Riforma Costituzionale e globalizzazione.

In una recente trasmissione televisiva, Luciano Violante (esponente del Pd troppo noto perché si debba dire chi è) ha giustificato la riforma costituzionale con le necessità del momento: “Nel mondo della globalizzazione la democrazia deve essere decidente”. (Come se qualcuno volesse una democrazia non decidente) sottintendendo con questo che il governo deve avere le mani libere dai troppi impacci del confronto con l’opposizione.

Di passaggio notiamo come questo implicitamente ammetta che la riforma vada nel senso di un rafforzamento del governo ai danni del Parlamento, cosa ostinatamente negata dai sostenitori del Si alla riforma.

Dato che prevedevo sarebbe saltato fuori l’argomento del mondo globale che esige decisioni pronte ed immediate, ho dedicato al tema qualche pagina del mio libro appena uscito (“da Gelli a Renzi”) che vi propongo anche come risposta ad un tema che sentirete usare sempre più spesso dagli ineffabili alfieri della schiera renziana. Spero gradirete:

<< Ricordiamo la frase di Renzi per la quale il sistema elettorale deve far sì che gli italiani sappiano “già dalla sera dei risultati” chi governerà nei 5 anni successivi. Per Renzi non si vota per eleggere un Parlamento, ma per eleggere un governo di cui il Parlamento non sarà che cassa di risonanza, con opposizioni limitate ad un puro “diritto di tribuna” ma assolutamente non in grado di incidere sul processo decisionale. E questa è la “governabilità”.
Questa della governabilità,  è solo una estrema banalizzazione di un problema reale.

In realtà, la situazione sembra essersi sensibilmente ed ulteriormente complicata nell’ultimo trentennio: la crisi fiscale dello Stato si è riprodotta, ma questa volta non certo per effetto del residuo stato sociale, quanto piuttosto per il peso degli interessi sul debito pubblico, che ha conosciuto una impennata per l’irrisolta crisi bancaria.

La crisi dell’ordine bipolare ha prodotto una elevata instabilità internazionale che si è tradotta nella moltiplicazione delle sfide esterne (dal fenomeno di immigrazione e profughi al contagio finanziario, dal terrorismo internazionale alle montagne russe dei prezzi delle materie prime, dalle guerre locali all’inquinamento ambientale). Di fronte al proliferare di queste sfide la reazione più facile ed istintiva è quella dell’unità decisionale simboleggiata dall’ “uomo solo al comando”, che risponde con prontezza ad ogni sfida e, dunque, un sistema istituzionale imperniato sul “dittatore temporaneo”.

Ovviamente, è indubbio che in un contesto internazionale di questo genere è essenziale opporre una risposta tempestiva all’emergenza. Ma siamo sicuri che tempestività faccia sempre  rima con immediatezza? Mi spiego meglio: noi viviamo in un’epoca di crisi del pensiero strategico in gran parte prodotta proprio dai processi di globalizzazione, con la loro velocità e complessità, che moltiplicano i fenomeni di tipo controintuitivo. Basti una rapida (e necessariamente schematica) carrellata sulle crisi dell’ultimo decennio:
–    nel 2007 i prezzi petroliferi toccarono il picco contribuendo ad affettare il crollo bancario americano dovuto ai mutui sub prime
–    la crisi bancaria indusse la speculazione finanziaria a spostarsi sul biofuel (e più in generale sulle materie prima) il che si combinò, nel 2009,  con l’epidemia fungina africana ed i grandi incendi dei campi russi,  che distrussero i rispettivi raccolti di cereali e con i pessimi raccolti di Francia e Canada il che ebbe l’inevitabile effetto di un brusco rialzo dei prezzi del frumento, E questo, a sua volta, produsse una ondata senza precedenti di rivolte della fame in 55 paesi
–    I prezzi petroliferi diminuirono, per il calo della domanda mondiale seguito alla crisi finanziaria ed alla produzione di combustibili da fonti rinnovabili, ma le rivolte della fame contribuirono a determinare lo scoppio della “primavera araba” che, se da un lato, fecero temere una nuova impennata del barile di greggio, dall’altro determinarono una estesa destabilizzazione dell’area mediorientale e nord africana nella quale si inserirono maldestramente Usa, Francia e Gran Bretagna, con un intervento diretto in Libia ed indiretto in Siria che precipitarono in guerre interne ancora irrisolte
–    I focolai di Libia e Siria hanno determinato, da un alto, ingentissimi ed incontrollati flussi di profughi verso l’Europa, dall’altro hanno aperto la porta ad un soggetto islamista ben più pericoloso di Al Quaeda, l’Isis, lo stato islamico intorno a cui si è costituita una fittissima rete di foreign fighters e di terroristi in parte mescolati con i flussi migrativi, in parte nella popolazione islamica già presente sul territorio europeo
–    gli effetti congiunti di crisi economica (ancora perdurante con indici di occupazione e consumi proporzionalmente fra i più bassi dal 1945 in poi), dell’ondata migrativa e degli attentati terroristici ha prodotto violente reazioni di tipo populista nei paesi europei che stanno destabilizzando i rispettivi regimi politici.
–    questa serie di fenomeni sta generando una situazione internazionale sempre più ingovernabile ed il processo tende a peggiorare; basti considerare lo sbigottimento delle classi dirigenti occidentali che non sanno che fare di fronte alla Brexit ed all’evoluzione della crisi politica in Turchia in qualche modo prodotte proprio dai processi che abbiamo descritto subito sopra.

