Riforma della prescrizione: mi dispiace (e molto) ma devo dare ragione a Salvini.

Pier Camillo Davigo si è fatto interprete di un pensiero di molti magistrati ed ha chiesto una riforma per la quale, dopo una sentenza di primo grado, si sospendano i termini di tempo per la prescrizione. Come si sa, il ministro della Giustizia Bonafede (5 stelle) ha presentato un disegno di legge in questo senso, salvo poi ritirarlo per le proteste degli avvocati penalisti e l’opposizione di Salvini che ha criticato la proposta dicendo che questo aprirebbe la strada ai “processi eterni”. Potete immaginare quanto mi secchi dover dare ragione al leader della Lega, ma quando uno ha ragione occorre riconoscerlo anche se è il peggiore dei nemici. 

In primo luogo, se fosse approvata, si tratterebbe di una norma gravemente incostituzionale: la Costituzione (che ho l’impressione non sia stata letta con attenzione, o forse non sia stata proprio mai letta dai 5 stelle) stabilisce che ogni cittadino è presunto innocente sino a sentenza definitiva passata in giudicato, ne consegue che una sentenza di condanna primo grado non lo rende affatto diverso da uno assolto: entrambi continuano ad essere presenti innocenti.

Secondo gli avvocati penalisti, dovremmo riformare il processo stabilendo che l’assoluzione in primo grado debba essere ritenuta definitiva, escludendo il potere dell’accusa di impugnare l’assoluzione davanti alla Corte d’Appello, per cui il processo potrebbe proseguire solo in caso di condanna. Personalmente sono contrario a questa impostazione e non solo perché, in questo modo, troppi colpevoli finirebbero per farla franca, ma perché questo, soprattutto nei casi di insufficienza di prove, potrebbe indurre troppi giudici a condannare, “tanto poi si vede in appello”.

La nostra idea di giustizia non è quella di assolvere o condannare più imputati possibile, ma di condannare i colpevoli ed assolvere gli innocenti ed entrambi nei tempi strettamente necessari: la condanna tardiva di un colpevole è ingiusta quanto tenere sotto processo un innocente per troppo tempo.

Per cui, se sospendessimo la prescrizione sia per i condannati che per gli assolti avremmo come unico risultato quello di tenere indefinitamente sotto processo sia colpevoli che innocenti (e ce ne potrebbero essere sia fra i condannati che fra gli assolti) rendendo tardive sia la liberazione dal gravame procedurale gli innocenti, sia la condanna dei colpevoli.

Se sospendessimo la prescrizione per i soli condannati si tratterebbe di una ingiustificata disparità di trattamento perché, ricordiamolo, sono presunti innocenti al pari degli assolti. Di fatto, questo spingerebbe la difesa a tardare i processi per i clienti assolti in attesa della prescrizione, anche se si trattasse di colpevoli effettivi. Al contrario, l’accusa giocherebbe tutte le sue carte per accelerare i processi agli assolti, nella speranza di una rivincita in appello. E questo provocherebbe una gara di sgambetti fra accusa e difesa che, se possibile, renderebbe ancora più inefficiente il nostro sistema giudiziario.

In ogni caso sarebbe una riforma disastrosa in un sistema giudiziario che ci mette 7-8 anni per una sentenza penale definitiva e 10 per una civile: sono tempi che nemmeno nei paesi del terzo mondo sono ritenuti accettabili.

Poi, una riforma del genere sarebbe in contrasto con la normativa europea e dei diritti dell’Uomo che stabilisce che i cittadini hanno diritto ad una sentenza entro un “termine ragionevole” (che in teoria sarebbe di sue anni, ragion per cui lo Stato italiano è sistematicamente condannato per i ritardi della giustizia) e voi, in un sistema che è già oltre di tre o quattro volte il termine ragionevole, vorreste stabilire la sospensione della prescrizione allungando il brodo di altri anni? Non se ne parla proprio.

Il problema è che i signori magistrati devono togliersi dalla testa che “la sentenza si fa quando ho tempo”, quindi occorre stabilire termini perentori per ogni fase del processo e il punto più delicato è l’istruttoria. Certo ci sono casi molto complessi con centinaia di testimoni, incidenti procedurali, rogatorie, decine di perizie eccetera (si pensi al casi di strage o terrorismo), e magari si può pensare ad un ruolo speciale o a particolari autorizzazioni concesse all’inizio dalla Cassazione, ma nella maggior parte dei casi si tratta di cose molto più semplici ed è un sostanziale “diniego di giustizia” che un caso ordinario comporti tempi complessivi oltre i due anni).

