bene che fine farà la il dissenso) e questa area politica che doveva essere di sinistra, ma forse e peggio che di destra, il popolo, i lavoratori, i cittadini, che fine faranno? Per i giovani il lavoro a nero oramai è quasi obbligatorio, spesso neppure ti pagano, gli orari richiesti sono quelli ante 1900, e nessuno si ribella, i sindacati non ci sono più, fare una vertenza è solo una perdita di tempo.

  • io mi ero fatto un idea differente, che si tratti di un promoveatur ut amoveatur. Nello specifico, l apparato resosi conto dell’ consenso diffuso verso renzi, e dell’opera di fagocitosi da questo compiuta nei confronti di importanti pezzi della ‘ gioiosa macchina da guerra’ ( leggasi il partito di repubblica) abbia spostato una parte significativa dei consensi verso fonzie in attesa di farlo strozzare alle prossime elezioni. Lo scopo è quello di arrivare ad un pareggio con alfano/monti in maniera da permettere la resurrezione dei bersaniani, perche dubito che legacoop abbia abbandonato bersani.
    questo pero presuppone che quella alleanza fra CL e legacoop di cui abbiamo spesso parlato non sia arrivata ben oltre la massa critica ( personalmente non mi sembra vista la concentrazione dei ciellini in un solo partito) e quindi renzi non sia il pontiere di cl nei cfr di legacoop …

  • Alle ultime primarie erano 3 milioni e 100 mila voti. L’affluenza è scesa di circa 200.000 votanti.. mi sembra che il pd continui inarrestabile nel suo declino.

  • Condivido il ragionamento di Giannuli.

    Faccio un’ipotesi, tenendo presente le difficolta’ di una crisi a breve (quelle gia’ menzionate nell’intervento) e quello che si diceva qualche giorno fa delle amicizie strane di Renzi.

    Dunque, se l’operazione vorrebbe essere “storica” puntando ad un’opa dall’esterno di meta’ del sistema politico diventa piu’ ragionevole pensare ad una strategia di attesa, andando oltre il 2014.

    Il “nuovo” (parole che fu ripetuta da Blair nel 1997 12.500 volte in tutte le occasioni possibili) dovra’ graduare freno ed acceleratore per evitare di sembrare troppo guastatore o troppo sostenitore del governo Letta, ma nel complesso si richiederebbe solo un po’ di sagacia e pazienza in attesa del colpo finale per la presidenza del consiglio, tenendo presente che tutto quello che non va potrebbe essere addebitato al governo o al parlamento inefficiente.

    Ci sono altre ragioni che mi inducono a questa ipotesi attendista finto-aggressiva: 1) Renzi ha avuto intelligenza nel saper gestire la sconfitta dell’anno scorso; 2) l’attuale segreteria di trentenni mi sembra un po’ (molto) leggerina il che fa pensare che per ora questi sono i personaggi di facciata, in attesa dell’infornata per il governo.