Fermiamoci qui: certamente non sono mancate le risposte molto rapide ma, sfortunatamente,  non delle più riuscite, per cui ogni scelta ha posto le premesse per la crisi successiva ed a tamburo battente. E’ mancata una adeguata considerazione degli effetti controintuitivi che esse avrebbero comportato. Dunque, non sempre immediatezza è garanzia di successo, anzi spesso pregiudica la possibilità di una risposta più meditata che, per quanto tempestiva, sia strategicamente più calibrata.

In secondo luogo, il modello dell’”uomo solo al comando” forse (forse…) offre qualche vantaggio nell’immediato, ma, nel medio periodo, comporta anche effetti non desiderabili. L’opinione pubblica, di fronte ad una emergenza  qualsiasi, in genere reagisce facendo quadrato intorno al governo e meglio ancora se esso è personificato da un leader dal quale ci si attende la difesa contro la sfida che viene.  Spesso questo comporta l’isolamento delle opposizioni e la delegittimazione di ogni dissenso. Ma la gente vuole risultati e non ha una pazienza infinita: se dopo un certo periodo la crisi continua ad imperversare, l’occupazione stagna e il reddito medio scende oppure, se dopo qualche tempo, gli attentati terroristici si infittiscono anzi che diminuire, si produce una sostanziale delegittimazione del sistema che trova sfogo in una ondata di proteste che non si indirizza verso le opposizioni interne al sistema –a suo tempo emarginate- ma in nuovi soggetti molto più radicali e non  sempre di ispirazione democratica (basti pensare al Fn francese o ad Alba Dorata in Grecia). Oppure può accadere che la protesta, pur contenuta in limiti democratici, possa produrre situazioni come la Brexit o rendere molto più prossime al successo le istanze secessioniste come sta accadendo in Scozia o Catalogna. Il leader che prima univa la nazione contro la sfida esterna, a quel punto incarna il simbolo della spaccatura ed il paese si scopre più diviso e perciò più debole, il tutto, mentre la democrazia finisce per correre rischi molto seri. Siete sempre convinti che il metodo “dittatore temporaneo” sia preferibile al metodo delle decisioni condivise di una normale democrazia?

D’altra parte, parlare oggi di governabilità significa fare i conti con una governance  mondiale sempre più instabile ma sempre più condizionante. Governare come, senza la sovranità monetaria? Quale governabilità con una forte di produzione giuridica del tutto indipendente, e non sottoposta nemmeno alla Costituzione, come la Ue con le sue direttive? E si pensi alla vicenda del bail in.

Dunque, il problema della governabilità c’è ma è cosa molto più sofisticata e complessa di quanto non diva la retorica provinciale  e un po’ sgangherata che sostiene questa riforma.>>

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (31)

