Ma perché Renzi non piace agli americani?

Matteo Renzi non piace agli americani, che non perdono occasione per farlo notare: Obama, nell’incontro, fu freddissimo, limitandosi ad apprezzamenti sull’ “energia” del nostro Presidente del Consiglio (ben più calorosi erano stati i giudizi su Enrico Letta), poi, nel momento peggiore della crisi di Crimea le note del Dipartimento di Stato evitavano ostentatamente di citare l’Italia a differenza di Francia e Germania, poi è venuto lo schiaffo del D-Day e del G7. Insomma, l’ometto non suscita entusiasmi sul Potomac. Capita, ma perché?

In fondo, con il suo inconfondibile stile alla Fonzie, tanto po’ dinoccolato ed un po’ tamarro, non dovrebbe dispiacergli. Ha anche fatto il boy scout! Eppure…

Forse sarà perché gli americani badano anche ad altre cose oltre che il look. Certo, a Renzi non mancano gli amici americani come Michael Ledeen, ma il guaio è che sono della destra repubblicana, colore opposto a quello dell’attuale Amministrazione. Poi, sicuramente gli americani si capivano molto meglio con Enrico Letta e, probabilmente, non gli è piaciuto il modo con cui è stato buttato giù di sella: allo zio Sam non piace che i suoi amici vengano trattati in quel modo.

Ma i motivi più “Pesanti” probabilmente sono altri. Il primo si chiama Eni. Gli americani avrebbero tanto gradito la nomina ad Ad di Leonardo Maugeri, già rappresentante dell’Eni a New York, grande esperto di petrolio, soprattutto loro grande amico e sicuro avversario della politica pro-Mosca di Scaroni. Con lui alla guida dell’ente, l’operazione Southstream sarebbe cosa morta e sepolta. Finalmente! E invece no: Renzi nomina De Scalzi. Insomma, lo zio Sam sogna da anni di togliersi dai piedi il duo Berlusconi-Scaroni, fa quello che può per ammazzare il primo (quelle di Geithner sono lacrime di coccodrillo), aspetta con pazienza la fine del mandato dell’aborrito Scaroni e tu che fai? Nomini al suo posto il suo vice? Vero è che, in queste settimane, l’Eni ha ridotto la sua partecipazione in Southstream dal 50 al 15% in favore di tedeschi e francesi, vero è che il nuovo percorso del gasdotto passa tutto per i Balcani e non fa neppure più il passaggio per il Tarvisio ed è anche vero che Renzi non sa neppure dove stanno i Balcani ed il Tarvisio; ma sa dove sta l’Eni e ci nomina De Scalzi che, per ora, lascia al suo posto Marco Alverà (che è stato quello che ha ordito la trama con i russi) ed accetta che sia comunque la Snam a fare la posa dei tubi del gasdotto. Qui non ci siamo capiti: il problema non è cambiare il percorso di Southstream, ma proprio la cancellazione del progetto. E lo zio Sam si arrabbia.

C’è poi la questione Finmeccanica. C’è chi dice che per far confermare l’amico De Gennaro al suo posto, gli americani abbiano dovuto smuovere Re Giorgio dal Colle, cosa poi smentita dallo stesso Re. E va bene, ma Re Giorgio o non Re Giorgio, resta che l’ometto di Palazzo Chigi ha provato a togliere di mezzo De Gennaro ed anche questo non sta bene.

Poi, come amministratore delegato, ci piazza Moretti, con il quale aveva vecchi legami personali per questioni fiorentine. Il fatto è che Moretti conosceva le ferrovie traversina per traversina, e quindi si dedicherà al ramo trasporti di Finmeccanica (come già sta facendo) ma di armi capisce quanto di dialetto algonkino e questo è un momento in cui gli americani, nel settore armi, hanno bisogno di interlocutori sì obbedienti, ma che capiscano di che si sta parlando. Insomma, anche qui, buca!

