Le proposte di nuova legge elettorale: ovvero come ti frego il M5s.

E’ la terza volta in 10 giorni che inizio questo articolo: per due volte, appena l’avevo finito, veniva fuori un’altra proposta che superava la precedente: prima Renzi sembrava andare verso il sistema tedesco, poi si scopriva che, in realtà era una mediazione fra il sistema tedesco ed il Mattarellum ( la Legge Mattarella approvata nel 1993 e che ha avuto vigenza sino al 2002, quando venne introdotto il cosiddetto “Porcellum” cioè Legge Calderoli), poi è venuto fuori il “Rosatellum” (da Rosati) che era un “Mattarellum” peggiorato, poi Berlusconi è tornato al modello tedesco e Renzi ha subito accolto l’idea accantonando il Rosatellum che, però resta come base di discussione per mediare con Berlusconi.
In realtà, si tratta della stessa legge truffa con varianti di dettaglio pure sensibili ma che richiederebbero ciascuna un lungo ragionamento tale da asfissiare i lettori. Per cui, non faremo esame approfondito delle varie proposte di legge, che richiederebbero anche una attenta analisi dei vari combinati disposti con tutte le altre norme esistenti; qui ci limitiamo a una prima ricognizione complessiva, spiegando per grandi linee la logica dei progetti in questione che, in definitiva, si riducono ad un solo obiettivo: far fuori le opposizioni (M5s in primo luogo, ma anche Sinistra Italiana, Articolo 1-Mdp e Lega).

Partiamo da una cosa: si può ragionare intorno al modello tedesco (più correttamente detto “metodo Geyerhahan, dal nome del suo ideatore), ma tenendo presente alcuni limiti che la Costituzione italiana pone e tenendo conto che non ci sono i tempi per una eventuale modifica costituzionale ma stando attenti a non snaturare la cosa contrabbandando per modello Geyerhahan una cosa diversa.

Mi spiego, il sistema tedesco è un sistema proporzionale puro che funziona così: l’elettore riceve una scheda su cui esprime due voti, quello per il candidato del suo collegio uninominale e l’altro per la lista bloccata del partito che preferisce. Dopo di che i seggi vengono divisi con rigoroso metodo proporzionale sulla base dei voti ai singoli partiti (voti della seconda scheda). I candidati sono per metà quelli dei collegi uninominali e l’altra metà quelli delle liste bloccate di partito. Ad esempio 100 uninominali e 100 nelle liste bloccate. Si procede in questo modo: il totale dei 200 seggi viene diviso proporzionalmente sulla base dei voti di partito, da questi, poi vengono sottratti i seggi che quel partito ha già ottenuto nei collegi uninominali e quel che resta viene preso dalla quota delle liste bloccate che abbiano superato il 5%.

Esempio:

Cdu 40%, Spd 30%, Fdp 10%, Verdi 20%, quindi, questo significa che il totale dei seggi sarà distribuito così: democristiani 80 seggi, socialdemocratici 60, liberali 20, verdi 40.

Considerato che nei collegi uninominali la Dc di seggi ne ha presi 70, i socialdemocratici 25, i verdi e i liberali nessuno, i 100 seggi di quota proporzionale saranno divisi cosi: 10 ai Dc, 35 alla Spd, verdi 35, liberali 20. Chiaro?

Però può accadere che un partito nei collegi uninominali abbia avuto più seggi di quelli che gli spetterebbero in tutto. Ad esempio, i liberali che dovrebbero avere 20 seggi in tutto, per un caso hanno vinto in 25 collegi uninominali e, quindi, sono andati oltre quel che dovrebbero avere. In questo caso la legge prevede che vengano “aggiunti” agli altri partiti tanti seggi quanti sono necessari a ristabilire l’equilibrio proporzionale. Questa non è una ipotesi teorica, perché in Germania è accaduta effettivamente nel 1961, quando la Dc andò oltre il totale che gli spettava, avendo conquistato troppi collegi uninominali e si aggiunsero seggi a liberali e socialdemocratici per raggiungere l’equilibrio proporzionale.

Ma in questo modo, il totale dei parlamentari cresce, e questo si può fare perché la Costituzione lo consente. Ma in Italia il numero dei deputati è fisso e non modificabile, per cui una pura e semplice trasposizione del modello tedesco non è possibile sic et simpliciter.