  • Buongiorno, professore! Grazie mille del contributo… che girerò a chi di dovere fra chi, quel venerdì sera su La7, si è lasciato imbonire dalle parole del venditore di fumo ex-presidente della camera. Sinceramente l’ho trovato fastidioso, così come lo era Mentana quando fermava Montanari accusandolo di dietrologie quando tirava in ballo le banche straniere o l’ambasciatore USA. Fastidioso, perchè ungeva con il miele di parole d’ordine che toccano corde sensibili di chiunque sia, o si senta, democratico nel senso più ampio del termine, l’ennesimo veleno che ci vorrebbero mettere in circolo: la disonestà intellettuale al servizio dell’ennesimo tentativo di ristrutturazione capitalistica dell’ordinamento statale. Una considerazione ulteriore: decisionismo, di solito, fa rima solo con populismo: anzi, da Pearl Harbour a oggi abbiamo assistito a casus belli indotti proprio perché, sull’ondata di sdegno popolare montata ad artem, sia possibile far passare in poche ore quello che si vuole far passare. Decisioni sbagliate nel lungo periodo che nel breve però sembrano la manna dal cielo che piove in abbondanza laddove, “l’uomo al comando”, ovvero il fantoccio dei poteri forti, prende la decisione “richiesta” a furor di popolo: in altre parole, la vita sociale regolata dalla classe dirigente tramite lo stesso, brutto, copione.
    Un caro saluto
    Paolo

    • Eh, si. Mentana ha uscite da leone quando fa il suo TG, o comunque quando non ha un contraddittorio pericoloso presente in studio.
      Bisogna accettare il fatto che tutta questa gente che fa e/o conduce programmi politici in televisione, deve sempre stare attenta a come parla e non andare mai troppo oltre le scalette concordate con chi partecipa in veste di ospite.
      Questo non perchè Mentana ha paura di Renzi o chicchessia, cioè di un possibile editto bulgaro.
      La questione è più sottile e più drammatica: questi ci campano con i programmi che fanno, ed i loro programmi sono una fonte di guadagno maggiore quanto più sono presenti personaggi di spicco.
      Se ti fai nemico un Renzi, con domande troppo scomode, non programmate in precedenza, oppure senza intervenire quando è chiaramente in difficoltà per causa del suo antagonista, rischi di rinunciare in futuro alla sua presenza in studio e non solo, anche di tutto il suo entourage; alla fine, rischi di fare un programma con personaggi di mezza tacca e di nessuna attrattiva per il pubblico.
      E questo non piace per nulla a chi paga la pubblicità nel programma, tanto meno poi piace all’editore. Con buona pace di chi vagheggia un’informazione libera e indipendente sui media, specialmente in televisione.

      • Dici bene Roberto! La sensazione è stata che, nel momento in cui sono usciti Goldman & Sachs, piuttosto che l’ambasciatore americano, il povero Montanari si è trovato nella stessa situazione in cui, da bambino, mi trovavo quelle volte che giocavo all’allegro chirurgo: biiiip, si accendeva il naso (del povero Mentana, in questo caso!) mentre io restavo con l’ossicino di plastica in mano senza sapere che fare. Tuttavia, l’osservazione era più che pertinente, e per nulla “dietrologa”: lo hanno detto pubblicamente, in televisione e su altri media, si sono esposti con un impertinenza (quella si, perché non sono affari loro!) che ha avuto dell’indecente, su un progetto di controriforma che, in un futuro ormai non lontano, se passasse metterebbe nero su bianco il principio che ci possono passare sulla testa come e quando vogliono (alla faccia della sovranità popolare, tanto decantata quel giorno dal buon Violante): senza contare che, i cosiddetti poteri di controllo del parlamento, altrettanto decantati da Violante, sono e saranno nulli se il parlamento è creato a uso e consumo del governo. Ci sono arrivato io, mi rifiuto di credere che un Violante, in buona fede, pensi il contrario. E la cosa mi fa incazzare due volte, perché sinceramente lo stimavo, pur dissentendo politicamente da lui su molto, se non su quasi tutto. Stesso discorso sul Senato: Montanari parlava delle città metropolitane come punto di arrivo del modello ispirato da questa controriforma. Verissimo, solo settimana scorsa sono state elette le cariche della città metropolitana di Milano e… città metropo-che? Cosa fa, di cosa si occupa, che composizione ha, quali equilibri può muovere in un senso piuttosto che in un altro rapportandosi con Comune e Regione… tutte questioni di cui molti, me compreso, capiscono poco. Vogliamo ridurre il Senato a questo? E qui, però, anche un Mentana, pur tenendo conto delle esigenze della TV commerciale e di Cairo editore… sinceramente avrebbe dovuto comportarsi diversamente: o decidere di restare imparziale fino alla fine, senza intervenire né in un senso, né nell’altro, o prendere posizione (cosa impossibile, altrimenti sarebbe diventato un 2 contro 1), ma non punzecchiare a destra e a manca, decidere cosa è pertinente e cosa non lo è e, di fatto, far passare che entrambe le posizioni sono egualmente legittime. Lo possono essere in linea di principio, ma il NO non ha tutti i corto-circuiti, le contraddizioni, i pericoli, gli argomenti che non stanno in piedi neanche a piangere, del SI. Ciao e teniamo duro!
        Paolo