Come si sa, Renzi ha importanti legami con Israele e, se non li ha lui, li ha il suo consigliere economico Yoram Gutgeld; questo sarebbe stato un ottimo viatico in altri tempi, ma, negli ultimi anni, Tel Aviv ha dato più dispiaceri che altro all’amico americano: loro sono ostilissimi  al Quatar e gli americani hanno bisogno del suo gas per fare un gasdotto alternativo a quello russo (come aveva ben capito Enrico Letta), hanno urgenza di chiudere la partita palestinese e gli israeliani fanno le bizze, ora hanno bisogno di capirsi con l’Iran per mettere un freno all’offensiva di Al Quaeda in Irak senza andare ad impantanarsi di nuovo lì e gli israeliani non apprezzano…

Insomma, neanche da questo versante c’è modo di capirsi con il nuovo Capo del Governo italiano.

Intendiamoci: noi abbiamo sempre apprezzato chi sa dire no agli americani e far valere l’interesse nazionale, ma è una cosa che occorre saper fare e non per fare un favore a terzi. Tutte cose che richiedono cervello lucido e spalle larghe, molto larghe.

Il guaio è che Palazzo Chigi va largo a Renzi, troppo largo.
Comincio a pensare che questo non durerà molto su quella poltrona.

Aldo Giannuli

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Comments (19)

  • “ … noi abbiamo sempre apprezzato chi sa dire no agli americani e far valere l’interesse nazionale, ma è una cosa che occorre saper fare e non per fare un favore a terzi…”.

    La tradizione storica italiana rema contro l’autonomia dei ceti dirigenti nazionali: Franza o Spagna basta che se magna.

    PS: Il dialetto Algonkino e’ messo male. Da Wikipedia: “As of 2006, there were 2,680 Algonquin speakers.”

  • Avatar

    Pierluigi Tarantini

    @Aldo
    Stai proprio invecchiando…
    Non ti va bene niente.
    Ora, pur di parlar male di Renzi, critichi perfino il modo in cui il piazzista di F35 è stato accompagnato alla porta.
    E pure la nota jettatoria….
    Ma non ti sei accorto che spesso sortiscono effetti da te non voluti?

  • Renzi almeno a parole rivendica una certa autonomia sia politica che economica per l’italia. La posa dei tubi non è un cattivo affare. A me preoccupa un po’ la sua posizione troppo favorevole nel trattato commerciale USA/EU di cui si parla poco.
    auspicare la caduta di Renzi adesso vorrebbe dire il ritorno di Monti o Alfano come capo di governo, se qualcuno li preferisce.

  • mah considerando lascarsezza deglui avversari penso invece che renzi duri e che questa previsione sia un pò come quelle su draghi inviso alla merkel che lo avrebbe quindi cacciato imminentemente (cosa ovviamente non verificatasi). anche in questo caso ho i miei serissimi dubbi che gli usa siano in grado di cacciare un premier perchè questi mette all’eni scaroni (o il suo vice). in tal caso berlusconi lo avrebbero dovuto cacciare a pedate molti anni fa. per il resto de gennaro è riconfermato e non credo che moretti a finmeccanica faccia si che gli usa temano un nuovo palazzo d’inverno. in definitiva credo che siano quasi tutti amerikani, dal fonzierenzie a grillo (ora schierato in improbabili alleanze atlantist), ma su questo blog immaqino che non leggerò mai un’analisi su grillo che implichi la reale preparazione in materia del giannuli, e credo che sia molto pio sperare in improbabili interventi usa al riguardo. renzi si bollirà, ma i tempi per la bollitura saranno più lunghi del solito data la totale sudditanza degli altri partiti.e comunque non è assolutamente detto che un renzi bollito si dimetta immediatamente: potrebbero passare altri mesi di cottura se non anni. paradossalemte la cosa più pericolosa che possa fare renzi in questo momento è fare cadere il suo governo per farsi rieleggere il prima possibile, senza aspettare che la luna di miele con gli italiani finisca.
    e con il cosidetto giannulum (non l’ho dato io questo nome, non prendetevela con me) questa prospettiva di continuità renziana si concretizza enormemente, sia che vada in porto sia che non vada in porto: se va in porto renzi si porta a casa una legge che gli conviene molto di più del consultellum; se non va in porto renzi userà la trattativa con grillo come bastone per convincere i recalcitranti alleati di ncd, sc e fi ad approvargli l’italicum apportando meno modifiche possibile. quando la partita è truccata e gli avversari non giocano per vincere ma per perdere, l’arbitro non fischia eccetera, ha ben poco senso fare scommesse. e allo stesso modo credo che sia azzardaterrimo fare previsioni su renzi al ribasso, dato che quando la sua squadra sbaglia e perde la palla, ci pensano gli avversari a fare autogol

