Le prospettive dell’interesse nazionale italiano

Nel corso degli ultimi anni, l’Italia ha incontrato una notevole difficoltà nella definizione della sua strategia internazionale e, in particolar modo, è mancata una seria riflessione circa le prospettive e le rotte del cosiddetto “interesse nazionale”, concetto decisamente inflazionato nel dibattito politico-mediatico attuale quanto difficile da elaborare in maniera concreta.


In particolare, certi settori della Destra hanno portato avanti una retorica semplicistica volta a sovrapporre completamente il concetto di interesse nazionale con quello di sovranità tout court, mentre al contrario nella retorica del (cosiddetto?) Centro-Sinistra l’interesse nazionale è stato trattato come una patata bollente, come una ruvida necessità da gestire nel contesto di una politica ostentatamente rivolta alla dimostrazione della “fedeltà alla linea” dettata da Bruxelles e, per interposta persona, Berlino.
La definizione delle priorità che muovono l’azione del nostro Paese in campo internazionale e, al contempo, influenzare le dinamiche che coinvolgono i diversi apparati dello Stato e gli attori pubblici, privati e intermedi di primaria grandezza è in realta disciplina complessa, anzi: somma e coordinazione di discipline, esercizio che nel nostro Paese, nel corso degli ultimi venticinque anni di continua involuzione della dialettica e dei contentui dell’azione politica, manca completamente, con grave danno per le prospettive del nostro Stato.

La mancanza di cultura strategica è fonte d’irrilevanza

Come segnalato da Lucio Caracciolo nell’editoriale di apertura a un recente numero di Limes, per l’attuale èlite politica italiana il miglior interesse nazionale sarebbe, fondamentalmente, la negazione della sua stessa esistenza e l’appiattimento sugli schieramenti di campo (UE e NATO in primis), fatto pericolosissimo in un’epoca che, nell’epoca dell’interdipendenza tra Stati, della complessità del mondo globale e della crisi della struttura europea, ha portato a una ruvida contrapposizione tra gli interessi degli Stati.

Come prima, diretta, conseguenza, l’Italia, nazione che sin dalla sua unità ha sempre avuto difficoltà a definire le priorità nazionali, è risultata spiazzata anche a causa della debolezza della cultura e del pensiero strategico nazionale: non vi è, in Italia, nulla di paragonabile ai casi che coinvolgono i principali partner comunitari, Francia e Germania. In Francia, l’interesse nazionale è elaborato sulla scia dell’amalgamazione tra un potere politico mutevole ma basato su un esecutivo forte, definito “bonapartista” da Sergio Romano, e un’èlite tecnica formata nelle grand écoles con una spiccata vocazione strategica e storica, spina dorsale dell’apparato burocratico-militare di Parigi.

In Germania, invece, la trazione economica delle strategie centrali ha portato a sistemi orizzontali di intreccio tra partiti politici, grandi imprese e altri gruppi di pressione (sindacati, terzo settore etc.) che ha plasmato la condotta degli apparati dello Stato, in particolare in occasione della crescita della postura dominante assunta da Berlino in seno all’Unione Europea.
Manca, in Italia, un’elaborazione attiva di priorità di natura geopolitica, economica o strategica e, al contempo, un dialogo attivo e costante tra gli elaboratori teorici e gli attori pratici, fatto testimoniato eloquentamente dalla mancanza di coordinazione tra dicasteri e dalla scarsa influenza esercitata a livello nazionale non solo da think tank e centri studi ma anche da apparati fondamentali come le Forze Armate.

Le priorità dell’interesse nazionale italiano

Casi come l’omicidio di Giulio Regeni, il contenzioso con la Francia di Emmanuel Macron per i cantieri navali di Saint Nazaire o la bruciante sconfitta nella gara per l’assegnazione a Milano dell’European Medicines Agency (EMA) hanno testimoniato l’assoluta incapacità dell’Italia di sviluppare un discorso strategico in grado di vagliare opportunità, rischi e azioni necessarie in modo tale da mediare problematiche e opportunità contingenti nell’ottica di un quadro generale coerente. In altre parole, di definire i confini dell’interesse nazionale, intesa come somma delle priorità economiche, strategiche e securitarie in grado di garantire al Paese capacità d’azione e influenza in un contesto di ottimizzazione delle risorse a disposizione.