Quello che in Germania è stato un rischio quasi meramente teorico (avveratosi una sola volta nel 1961) in Italia sarebbe, invece una probabilità piuttosto elevata. Infatti, considerato che abbiamo tre/quattro aree elettorali distinte, più una serie di liste minori, è molto probabile che un partito vinca nei collegi uninominali con uno scarso 30-33%. Considerato che:
a.    il M5s si difende piuttosto male nelle competizioni a sfondo locale, dove il candidato fa premio sul simbolo, e che esclude di poter avere alleanze
b.    la destra sembra per ora divisa fra Lega e Forza Italia, per cui difficilmente otterrà più di una manciata di seggi uninominali (prevalentemente della Lega che ha un elettorato concentrato nell’arco alpino e poco più)
c.    che il Pd ha alleati possibili tanto nelle piccole formazioni centriste quanto in quelle alla sua sinistra e che ha un insediamento territoriale diffuso quasi dappertutto

è del tutto plausibile che qualcuno (e che questo qualcuno sia il Pd è più che probabile) prenda nei collegi uninominali più di quello che gli spetterebbe in totale. Ad esempio, se il Pd ottenesse il 27% dei voti di lista, ma vincesse nel 55% dei collegi uninominali, saremmo già in questa situazione (la cosa sarebbe tanto più probabile se passasse una disposizione del progetto Rosati di cui diremo a breve).
Solo che, se qualcuno prendesse più seggi del dovuto, non resterebbe che dividere i seggi metà in un modo e metà nell’altro, per cui salta il criterio proporzionale complessivo. Si può anche ragionare su un adattamento al caso italiano del modello di Geyerhahan, ma messa così come la prospetta il Rosatellum non si tratta del modello tedesco ma di una cosa diversa. Se di modello tedesco vogliamo parlare dobbiamo fare almeno due cose:
1.    introdurre lo scorporo dei seggi ottenuti nell’uninominale sul totale dei seggi dei vari partiti, quindi distribuendo i seggi di quota proporzionale in modo inversamente proporzionale (e attenti alle liste civetta!). Senza lo scorporo parlare di modello tedesco è una truffa.
2.    Ridurre adeguatamente i seggi di quota uninominale rispetto alla quota proporzionale (potrebbe andare un rapporto di 1/3 di maggioritario contro 2/3 di proporzionale), in modo da ridurre il rischio di sovrarappresentazioni.

Ora veniamo all’esame un po’ più di dettaglio del “Rosatellum” che, allo stato dei fatti, è la base su cui i “ladri di Pisa” (Pd e Forza Italia) cercheranno l’accordo.

Si tratta di è una rielaborazione in senso più disrappresentativo del Mattarellum

Limitiamoci alla Camera: i 630 seggi sono così suddivisi:
303 collegi uninominali maggioritari ad un turno
12 seggi pe le circoscrizioni degli italiani all’estero
1 seggio uninominale alla Val d’Aosta
316 seggi per i collegi proporzionali plurinominali.

I collegi uninominali sono raggruppati in piccole circoscrizioni (circa un centinaio) cui corrispondono le liste bloccate della quota proporzionale.

Il cittadino dispone di un’unica scheda e di un’unica espressione di voto sia per il candidato uninominale, diversamente dal Mattarellum e dal modello tedesco che prevedevano due schede distinte. Sempre a differenza dal Mattarellum e dal Geyerhahan, non è previsto alcuno scorporo (né totale né parziale) dei voti ottenuti nell’uninominale, per cui chi avesse vinto nella maggioranza dei collegi uninominali (in teoria anche in tutti) sommerebbe semplicemente quelli della quota proporzionale. E che sistema proporzionale sarebbe?

A questo occorre aggiungere l’innalzamento della soglia di sbarramento al 5% (nel Mattarellum era il 4% che poi era stato portato al 3% nell’Italicum) con forti rischi di una elevata “mortalità” delle liste minori. La misura ha tre obiettivi: quello diretto è ammazzare le liste scissioniste del Pd e Sinistra Italiana o costringerle ad entrare sotto il tetto del Pd ed, ovviamente scegliendo chi si e chi no: Pisapia si, D’Alema no, Fratoianni no, gli scissionisti di Sel si e così via), il secondo è rendere la vita difficile a Fratelli d’Italia, indebolendo l’unico alleato della Lega, il terzo ostacolare la nascita di eventuali nuove formazioni. I centristi potrebbero scegliere se rischiare di restare fuori o accucciarsi ai piedi di Fi o Pd. Se ci fosse una forte dispersione (poniamo un 12-13%) questo premierebbe ulteriormente le liste maggiori, ”arrotondando” ulteriormente il loro bottino.

