I primattori del Pil: tendenze a breve

Ma dov’è questa crisi?

Abbiamo esplorato oltre mezzo secolo con “I primattori del PIL” e niente di sconvolgente è sembrato emergere, certo crisi, più che altro crisette, ma il mare magnum dell’economia mondiale sembra prendere più l’aspetto della melassa, che del tornado.

La ricchezza del mondo è cresciuta di quasi 7 volte. E con una continuità insospettabile per chi ci vive dentro. Le pause ci sono, ma la massima del periodo, 2007, battezzata praticamente da subito: Grande Depressione, bisogna andarla a cercare e non si riesce a capire il panico culminato nel fallimento della Lehman Brothers, grande commerciante di mutui subprime.

E la prosperità individuale? Un po’ più tentennante, è comunque 3 volte e mezza di quant’era nel 1960. Nella media, peraltro. Col sospetto, anzi la certezza, che la sua distribuzione non sia poi troppo equa. C’è chi fa la parte del leone e chi si tiene le briciole. Ma al punto da giustificare il diffuso allarmismo degli economisti? Soprattutto dov’è questa crisi, che un anno fa qualcuno ha definito:  Stagnazione Secolare e che ha indotto il Fondo Monetario Internazionale ad abbassare le sue previsioni a breve termine? Cominciamo qui la ricerca.

Lo studio delle tendenze inerziali.
Ci richiamiamo alla parte metodologica del citato: I primattori del PIL.  Le grandezze macroeconomiche tendono al mantenimento di una rotta nel tempo. Diciamo che hanno un moto inerziale, resistente agli incidenti esterni e ai tentativi interni dei cambiamento. Studiarlo significa osservare come andrebbero, senza far niente e senza che niente succeda. È il primo passo per leggere il futuro, perché ci permette di mettere in rilievo il cambiamento.
Tracciare le tendenze significa:
–    Scoprire la miglior curva interpolante, quella che minimizza lo scostamento, rispetto alla serie storica di un periodo prefissato.
–    Abbiamo scelto di cercarla (vedere capitolo citato) fra 6 curve: tre a 2 parametri (retta, esponenziale e logaritmica) e tre a 3 parametri (logistica, gaussiana, ciclo).
–    Della serie storica esamineremo 2 espressioni:
–    I valori assoluti, che ci danno i movimenti di fondo del fenomeno,
–    Le variazioni % annuali, che hanno la prerogativa di cogliere meglio segnali di cambiamento.
–    La media delle 2 curve sarà adottata come extrapolazione,
–    Il cui orizzonte temporale futuro sarà altrettanto lungo della serie storica.
–    Per l’esattezza ci spingeremo prima a breve-medio termine, 5 anni, dal 2016 al 2020, assumendo come serie storica: 2011-2015. È il contenuto di questo capitolo.
–   Poi a 15, medio-lungo termine, cioè 2021-2035, con serie storica 2001-2020. E ne spiegheremo le ragioni nel prossimo capitolo.
–    L’approccio sarà applicato rigidamente a tutti i paesi del campione.
–    Giustificato dalle concomitanze dei punti di svolta pressochè generali.
–    In effetti è solo la Cina a discostarsi da tutti.
–    Il Resto del Mondo è trattato come un paese fra gli altri, anche se ovviamente si tratta dell’entità più eterogenea.
–    E il Mondo è ottenuto per sommatoria.
–    Manterremo l’ottica sul solo PIL a prezzi costanti
–    Tanto a livello di assoluti, che di pro capite.
–    Quindi è compresa anche la proiezione della popolazione per paese.

Tendenze nei valori assoluti del PIL.
Cominciamo con gli Stati Uniti d’America.

Dire crescita è dire poco: nel ventennio 50%, cioè un 2 e mezzo l’anno. E l’inflesso del 2009 sembra al più un’increspatura. Se questa, gli americani, la considerano stagnazione secolare, c’è da chiedersi quali siano le loro aspettative e soprattutto su che cosa le stiano fondando. Tassi di sviluppo annuali maggiori li hanno avuti solo tra gli ’80 e ’90. Oltretutto le 3 extrapolazioni al 2020 sono decisamente serrate e non mostrano nessun segnale di interruzione, senza contare che sembrano addirittura sottostimate, visto che la massima è già sotto gli estremi storici.
La Vecchia Europa.