Particolarmente dolorosa è stata la decisione di volgere le spalle al Mediterraneo, per contesto geografico e ragioni storiche epicentro delle nostre priorità, e di elaborare una strategia di influenza politica ed economica in grado di ovviare all’innaturale torsione continentale delle nostre priorità politiche. Appiattendosi su Bruxelles e Berlino, l’Italia ha finito per considerare il Mediterraneo solo in relazione all’emergenza migratoria, facendosi di conseguenza trovare spiazzata dall’onda lunga delle Primavere Arabe, dalla destrutturazione dello Stato libico e dalle nuove opportunità economiche del Mare Nostrum, in un contesto che ha visto il dinamismo di attori come Eni contribuire a migliorare decisamente il nostro bilancio. Dal pivot mediterraneo discendono direttamente le altre principali linee guida della geopolitica italiana, prima tra tutte la presenza in Africa, “profondità strategica” del nostro Paese, come dichiarato dal viceministro degli Esteri Mario Giro, ora più che mai da valorizzare in maniera continua.

In ogni caso, le singole iniziative tattiche non potranno mai avere successo finchè non sarà completamente sdoganata l’idea della costruzione di un solido concetto di interesse nazionale in grado di travalicare l’alternanza politica al governo e dettare delle precise linee guida a lungo termine: per agire con efficacia nel mondo della globalizzazione l’Italia necessita di qualificare in maniera ottimale la sua politica estera e le sue scelte di sicurezza. La costruzione di una cultura dell’interesse nazionale e della strategia sarebbe un primo, obbligato passo verso una presa di consapevolezza delle potenzialità del nostro Paese e della complesse delle opportunità e delle sfide che esso si troverà ad affrontare negli anni a venire.

Andrea Muratore

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Andrea Muratore

Andrea Muratore

Andrea Muratore, classe 1994, è studente magistrale di Economics and Political Science all’Università degli Studi di Milano; collabora con “Gli Occhi della Guerra” e con il sito di Aldo Giannuli.

Comments (27)

  • mentre al contrario nella retorica del (cosiddetto?) Centro-Sinistra l’interesse nazionale è stato trattato come una patata bollente, come una ruvida necessità da gestire nel contesto di una politica ostentatamente rivolta alla dimostrazione della “fedeltà alla linea” dettata da Bruxelles e, per interposta persona, Berlino.
    Un eufemismo per completamente asserviti agli interessi del capitale finanziario globalizzato.

    • Non solo: troppo a lungo il Centro-Sinistra, da Prodi in avanti, ha fatto della retorica europeista un punto centrale della sua visione, rivendicando l’euro come un suo “successo” e rimanendo prigioniero di una logica che impediva di uscire dall’assoluto adeguamento a quanto deciso a Bruxelles. Più che un asservimento parlerei di un continuo e passivo adeguamento. Il risultato, purtroppo, lo abbiamo sotto gli occhi.

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      Venceslao di Spilimbergo

      Buonasera Esimio signor Valerio
      Perdoni l’inopportuna intromissione da parte mia nello scambio di opinioni che Ella sta/va avendo con l’Esimio signor Muratore (che approfitto di salutare), ma non ho saputo trattenermi una volta letto il suo breve ma interessante commento (corrispondente oltretutto al pensiero dell’Esimio autore). Esimio… Lei, pare di capire, ritiene che il cosiddetto “Centro – Sinistra” abbia mancato di considerare del tutto o quantomeno abbia considerato troppo poco (e nel modo sbagliato) gli interessi Nazionali del nostro Paese… a causa di un asservimento che i rappresentanti di quella formazione politica avrebbero avuto verso quello che ha denominato “capitale finanziario globalizzato”. Ebbene Esimio, non osando mettere in alcun modo in dubbio le sue legittime opinioni, potrei sommessamente porgerle un quesito: a suo parere, quando e in quali circostanze la Sinistra in quanto tale (nelle sue più varie espressioni e forme) avrebbe mai posto come suo obiettivo politico la salvaguardia degli interessi Nazionali Italiani? Le porgo questa domanda Esimio poiché sono sinceramente curioso di sapere quando una formazione politica che, in quanto ideologicamente “internazionalista”, ha sempre ripudiato o quantomeno non considerato il concetto stesso di Nazione (e in diversi casi anche quello di “Stato”) avrebbe invece non solo difeso ma addirittura valorizzato un modo di pensare e di agire considerato “borghese” o talvolta peggio ancora (dal punto di vista sempre della Sinistra, naturalmente).
      Scusandomi nuovamente per il disturbo inopportuno recato, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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        Tenerone Dolcissimo

