Per chiudere su Priebke

Poche parole per chiudere su Priebke, partendo da alcune obiezioni fatte a cominciare da quella per cui la rappresaglia su civili, in caso di guerra irregolare, è prevista dalle leggi di guerra di quasi tutti gli eserciti del Mondo. Verissimo. Ma questo non toglie che sia un crimine ed anche piuttosto stupido: non sempre la legge formale produce legittimità e scrimina comportamenti che restano moralmente inaccettabili e condannabili anche retroattivamente, come fu fatto a Norimberga.

E, dunque, anche se il diritto penale di guerra prevede l’uso della rappresaglia (in particolare su inermi civili), essa resta una misura criminale ed inutile. Il fine della rappresaglia è quello di mettere la popolazione di un paese contro gli eventuali guerriglieri, usando l’arma del terrore: non ha funzionato mai, sia perché una fascia più o meno ampia della popolazione resta sempre dalla parte dei guerriglieri (o partigiani che dir si voglia) sia perché l’azione, semmai, aizza sentimenti di maggiore odio verso chi la pratica.

Ma perché prendersela con i soli tedeschi, se questa è una misura che tutti prevedono nelle proprie leggi? Perché i tedeschi ne fecero uno largo e smodato in Russia, Polonia, Cecoslovacchia, Italia, Jugoslavia, Grecia… mente gli eserciti alleati ne fecero uso del tutto eccezionale.

Ma cosa doveva fare Priebke? Quello che riguarda la coscienza individuale ci interessa sino ad un certo punto e ciascuno se la vede nel suo foro interiore, a noi interessano i comportamenti collettivi, perché il dover obbedire a degli ordini non è di per sé un’esimente morale o, tantomeno, giuridica. Insomma, non mi verrete a dire che la responsabilità dei campi di concentramento e sterminio sia stata del solo Hitler o al massimo, del ristretto manipolo dei suoi cortigiani! Se i tedeschi, ed in primo luogo i soldati tedeschi non avessero eseguito docilmente gli ordini che venivano, non ci sarebbe stato alcun regime totalitario, né campi di sterminio e crimini di guerra. E, dunque, una parte di responsabilità di quei crimini è anche di chi ha accettato di eseguire quegli ordini. Ci sono momenti in cui si deve scegliere fra la resistenza morale al limite dell’eroismo o l’infamia e senza mezze misure: o di qua o di là. La colpa principale di Priebke era quella di far parte di una banda di criminali, il resto è stata solo conseguenza.

Nel merito della questione, Priebke (è comprensibile dal suo punto di vista) ha sempre protestato per la qualifica di boia attribuitagli, perché si rendeva conto di quanto sia disonorante per un soldato quella qualifica. Eppure, era esattamente questo: come potrete leggere in qualsiasi dizionario, il boia è chi esegue condanne a morte in forza di un ordine legale. E’ esattamente quello che lui ha fatto ed, appunto, che un soldato si riduca a fare il boia è cosa disonorevole. Certi compiti spettano alla polizia che non è un corpo combattente (per lo meno non è pensata per questo), oppure a specifici apparati che non abbiano compiti combattenti (poi la rappresaglia resta comunque un crimine chiunque la operi). Chi combatte deve astenersi da queste attività.

Per di più, l’uomo non ha preso le distanze dal suo comportamento ma, anche molto dopo i fatti, ha rivendicato la correttezza del suo comportamento, invocando il dovere di obbedire agli ordini. E non basta dire “fu una cosa terribile per noi”: se fu avvertita come una cosa terribile ma si dette lo stesso esecuzione, è peggio ancora perché vuol dire che si aveva la percezione morale del crimine e lo si fece lo stesso.

Quanto a Rosario Bentivegna, era un soldato dell’esercito italiano che combatteva dietro le linee (questa era la qualifica dei partigiani dopo il riconoscimento delle forze organizzate dal Cln dal legittimo governo italiano), come tale non aveva nessun obbligo di consegnarsi al nemico. La responsabilità della rappresaglia è sempre di chi la compie non di chi combattendo, può averla provocata. Salvo D’Acquisto non è l’esempio giusto: soldato assolutamente solo e non in grado di combattere, ha immolato la sua vita per salvare decine di civili incolpevoli. Lo ricordiamo come un eroe degno di tutta la nostra ammirazione, ma non c’entra con il caso del combattente dietro le linee.