Per cui tempi perentori e sanzioni disciplinari sino al licenziamento per i magistrati che vadano oltre quei limiti. O, più mitemente, si potrebbe bloccare la carriera dei magistrati in debito di decisioni. Dunque, i magistrati pensino bene prima di concedere troppi rinvii, magari di otto o nove mesi, prima di accogliere troppe eccezioni procedurali eccetera. E questo vale anche e soprattutto, per la giustizia civile: si capisce perché centinaia di aziende straniere scappano dal un paese che ci mette dieci anni anche per recuperare un credito!

Dunque, è arrivato il momento di punire i magistrati che non lavorano o lavorano male. Ma perché le sanzioni siamo una minaccia reale occorre sottrarre la competenza disciplinare al Csm, un giudice eletto dai diretti interessati, sarebbe come far eleggere la Corte dagli imputati, dobbiamo ripensare questo assetto sia sul piano costituzionale che su quello della legislazione ordinaria.

E intanto due cose: i magistrati (che devono aumentare, sono troppo pochi) devono fare solo i magistrati e niente altro. Anche se gli orrori del passato in cui legioni di magistrati facevano di tutto (curatori, tutori, distaccati alle più diverse mansioni e sino a giudici sportivi) meno che quello per cui erano retribuiti, ci sono ancora troppi distacchi, occorre stabilire che i magistraticon incarichi extragiudiziari non possano essere più dell’1%, compresi quelli per il Ministero di Grazia e Giustizia.

Ancora, i magistrati facciano i magistrati e non si occupino dei problemi amministrativi, dunque ci sia una doppia dirigenza e i problemi amministrativi siano affidati a dirigenti, appunto, amministrativi responsabili davanti al Csm, per evitare pasticci del potere politico. I magistrati che pretendono di mettere becco nelle questioni amministrative fanno disastri e si pensi alla vicenda del tribunale di Bari, dove il disastro lo combinarono un paio di Presidenti innamorati dell’idea della cittadella della giustizia, che alla fine ha portato all’attuale situazione da Africa sub Sahariana (e chiedo scusa all’Africa Sub Sahariana).

Però anche i signori avvocati, che fanno tanto gli innocenti, hanno la loro bella parte di responsabilità. E ci può stare che un difensore tiri per arrivare alla prescrizione di un cliente indifendibile, ma un ricorso eccessivo a tattiche ostruzionistiche e sistematico e da parte di tutti porta alla paralisi del sistema. Constatato che la nobile categoria forense non sa autodisciplinarsi, non c’è che da ridurre drasticamente le risorse procedurali a sua disposizione. Magari il magistrato può stabilire che, oltre un certo limite, ogni iniziativa dilatoria che non è possibile respingere, provochi una sospensione dei termini della prescrizione per un tempo pari alla sua durata, o che stabilisca un aggravio delle spese processuali – in modo da disincentivare eccessivi fervori dilatori- oppure stabilire che il processo prosegue pendente l’eccezione sollevata. Insomma ci sono diverse possibilità.

Infine le responsabilità dello Stato: con le risorse esistenti non si fa nulla. Insomma non possiamo spendere più per ospitare un mondiale di calcio che per il funzionamento della giustizia. Poi le spese vanno riconsiderate: siamo sicuri di doverci tenere quel gioiello esclusivo che è la legge Breganze e successiva Breganzona? Ne riparleremo nel dettaglio.

Poi credo che vada riconsiderato l’aspetto procedurale. Forse è il caso di ammettere che il processo accusatorio è stato un fallimento e forse conviene tornare al processo inquisitorio che, tutto sommato, funzionava meglio ed era paradossalmente, più efficiente, per non dire del processo civile, magari stabilendo che, al di sotto di certo valore, non si dà adito a processo civili che vada oltre la conciliazione obbligatoria: non è possibile che si debba arrivare sino in Cassazione per stabilire una lite condominiale! Anche gli italiani devo darsi una regolata e capire che non si puà adire alla giustizia per ogni fessseria.

Ecco per rimettere a posto il sistema giudiziario accetterei anche un disavanzo maggiore del 2,4% altro che le mance elettorali di questo governo!