        Non a caso i potentati internazionali hanno prescelto la sx per portare avanti i propri interessi.
        Cmq, diamo a Cesira quel che è di Cesira: anche a sx qualcuno che coltivava il concetto di patria c’è stato; per esempio Che Guevara

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          Venceslao di Spilimbergo

          Buonasera Esimio signor “Tenerone Dolcissimo”
          La ringrazio per il tempo che gentilmente ha voluto concedere al mio breve (e inopportuno) commento di ieri. Prendo atto delle sue interessanti opinioni Esimio, spero però non me ne vorrà se non le appoggerò in questo foro digitale: da un lato perché ritengo poco elegante soffermarmi su quel imbarazzante problema da Lei evidenziato, già in molte altre occasioni esposto pubblicamente; dal altro perché non concordo con Lei sul parere storico concernente il fu signor Guevara. Se il concetto di “Patria” lo si può riscontrare (bene o male) nel pensiero e nelle parole del fu signor Castro Ruz all’inizio della sua esperienza politica (Egli dichiarò che aveva compiuto a Cuba non una “Rivoluzione Rossa” bensì una “Rivoluzione Verde Oliva”), non so come lo si possa ricercare nel pensiero e nelle parole di un Socialista Marxista (quindi Internazionalista) convinto quale fu il signor Guevara.
          Ringraziandola nuovamente, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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            Tenerone Dolcissimo

            Caro Venceslao, ho l’impressione che Lei sia un uomo di destra come me.
            E ho l’ulteriore impressione che Lei faccia fatica a prendere atto che anche un uomo di sinistra possa essere un patriota. Certamente capisco che questa presa d’atto sia da un lato difficile, in quanto la sx è stata tradizionalmente in mano a traditori “per tendenza e conformazione mentale” più che per interesse, come Boldrini e Gentiloni, e dall’altra dolorosa, poiché occorre riconoscere che si è votato per anni per gente come Tajani.
            Ma è una presa d’atto necessaria, perché è in corso una guerra che dovremo combattere uniti destri e sinistri, contro i traditori dell’interesse nazionale

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            Venceslao di Spilimbergo

            Buonasera Esimio signor “Tenerone Dolcissimo”
            La ringrazio per il tempo che ha voluto concedere al mio scritto di cinque giorni or sono. In un certo senso Lei ha ragione Esimio: in quanto Conservatore io sarei molto probabilmente collocabile, secondo la strutturazione classica dei Parlamenti Continentali, nella cosiddetta “Destra”. Condividendo però poco o nulla delle idee, dei programmi e ancora di più delle scelte politiche compiute dalla “Destra Italiana” (o pseudo tale), sono restio ad accettare la collocazione cui dovrei teoricamente appartenere. Per quello che concerne invece il rapporto tortuoso tra la cosiddetta “Sinistra Italiana” e il concetto di Nazione (e pertanto di patriottismo) mi permetta di rassicurarla: non sono mai stato dell’opinione che nessun esponente di quella parte politica sia stato vicino al concetto di Patria; anzi! Seppur a loro modo, personaggi come Turati, come Amendola “figlio”, come Nenni sono stati indubbiamente dei patrioti (o quantomeno, qualcosa di molto vicino a essere tali); questo non toglie che siano stati però delle felici eccezioni all’interno di un ambito ideologico presso cui l’idea stessa di Nazione non doveva/ poteva venire accettata. A cagione della mia formazione “Crociana”, purtroppo non posso non tenere conto di questa constatazione storica. Questo comunque non mi ha mai impedito nel passato (e non mi impedirà nel futuro, se Iddio non mi negherà la salute) di collaborare con chiunque, in qualunque momento e/o luogo per offrire il mio umile contributo alla salvaguardia e alla valorizzazione della Patria. Come sosteneva un mio vecchio e compianto docente delle Medie: “… l’Italia deve venire sempre prima di qualunque ideologia o pensiero politico di sorta”!
            Ringraziandola ancora per la sua cortesia, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata.

