Pevsner

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Da giovane andavo in giro per bancarelle per beccare qualche chicca libraria, così mi capitò di comprare un libro degli anni trenta, dedicato ad Eno Azev, una terrorista russo ed infiltrato dell’Okhrana (la polizia politica zarista) che non si capiva sino a che punto fosse infiltrato dell’uno o dell’altro. Ma ancor più di Azev, mi incuriosì l’autore, tale Pevsner che, anche lui, non si capiva bene da che parte stesse. Le notizie che era possibile ricavare erano abbastanza per fiutare una magnifica figura di farabutto, ma troppo poco per farsi una idea precisa. La cosa finì nel dimenticatoio (al punto che, una trentina di anni dopo, ricomprai il libro, immemore di averlo già).
Recentemente, il mio amico Pasquale Guadagnolo ha lavorato per fornire ad Andrea Camilleri la base documentaria del suo recente libro sulla strana morte di Enrico Persico. Durante quel lavoro si è imbattuto proprio in Pevsner su cui ha continuato a indagare ricavandone un succulento articolo di cui mi piace farvi omaggio. Leggetelo, ne vale la pena, ma spero che il lavoro prosegua e la storia venga fuori per intero.

Per leggere l’articolo potete scaricare il pdf dell’ultimo numero di “Cantieri“, e rintracciare l’articolo a pagina 7, firmato proprio da Pasquale Guadagnolo.

http://www.biblohaus.it/ezine/cantieri19-20.pdf

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (2)

  • Il diavolo, certamente

    Camilleri dunque si documenta; questo dev’essere uno dei fattori che rendono i suoi libri gradevoli e appaganti. Uno dei più recenti, “Il diavolo, certemente” illustra in chiave letteraria il concetto di “Paradosso di Gettier”, nel quale una credenza basata su una percezione errata o un’argomentazione invalida poi risulta vera ad opera di meccanismi diversi; un concetto che, opportunamente applicato, può essere utile in campi come lo studio della strategia della tensione (l’ho citato a proposito della posizione dei magistrati su Vantaggiato, http://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/); o lo studio della frode medica strutturale, dove regolarmente i proclami e il battage mediatico infondati e implausibili su epidemie incombenti, o su cure portentose a un passo dall’essere ottenute, o su entrambe, vengono poi confermati a posteriori da studi “scientifici”.

    Su Camilleri e gli scrittori siciliani (o forse meridionali in genere) ho una piccola teoria. Camilleri dopo una lunga esperienza ha avuto il meritato successo, trovando la giusta vena, in età avanzata; Lampedusa cominciò a scrivere sul serio tardivamente; come Piero Chiara, lombardo di padre siciliano, cantore disincantato del lago Maggiore che torna alla Sicilia “Con la faccia per terra”. Sembra che la pasta letteraria siciliana sia in sé troppo densa, luminosa e corrosiva, e debba essere temperata con la posatezza dell’età. O anche tagliandola con umori continentali, mediante studi o lunghe permanenze; in varie combinazioni, che danno luogo a incroci fecondi. L’immersione di Lampedusa nella letteratura europea, i legami di Sciascia e di Bufalino con quella francese, gli studi filologici in Germania di Pirandello. Potrebbe essere interessante approfondire, cercando altri casi e controesempi.

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