  • Caro Professore
    condivido spesso le sue analisi, anche se devo dire che talvolta dare patenti di esperti a chi lo diventa per autopromozione ed il petrolio l’ha, magari visto, solo alla pompa di benzina mi pare un po’ imprudente. Anche se solo per sostenere un ragionamento. Esperienze fuori dall’Accademia degli esperti, peraltro della stessa parte politica di Renzi, non sono state certo brillanti in epoche in cui i ragionieri della Rodiatoce governavano l’ENI.

  • Renzi purtroppo durerà, al contrario di quello che dite finora non ha sbagliato un colpo e la sua ascesa con trionfo elettorale lo dimostra.

  • Eppure, tutte queste evidenze che gli USA vogliano fare fuori Renzi, io non le vedo.
    A me veramente, sembrava l’opposto.
    Ricordo che la successione a premier di renzi è avvenuta subito dopo la campagna pubblicitaria del libro di Friedman che colpiva Napolitano.
    L’interpretazione che diedi di quella fase allora, e non ero certo il solo, era che erano stati gli USA a costringere Napolitano a smettere di sostenere Letta facendo strada al nuovo premier. Bisognerebbe in alternativa dare una spiegazione di come Renzi sia riuscito ad insediarsi a Palazzo Chigi. Certo, non era la Merkel e gli ambienti europei a volerlo, certo non era Napolitano, dire che gli USA lo abbiano subito, significa dare credito alla per me falsa tesi che si sono tutti dovuti arrendere alla forza della sua candidatura, e quindi legittimarlo.
    C’è poi una ragione obiettiva per cui gli USA vogliono proprio Renzi alla guida dell’Italia, ed è che sia Napolitano che Letta si erano dimostrati troppo proni alle politiche della Merkel, mentre Renzi ha sempre dichiarato che vuole cambiare le regole dell’eurozona, proprio ciò che gli USA vogliono sentire dire, non un’opposizone frontale che minacci l’uscita dall’euro o il default, ma un’opposizone morbida che costringa la Merkel a seguire la politca del QE praticata da tempo dagli USA.
    Insomma, io vedo in renzi l’amerikano di turno , esattamente l’opposto di ciò che tu sostieni, ma sono pronto a farmi convincere. Non però dai sintomi che tu citi, troppo poco in verità, potrei convincermi se qualcuno spiegasse quale sia la strategia degli USA per l’Italia, perchè non v’è dubbio che gli USA questa strategia l’abbiano. Se non è quella di puntare su renzi, non capisco quale sia, spiegatemelo per favore.

  • condivido l’argomento su southstream e credo che un po’ di freddezza per via del taglio agli f35 ci sia. Detto questo mi pare si debba distinguere e porre diversamente la domanda: “A quali americani piace renzi?”
    Certamente piace agli amici di Blackrock che dopo vari colloqui hanno già iniziato a fare acquisti da noi e il futuro ci dirà se verranno svendute quote pubbliche importanti come all’inizio anni ’90.
    Forse piace meno a goldman sachs (concorrente) e agli uomini a lei vicini nell’amministrazione bush e poi obama.
    Curiosamente si incontra spesso con Michael Leeden, stratega della destra, consulente (e forse qualcosa di più) dei servizi americani (e italiani) fin dagli anni ’70.
    Quel che voglio dire è che a parte la politica estera o le commesse internazionali forse c’è in forno una torta di cui non siamo stati ancora informati. E se fosse così gli ingredienti sarebbero i nostri ma non certo tutte le fette.