          • @Venceslao di Spilimbergo

            Egregio, questo caro docente a cui rende sentito omaggio, per pura coincidenza, Lei non saprà se fu anche precettore di Juan de Borbón, nonnino del corrente re, in qualche momento del suo periplo italiano?

            https://www.youtube.com/watch?v=MEzTfLslpCI

            In merito a quel suo paragone fra ‘patria’ e ‘nazione’, accostamento forse condivisibile ma, a mio modesto parere, poco fondato […”e il concetto di Nazione (e pertanto di patriottismo)”…], vi allego al riguardo articolo 2 della Costituzione spagnola, quantomeno interessante:

            “La Costituzione si fonda sull’indissolubile unità della Nazione spagnola, patria comune ed indivisibile di tutti gli spagnoli, e riconosce e garantisce il diritto all’autonomia delle nazionalità e regioni che la compongono e la solidarietà tra di loro.”

            (La Constitución se fundamenta en la indisoluble unidad de la Nación española, patria común e indivisible de todos los españoles, y reconoce y garantiza el derecho a la autonomía de las nacionalidades y regiones que la integran y la solidaridad entre todas ellas.)

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            Venceslao di Spilimbergo

            Buonasera Esimio signor Foriato
            La ringrazio per il bellissimo filmato che ha voluto cortesemente segnalare; per quanto lo conoscessi già è sempre un piacere rivedere (e ancora di più risentire) il padre dell’oramai ex Re di Spagna. Mi spiace però doverla deludere: in tutta sincerità, dubito fortemente che il mio vecchio docente avesse anche solo conosciuto di sfuggita il fu Conte di Barcellona… anche se sono sicuro non gli sarebbe dispiaciuto affatto. Comunque sia, è mio dovere fare presente come la frase che ho avuto l’ardire di rammentare nel mio scritto di ieri non fosse stata pensata dal compianto professore; per sua stessa ammissione, egli la riprese testualmente da un discorso che il Re Vittorio Emanuele III pronunciò nel 1920 a Roma.
            La saluto augurandole ogni bene e una buona serata

          • @Venceslao di Spilimbergo

            Grazie per la segnalazione dell’invocazione del re Sciaboletta accolta subito per sua sfortuna, e di tutta l’Italia, da Benito ‘il buonuomo’, confirmando ancora una volta che si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte…

            Caro saluto dalla Patria senza stato, nazione e sempre meno popolo, ma Querida…

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            Venceslao di Spilimbergo

            Buonasera Esimio signor Forlato
            La ringrazio per l’interessante contributo che ha gentilmente portato ad arricchire questa discussione. Prendo atto del contenuto (oltremodo celebre) da Lei rammentatoci ma, allo stesso tempo, spero non me ne vorrà se la invito a fare attenzione Esimio: è vero che il fu signor Guevara tenne quel famoso discorso… però, tenendo conto del pensiero di quella persona, non riesco a vedere in quella dichiarazione un riconoscimento del concetto del cosiddetto “Stato- Nazione”; in essa riscontro piuttosto il tentativo (alquanto retorico, invero) di difendere l’indipendenza di Cuba come necessità per salvaguardare la Rivoluzione che era stata compiuta entro quel determinato territorio. Agli occhi del fu signor Guevara la Repubblica Cubana non era importante in quanto tale; la sua sopravvivenza aveva un valore solo se intesa come culla e successivamente come punto di partenza per estendere il Socialismo Marxista nel resto del Sud America… un modo di pensare abbastanza lontano da quello che sarebbe stato uopo avere se avesse creduto veramente all’idea di “Nazione” e conseguentemente all’idea che esistano interessi propri delle singole Nazioni. Mai dimenticare che il fu signor Guevara rimase fino alla morte un rivoluzionario.
            Ringraziandola nuovamente, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