Un’andatura decisamente più vacillante, che, curiosamente sembra molto restia a superare lo choc dei mutui subprime. Basta osservare che la crescita 2001-2007 sfiorava il 2% anno, nei 7 successivi scende a uno 0.4%. Le extrapolazioni tendono però a riportare le dinamiche su livelli accettabili: quella media su ll’1% annuale e l’estrema positiva mostra addirittura una forma esponenziale, come se emergessero segnali di accelerazione.

La Cina spicca come un astronauta, in volo su autostrada ingombra di traffico domenicale:  cresce mediamente del 17% l’anno. Supera senza scalfitture gli intoppi del 2006-2010. Le interpolanti aderiscono perfettamente alla serie storica con differenze minime,  anche se la pendenza sembra ridursi, tanto da prendere la forma logistica negli assoluti, a dimostrare che,  a lungo andare, non c’è dinamica senza un asintoto, cioè una fine.

Il Giappone va praticamente al contrario, profondamente segnato dagli sconvolgimenti del 2007-2010. Prima saliva di 1.6 punti % l’anno. Dopo, 2010-2015, più che li dimezza, 0.7%. Ne risente la media delle  extrapolazioni ferma su uno 0.5. e il fantasma della Stagnazione Secolare fa la sua prima apparizione.
Il Resto del Mondo ci mostra il film più controverso e sorprendente.

–   15 anni di sviluppo, con un tasso medio annuo del 4.8%, il secondo dopo la Cina, scalfito, ma non interrotto dalla crisi del 2009, che ne lima però la pendenza, fino ad offrire, nei 3 scenari, tutta la gamma pensabile di destini:
–    Crescita, e neppure troppo lenta, 2.7%, secondo la tendenza rettilinea dei valori assoluti.
–    Poco più stabilità, 1.4, forse al limite dell’accettabile, per i molti paesi, che dall’inizio del nuovo millennio, intravedevano l’uscita dal sottosviluppo, per la tendenza che formiamo come  media degli estremi
–    Recessione, propensa ad accentuarsi col tempo, con un tasso medio di meno 0.2%. È ricavata dalla proiezione delle variazioni annuali.
E gli effetti sul Mondo?
Non ci stupiamo se subisce in più larga misura l’impatto dei paesi avanzati. Quindi possiamo dire che segna complessivamente bel tempo e, soprattutto, una grande autorevolezza, per così dire, proiettiva. Le tendenze cioè non solo ricalcano la serie storica, ma differiscono l’una dalle altre per i soli tassi di variazione, cioè tendono a presentarsi secondo una forma comune o molto simile. In numeri, all’anno:

–    + 3.2% per la storia
–    + 2.3% per la tendenza che si forma dai valori assoluti
–    + 1.8% per la media
–    + 1.3 per quella dedotta dalle variazioni annuali.
Visuale comparativa di sintesi. Per il 2016-2010 si adotta la media.

Assoluti:
–    Resto del Mondo: la notevole crescita si è fermata, con un 2016 molto difficile, la prospettiva è sostanzialmente stabile.
–    Europa: sviluppo sì, ma misero, forse insufficiente per le aspirazioni della società.

–    Stati Uniti: guardando il resto ci si chiede perché gli economisti continuano a sbandierare fantasmi recessivi, quando la crescita è seconda solo alla Cina e li stia portando sempre più vicini all’EU.
–    Cina: doppia il Giappone. Si avvicina a US ed EU. Non sembra conoscere ostacolo allo sviluppo.
–    Giappone: completamente fermo.
Le dinamiche:

La Cina ottunde ogni visuale con un balzo di quattro volte e mezzo dal 2001. Però ci permette di vedere, per la prima volta, un minimo rallentamento, a partire dal 2016.