I comunisti sapevano che la rappresaglia ci sarebbe stata e la volevano? Peggio ancora per i tedeschi che si macchiarono di un crimine, per di più facendo stupidamente il gioco dell’avversario (come dicevo prima sulla rappresaglia in quanto forma di lotta). Peraltro, non ho difficoltà ad ammettere che via Rasella fu un’ azione di guerra sbagliata politicamente e moralmente, tanto è vero che tutte le altre forze del Cln ed anche Bandiera Rossa, che ne era fuori ed ebbe la maggior parte dei caduti,  non furono affatto d’accordo con essa. Il danno militare per i tedeschi fu semplicemente nullo (fecero molto più effetto i sabotaggi ferroviari di Bandiera Rossa) e le conseguenze gravissime. Dunque, un errore, anche grave, ma non un crimine.

Detto questo, devo aggiungere che non mi è piaciuta affatto la dimostrazione di Albano, i calci al feretro, le proposte (più o meno paradossali) di buttare il corpo in una discarica o bruciarlo e disperderne le ceneri. C’è un principio per il quale la morte estingue la pena e lì ci si deve fermare. Chiunque –dico chiunque, compresi mafiosi, criminali di guerra, stragisti e mostri di tipo vario- ha diritto ad essere sepolto secondo le sue volontà. Qui non si tratta di dare un’ estrema pena aggiuntiva, post mortem al boia della Ardeatine: questa è una prassi religiosa da alto medioevo (l’estremo interdetto che portò a disseppellire il cadavere di Papa Formoso per buttarlo nel Tevere nell’ 896). Anche Marat, dopo la fine del Terrore, fu disseppellito dal Panteon e gettato nelle fogne di Parigi. Sono gesti fanatici che non tolgono e non aggiungono nulla al giudizio sul defunto e, semmai, ricadono su chi vi ricorre.

Avevo avanzato la proposta di seppellirlo alle Ardeatine con una lapide adeguata che ne ricordasse le responsabilità e il disonore che esse avevano comportato, ma non per una sorta di gogna postuma, quanto  per dare massimo risalto drammatico al contrasto suscitato dalla vicinanza fra l’assassino e le vittime. Lo scopo non era vilipendere un morto ma dare più forza di persuasione alla lezione che deriva da quell’episodio.

Certe reazioni non rafforzano la lezione morale dell’antifascismo, ma semmai la indeboliscono. Bisognava reagire alla manifestazione neo nazista? Si, ma quando si opera in situazioni così difficili è molto importante scegliere le forme giuste e mantenere la propria protesta sul piano più alto possibile. Prendersela con un feretro fa scadere il livello: bisogna evitarlo, proprio per rispetto ai caduti che si intende onorare.

Non è il caso di riprendere il dibattito su questo. Semmai, dai prossimi giorni parleremo dell’approvazione al Senato della legge sul negazionismo che, lo anticipo, non mi trova affatto d’accordo.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (23)

  • chiedo scusa per la mia affermazione di sepellirlo in alto mare, ma dipendeva che P. non si è mai redento dai sui atti, oltrettutto è una pratica recentemente attuata dagli stati uniti.

    cmq rimango dell’idea che la salma non deve restare in italia, sulla targa alle Fosse Ardeatine che ricordi nomi e cognomi di chi furono gli artefici del massacro concordo.

  • Egregio Giannuli, mi assoccio alla sua condanna per lo spettacolo indegno di puro e vero cannibalismo, attuato da centinaia di facinorosi,autorevolmente benedetto da alcuni esponenti politici di sinistra e autorità varie,che hanno espresso il loro compiacimento per all’assalto al corteo funebre di Priebke.Ma io gradirei approfondire la scelta fatta dai vertici comunisti, di colpire il reparto di territoriali altoatesini e non ad esempio i fascisti, che in quel giorno erano riuniti al Teatro Adriano, per l’anniversario della fondazione dei fasci.Fu una azione deliberatamente e cinicamente studiata a tavolino, con il solo fine della attuazione della rappresaglia tedesca, legittimata dal fatto che tale pratica, è sempre stata ampiamente attuata da tutti i belligeranti nei teatri di guerra.Ma poi il risultato di via Rasella era scontato, cioè di iniziare una spirale di odio contro i nazifascisti.L’ottimo risultato ottenuto dai GAP con via Rasella, fu dato dal fatto che il numero maggior di ostaggi ammazzati, erano militanti trozkisti di “Bandiera Rossa” e i vertici monarchico badogliani antifascisti, entrambi pericolosi concorrenti del PCI. Non è un caso, che un boss comunista, del calibro di Antonello Trombadori, nonostante fosse recluso a Regina Coeli, fu lasciato comodamente ricoverato in infermeria del carcere, mentre i concorrenti trozkisti finiranno alle cave ammazzati.Concludo replicando ai perplessi che non si capacitano del fatto che si ricordi il bombardamento di Roma, attuato dai “liberatori” statunitensi,è perché le comparazioni sono necessarie, per capire i due pesi e le due misure. Eroi gli americani, dei boia per l’eternità i tedeschi, ma solo i tedeschi ben inteso. Tuttavia è bene sapere che di morti, ne hanno fatto molti di più gli americani, nel corso dei bombardamenti terroristici sull’Italia, superando abbondantemente i morti fatti dai tedeschi nelle rappresaglie.Ma sue questi fatti un silenzio omertoso è sceso da decenni, c’è il rischio concreto di essere tacciati di revisionismo,quindi indicati come le streghe moderne, da bruciare nelle piazze pubbliche.