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    Pierluigi Tarantini

    Caro Aldo,
    vi sono tre passaggi del post che, per ragioni diverse, voglio commentare.
    1)… nelle schiere renziane non ci sono solo fautori impazienti del cambiamento, neo iscritti ed anime belle: il suo successo è largamente tributario di una operazione trasformistica del solito ceto politico proveniente dal Pds….
    – Mi sembra una lettura che non coglie il dato più rilevante: l’umiliazione subita dall’ex padrone del partito. Se è vero che tanti sottopanza sono saliti sul carro del vincitore (uno su tutti: Latorre), il dato significativo è che gli stessi sottopanza, come i topi che abbandonano la nave che affonda,hanno tradito il leader che ha condannato l’Italia all’inciucio sin dai tempi della bicamerale.
    E molti di costoro sono già pronti a genuflettersi di fronte al nuovo segretario.
    La fine della corrente dalemiana è significativa perchè essa è costituita dai personaggi peggiori del PD avendo D’Alema interpretato il potere in maniera non dissimile da B. o, facendo esempio a te caro, da Andreotti.
    Da quando D’Alema non ha più potuto spendersi in prima persona, ha fatto il puparo con ectoplasmi, mummie, smacchiatori di leopardi e, da ultimo, con il buon Cuperlo, in letargo da ormai vent’anni.
    Questa volta è andata male.
    Renzi ha infatti vinto con un pò più del 50% dei voti e se, come diceva Napoleone, il morale sta al fisico come tre ad uno, questa è anche l’iniezione di fiducia necessaria per un elettorato molto più ampio di quello di sinistra.
    2)… Renzi ha tutto l’interesse a far cadere Letta a gennaio per andare a votare in primavera o, al più, insieme alle elezioni europee….Fare una scelta così significa mettersi contro Napolitano, la Bce, lo stesso Letta…
    – Concordo. Napolitano, Letta e la fazione governativa rappresentano il vero avversario di Renzi avendo interesse a tenerlo lontano dal governo almeno per tutto il 2014.
    E’ lo zombie del potere dalemiano.
    3)… Insomma hanno scelto il migliore frontman che potevano permettersi, anche se canta parole senza senso, ma tanto, ormai la politica è immagine senza niente dietro…
    – Sono in parziale disaccordo.La politica è anche, e lo è sempre stato, immagine.
    Un tempo ero io a pensare che la politica italiana fosse vuota e che a contare fosse l’economia.
    Oggi, però, stiamo morendo per la mancanza di una politica in grado anche solo di comprendere, figuriamoci di affrontare, le sfide della globalizzazione.
    Certo, non mi sembra che il programma economico di Gutgeld sia degno di questo nome ma, almeno, ci siamo tolti D’Alema e Berlusconi, altrimenti detti il cancro e la metastasi della politica italiana.

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    Pierluigi Tarantini

    P.s.
    Qualche speranza viene da Taddei, responsabile economico nominato da Renzi, per il quale: Secondo Eurostat, nel 2010 la spesa per gli organi esecutivi, legislativi e diplomazia è in Italia di 1% di Pil più alta della Gran Bretagna, dello 0,7% più alta della Germania e dello 0,8% maggiore che in Spagna. Parliamo di 16 miliardi di euro e non si capisce per quale motivo. Dobbiamo tagliare.

  • Mi verrebbe da dire :
    tanto rumore per nulla, coma disoccupato, anarchico tutte queste analisi ( corrette sostanzialmente ) non mi coinvolgono, il Pd ha le mani in pasta un pò ovunque cerca il potere, detto questo continuare a portare avanti meglio che si può nel tessutto sociale le lotte d’emancipazionr dalla povertà e ignoranza :
    guardo con favore alle lotte dei Tramvieri di Genova dei movimenti per l’occupazione delle case, vorrei che anche queste “piccole” accadimenti suscitino altrettante analisi e considerazioni che secondo me me meritano, come scritto prima in chiave di lotte emancipative, saluti libertari

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    Pierluigi Tarantini

    @ Alessio
    Queste analisi ed il confronto che ne segue contribuiscono, nel loro piccolo, ad emanciparci tutti quanti dall’ignoranza e dalla povertà che ne è conseguenza.
    Non riesco ad appassionarmi ai tramvieri di Genova: sono il simbolo del lumpenproletariato che badando al proprio particolare se la prende in quel posto in generale.

  • Gentile Aldo,
    vorrei commentare un solo punto: cosa deve fare Civati. Secondo me non è una buona cosa rimanere nel PD.
    Lei ha ragione, una scissione sarebbe un disastro. Infatti Civati deve iniziare a costruire, non scindere, un nuovo soggetto.
    Secondo me il nuovo soggetto serve perché ormai il PD non è più visto di sinistra e i suoi voti finiscono al partito neofascista M5S (che per fortuna sta togliendo la maschera e quindi allontanerà qualche voto).
    Abbiamo bisogno, in Italia, di un vero partito socialdemocratico (magari che inizi con il nome ben identificativo di partito socialdemocratico, come nel resto del mondo civile). Civati può costruirlo, con Barca e altre poche grandi personalità. E senza coinvolgere altri soggetti (tipo SEL) che procurerebbero solo la nascita di correnti interne prima ancora che nasca questo partito di cui un elettorato di 7-8 milioni ha bisogno.
    Questa è la mia umile e forse sbagliata opinione.
    Però so per certo che questo PD è invotabile e un vero partito di sinistra moderna non c’è… (forse siamo costretti a votare SEL per limitare i danni).