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (12)

  • Il primo è più importante obiettivo che un sistema giudiziario si deve porre è quello di arrivare a una sentenza definitiva: ciò che può essere definito anche “certezza della pena”. La prescrizione è il fallimento della giustizia.
    I processi durano troppo? Vero, ma è un problema diverso, che va affrontato e risolto in modo mirato; non con la pezza della prescrizione che, di fatto, invece di risolvere il problema ne crea un altro.
    Come si accorciano i processi? Lo hai detto tu: aumentando gli organici, limitando gli incarichi, punendo gli sfaticati, ecc.

  • ACME NEWS
    Gli studi televisisvi dell’atollo di Arenula vedranno una nuova edizione dell’Isola di Adamo ed Eva. Nella speranza di aumentare il numero dei giudici, sono stati selezionati una giudicessa di merito e un ermellino da spedire ai Tropici, con tanto di decreto ministeriale.
    Gli scienziati dei laboratori segreti del ministero della Giustizia sono scettici sull’esito positivo dell’accoppiamento. Secondo il Presidente dell’Ann potrà al più nascere un ibrido paragiudiziario indipendente, ma non un giudice togato.
    Intanto il Consiglio di Stato e la Corte dei conti hanno vibratamente protestato per essere stati ingiustamente esclusi dall’esperimeto.

  • Non sono d’accordo su molti punti. In primis, la prescrizione così com’è attualmente strutturata mi risulta esistere solo in Italia e con il chiaro scopo di permettere ai ricchi, che si possono permettere le parcelle dei loro avvocati, di sfuggire alla giustizia (vedi processi di Berlusconi, Andreotti e dei dirigenti di aziende che hanno provocato la morte dei dipendenti). Questo è anche uno dei motivi della lungaggine dei processi in Italia, perché chi è colpevole cerca di ritardare il più possibile la sentenza definitiva sperando nella prescrizione.
    In secondo luogo, strettamente connesso al precedente, fermare la prescrizione eliminerebbe la scappatoia di cui sopra, per cui presumibilmente i colpevoli invece di tirarla per le lunghe, non potendo più sfuggire alla prescrizione, ricorrerebbero più spesso al rito abbreviato, per ottenere condanne più miti, con la conseguenza di ridurre la lunghezza dei processi e l’intasamento delle procure.
    Concordo invece sull’aspetto procedurale, che poi si riallaccia ai precedenti. Il nuovo sistema ha dato un’arma in più, a chi se lo può permettere, per allungare i tempi della sentenza, sempre in vista di ottenere la prescrizione. Ritornare al sistema precedente, unitamente ad una riduzione drastica dell’istituto della prescrizione, sono provvedimenti che da soli potrebbero già ridurre di molto la durata dei processi.

    • Non per smentire i magistrati che si sentono in giro tuonare contro la prescrizione, ma il nostro ordinamento processuale non mi pare consenta di allungare i tempi ad libitum, altrimenti converrebbe a tutti i processati porre in essere tattiche dilatorie; quanto ai ricchi, le parcelle sono stellari a prescindere, quindi che ci siano quelli che si possono permettere di pagare gli avvocati a cottimo come le prostitute mentre i poverelli devono accontentarsi degli avvocati-sveltina è una leggenda urbana. Il nostro sistema fa schifo a prescindere e fa comodo all’avvocatura nostrana che è una sorta di ammoritzzatore sociale per laureati in legge. Solo a Napoli ci sono almeno 14mila avvocati iscritti all’albo, un numero equivalente o addirittura superiore a quelli di tutta l’Europa messi insieme…

  • e certo, potere al poplo si è sciolto, il m5s no a prescindere…. l’unico presidio democratico in italia è giulietta bongiorno, che ci ha già regalato bellissime pagine di giustizia con la g maiuscola