–    Resto del Mondo: la differente velocità, prima del 2016, contro il dopo, è manifesta. Non di stagnazione però si deve parlare. Un minimo di crescita rimane.
–    Stati Uniti: conferma di un’economia che tira dalla Grande Depressione. Solo piccola pausa nel 2016.
–    Unione Europea: velocità nettamente inferiore  agli americani e con più pause ed incertezze.
–    Giappone: sembrava completamente fermo negli assoluti, invece uno sviluppo c’è, anche se minimo.
Le quote sul mondo:

Niente che sorprenda. La Cina fa sembrare tutti in ritirata.

Tendenze nei valori del PIL pro capite.
Pensiamo di alleggerire il documento, andando direttamente ai confronti. Le tendenze del PIL le abbiamo d’altronde già viste in profondità. Il fattore nuovo è la popolazione, per cui ci sembra utile un quadro di sintesi.

Nonostante tutto, guerre, fame, cambiamento climatico, epidemie, la popolazione mondiale continua a crescere. Meglio, la possiamo dividere in 3 gruppi, col sottosviluppo in testa, i paesi avanzati in totale controllo, la Cina, a galleggiare, alla faccia della politica del figlio unico. Ma facciamo parlare i numeri.

I valori assoluti ci danno un mondo diviso in 2 grandi categorie:
–    lo sviluppo, con preminenza americana, che sfiora i 50mila $/anno nella media del 2001-2020; il Giappone appena sopra i 43mila e l’Europa, un po’ più distaccata, sotto i 34mila
–    il sottosviluppo, con la Cina sui 4700 e il Resto con 4600.
Per chi ci abbia seguito finora, c’è da essere un po’ sconcertati, soprattutto per la Cina, che le dinamiche ci restituiscono in buona parte.

Il pro capite cinese si quadruplica. L’effetto popolazione non è dunque troppo significativo, ma la riduzione della velocità, leggera quanto si vuole, a partire da quest’anno, è ancora visibile.

Le aree dello sviluppo tendono a camminare complessivamente di conserva, superandosi e rincorrendosi più volte, con un guadagno finale del 20% o poco meno, che non è molto, ma respinge ancora qualsiasi etichetta di stagnazione o recessione, almeno nei termini correnti. Piuttosto possiamo qui vedere quanto sia durata la Grande Depressione, che con qualche superficialità abbiamo sempre un po’ minimizzato: l’inflesso è partito nel 2007, ma solo col 2012 si può considerare superata.
Per l’ambito del sottosviluppo (a larga maggioranza, perché è un calderone in cui confluiscono anche zone prospere, come il Continente Australe), quella che finora ci appariva come stagnazione, ora prende la forma precisa della recessione, con punto di svolta al 2015.
Il rapporto col Mondo:

conferma di una frattura profonda tra Sviluppo e Sottosviluppo: il primo pesa tra 3 volte e mezza e 5 e mezza, il secondo è poco sopra il 50%; inoltre il primo recupera nell’orizzonte 2020, poco meno di quanto aveva ceduto in precedenza.

Il Mondo.

Niente d’inatteso: minimo guadagno in vent’anni, da poco più di 8mila a 10mila  $ l’anno. Spinto in alto dal Sottosviluppo, fino al 2015, cui subentrano gli Avanzati, nel prossimo quadrienno. Ovviamente la Cina fa la sua parte.

Il breve-periodo: conclusioni.
La mia lunga militanza di consulente d’impresa mi rende restio a conclusioni verbali sintetiche, perché sono, per definizione, semplicistiche e possono creare aspettative, foriere di disastrose strategie. Ma più di uno dei miei amabili lettori mi sollecita a farlo e non mi piace far la figura di chi punta i piedi. Quindi, a rischio di affermazioni scontate:
–    anzittutto invito a dar più importanza all’analisi pro capite. È la misura non solo della prosperità, ma anche della stabilità di un paese, oltretutto avendo fatto una scelta, che non coincide con entità politiche, del tutto, Resto del Mondo, o poco, Europa.
–    Ciò premesso, non è azzardato affermare che l’economia mondiale godrà di un quinquennio di discreta salute, sottolineo discreta, dunque non euforica, ma neanche depressa.
–    Si avverte complessivamente una certa tendenza alla saturazione. “Aveva dunque ragione, caro dr Pansera. Ma non Le fa piacere che qui si sia dimostrato, anziché arrivarci per scienza infusa?”.
–    L’eccezione cinese, che scoppia di salute, non va neppure sottolineata.
–    La scoperta semmai è il Resto del Mondo, qui la recessione c’è e forse è meno sopportata che altrove. Aspettiamoci dunque focolai di migrazioni di braccia e di rifornimento di commodities.