  • condivido in buona parte e in particolare l’ultimo capoverso sulla capacità autolesionistica dei dirigenti. Continuiamo a non aver comprewso una cosa elementare e cioè, che il ns obiettivo non è vincere le primarie ma le elezioni vere! L’insieme della carica propulsiva la spendiamo invece sulle primarie, dicendocene e faqcendocene di tutti i colori e perdendo di vista l’obiettivo reale. Risultato: mentre siamo ancora concentrati su entusiasmi e depressioni, ci accorgiamo improvvisamente che ci sono i forconi in piazza, grillo incita le forze dell’ordine a unirsi a loro e berlusca minaccia da un lato la rivoluzione se va in galera e dall’altro chiede elezioni politiche, unite alle europee di maggio 2014.(assieme a grillo e lega. E’ un film gia visti piu volte.Purtroppo anche nel PD cè tanta gente che ha la memoria corta e altrettanta che abbocca al primo amo che si trova davanti.

  • @ tarantini @ caruto. riguardo il “saltare sul carro”, noto innanzitutto che le correnti piddine, per loro conformazione, sono sempre state abbastanza fluide e reattive nei confronti delle mutate condizioni egemoniche, come nel caso dei veltroniani poi diventati franceschiniani che in qualche caso sono diventati bersaniani e infine renziani. non riesco quindi a vedere queste grosse differenze ideologiche in questi casi, mi sembra più che altro una questione di campanile. se poi si considera che sia renzi che dalema che andreotti condividono una visione della politica completamente sbilanciata sulla tattica e quindi molto carente sul piano strategico, ne verrebbe di conseguenza che questi salti della quaglia siano la cosa più logica che possa accadere. e aggiungo infine che non mi basta la contestuale opposizione renziana a napolitano per considerare renzi e letta agli antipodi, dato che in concreto il loro modello di “sinistra” mi sembra abbastanza simile.

  • Un’analisi completa,anzi quasi io avrei aggiunto le possibili ripercussioni su un eventuale vittoria di qualche altro candidato considerando l’emergere dell’opposizione di m5s e pdl che in quanto a comunicazione sono di un altro pianeta in confronto a l’altra parte della sinistra.Bersani insegna che a elezioni avremmo perso e distrutto un paese lasciato in mano a personaggi sciagurati.
    La paura è il principale motivo per cui gli elettori han votato Renzi è che lui è l’unico capace e in grado di contrapporsi spostando un considerevole elettorato non PERDENDOLO e basta.

  • Non temo Berlusconi in sé ma Berlusconi in me” diceva G. Gaber che aveva previsto tutto. Finito il Berlusconi in sé il nano, domenica ha vinto il Berlusconi in me dei sinistrati del PD: Renzie il berluschino . Tale e quale a lui ma senza il problema di difendere il patrimonio di famiglia e di garantirsi l’impunità, quindi più temibile. Gli elettori del PD non riescono + a decodificare. Sono diventati come gli elettori di Berluska. Appunto, i cog… sono sempre in coppia.

    Il berluschino è uno sparapalle a getto continuo. Ottimista battuta pronta sorrisino look studiato a tavolino. L’ultima da Ballarò: con lui fra 10 anni l’Italia sarà a capo dell’Europa, come il milione di posti di lavoro del Berlusconi in sé sceso in campo. Sti cazzi! Dal 9 sarebbe cambiata l’Italia diceva, ma ad oggi il governo del nipote di Letta è ancora in piedi. E allora?
    Se soltanto realizzerà 1/10 delle cose promesse, prenderà il 90% dei voti, anche io lo voterò. Lo aspettiamo al varco: fare le riforme a costo 0 per noi, ma a costo massimo per la casta: le solite cose (eliminare le provincie, i finanziamenti ai partiti, ridurre gli stipendi dei boss amministrativi etc…).