    • Germani: scontato che Lei non approvi le manifestazioni contro il funelare di Priebke, avrei apprezzato di più che si associasse nella deplorazione del corteo nazista che, al di là di tutto, era quanto di meno adatto alla circostanza.
      Via Rasella: per quanto si sia studiato il caso, non ci sono elementi per dire che gli attentatori prevedessero o, addirittuta, auspicassero la rappresaglia: in fondo, nelle prigioni c’erano anche militanti comunisti e l’isolamento politico nel quale si trovarono dopo l’azione e la successiva rappresaglia rende assai poco probabile questo sceario. Peraltro ci furono azioni della Resistenza contro i tedeschi cui non seguì la rappresaglia.
      Questa credo sia una leggenda.
      La mancata azione contro l’Adriano, di cui pure si discusse, ed il ripiego sul reparto che passava per via Rasella fu dettata essenzialmente dalla maggiore possibilità di fare l’attentato che invece riusciva molto più difficile all’aAdriano. Dopo di che, sappiamo che l’operazione, nel complesso, fu un errore politico militare. Ma di qui a dipingere altri scenari…
      Peraltro, ripeto che se lo scopo degli attentatori era quello della rappresaglia, i tedeschi che lei difende dimostrariono di essere degli autentici imbecilli. oltre che degli assassini.
      Del negazionismo riparleremo presto.

  • Buongiorno Prof. Giannuli,

    “Certe reazioni non rafforzano la lezione morale dell’antifascismo, ma semmai la indeboliscono”. Sono perfettamente d’accordo, ma queste reazioni dimostrano che non c’è ancora obiettività storica sui fatti della II Guerra Mondiale. La lettura di quegli eventi è ancora inquinata da una visione paraideologica, forse dovuto al fatto che chi li ha vissuti in alcuni casi è ancora vivo. Giulio Cesare ha sterminato brutalmente un milione di Galli, eppure nessuno prende a calci le sue statue. Verrà il giorno in cui il XX secolo sarà giudicato in maniera più distaccata. Ma quel giorno non è oggi.

  • Caro professore, pur prendendo atto di alcune sue pacate osservazioni, devo dire che lei, per legittimare la figura del Bencivenga e del suo attentato, si arrampica sugli specchi, laddove lo definisce un “regolare soldato dell’esercito italiano”, del Sud ovviamente. Non entro del merito se era legittimo il governo del Sud o quello della RSI, lasciamo stare, ma se proprio, come lei dice, vogliamo considerare le formazioni Gappiste, come una branca regolare dell’esercito italiano in lotta contro i tedeschi, dovremmo allora dimostrare se sono presenti quei requisiti che le leggi di guerra, a volte in modo astratto e generico, altre in modo preciso, prescrivono e che spesso sono stati presi in esame nelle varie sentenze dei Tribunali Supremi Militari, vale a dire:
    1) I belligeranti devono avere a capo una persona responsabile per i propri subordinati. Concetto di responsabilità che non si concilia con quello di clandestinità, per cui i capi del movimento partigiano, per non farsi riconoscere, per non essere identificati e traditi, e correre l’immediato rischio di morte, si nascondevano sotto pseudonimi, eliminando, per tal modo, quanto meno le responsabilità di ordine immediato.
    2) I belligeranti devono avere un segno distintivo fisso, riconoscibile a distanza. La nostra legge di guerra, approvata con Regio Decreto l’8 luglio 1938 (n° 1415), dispone all’art. 25, in armonia con le convenzioni internazionali, che i legittimi belligeranti debbono indossare un’uniforme od essere muniti di distintivo fisso comune a tutti e riconoscibile a distanza.
    La lotta clandestina, condotta dai partigiani gappisti,senza dar quartiere e senza riceverne, imponeva dei metodi e degli argomenti che contrastavano coi segni di riconoscimento richiesti.
    3) I belligeranti devono portare apertamente le armi.
    4) Infine, i belligeranti debbono attenersi alle leggi e agli usi di guerra.
    Oltretutto gli stessi partigiani, equiparati al militari, ma non assoggettati alla legge penale militare, per l’espresso disposto dell’articolo 1 del decreto legge 6 settembre 1946 n° 93, non possono essere considerati belligeranti, non ricorrendo nei loro confronti le condizioni. che le norme, di diritto internazionale cumulativamente richiedono.
    Questo in termini di diritto, ovviamente. Poi possiamo anche elasticizzare questi concetti e girarli in qualche modo, ma resta il fatto che formazioni clandestine, che conducono una lotta clandestina senza quartiere, senza divisa, segna segni riconoscibili, senza un Capo e un quartier generale riconosciuto, lo trovo azzardato definirli: “facenti parte dell’esercito italiano”
    Le ricordo infine che ci sono testimonianze non di parte, di persone che ospitarono alcuni responsabili dell’attentato di Via Rasella, e alla richiesta di spiegazioni e del perché non si costituivano evitando la rappresaglia, si sentirono dire, non che erano “soldati italiani e quindi non responsabili, ma che loro erano marxisti e quindi dovevano proteggere le loro vite di comunisti. Tesi questa che, per l’economia rivoluzionaria non fa una piega, ma non ammantiamoci di diritto internazionale, che proprio qui non c’è.