    • Montanari a un certo punto ha teorizzato il caos, il prosperare a più non posso di enti intermedi, ecc.. perché bello averli. Senza accorgersi che il mondo sta aumentando la velocità di comunicazione, la capacità di archivio, ecc… cose che riducono e riprogettano l’amministrazione pubblica e statale nel suo complesso. I peggiori nemici del no sono i loro alfieri ((-:

  • Professore, le ho mandato un’email un paio di giorni fa, come avevamo detto a Roma. Mi faccia sapere se non l’ha ricevuta. Cordiali saluti, Pietro (P.S. non c’è ovviamente bisogno di far passare questo messaggio che è solo personale)

  • Il sistema neoliberista a trazione finanziaria, che ha il suo fulcro a Wall Street e nella City londinese, richiede tempi decisionali rapidi perchè la speculazione finanziaria non ha i tempi lunghi dell’economia a base industriale dei tempi passati.
    I governi, ormai succubi della finanza, devono essere rapidi ad eseguire gli ordini provenienti dall’alto; ogni giorno perso in dibattiti e discussioni con l’opposizione può trasformarsi in una perdita economica per i grandi banchieri globali.
    Il referendum costituzionale va visto in quest’ottica di ottimizzazione dei tempi a favore della speculazione.
    C’è da privatizzare un’azienda pubblica o da svendere a prezzi stracciati qualche servizio pubblico o da precarizzare ulteriormente il lavoro a favore delle solite dinastie bancarie?
    Nessun problema.
    Avremo un governo rapido ed efficiente nell’eliminare ogni intoppo normativo o burocratico.

  • ma si è il Renzismo che sta progettando a livello mondiale la sottomissione culturale delle masse attraverso app e slide.

    Nel seguente brano trovate un modello nell’apprendimento e utilizzo
    delle nuove tecnologie e l’orientamento del ruolo della scuola; è
    tratto da un libro di Carlo Formenti che popete scaricare da qui :-)(-:

    Per avere conferma che le tesi di Carr non sono campate in aria, basta
    leggere le argomentazioni di Wim Veen e Ben Vrakking15, due
    ricercatori olandesi che spiegano come dovrebbe essere affrontato, a
    loro parere, il problema della formazione dei digital natives o
    dell’homo zappiens, come i due preferiscono definirli. Per questi
    ragazzi, scrivono, la scuola rappresenta un aspetto marginale della
    vita rispetto ad altri assai più importanti, primo fra tutti l’essere
    costantemente in rete con gli amici; la loro domanda di conoscenze e
    informazioni – ma soprattutto il modo in cui tale domanda viene
    soddisfatta – non nascono da percorsi di ricerca individuali bensì da
    emozioni, pratiche e decisioni collettive, condivise dal gruppo di
    riferimento; per loro i contenuti della conoscenza non contano in
    quanto tali, ma assumono significato e rilevanza esclusivamente in
    relazione alla situazione contingente; la maggior parte delle
    conoscenze e delle informazioni che desiderano ottenere è a un click
    di distanza, per cui esigono risposte immediate e rifiutano di perdere
    tempo leggendo libri; infine la maggior parte di essi non prova
    interesse per le tecnologie in quanto tali, si limita a usarle.
    Insomma un’immagine perfetta del soggetto amputato: incapacità di
    pensiero profondo, zero memoria, dipendenza dal gruppo e da un
    ambiente tecnologico di cui si ignorano i principi di funzionamento e
    l’impatto che esercita sulla nostra personalità. Eppure i due
    pedagoghi olandesi non sembrano temere che simili caratteristiche
    possano ridurre i loro homo zappiens a homo zombie, marionette nelle
    mani di imprese che la tecnologia la progettano, non la subiscono. Al
    contrario: sostengono che la scuola deve abbandonare ogni pretesa
    «formativa» nei confronti di questa materia prima intellettuale,
    limitandosi a fornire un «servizio» che venga incontro alle esigenze
    dei «nuovi clienti». Le aziende hanno bisogno di una forza lavoro
    sempre più flessibile, creativa e dotata di autonome capacità
    imprenditoriali (leggi: disposta ad accettare il precariato e ad
    assumere in prima persona una quota dei rischi imprenditoriali); una
    forza lavoro che non perda tempo a porsi domande «profonde», ma sappia
    scivolare agilmente sulla superficie di conoscenze e informazioni
    assemblate a colpi di click, operando in multitasking e reagendo
    fulmineamente agli input del momento. Insomma: la scuola come ufficio
    tempi e metodi per addestrare i knowledge workers al taylorismo
    digitale del XXI secolo.