  • non penso proprio che Blackrock si sia messa a fare incetta di azioni delle maggiori banche italiane subito dopo l’avvento di Renzi per caso. Evidentemente sanno che stanno per essere varate leggi molto favorevoli agli “investimenti” (leggasi = speculazione) stranieri.

  • Caro Professore,
    penso che Lei stia sottovalutando Renzi. Fino a qualche tempo fà la pensavo come Lei ma, adesso, comincio a ricredermi. Può essere che quelli che sembrano elementi di debolezza del personaggio siano nella realtà perversa dei fatti elementi di forza.

  • Lo “schiaffo” a Renzi, del mancato invito italiano alle celebrazioni rituali, dello sbarco degli invasori statunitensi in Europa nel 1944 in Normandia (che non averrà mai anche in futuro) è ridicolo,patetico, tipico dell’enorme faccia tosta degli italiani.Tutti i popoli nel corso della storia, hanno subito delle sconfitte in guerra, ma il tradimento, il pugnalare l’alleato alle spalle, passare armi e bagagli al nemico invasore, ha marchiato a fuoco e bollato gli italiani, con il marchio del traditore inaffidabile e del rinnegato.Altro giudizio, altra considerazione tuttora, vengono riservati ai tedeschi e ai nipponici. Siamo l’unico popolo al mondo a festeggiare una sconfitta con una festa nazionale.Quando la flotta militare italiana, praticamente indenne, si consegnò arrendendosi agli inglesi a Malta, i maltesi l’accolsero con sberleffi e pernacchie.Senza dimenticare che nel 1945 il governo dell’irriducibile antifascista Ferruccio Parri, dichiarò guerra all’ex alleato nipponico.Cupidigia di servilismo, che poi pretende che ci invitino pure alle loro legittime cerimonie. D’altro canto il comandante Schettino, è la personificazione di tale “nobile” tradizione militare italiana, io visti i precedenti, lo farei presidente della repubblica.

  • difficile capire i giochi sottobanco e chissà quando emergeranno veramente. certo il personaggio è stato allevato da ambienti americani da tanti anni, quindi è uno dei loro qsi sia la parte referente. certo è anche che il personaggio è anche squallido e viene trattato per quello che è, un prestanome.
    fossi in loro farei lo stesso anche perchè nn mi fiderei per nulla essendo il tipo servile ma viscido e vigliacco come nella migliore tradizione italiana.

  • DI passaggio in italia ho anche intravisto un recente libro della Kaos su Renzi e i suoi rapporti con Carrai, Verdini e Ledeen.
    I legami diretti o indiretti con la massoneria mi sembrano un po’ nebulosi, però basterebbero le numerose cene e colloqui con Ledeen, il cui ruolo nei vari “misteri italiani”, dalla p2 a moro, non è mai stato del tutto chiarito: però è un fatto che Fulvio Martini lo dichiarò persona non gradita.
    Io però senza sminuire la “malvagia” presenza del fascista universale Ledeen preferirei mettere tutti in guardia da una meno occulta, ma più influente e insidiosa presenza dietro Renzi: Davide Serra, manager di Algebris. Il renzi degli hedge funds. Il quarantenne che voleva rottamare i dirigenti delle Generali (e ci è riuscito). Da Londra (o dalle cayman se vogliamo) sembra dettare l’agenda economica e politica di questo governo più di chiunque altro, oltre a finanziare apertamente (o meno) le varie campagne di renzi e attaccare bersani. Potrebbe anche essere lui e gli equilibri instabili della finanza globale uno dei tasselli nei rapporti con gli americani. Non dimentichiamo che all’origine di questa crisi c’è pur sempre la finanza deregolata, goldman sachs rimasta sola al comando con un suo uomo nel governo bush che sceglieva quali banche salvare e quali (il concorrente lehmann brothers) far andare in bancarotta. tutto a spese degli investitori e degli ingenui compratori di derivati di qua e di là dell’atlantico.
    insomma, timeo hedge fundos et (maxime) dona ferentes…

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