Ma la norma più pericolosa del “Rosatellum” è un’altra: la possibilità di formare coalizioni, ma (attenzione!) non a livello nazionale, bensì di circoscrizione e per tutti i collegi uninominali di quella circoscrizione; per cui, ad esempio, il Pd (acquisendo una centralità a tutto campo) potrebbe coalizzarsi con Articolo 1 e Campo Progressista in una circoscrizione, poi con Alfano e Verdini in un’altra, poi con Forza Italia in una terza, con una lista locale in una quarta eccetera, con tutti i cocktaills possibili e fra alleanze differenziate, desistenze, liste civetta, eccetera, sarebbe in grado di vincere nella grande maggioranza dei collegi uninominali. Questa delle coalizioni di circoscrizione è una patacca indigeribile, anche perché, con coalizioni a scacchiera, non ha senso parlare di elettori che scelgono “chi governerà” come pretenderebbero i sostenitori di una quota di maggioritario.

Tanto per capirci facciamo un esempio concreto (arrotondiamo a 600 i seggi ed a percentuali senza decimali e trascuriamo i collegi all’estero per comodità; ovviamente sono cifre che usiamo convenzionalmente):

voto di lista ottenuti:
M5s 28%, Pd 26%, Fi 17%, Lega 15%, Fdi 4%, Articolo1-Sinistra Italiana-Rifondazione Comunista 4%, Centristi non coalizzati con nessuno 3%, altre minori e minoranze nazionali 3%

I 300 seggi uninominali risultano così suddivisi:
M5s 50, Pd (ed alleati) 180 , Fi (ed alleati) 30, Lega-Fdi 32 , Articolo1-Sinistra Italiana-Rifondazione Comunista 2 , Centisti non coalizzati con nessuno 1 , altre minori e minoranze nazionali 5

300 seggi proporzionali
M5s 98, Pd 91 , Fi 59, Lega , 52

TOTALI Seggi
M5s 148, Pd 271, Fi 89, Lega-Fdi 82, Articolo1-Sinistra Italiana-Rifondazione Comunista 2, Centisti non coalizzati con nessuno 1 , altre minori e minoranze nazionali 5.

Tanto per capirci: il Pd con il 26% dei voti si prende il 45% dei seggi. Ma ovviamente possono esserci anche risultati più sorprendenti: ad esempio che un partito con il 29% si prenda il 54% dei seggi, che è esattamente quello che la Corte costituzionale ritenne una distorsione irragionevole del principio di rappresentanza che, comunque, dovrebbe prevalere su quello di governabilità. Ma l’ardito legislatore, ha fatto di più: ha creato un modello che, pur manipolando fortemente la rappresentatività, non assicura neppure la governabilità. Infatti, considerando che:
1.    non è scritto da nessuna parte che la maggioranza di seggi della Camera sia la stessa del Senato (come infatti accadde nel 2013 e come Mattarella si rifiuta di prendere atto)
2.    il maggioritario uninominale assicura (e non sempre) una maggioranza assoluta omogenea solo se il corpo elettorale è diviso sostanzialmente in due blocchi, mentre in Italia abbiamo un formato tri o quadri polare del sistema politico
3.    inoltre, c’è una forte quota proporzionale, che attenua, pur senza annullarli, gli effetti maggioritari del sistema
l’ipotesi di un blocco omogeneo che prenda la maggioranza assoluta è decisamente improbabile ed è ragionevole pensare che si stia andando ad una coalizione dei “partiti di sistema” (Pd, Fi e reggicoda relativi), quelli che Berlusconi chiama i “partiti normali”. Ed i meccanismi manipolatori che abbiamo descritto servono a trasformare un 40-45% di voti di quell’area di “normali” in una maggioranza confortevole sia alla Camera che al Senato.

Vedremo ora in cosa consiste il “proporzionalismo” germanizzante di Berlusconi.