          • @Tenerone Dolcissimo

            Prego, compagno Tenerone. Certo, il suo patriottismo però era un tantino apolide, valga l’espressione, visto che lui era argentino…

            Il video del link precedente raccoglie di quel discorso, assai gustoso e che non fa grinza, soltanto una minuscola parte della coda, patriottica senz’altro però… censurata! Non si può avere tutto. Ecco il brano integro senza parental advisory:

            “Ci siamo dichiarati sostenitori di quelli che lottano per la pace, ci siamo dichiarati dentro il gruppo dei paesi non allineati nonostante siamo marxisti-leninisti, perché i non allineati come noi lottano contro l’imperialismo. Vogliamo pace. Questa disposizione nuova di un Continente d’America è plasmata e riassunta nel grido che giorno dopo giorno le nostre masse proclamano come espressione incontestabile della propria decisione di lotta paralizzando la mano armata dell’invasore. Proclama che conta con la comprensione e l’appoggio di tutti i popoli del mondo e specialmente del campo socialista capeggiato dall’Unione Sovietica. Questa proclama è Patria o Morte!”

            https://resistenzantisistema.noblogs.org/post/2012/05/06/ernesto-che-guevara-discorso-all-onu-11-diciembre-1964/

            http://ytube.com.ua/watch/1y-soVkfQYw/ernesto-che-guevara-intervento-allonu-11-dicembre-1964.html

          • @Vescesiao di Spilimbergo

            Egregio ed ossequente don Venceslao, mi permetta innanzitutto di ringraziare glosa e commento di quel celebre discorso di appello e di denuncia. Di appello ai paesi che “lottano contro l’imperialismo, il colonialismo e il neocolonialismo”. E di dinuncia delle continue e sistematiche violazioni del Diritto internazionale da parte degli USA, e del vile tradimento da parte dei governanti dei paesi non allineati, postcoloniali per lo più, specie di quelli fratelli di sangue ma fratelli insomma (Costa Rica, ecc.), che fungevano da sbirri e complici necessari degli Usa e della sua politica di appropriamento (vulgo ladra) operata nel suo ‘cortile sul retro’ (America’s backyard), anche conosciuto come America Latina.

            Ciò detto, si sente purtroppo la mancanza nelle sue riflessioni, sempre interessanti (com’è tradizione della casa), di qualsiasi riferimento al caso in esame, per dirla più modernamente, l’abstract: il concetto di ‘patria’. Certo che si fa qualche menzione alle idee di ‘nazione’, ‘stato-nazione’… La patria però non compare in nessuna parte.

            D’altro canto, magari nel merito, e con tutta la stima che nutro nei suoi confronti, mi sia permesso anche di osservare, nel corso dei suoi interventi più recenti, certa deriva diciamo ‘kissingeriana’, alquanto preoccupante vista la sua appena mascherata condizione di ‘churchulliano’ orgoglioso e devoto…

            Distinti saluti.

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            Venceslao di Spilimbergo