Prossimo: I primattori del PIL tendenze a medio.

Lamberto Aliberti
21/12/2016

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Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Comments (16)

  • Domanda: è un errore ipotizzare che gli effeti della crisi siano al momento “congelati” dalle politiche monetarie generose delle Banche centrali?

    Grazie per l’attenzione, spero non mi risponderà con un altro piano cartesiano!

  • Buongiorno, Prof. Aliberti!

    Grazie per questa ricca analisi, che è peraltro in piena linea con quanto stanno affermando in questi giorni a Davos. Meglio, con la PRIMA PARTE delle loro analisi. E qui noto un “conflitto fra analisti”. Un conflitto a livello di previsioni, per la precisione. La curva che continua nel breve periodo (questo quinquennio che parte da oggi) secondo le aspettative e le premesse così esaustivamente esposte, POTREBBE spezzarsi a un certo punto.

    Ora, c’è chi vorrebbe scongiurare questo ed è, ovviamente, in primis la Cina: la mano tesa di Xi all’Occidente riunito a Davos altro non significa che questo. La sua visione egemonica travestita da logica win-win, soft power e altre categorie tirate fuori per l’occorrenza, impone necessariamente un’armonizzazione globale delle contraddizioni interimperialistiche, una riduzione del conflitto, dei conflitti, in corso, una sintesi fra posizioni contrapposte dove il lupo non mangi mai il lupo, ma gli faccia capire qual è il suo posto nella gerarchia e la parte di torta che gli spetta, senza ulteriori rivendicazioni.
    In altre parole, alla critica marxiana al capitale è sostituita una visione “etica” dell’economia mondiale, dove l’avidità deve essere punita affinché trionfi il bene e regni la pace. Il re illuminato in grado di garantire questa nuova età dell’oro, Xi lo suggerisce fra le righe e non pecca così di presunzione (attenendosi così pienamente alla condotta indicata da Confucio prima e da Mencio poi per il vero wang, o re), in una comunità mondiale dove grandi e piccoli partecipano egualmente ai grandi benefici della globalizzazione.
    In altre parole, quello che Xi cerca di ottenere, per far si che le curve continuino a salire come da attese, è una “governance mondiale” del processo di produzione e riproduzione della merce, ivi compresa la sua finanziarizzazione e digitalizzazione. In questo senso, Xi è rimasto l’unico grande sponsor della cosiddetta “globalizzazione”.

    Più pessimista, invece, è il WEF. A p. 11 del report pubblicato alla vigilia di questa tre giorni (https://www.weforum.org/reports/the-global-risks-report-2017), troviamo un incipit degno di altri autori e altre sedi: “Despite unprecedented levels of peace and global prosperity [e questo conferma pienamente la sua analisi], in many countries a mood of economic malaise has contributed to anti-establishment, populist politics and a backlash against globalization. The weakness of the economic recovery following the global financial crisis is part of this story, but boosting growth alone would not remedy the deeper fractures in our political economy. More fundamental reforms to market capitalism may be needed to tackle, in particular, an apparent lack of solidarity between those at the top of national income and wealth distributions and those further down. ”
    Di seguito, passa in rassegna le cinque grandi linee di tendenza che determinano gli sviluppi mondiali.
    Top 5 Trends that Determine Global Developments
    1 Rising Income and wealth disparity
    2 Changing climate
    3 Increasing polarization of societies
    4 Rising cyber dependency
    5 Ageing population
    A p. 55, addirittura, prende in considerazione l’impatto di eventuali calamità naturali su territori ad alta densità di popolazione (guarda caso, la Cina, in particolare quella costiera!). Un po’ ottimisti, come il Goljadkin protagonista del Sosia di Dostoevskij, “che tutto si aggiusterà” (что всё идет хорошо), e un po’ “gufi” allo stesso tempo, di modo da poter dire “l’avevo detto”.