    • Un ritratto perfetto, direi. Almeno, questo sembra essere il giovane tipo di oggi.
      Ma forse un tantino pessimista e superficiale.
      Anche perchè se così fossei primi irresponsabili ed idioti sono proprio coloro che si augurano un mondo siffatto. Non per biechi motivi morali o etici, ma perchè significa segare il ramo sul quale si è seduti.
      Nell’ultimo secolo l’umanità ha fatto tali e tanti progressi, in ogni campo, quanto mai in tutti i millenni precedenti e questa tendenza è un volano con una velocità che sta aumentando sempre di più, un volano che non può essere fermato se non da qualche cataclisma di portata planetaria.
      Immaginare di bloccarlo tornando ad un mondo stile medio evo, con un 90% di bruti ignoranti acefali governati da un 10% di privilegiati, a loro volta guidati da un pugno di “illuminati”?
      Se non è idiozia questa, come altro può essere definita.

    • per il ramo poggia culo, guarda il riscaldamento globale non siamo più in grado di fermarlo. Lento per noi ma inesorabile. Quello che si sta generando col sistema di app è il tutto subito è pronto escludendo la massa dalla riflessione, la quale come sistema di progettazione tende a restare in un ambito sempre più ristretto. La scuola deve solo favorire questa transizione. Il tutto è un rischio per ora ipotetico, che col progredire degli anni le istituzioni scolastiche dovrebbero monitorare.

      • Sono d’accordo, ma con un distinguo.
        Il riscaldamento globale è un effetto indiretto delle azioni umane, non voluto e non previsto. Certo una delle cause, o forse concause chi può dirlo?, è l’irresponsabilità dell’uomo. Ma sono convinto che ci penserà la Natura a metterci una pezza, se e quando sarà il momento.
        Viceversa, la riduzione in schiavitù di buona parte del genere umano sarebbe un effetto previsto e voluto. Ma tutto sommato anche in questo caso c’entrerebbe la Natura a scompigliare le carte, la natura dell’uomo per la precisione, che non si lascia coartare oltre certi limiti.

    • bhe roberto condivido che la natura umana un colpetto di reni ogni tanto lo dà, Marx docet. Però sulla volontà cosciente e incosciente anche Schopenhauer che ci ha campato su se né stato alla larga e nemmeno i psicologhi in quanto più di un phisico anche a fine ‘800 ha sollevato dubbi sul processo di attività umana. Concorderai che è un po’ difficile muoversi e non produrre calore, i mammiferi se la vedrebbero veramente male ))-:
      Solo che l’attuale rappresentanza politica è molto scollegata da alcuni gruppi sociali, che sono passivi nella manifestazione di sé, passivi nella capacità organizzativa, passivi nella rappresentazione e incrementano la loro dimensione. Strano ma il modello che viviamo è accettato senza alternative se non emigrare, il colpetto di reni non si vede neanche la sua teoria.

      • Le Rivoluzioni non hanno scadenze come le mozzarelle.
        Apparentemente, e sottolineo apparentemente, un certo accadimento in un giorno qualsiasi, del tutto casuale e insignificante, dà origine ad una reazione a catena che sfocia in qualcosa assolutamente imprevedibile come la Rivoluzione Francese o la Rivoluzione d’Ottobre.
        E’ come per una mela attaccata all’albero: in un certo giorno è abbastanza matura e basta un colpo di vento per farla cadere (in testa a Newton, che poi ci costruisce una teoria :-o).