Ultima riflessione: la proposta del Pd presenta diversi rilievi di incostituzionalità, almeno stando alle due sentenze della Corte sulle leggi elettorali, in particolare segnaliamo l’assoluta impudenza con cui si aboliscono le preferenze, ripristinando la norma dei parlamentari nominati dall’alto (tutti, cioè peggio dell’Italicum). Per quanto riguarda il Senato segnaliamo una altra ragione di incostituzionalità: si stabilisce che ammessi alla divisione dei seggi proporzionali siano i partiti che hanno avuto il 55 nazionale i il 20% nella regione in questione, ma la Costituzione diche che il Senato è eletto su base regionale e dunque non può trovarvi applicazione una norma di carattere nazionale e propone una legge che comporta il rischio di tassi di disrappresentatività anche del 40%, una cosa non propriamente conforme al dettato costituzionale.

Per fortuna, al Senato ci sono buone speranze che il Rosatellum non passi: ovviamente dò per scontato che ci sia l’opposizione del M5s che non può fare altro, dato che una linea diversa sarebbe un incomprensibile suicidio, altrettanto dicasi della Lega e di Si e Art. 1 cui, ragionevolmente, dovrebbero unirsi anche i centristi, obiettivamente interessati al massimo di proporzionalità. E la somma è sfavorevole al Rosatellum anche con l’appoggio di Fi. Poi c’è sempre la possibilità che qualcuno “sbagli” facendo un favore al Pd, ma pagherebbe un salatissimo prezzo politico. Stiamo a vedere.

Aldo Giannuli


Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (38)

  • Professore, più una legge elettorale è complicata, meno è intuitiva per gli elettori, più è alto il sospetto di “porcata” e, come lei dimostra, è anche ad elevato rischio di incostituzionalità.

    Per me, ma spero che il ragionamento sia condiviso, più una legge elettorale è semplice, più è facilmente comprensibile dagli elettori e quindi democratica, poiché gli elettori non la percepiscono come una truffa partitocratica, ma come un modo per dare veramente peso alla volontà degli elettori.

    Come già detto in più occasioni, tutte le leggi elettorali si prefiggono due obiettivi ben distinti, ma che vengo strumentalmente mescolati:

    – la rappresentatività richiesta dalla Costituzione e ribadita dalle sentenze della Consulta

    – la governabilità che è un mantra per la cosiddetta stabilità, qualcosa che interessa più alle lobby che agli elettori.

    Le lobby ogni volta che cambia governo devono infatti ricominciare il loro sporco lavoro, i cittadini per contro sono tutelati contro l’ingerenza delle lobby proprio dal cambio di governo o meglio di maggioranza.

    Il massimo della rappresentatività democratica la si ottiene con il proporzionale puro, senza coalizioni, senza capilista bloccati, senza sbarramenti, ma qualche correttivo va pur inserito per evitare distorsioni.

    Il proporzionale è semplice da comprendere e quindi anche altamente democratico.

    La Consulta ha ritenuto ragionevole un premio di maggioranza alla prima forza politica che supera il 40% dei voti proporzionali, poiché il premio massimo sarebbe del 15% sul 40%, mentre è chiaramente poco ragionevole un premio del 25% ad una forza che raggiunga il 30%.

    Ad ogni modo il premio in questione garantisce che non ci sia una maggioranza qualificata per la modifica della costituzione senza referendum, cosa che invece il Rosatellum o simili, per assurdo potrebbero garantire, perché potenzialmente possono assegnare anche il 66% dei seggi ad una sola forza politica, che a livello proporzionale abbia ottenuto almeno il 32% dei consensi ed abbia vinto in tutti i collegi uninominali. Doppia porcata.

    Per preservare la rappresentatività dalla governabilità è dunque importante separarle in due turni distinti.

    La governabilità Democratica e trasparente è quella decisa dagli elettori al secondo turno, non con un ballottaggio, che altererebbe il risultato proporzionale del primo turno, ma con la scelta di una coalizione di governo.

    I tecnicismi su come fare il secondo turno in modo costituzionale li lasciamo al legislatore, ovvero a tutte le forze politiche che attualmente siedono in parlamento.

    Solo in questo modo si responsabilizzano elettori ed eletti.

    • 15% di seggi extra sottratti ad altri partiti per assegnarli a chi abbi il 40% di voti corrisponde ad un premio del 37.5%. (la famosa e ragionevole formula “15 sul 40”)

      E per aggiungere ulteriore ragionevolezza la C.Cost ha fatto sapere che tali soglie non vadano rapportate necessariamente agli aventi diritto pur rilevando la possibilità che con livelli di astensione critici si possa finire col premiare una lista con esigua rappresentatività reale.