    Su fronte, invece, dichiaratamente opposto a quello di Xi, si muove invece Trump, con la sua minaccia di imposizione daziaria del 45% sulle merci in entrata dalla Cina, sulla sua VOLUTA ambiguità circa la politica dell’ “unica Cina”, sulla diversificazione degli orizzonti economici tramite doverosa pacificazione con la Russia, e tutto quanto ci siamo un po’ detti in questi ultimi mesi. Non è un caso se, pur avendone facoltà, a Davos ha preferito non partecipare e mandare ancora gli esponenti della ex-presidenza in uscita. Mossa che ha lasciato a Xi, come si suol dire, il ruolo da superstar in campo, ma gli ha lasciato anche il cosiddetto “cerino in mano”, e una governance, un win win, qualsiasi discorso, senza USA è impossibile.

    Una cosa è chiara, a questo punto: la globalizzazione, così come l’avevano intesa i falsi profeti del cosiddetto “pensiero unico”, è giunta a conclusione. Siamo in presenza di una forte linea di discontinuità, di un cambio di passo, di quello che l’economista russo Valentin Katasonov definisce, sempre a commento dei fatti di Davos, “post-capitalismo” o “neo-schiavismo” (Эту модель можно назвать посткапитализмом, или новым рабовладельческим строем. Дух посткапитализма уже веет над Давосом. http://www.fondsk.ru/news/2017/01/19/davos-2017-kak-simvol-zavershenija-epohi-globalizacii-43409.html)
    L’andamento di quelle curve, quindi, negli anni a venire, ho l’impressione che dipenderà molto da quale tra queste posizioni avrà il sopravvento, al netto di ulteriori conflitti, di collassi umanitari, e di altre catastrofi non del tutto prevedibili.

    Grazie ancora e
    Un caro saluto.

    Paolo

    • Ancora un sentito grazie per la sua analisi. E per i suggerimenti: la questione della discontinuità la vogliamo affrontare col modello. Ed è chiaro che la politica, coi populismi in primo piano e i fattori che Lei indica ci sarà. A parte la Cina, che sto sviluppando con un mio giovane allievo. Veramente Lei non è tentato?

  • Grazie per l’ennesimo interessantissimo contributo.
    Queste previsioni sarebbero ancora valide se Trump attuasse i suoi propositi politici, o se saltasse l’Euro, o se ci fosse una crisi politica in Cina?
    Che rapporto c’è fra il tasso di sviluppo economico e i tassi di interesse?
    A me può far vedere tutte i grafici che vuole, li adoro, anche se a volte non li capisco. Primo o poi farò delle domande in proposito.

    • Come dicevo prima, il mio programma prevede un’analisi delle tendenze, con un capitolo ancora. Un successivo, se il mio cortese ospite sarà d’accordo sui modelli di sviluppo. anticipo: l’unico originale è la Cina. Quindi vorrei introdurre i cosiddetti incidents: 1) politici, populismi e Trump, con conseguente crisi europea, ambientali, demografici, ecc. Ad una crisi poltica in Cina non avevo pensato, ma sulla Cina si lavoraerà a parte. mi dice solo cosa glielo fa pensare?

  • Ho solo una domanda.
    Proprio a Davos, da molti richiamato in queste stesse pagine, è stato detto che oggi al mondo ci sono 8 soggetti che da soli assommano tanta ricchezza quanto la metà dell’intera popolazione mondiale, calcolata a circa 3.8 miliardi di persone.
    Solo 6-7 anni fa, questi soggetti erano circa 370.
    Se volessi cercare traccia di questa notiziola nei grafici, dove dovrei guardare?

    • La sua cortesia mi fa venir voglia di tornare ad occuparmi di ineguaglianze. Qui però mi occupo dei modelli di sviluppo. E ho paura di scoprire che le ineguaglianze favoriscono la crescita, alla faccia dell’etica.