            Buonasera Esimio signor Foriato
            La ringrazio per la cortese risposta che ha voluto concedere al mio commento di cinque giorni fa, nonché per le belle parole rivoltemi. Le assicuro che le ricambio di tutto cuore. Prendo rispettosamente atto del suo sempre interessante punto di vista ma, sperando non me ne vorrà per questo, non riesco a condividerlo: non riesco a fare mie le dure critiche da Lei rivolte agli Stati Uniti, per le politiche da essi portate avanti nei confronti del Sud America (politiche necessarie per poter preservare l’egemonia in quella determinata parte del globo… indispensabile per la salvaguardia dei loro confini meridionali). Se Roma si fosse trovata nella stessa situazione di Washington si sarebbe comportata nella stessa maniera. Mi permetta altresì di rassicurarla riguardo il valore che do all’idea di Patria: per quanto possa non dare una simile impressione, tenendo io a preservare in questo contesto un doveroso distacco dagli argomenti toccati (per poter essere il più possibile obiettivo nella loro trattazione), posso garantire che sia per l’educazione ricevuta, sia per la mia storia familiare, sia per i luoghi in cui vivo (la “piccola Patria” del Friuli), il concetto di Patria è più importante che mai. Riguardo invece la mia “deriva Kissigeriana” la questione è diversa: essa non la ritengo in alcun modo in contrasto con il mio pensiero Conservatore (o “Churchilliano” se preferisce)… molto più semplicemente, le idee del signor Kissinger sono, nel contesto storico e geopolitico in cui viviamo (ovvero sotto l’indiscutibile egemonia Americana), quanto di più vicino e simile vi possa essere con l’eredità politica del fu statista Britannico. Questo non significa che condivida completamente i pensieri dell’ex Segretario di Stato Nordamericano; certamente però non posso non prenderli comunque in serissima considerazione.
            Ringraziandola nuovamente, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

          • @Venceslao di Spilimbergo

            Egregio, in merito a una possibile affinità dell’Imperio romano con quello statunitense, non molto tempo fa, abbiamo avuto l’occasione di segnalare le più che evidenti diferenzze fra l’uno e l’altro, tra cui mi preme sottolineare l’isolazionismo essenziale degli Usa, sin dalla sua fondazione, e la sua reiezione di qualsiasi schema di stampo imperiale sensu stricto.

            Riguardo la presunta continuità del pensiero politico del ministro Churchill nella persona del consigliere Kissinger, mi permetta di dissentire ancora una volta: pur condividendo tutti e due la stessa passione per gli omicidi di massa, mentre il primo assunse la responsabilità dei propri genocidi (Iraq, Bengala), il secondo è soltanto ispiratore dei suoi (Cile, Argentina), questione di grado che ritengo determinante nella valutazione di entrambi i criminali.

            Distinti saluti.

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            Venceslao di Spilimbergo

            Buonasera Esimio signor Foriato
            Prendo atto delle sue sempre interessanti (e legittime) opinioni ma, come già accaduto in buona parte delle nostre precedenti conversazioni, non riesco a farle mie… anche se tento, in qualche modo, di comprenderle, cercando di guardare agli eventi dal suo punto di vista. Sorvolando sulle differenze caratteriali tra il fu Sir Churchill e il vivente signor Kissinger (e conseguentemente al diverso rapporto che essi hanno avuto con le rispettive eredità politiche) e riproponendo quanto scritto nel mio precedente commento, riguardo una “continuità politica tra essi” (tenendo conto del diverso contesto storico e geopolitico in cui viviamo, ovvero sotto l’indiscutibile egemonia Statunitense), non posso non ricordare che, se è pur vero che entrambi loro purtroppo compirono/ permisero diversi delitti… politicamente necessari per i rispettivi Paesi… senza quelle persone, da diversi denominati “criminali”, noi oggi non potremmo liberamente scrivere i nostri liberi pensieri su questo libero sito internet. Se la strada per l’Inferno è lastricata di buone e nobili intenzioni, il sentiero per il Paradiso necessita talvolta di un tributo di sangue.
            La saluto augurandole ogni bene e una buona serata