    Ha ragione il baffetto dalemino che dice che il berluschino è stato appoggiato da tutti i giornali, poteri economici e parte del partito. Ma questa volpina del salento doveva saperlo allora come sarebbe andata a finire: come è stato battuto dal Berlusconi così anche il berluschino l’avrebbe battuto. Così è andata.

    Non facciamo gli ingenui e andiamo oltre il politicismo gossipparo. Renzie ha vinto grazie ad un marketing politico mediatico perfetto e potentissimo che si era visto solo ai tempi della discesa in campo del Berlusconi in sé; lui però usò cose sue (TV, soldi, Publitalia, giornali) il berluschino no, sicchè dietro ci sono poteri forti che gli hanno finanziato una macchina che ha prodotto marketing da almeno 2 anni (libri, comparsate in TV, interviste, sfilate di moda col renzie sul culo delle modelle, relazioni sociali, ricerche di mercato, focus groups etc..…) arrivato allo show down dopo le elezioni. Per farlo ci vogliono pacchi di soldi, cervelli professionisti, giornali a fianco, relazioni, promesse. Mica la burocratia del PD che al massimo può fare 1 gioiosa macchina da guerra occhettiana ahahahah.

    Capolavoro politico della generazione dei dalema veltroni violante etc…: han preso il partito comunista + potente del mondo e dai e dai! l’hanno trasformato nella nuova democrazia cristiana autoterminandosi. Ora l’Italia è l’unico paese la mondo non esiste + la sinistra, nè socialista nè socialdemocratica, dappertutto democristiani. Solo per questo si meritano la rottamazione permanente. E questa sarà la soddisfazione + grande: vedere una generazione di mediocri politicanti rottamati dalla serpe che si son allevati in seno.

    Per la politica vera rivolgersi a Merkel BCE e Draghi, please.

  • Anche ora dobbiamo leggere commenti così acrimoniosi su D’Alema di cui io ho un’esperienza ben diversa.Quanto a Renzi e Civati …vedremo.Astio , livore , invidia ,antipatie,difficilmente costruiscono delle buone analisi politiche

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    Pierluigi Tarantini

    @ Giandavide
    … e chi ha detto che Renzi e Letta sono agli antipodi?
    Il primo è solo miglior frontman.
    @ Caruto
    Latorre in esplorazione concordata?
    Dato il personaggio non mi stupirei di niente.

  • Le primarie sono un rito che anziché dare potere ai cittadini glielo toglie. Produce SEMPRE personale politico mediocre. D’ altronde i famosi 200 di Marini o i 101 di Prodi chi la ha votati? La mitica base, la “ggente” e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Le primarie all’ italiana sono una pietra miliare nella storia della stupidità politica a livello mondiale. Ma proviamo a pensare se anche a destra facessero le primarie come le fa il Pd: immaginate un iscritto di Forza Italia che si candidasse proponendo di rottamare Berlusconi. Avremmo le corriere di elettori del centrosinistra per andare ai gazebo azzurri, tanto costa solo 2 euro e le liste non sono pubbliche: non lo saprà mai nessuno che vi dichiarate elettori di Berlusconi!!! Il risultato di Renzi è il frutto del combinato del potere mediatico dei grandi gruppi industriali e finanziari e della grossa parte dell’ apparato Pd che a tutti i livelli si è scoperto renziano dalla sera alla mattina. Al resto ha partecipato Civati con cui Renzi era già d’ accordo: uno faceva il moderato, l’ altro il duro e puro di sinistra. Poi dal giorno dopo erano già d’ accordo. A proposito: dopo mesi di quotidiana menata coi 101 di Prodi, Civati ha smesso di parlarne. Quella parte di elettorato di sinistra e di giovani che lo hanno votato si meritano qualcosa di più, non penso che lo abbiano votato per vedere una Madia qualunque in segreteria o i Veltroni e i De Luca al Nazzareno. Cuperlo? Un uomo di cultura, solido. Ma poco adatto ai tempi. Chiudo dicendo che un Pd che perde D’ Alema per un Renzi è come la Juventus che sostituì Platini con Magrin