    • le rivoluzioni alla lunga diventano sterili, almeno che non promettano il regno dei cieli (-:

      qui si tratta della semplice lettura e comprensione degli eventi che latita )-:

  • Il punto fondamentale e’ che le nostre democrazie in realta’ sono oligarchie, il vero potere ce l’ha chi ha soldi per pagare le costosissime campagne elettorali al candidato di turno e ai suoi spin doctors, e chi ha in mano i mezzi d’informazione. In questo aveva ragione Mussolini quando se la prendeva con le democrazie plutocratiche, peccato pero’ che anche lui era andato al potere con il sostegno degli Agnelli, dei Perrone etc… Oggi invece questi poteri forti che eterodirigono le loro marionette (ogni leader occidentale e’ ormai ne’ piu ne’ meno che una marionetta, da obama a renzi passando per hollande merkel etc…) spesso si trovano all’estero e sono multinazionali, banche, banchieri, cartelli petroliferi etc… Qualcuno mi dira’ che sto facendo del complottismo, non mi interessa, semplicemente non perdo tempo a contrattare la ragione con degli sprovveduti con le fette di salame sugli occhi.
    Ora siccome questi poteri forti vogliono che le leggi che fanno comodo a loro vengano approvate subito e senza che le opposizioni o i magistrati possano invalidarle, ecco che hanno bisogno di cambiare le regole del gioco, cioe’ la Costituzione.
    Sic et simpliciter

  • Nella proposta riforma, per la prima volta l’Unone europea risulta nominata nella Costituziine. Il nuovo Senato avrebbe competenza, insieme alla Camera, sull’adesione ai trattati europei, sulla “norma generale che presiede alla partecipazione alle decisioni europee”( o qualcosa del genere )e così via. Mi è venuto il dubbio che, dividendo la competenza sui rapporti con l’Unione tra due Camere nominate in modo molto diverso e rendendo una delle due meno rappresentativa, la riforma miri anche a contenere, vincolaree possibili spinte “antieuropeiste”. Nel caso, forse non è una riforma del tutto “provinciale”( non lo scrivo per elogiarla, dato che non amo affatto l’Ue )

  • Mi scusi Professore, c’è mai stato qualcuno che in diretta televisiva abbia detto ai nostri politici che prendono ordini dagli USA per affossarci e venderci alle multinazionali statunitensi ?

  • Ne avrei da replicare alle sue affermazioni ma soprassiedo in quanto mi urge una domanda che intendo rivolgerle, dalla quale può anche trarne materia per un prezzo.
    Prof. Giannuli,
    vedo questa sera che gli ultimi sondaggi politici danno i 5S in vistoso calo.
    Lei non crede che le esequie del compianto Dario Fo, celebrate in ossequio alla più stretta osservanza dei riti veterocomunisti/ demoproletari e simili (pugni chiusi, canzoni partigiane, discorsi dei compagni ecc ecc) – attenzione: non che in questo ci veda nulla di male – con Grillo Casalaggio e gli altri personaggi in vista del Movimento schierati in solidale partecipazione e cordoglio abbiano fatto nascere più di una perplessità da parte dei molti elettori 5stelle che nulla hanno a spartire con queste ideologie ormai consegnate alla storia? In altri termini: i ceti produttivi che hanno votato Grillo in funzione anti sistema, non stanno aprendo gli occhi per accorgersi che al di là della protesta non solo questi non portano nulla, ma anzi c’è il concreto rischio di qualche pericolosa involuzione?

  • Fra i commenti ho letto varie osservazioni interessanti. Ma al fondo del problema sta il fatto che la costituzione italiana era frutto di un contesto storico preciso: quello della sottomissione al conquistatore statunitense e della guerra fredda fra capitalismo e socialismo. Era poi frutto di un periodo di masse fortemente consapevoli e politicizzate. Il crollo dell’URSS ha distrutto il primo presupposto; l’imborghesimento, il consumismo, la mediatizzazione e i giochini elettronici hanno distrutto il secondo.

    In questo contesto è d’uopo che la demo(pluto)crazia sancita dalla costituzione del ’48 entri in crisi. Il progetto renziano mira ad una (quantomeno parziale) uscita in linea cogl’interessi del capitalismo di rapina che l’ha installato al potere.

    Io non ho interesse a difendere una costituzione umanista e antirazzista, ma credo sia importante conservare lo status quo più a lungo possibile, in modo che l’esplosione, quando ci sarà, sia talmente violenta da desertificare i fondamenti ideali e spirituali del presente regime.