      • Si ma alla fine la famosa questione del pollo a testa è più viva che mai.
        Solo che oggi i numeri sono cambiati, e di parecchio direi: invece dei due polli che uno mangia e l’altro, rimasto a digiuno, viene comunque accreditato di aver mangiato, ora abbiamo un soggetto che se ne mangia 100 e l’altro che rimane ancora a digiuno.
        A parte i volatili, ci sarebbe anche da mettersi d’accordo su cosa si debba intendere per “ricchezza”, considerando quanta parte del denaro sia del tutto virtuale, conservato non nei caveau delle banche, ma nei loro archivi elettronici.
        E’ “ricchezza” anche quella dei derivati? O di quegli altri strumenti finanziari farlocchi che non hanno alcun aggancio con l’economia reale?
        A Lei, dott. Aliberti, dare un senso che renda comprensibili i numeri e la loro rappresentazione grafica.
        Non credo sia corretto fare paragoni e mettere assieme realtà assolutamente non paragonabili: se metto in relazione le condizioni di vita dell’indigeno della tribù sperduta nell’Amazzonia profonda con quelle del newyorchese, che operazione sto facendo ed a cosa mi servirà?

  • Mi chiedo a cosa servano questi articoli, grafici ed estrapolazioni se non è neppure menzionata l’enorme disuguaglianza di ricchezza esistente oggi e la sua concentrazione in pochissime mani.

  • Anche questo articolo è assai esplicativo e le didascalie chiariscono i concetti degli assi cartesiani,Ma io penso che ci voglia anche qualche regressione proiettata nel tempo poichè la crescita non potrà ,per ragioni fisiologiche,fisiche ,oggettive e quindi matematiche ,essere costantemente una linea progressiva con interruzioni qua e là prima di riprendere una corsa verso l’alto o il basso del piano cartesiano.
    Ora ,dopo il discorso di Trump e se egli vi terrà fede anche al 50% ,la macroeconomia mondiale conoscerà degli intoppi prima di accentuare delle relazioni di macroaree regionali . Forse il libero scambio conoscerà un periodo più controllato e gli Stati dovranno fare i propri interessi con dei partner selezionati,possibilmente della stessa area geografica o di garnde affinità ideologica. Buh..

    • Non credo per niente, come Lei, che il mondo prosegua con traiettorie tendenziali. Ma ho intenzioni di ovviarvi, perché applico lo stesso modus operandi che uso per le strategie d’impresa: prima le tendenze, oltretutto ottenibili con semplici regressioni, successivamente quanto chiamiamo gli incidents, cioè misura dell’impatto di fattori riconoscibili – anche no, se si vuole. Un esempio: Trump e i populismi, nonché altro, richiamato prima. Vi applichiamo però un modello di tipo sistemico, assai più complesso. La fase è in programma da fine mese in poi. Spero che qualcosa possa essere ospitato su questo sito, comunque chi è interessato potrà leggerci sul nostro: http://www.dextproject. com e soprattutto potrà proporre ipotesi di incidents. Noi siamo disposti a simulare tutto.

  • Ho letto che il mondo è indebitato per 54 volte il suo pil reale. La Deutche Bank ha in pancia derivati marci per decine di volte il suo pil. Ma questa roba è aggiustabile —nel senso di eliminabile — e se non lo è che implicazioni può avere sull’economia reale mondiale ? La bolla della Lehman ha provocato un disastro in mezzo mondo….e mi è sembrato di capire che è poca roba rispetto alla “bomba” Deutche Bank che se esplodesse , mi par di capire, trascinerebbe l’Europa e il mondo nell’abisso, travolgendo l’economia reale. Hanno fondamento i miei timori, o sono tecnicamente bypassabili /risolvibili ?

    Alla fine dell’articolo lei dice:
    “…Ciò premesso, non è azzardato affermare che l’economia mondiale godrà di un quinquennio di discreta salute, sottolineo discreta, dunque non euforica, ma neanche depressa…”

    Io qua e là nell web ogni tanto — anzi sempre più in crescendo — sento opinioni non proprio rosee per il futuro , anche da parte di economisti qualificati.

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