    • Alessio: non so se le primarie producano sempre un personale politico mediocre, ne riparleremo, ma so che qui siamo molto al di sotto della mediocrità. Qui la mediocrità è un traguardo.
      Quantoa D’alema, non ho difficoltà a riconoscere che rispetto a Renzi è Cavour, ma che in assoluto sia stato un Platini non è che mi convinca molto

  • anch’io penso che renzi non sia una cosa negativa(-: perché ha dimostrato molta coerenza nel lottare per raggiungere la segreteria, la maggioranza degli iscritti lo ha votato, e più volte gli hanno proposto di fare una scissione cosa che sempre rifiutato, il che dimostra una certa apparteneza politica e militanza. Per raggiungere la segreteria a dimostrato grande capacità organizzativa, con ottima capacità comunicativa e televisiva (non è un Adone), qualità essenziale per un segretario (D’alema è più intrallazone). Il programma che proponeva è leggibile cosa che quello di cuperlo si faceva fatica a finire i capoversi. Sta dimostrando dinamismo e rinnovera la legge elettorale in senso maggioritario e di governabilità, poi alle prossime elezioni non è detto che vinca, il movimento dei forconi è partito il 9/12 il gg dopo la sua elezione nonostate vi fossero gli accordi di governo (direi che come manifestazione di destra espontanea è alquanto discutibile[esprimo la mia solidarieta al suo collaboratore rosati]). Renzi ha una dilettica banale priva di contenuti, renzi non è un tuttologo cerca di essere comprensibile e si affida a canovacci per esprimere le sue opinioni non avendo una contro-partita adeguata il discorso scende aggiungendo che quando si parla in tv o in radio non si ha molto tempo per argomentare, Mainard al prg lagabbia nei suoi interventi spot delude ma è meglio che ci siano.

    comprensibilita e speculazione intellettuale quando si hanno difronte decine di migliaia di persone difficilmente coincidono. Renzi di certo non è comunista forse nemmeno si ispira a Martinazzoli, a firenze non hanno alzato roghi per cacciarlo ovviamente non potra fare il poltronaio, vedremo a maggio fino ad allora gli darei fiducia.

  • verissimo, ;D

    ma nonostante abbia sempre grosse difficoltà nel mondo del lavoro coi giovani. non sono per tarpare le ali a priori anche se possono esserci idee che non condivido, è importante che non nascano dal dolo e quando emerge la nocività si sia disposti a rivederle (cosa che non accade intorno all’€uro e la gestione della spesa pubblica)

  • Francamente, guardando al fenomeno dei forconi, che si sta intensificando, penso che sia troppo tardi: tardi per il PD che andrà incontro a regolamenti interni di conti e di potere, tardi per il Paese che sta sempre più dividendosi su tutto, tranne che sui bisogni essenziali del lavoro, della salute e della stabilità. Noi intanto, per citare il poeta: “…stiamo come d’autunno le foglie”.

  • Ho fatto una ricerca su google con il tag “Renzi coglione” e mi sono trovato questo articolo (ottimo, complimenti) che interpreta parecchie mie sensazioni. Resta ancora da capire completamente, come il popolo PD possa votare un leader che esiste solo nell’immaginazione dei media, vale il detto che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e, aggiungo, non esiste peggior cieco di chi non vuol vedere. Questo è il leader giusto che merita il popolo del PD, un pifferaio che porterà i suoi 3 milioni di topolini all’estinzione. Auguri a Renzi e al PD.

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