      Sicché c’è anche il rischio che eletti progressivamente sempre meno rappresentativi mettano mano alle leggi elettorali con la pretesa di prevenire “l’instabilità” ma con lo scopo di agevolare se stessi nella conquista di false maggioranze parlamentari a
      corrispondano sempre meno consensi tra la popolazione.

  • Caro Aldo, temo che dovrai riscrivere quest’articolo parecchie altre volte.
    La cosa divertente, dal mio punto di vista almeno, è che chi si affanna a cercare formule per fregare l’avversario (nella fattispecie, il M5S), conta sull’aiuto del principe dei truffatori: il diavolo.
    Ma su quel signore ci conto anch’io, perchè sono convinto che goda più a fregare quelli che contano sul suo aiuto, che quelli che non vogliono averci a che fare.

    • Il M5S invece non ha intenzione di “fregare” nessuno giacché si sprecano le volte che è raffigurato come onestà intellettuale fatta carne e scesa sulla terra. 😛

      In effetti sono contrari ai “partitini” quando se non ricordo male Giannuli ha spiegato che la cosa possa andare più a loro svantaggio che a quello del PD. 😕

      La “premura” di agevolare le scelte elettorali riducendo il numero di “partiti effettivi” generando artificiosamente contrapposizioni semplificatorie ha comunque un peso quantunque si voglia trascurarlo.

      Indurre la suggestione di scegliere tra “bene” ed il “male” inducendo un pensiero dicotomico è senz’altro qualcosa che non necessita di diabolici dettagli che spezzino l’illusione.

      PS: Non credo sia un caso che l’astensione aumenti voltando le spalle anche al M5S.

    • Forse non mi sono spiegato.
      Indipendentemente dalla situazione contingente, M5S o non M5S, non ho fatto altro che citare più o meno indirettamente il vecchio adagio “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”.
      Ma per gli agnostici che non gradiscono i riferimenti al sovrannaturale, posso sempre appoggiarmi alle leggi di Murphy, tra le quali cito in particolare:
      “Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne manifesterà un quinto”.
      “Quando si trova e si corregge un errore, si vedrà che andava meglio prima.”
      “Prima o poi, la peggior combinazione possibile di circostanze è destinata a prodursi.”

      • Esiste una legge di murphy applicata alla censura politica dei partitini per “semplificare” le scelte ed avere come avversari i partiti che meglio si conformano a certi stereotipi propagandistici di ambo le parti?

        Sembrerebbe di sì stando all’aumento dell’astensione.

        • “In casi di crisi che obbligano la gente a scegliere tra varie linee di condotta, la maggioranza sceglierà la peggiore possibile.”

          e comunque (dedicato ai pessimisti cosmici):

          “Sorridi… Domani andrà peggio.”

  • Gli usi recenti del termine “proporzionale puro” cominciano ad assumere i contorni inquietanti di una neoligua e la conseguenza di rendere inesprimibili velocemente certi concetti perché i loro significati originari sono stati EPURATI dalla cognizione delle presone sicché tra i proporzionali puri adesso si annoverano il demo-cratellum e il sistema tedesco.

    Le soglie di sbarramento non necessariamente inducono un elevato numero di “voti non rappresentati” ma quando lo fanno possono bruciare anche la metà dei voti.
    http://www.spiegel.de/international/germany/bild-925817-552848.html

    Per l’indice di gallagher una elezione con un 15% di “voti annientati” corrisponde un valore di disproporzionalità pari a 7 su una scala 0-100 (elezioni tedesche del 2013)

    http://www.tcd.ie/Political_Science/staff/michael_gallagher/ElSystems/Docts/ElectionIndices.pdf
    https://en.wikipedia.org/wiki/German_federal_election,_2013

    Circa il ritorno delle liste bloccate sembra che la tesi sia probabilmente quella di far passare l’uninominale come un surrogato delle preferenze: non è detto che la nuova composizione della Consulta rifiuti questa tesi quando quella precedente aveva concesso che una parte potesse essere eletta con voto di preferenza ed una con liste bloccate.

    Il razionale non era quello di rimuovere gli ostacoli alla partecipazione elettorale (soglie implicite elevate) ma quello di concedere la possibilità di preferenza (uni)nominale.

    Per quanto riguarda il Senato segnaliamo una altra ragione di incostituzionalità: si stabilisce che ammessi alla divisione dei seggi proporzionali siano i partiti che hanno avuto il 55 nazionale i il 20% nella regione in questione

    C’è un refuso sul rosatellum: la soglia nazionale non è 55 ma 5.