  • 3 novembre 2018 – Camera Penale L’AQUILA – “Il sempre allegro Ministro Bonafede ha annunciato, …omissis … la ‘sospensione del corso della prescrizione dalla pronunzia della sentenza di primo grado, fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio”.
    Ecco, egregio professore Aldo Giannuli, non solo “sospensione”, bensì sospensione sino a…, poi riprendono a decorrere i termini della prescrizione.
    Leggendo della sua contrarietà al Ministro dell giustizia on.Alfonso Bonafede e il suo favore a Salvini, mi ha fatto dispiacere inizialmente, perché avevo avuto modo di apprezzare la sua paziente disponibilità e chiarezza espositiva in materia di elezioni e dei diversi effetti.Spero che con l’intero emendamento concepito dall’avv. Alfonso Bonafede, Lei possa preferire non più Salvini in questa importantissima questione, la cui gravità è ben rappresentata proprio dalla abietta virulenza e falsità di cui sono disseminate dai suoi detrattori tutti professanti l’esercizio della scienza giuridica.
    tutti mi hanno fatto il piacere di confermarmi delle loro capacità abiette che sto sperimentando sulla mia pelle, sa quando si è da soli a subirne l’urto, si vacilla , vengano dei dubbi. Un particolarissimo piacere mi ha fatto leggere il pensiero in merito espresso dal sig. ex Procuratore sostituto dalle pagine del Messaggero il 6 novembre
    Ho condiviso tutti i temi da Lei trattatati e apprezzato la sua unicità nel puntare il dito contro gli avvocati, ma le loro colpe sfociano in fatti di reato, tra cui il reato di infedele patrocinio ex ar, 380 c.p. che discende dalla violazione del loro obbligo penale di difendere ex art. 359 c.p. che vincola l’Autorità giudiziaria, e ne ha ampi strumenti anche nel c.p.c., a garantire l’assistito dagli abusi del loro difensore, fino ad essere legittimato attivo ad agire contro l’Ordine. Con l’occasione le sottopongo un mio convincimento: l’Ordine si è tramutato di fatto e di diritto in Corporazione tutt’uno in associazione eversiva dello Stato di diritto: associazione di tipo mafioso ex art. 416bis c.p.. Povero senatore Nicola Morra, poveri noi. Spero di non aver abusato del suo tempo; cordiali saluti Ezio D’Alessandro.

  • Replica a Mario Vitale
    Costituzione art. 111 dispone la ragionevole durata del giusto processo. Il legislatore non ha trovato di meglio della perseguibilità del reato solo entro un intervallo di tempo, in funzione della durata della pena. Ho detto nulla di meglio, nel senso che il principio costituzionale è rispettato, ma giustizia non è fatta. Con la modifica del Ministro della giustizia on Alfonso Bonafede, aumentano le probabilità di portare il procedimento penale al termine stabilito dal diritto processuale , se non si è prescritto entro la fine del 1° giudizio. E’ il caso di precisare che la modifica consiste nella sospensione e nella successiva ripresa dello scorrere del tempo al verificarsi di una condizione processuale, sempre certo l’accadimento di essa, la sentenza esecutiva, che può intervenire anche prima del ricorso per Cassazione.

  • Mi permetto di intervenire, non sono un avvocato, ma solo un piccolo imprenditore che ha avuto a che fare una volta, dieci anni fa, con la giustizia penale e mi sono reso conto dello sfascio del nostro sistema giudiziario. Breve resoconto della vicenda. Un cliente, ditta individuale, non paga una serie di servizi, lascia un debito di circa 10.000,00 euro. Ingiungo attraverso un avvocato il pagamento, non lo effettua, iniziamo la solita trafila, decreto ingiuntivo, opposizione, udienza di convalida con respingimento dell’opposizione (asssolutamente dilatoria…) convalida del precetto esecutivo, richiesta di pignoramento, convalida, esecuzione sui conti correnti, (recuperati 1.500,00 euro) esecuzione sui beni del debitore. Teniamo conto che come piccolo imprenditore, il soggetto non poteva fallire. L’ufficiale giudiziario sequestra i beni del debitore e come prassi li affida allo stesso in custodia giudiziale. Dopo sessanta giorni, non facendosi vivo, chiediamo la procedura di vendita all’asta. L’ufficiale si reca dal debitore e trova tutto vuoto e il debitore sparito. Querelo il soggetto e si fissa l’udienza per il procedimento penale. Alla prima udienza il debitore non si fa vivo e il giudice nomina un difensore di ufficio, e rinvia l’udienza per audire i testimoni. Si va avanti per tre udienze(!!) alla fine il giudice assolve il debitore, perchè l’ufficiale giudiziario ha commesso un errore nella verbalizzazione del sequestro. Tutto questo nei tribunali di Vigevano e Gallarate. Ho assistito a due udienze , passando due mattinate nell’aula del tribunale, e a meno di non essere un avvocato, una persona di medio intelletto si rende conto che lo sfascio della giustizia ha superato tutti i limiti. Se vai a raccontare a un tedesco, ad uno spagnolo, a un francese, un vicenda del genere ti ridono in faccia. A parte la mia vicenda, grottesca per l’esito, ho assistito a processi burla, contro immigrati senza permesso che avevano rubato una bicicletta, uno aveva sporcato, una per ubriachezza molesta… e così via. Processi senza senso perchè imputati naturalmente latitanti, e persino identificati in maniera sommaria (Mohammed, o Amhed, o Muhammad, non si sa con certezza) ma tutti rigorosamente difesi da avvocati d’ufficio, giovani che naturalmente verranno pagati, magari tra due anni, ma pagati dalla fiscalità Generale. Naturalmente con rinvii di udienze successive per ascoltare i testimoni. Chi è interessato ad una giustizia come questa? I delinquenti. Fine di ogni discussione. Ma sopratutto è il sistema che non funziona alla radice. Nel mio caso specifico in un paese “normale” un giudice in mezz’ora decide, : vista la querela, visto il verbale a vuoto dell’ufficiale giudiziario, non fa altro che condannare il soggetto. Basta, altro che una nuova udienza, sentire i testimoni… anche il sottoscritto è stato chiamato a testimoniare sul perchè avevo fatto causa…. come se non ci fossero i giudici civili che avessero già accertato che il debito sussisteva e quindi il pignoramento era valido. Assolutamente ridicolo. Salvini difende i ladri e Lei Giannulli mi stupisce su questa posizione, mi dispiace.