    • E dopo l’esplosione, potremo finalmente elaborare una vera e sana Costituzione, anti-umana e razzista al punto giusto: che culo!
      Quanto poi alle “masse fortemente consapevoli e politicizzate” autrici dell’attuale Costituzione, forse bisognerebbe ricordare cos’era l’Italia nel ’48: un Paese per lo più di contadini, analfabeti e ignoranti. Gente che a malapena sapeva fare la propria firma e che l’unica consapevolezza che aveva era “basta fame, freddo e paura”.

  • “cos’era l’Italia nel ’48: un Paese per lo più di contadini, analfabeti e ignoranti. Gente che a malapena sapeva fare la propria firma”

    Proprio per questo. La politica (cioè la violenza organizzata) di massa viene esercitata prevalentemente da folle sufficientemente miserabili da aver mantenuto il contatto colla brutalità della vita reale, sufficientemente primitive da risolvere la propria individualità nel gruppo e sufficientemente ignoranti da lasciarsi abbracciare da grandiose immagini mitiche.

    Il benessere, l’istruzione e l’individualismo annientano la possibilità dell’agire politico condannando una società alla decadenza e all’estinzione. Basta guardarsi intorno.

    La nozione di ‘consapevolezza’, nell’uomo in generale e nelle masse in particolare, attiene a un sentimento di più o meno conscia appartenenza rispetto a un insieme ideale e sociale, non certo all’esercizio dello spirito critico che tutto distrugge.

    • “Il benessere, l’istruzione e l’individualismo annientano la possibilità dell’agire politico condannando una società alla decadenza e all’estinzione.”
      Non mi scandalizzo per così poco.
      Andando oltre il politically correct, sembra di trovare anche del vero in questo post.
      Ma è un’illusione. Mi viene in mente la Luna: l’astro d’argento, bellissimo, se lo guardi da lontano. Man mano che ti avvicini, l’argento diventa sempre meno luminoso e sempre più grigio.
      Se poi ti ci posi sopra, scopri la desolazione di questa palla di terra, così bella da lontano, così triste vista da vicino.
      Caro amico, è un fatto che il progresso umano è andato di pari passo con l’allargamento dell’istruzione e della consapevolezza nelle masse. Certo che non è gratuito, tutto ha un costo e ogni medaglia il suo rovescio: ma per caso vorresti tornare ad una società tipo ‘700, o anteriore?
      Le condizioni di vita di oggi, viste nel loro complesso e nelle potenzialità date a ciascuno di noi, sono nettamente migliori a quelle della prima metà del secolo scorso e incomparabili rispetto a quelle dei secoli precedenti. Prova solo ad immaginare quale potrebbe essere la tua personale condizione se ti trovassi a vivere ad esempio nell’Ottocento; a meno che non sei di famiglia altolocata da generazioni.

      • Le analisi non sono belle o brutte, sono giuste o sbagliate: un paradigma organicista sa cogliere nella fioritura il seme della decadenza a venire.

        “Che vuol dire che i così detti barbari, o popoli non ancora arrivati se non ad una mezza o anche inferiore civiltà, hanno sempre trionfato de’ popoli civili, e del mondo? I persiani degli Assiri inciviliti, i greci de’ Persiani già corrotti, i Romani de’ greci giunti al colmo della civiltà, i settentrionali de’ Romani nello stesso caso? Anzi che vuol dire che i Romani non furono grandi se non fino a tanto che furono barbari? Vuol dire che tutte le forze dell’uomo sono nella natura e illusioni; la civiltà, la scienza ec. e l’impotenza sono compagne inseparabili; vuol dire che il fare non è proprio né facoltà della natura, e non della ragione; e siccome quegli che fa è sempre signore di chi solamente pensa, così i popoli o naturali o barbari che si vogliano chiamare, saranno sempre signori dei civili. Non dubito di pronosticarlo. L’Europa, tutta civilizzata, sarà preda di quei mezzi barbari che la minacciano dai fondi del Settentrione; e quando questi di conquistatori diverranno inciviliti, il mondo si tornerà ad equilibrare. Ma fintanto però che resteranno barbari al mondo, o nazioni nutrite di forti e piene e persuasive, e costanti, e non ragionate, e grandi illusioni, i popoli civili saranno loro preda” (Leopardi, Zibaldone).

        • Chissà adesso in quale momento stiamo di questo ciclo.
          Comunque, se è vero che è così, è stato sempre così e sarà sempre così, è stupido rammaricarsi e farsi il sangue amaro.
          “Fai il tuo dovere e non temere”, diceva mio padre.

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