    Testo Base
    http://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2017&mese=05&giorno=23&view=&commissione=01#data.20170523.com01.allegati.all00010

    PS: Il M5S non sembra desiderare che le liste minori siano possano partecipare alla determinazione della politica nazionale ed alcune sue “unità” hanno proposto la riduzione della soglia del “legalicum” al 35%.
    http://www.huffingtonpost.it/2017/04/28/proposta-m5s-al-pd-sulla-legge-elettorale-premio-di-lista-sogl_a_22060269/

  • Pdl e Pd-l sognano i tempi in cui gatti e topi erano alleati.
    Ora vogliono frecare il cane, perchè non è d’accordo con loro.
    Sulle proposte di legge elettorale va il pepe o l’aceto? Si può mangiare pane e legge elettorale o è meglio farla fritta?
    DC e Pci non si fidavano l’uno dell’altro .. e aveva no una legge elettorale proporzionale.
    Ciò che si propola dall’estero sulla legge elettorale proprorzionale italiana è nella migliore delle ipotesi frujtto di interessi esteri.

  • Professore buona sera!
    E grazie mille per l’accurata disamina dei progetti attualmente in itinere.
    In effetti, leggendo anche gli interventi dei lettori e i tuoi contributi più recenti sull’argomento, l’idea è che la legge elettorale “ad partitum” sia l’unico dato scontato di questa, ennesima, bagarre. Chi la vuole in un modo, e non in un altro, lo fa unicamente per trarne vantaggio contando sugli attuali rapporti di forza e per provocare il maggior danno possibile agli avversari. Ci sono tutti gli estremi per cui non sia, non possa essere, questa, la sede per riscrivere le regole del gioco.
    In una situazione di questo tipo, davvero, il proporzionale con quoziente naturale risulta non solo, come scrivi, la scelta più semplice, ma una scelta di buon senso, perché chi pensa che le regole del gioco si possano tirare per la giacchetta come una qualsiasi variante al PGT di un comune di 60 abitanti, non ha senso dello Stato, di uno Stato che è un milione di volte più grande del citato paesello, e non è degno di governare. Purtroppo questo c’è, per il momento, ed è cosa buona e giusta che faccia il minimo di danno possibile. Meglio, che faccia danni in proporzione a quanti voti effettivamente riuscirà a prendere.
    Dando modo anche, a chi è attualmente escluso dall’attuale sistema elettorale, non solo di esercitare un mero “diritto di tribuna”, ma di farsi le ossa nei lavori parlamentari e confrontarsi con una realtà nazionale e internazionale sempre più complessa, misurando sé stesso e la propria visione più o meno alternativa all’esistente nei fatti concreti. Dando modo a chi oggi non vota più di tornare alle urne e, ancor meglio, tornare a partecipare attivamente alla vita politica e sociale di questo Paese. Dando modo a quelle Cento scuole, infine di competere liberamente e senza ricatti di alcun genere fra loro: solo così potranno ancora sbocciare quei Cento fiori che tanto servono alla rinascita del nostro Belpaese.

    Grazie ancora e
    Un caro saluto.

    Paolo

    PS Foriato grazie del tuo link bibliografico. Mi metto subito all’opera… ehm, pensavo al prestito interbibliotecario o all’acquisto, ovviamente! 🙂

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    Agostino Marrella

    Professore, buongiorno.

    La mia impressione – netta – è che nessun partito/movimento – M5S COMPRESO – vuole consentire agli elettori di essere davvero tali, cioè con la potestà/possibilità di eleggere i parlamentari. Già discutibile il collegio uninominale a turno unico; radicalmente inaccettabili le liste bloccate.

    Personalmente “la penso” ancora così (nota dell’11 Settembre scorso):

    https://www.facebook.com/agostino.marrella/posts/10154617531894875

  • Figlio mio studia i quiz, così da grande vai alla Ruota della fortuna, ti prendi un bel diplomo e i lingottini della Banca X, poi rottami qualcosa e diventi presidente di qualcuno. La scuola lasciala stare .. per non difre dell’università. Vuoi andare a perdere tempo?

  • Francamente, da come va la discussione, sembra che uno dei problemi che accomunano il M5S con i partiti della casta sia quello di tagliar fuori i partiti di Sinistra (Possibile, PRC e qualche pezzo di SI) che non si coalizzerebbero mai col PD. Infatti, se così non fosse, il M5S dovrebbe sostenere con forza l’assenza di ogni sbarramento percentuale.