    • Concordo con Lei. La prescrizione ha senso per tutelare chi si vedesse accusato dopo anni di un crimine per le quali non è più in grado di esibire le prove che lo scagionerebbero. Parlare di prescrizione come sistema per attuare il principio costituzionale della gusta durata del processo è una bestialità: da quando l’attuazione di un principio passa dalla negazione di un altro? La giusta durata di un processo si ottiene cancellando le riforme vergogna sfornate da B. & co. il cui scopo era evitare la galera a loro ed ai loro sodali, potenziando gli organici e semplificando le procedure.

    • Non sono avvocato, ma la vicenda narrata mi spinge a indicarle i punti per me oscuri.
      Azioni.
      Lettera di messa in mora, domanda con prove del debito di d.i.; opposizione del debitore; inizia l’istruttoria e si conclude con sentenza a lei favorevole o decreto o ordinanza; chieda al suo avvocato tale atto di convalida del precetto.
      Procedimento di esecuzione.
      Domanda in cancelleria di provvedimento esecutivo e congiunto materialmente all’atto di precetto, previa richiesta al debitore di saldarlo, lo ha notificato al debitore? Ha rilasciato nuova procura per il successivo atto di pignoramento richiesto all’Ufficiale giudiziario?
      Per prassi affida i beni sequestrati al debitore stesso in custodia? La prassi è la regola che gli avvocati pretendono di applicare al posto della legge che nel caso è l’art. 520 c.p.c.; lo può leggere sul web. Quello che racconta dopo è chiaro che è quello che le ha raccontato l’avvocato. Che fine ha fatto il procedimento di esecuzione? cioè quale provvedimento ha adottato alla fine il giudice dell’esecuzione? Il procedimento penale è un altro giudizio che dipende dai fatti penali attribuiti al querelato e dal reato che il suo avvocato suppongo le abbia suggerito con l’estensione a qualsiasi altro reato la Procura individuasse; l’esito di questo non è il pagamento del debito.
      Il suo avvocato le ha fatto leggere il reato imputato dal p.m. alla persona indicata come debitore, ma che è invece imputato di un determinato reato, quello indicato da lei o quello che il p.m. ha individuato dopo le indagini e avuta notizia di reato da lei con la querela. Chi li ha chiamati i testimoni e a testimoniare che cosa?
      Ciliegina sulla fedita torta preparatale dal suo avvocato, gli avvocati devono salvaguardare il rapporto di colleganza, ex art. 46, Codice deontologico – 2014 che altro non è che lo Statuto della Corporazione forense, predisposto dal C.N.F. a norma della legge n. 247/2012 -Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense; legge che richiama tale norma nel suo dispositivo, sovvertendo il principio costituzionale della riserva di legge. Ezio D’Alessandro.

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