          • @Venceslao di Spilimbergo

            Egregio, lasciando da parte le diverse fallacie evidenziate (per una svista, naturalmente) nel suo intervento precedente: petitio principii, post hoc ergo propter hoc…, non so, e mi piacerebbe tanto sentire, cosa ne pensi il nostro interlocutore nel presente colloquio, oltre che fautore convinto dell’abolizione delle tasse, il caro compagno Tenerone Dolcissimo (a cui approfitto di porgere i miei saluti), a proposito di questo nuovo tributo gentilmente suggerito da Lei contro l’odio a far storia…

            https://www.youtube.com/watch?v=91D2Sig4jZw

  • l’interesse nazionale dipende dalla massa sociale, cioè come è costituito lo Stato Nazione e quali risposte dà. La società di oggi punta sempre più a elité specializzate integrate da capacità, competenze, privilegi sono ambienti settoriali col gusto del esclusivo – fatto solo per noi – e come meccanismo di difesa la rivalsa verso chi non è come noi, nei vari gradi di diversità. Inoltre la base di coesione non può essere un minimo comun denominatore come l’idioma o la residenza, in quanto le specialità hanno sempre più una base planetaria per le competenze tecniche, ad esempio gli avvocati sono sempre più coinvolti in questioni internazionale a risolvere le medesime spesso in assenza di diritto. Un fenomeno è che le frontiere sono sempre più un ostacolo da evitare, in quanto diventano obsolete. C’è da chiedersi se le partite di calcio tra Francia-Italia, la linea di centro campo sia più confine del Monte Bianco.

  • Perché ” l’Italia, nazione che sin dalla sua unità ha sempre avuto difficoltà a definire le priorità nazionali”, ammesso che sia sempre stato così?
    L’Italia è risultata spiazzata anche a causa della debolezza della cultura e del pensiero strategico nazionale, perchè siamo meno intelligenti di altri?
    ” l’Italia necessita di qualificare in maniera ottimale la sua politica estera e le sue scelte di sicurezza” in subordine e in permesso di altri paesi ?

  • .. a Macron/Asterix non è sembrato vero poter visitare la Domus Aurea …
    Svegliatelo !
    Gli si dica che Asterix è un falso storico.
    Dopo Hollande Clouseau, abbiamo Macron Asterix. Poi c’è Donald Trump Duck …

  • ACME NEWS
    Ondata di sdegno sulla stampa femminile danese a seguito dell’importazione di migliaia di tavolette di Laktchallis contraffatte.
    Le donne danesi sono scese in piazza quando si sono accorte che i loro uomini a letto facevano cilecca (tutto unito e non staccato).
    Secondo il direttore scientifico del prestigioso Insitut Scientifik di Bartus si tratterebbe di un clamoroso caso farmaci falsi, importati parallelamente da trafficanti senza scrupoli.
    Il ministro della sanità, Lorenz Lorenzsen, ha avvertito la popolazione sulla pericolosità dell’assunzione del farmaco da parte degli uomini, perchè potrebbe scatenare gesti inconsulti tra le donne.
    Alla Laktchallis hanno chiamato dagli Stati Uniti il famoso consulente d’immagine Big John, già supervisore media durante la campagna elettorale di Trump, per correre ai ripari ed arrestare il calo a picco delle azioni della multinazionale rosso-bianca.
    Sull’esempio del Dieselgate, Big J. ha proposto di dare la colpa agli italiani ed ha ordinato alla Laktchallis di trovare al suo interno qualcosa di Italiano.
    Qualcuno si è ricordato che il locale direttore delle dogane è stato visto mangiare in un ristorante italiano una gustosa pizza Margherita. Su questo elemento si sono concentrate le indagini del sostituto procuratore della Regina Margarethe, la quale ha dichiarato di essere totalmente estranea alla vicenda e di ignorare che in Italia ci fosse una pizza che portasse il suo nome, che in ogni caso lei non ha autorizzato.

  • Suvvia ammetta che l’Italia della 2 repubblica non ha mai deviato dall’interesse nazionale statunitense. L’unica volta che lo ha fatto è stato quando si è cercato di porre un freno all’immigrazione illegale. Ma poi la decisione di mandare truppe in Niger si sta risolvendo in una manovra a favore francese. La Francia ci ha detto: “vuoi controllare i flussi che dall’Africa vanno al Mediterraneo? Bene mandaci un po di soldati che ci svincolano delle forze che ci servono per dare addosso ad Al-Qaeda, (per i nostri interessi nazionali ovviamente), e tu freni il flusso”. Si può dire che la politica estera indipendente l’ha fatta il popolo con la sua rabbia anti immigrati.

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