    • Beh ma non è che a destra stiano tanto meglio quanto a frammentazione, mi pare!
      Quanto poi al fatto che le formazioni di sinistra citate non si coalizzerebbero mai col PD, è abbastanza risibile, dato che alla prova dei fatti sono sempre stati culo e camicia, e continuano ad esserlo in tutte le amministrative.

    • e) Rajoy quando tace (ma non è così festoso): “Una cosa è essere solidale è un’altra ben diversa essere solidale in cambio di niente”.

      • Analizziamo e ragioniamo.
        I risultati dell’elezione confermano la caduta libera di Renzie dopo il referendum.
        Non fa breccia neppure la proposta di Mc Rom, emulo francese di Renzusconi.
        Donald Mc Donald Trump porta alto lo stendardo del suo partito grazie alle buone qualità della First Lady, che come è noto è la cosa migliore che abbia.
        Sorprendente è il buon risultato dell’outsider metallurgico Ray Guayo, grazie alla barbetta che gli impedisce di parlare. Secondo fonti ben infomate Guayo ha potuto contare sul fatto di essere nato a Santiago de Compopstela e sul matrimonio con la figlia del boxer Rocky Balboa, che gli ha portato in dote i voti della tribù del padre.
        Willy Coyote è stato supportaato dalla ACME Ltd, come oramai tutti sappiamo.
        Il Presidente Mattarella, dopo aver ascoltato il Presidente Emerito Napolitano, già nelle prossime ore potrebbe affidare l’incarico di formare un nuovo governo a Ray Guayo che potrebbe contare sull’appoggio del partito di Trump.
        Willy Coyote, sfigatissimo, ma tenace e indefesso oppositore dell’inciucio Guayo – Trump, resterebbe all’opposizione.

  • Non solo le varie leggi elettorali proposte sono delle truffe, anche il corpo elettorale a cui è consentito giocare a questi tornei lo è. Solo in Italia negli ultimi anni vengono regalate circa 100.000 ‘cittadinanze’ all’anno a persone che in netta maggioranza voteranno partiti come il ‘PD’; partiti che favoriscono l’immigrazione e il dispossesso delle popolazioni autoctone, in Italia come in Europa.

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    Paolo Chiocchetti

    D´accordo!
    Un appunto sul sistema tedesco: i seggi “compensativi” (Ausgleichsmandate) esistono solo dal 2013, prima un partito che vincesse dei seggi uninominali “in sovrappiù” (Überhangmandate) se li teneva, con leggero effetto di disproporzionalità. Il loro numero era generalmente basso o nullo (0-6), ma aumentò considerabilmente dal 1994 in poi (fino a un massimo di 24) http://www.wahlrecht.de/ueberhang/ueberhist.html.
    Mi preoccupa l´apertura del M5S ai “correttivi di governabilità”: più che il premio di maggioranza, abbastanza teorico per il momento, la possibilità di lasciare piccole circoscrizioni (che taglierebbero fuori i “piccoli” ma non danneggerebbero il M5S).

  • O.T.
    La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha recentemente dichiarato durante un comizio: “I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo l’ho capito negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani” (fonte: il Sole 24ORE)
    La nuova linea politica apre inediti scenari europei.
    A me preme sottolineare il negletto aspetto linguistico.
    Dopo la Brexit, un altro pilastro su cui si basa la proposta prioritaria dell’inglese come lingua comune europea è venuto meno.
    @Gas, se ci sei batti … qualcosa.

      • @Roberto B.
        Certo, può essere una battaglia donchisciottesca, oggi, domani e anche dopodomani, ma il problema si pone.
        Chi scrisse “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti” si poneva problemi pratici all’interno di un contesto politico.
        Quando la politica o li ceto intelettuale ha voluto superare i recinti linguistici, lo ha fatto.
        Sono consapevole che non vedrò realizzata l’unità linguistica europea, ma almeno, so di aver contribuito a mantenerne vivo il pensiero.

        • “unità linguistica europea”.
          Mmmmmm… Sono certo che non accadrà fintanto quel che mi resta da vivere ma, nel caso, sarebbe davvero una sventura.
          Se poi hai in mente l’esperanto, bellissima utopia ma pur sempre un’utopia, allora da romano avanzo a buon diritto la candidatura del vecchio ed elegante latino (che purtroppo a scuola ci hanno fatto odiare).

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