  • Dott. Giannuli, non mi faccia intervenie al posto del Germani, ma non posso farne a meno. Che avessero previsto e cercato, i gappisti una rappresaglia, e ovviamente opinabile, ma che ci fu un bando preciso di presentarsi, con tanto di scadenza pe evitarla, lo sapevano bene, dunque le cose non cambiano.
    Che ci sia gente che voleva difendere la salma ed evitare un altro Piazzale Loreto lo trovo giusto e onorevole, per le ostentazioni e il corteo “nazista”, io ho le mie convinzioni: che certi episodi non sono casuali: i La Bruna e Federico D’Amato sono morti, ma certi metodi e traffici sono imperituri. Mi ha fatto piacere che un comunista che politicamente stimo, Fernando Rossi, abbia espressamente scritto come sia l’assalto e il vilipendio al feretro, che il serale attivismo “nazista” erano da copione. Con poche parole ha detto tutto. Mi avrebbe fatto piacere se anche lei avesse fatto altrettanto. Sono curioso di sentire le sue motivazioni per la legge antirevisionista, spero solo che, dato il carattere delicato della faccenda, lei non voglia nascondersi dietro interpretaozni fantasiose.

  • Riprendo per interruzione del computer.
    —- Come la mette la mette, caro dott. Giannuli, resta il fatto che una legge che punisce l’apologia del reato di strage, genocidio e sterminio, presunto o vero che sia, ma comunque così ritenuto dal contesto storico contemporaneo, può essere accettabile. Stiamo parlando di un crimine inaudito, intollerabile. Ma che una Legge voglia impedire una ricerca storica per accertare se, come e quando e in che termini un certo crimine è avvenuto, non è accettabile! Come non è accettabile il reato di opinione, ovvero che una persona a torto o ragione, ritenga semplicemente che storicamente un certo crimine non ci sia stato o comunque non in quei termini. Sono diritti sanciti dalla Costituzione e dalla carta dell’Onu, disattenderli in questo modo significa tornare ad una nuova Santa inquisizione. Si condanni il nazismo in tutti i modi, è un diritto della democrazia, si condanni e si reprima chi fa sfoggio di apologia di reato esaltando forni e camere a gas, ma non si tocchi la libertà di ricerca storica e relativa divulgazione. Lei è uno storico caro dott. Giannuli, ed io lo attendo al varco, perchè come storico deve sapere che il revisionismo è condizione prima della storiografia. Un mio amico, provocando, mi ha giustamente consigliato di dichiarare che neghiamo le stragi si Chabra e Shatila, e poi vedere come ci condanno, e ci devono condannare! attenstando al contempo la responsabilità di fece quelle stragi.

  • Caro dottor Giannuli,
    sull’utilità dell’azione di via Rasella, vorrei aggungere aclune cose che in questa discussione mi pare siano state trascurate.
    Lo scopo di un’attività di Resistenza partigiana non è quello di infliggere più danni possibili al nemico per farlo battere in ritirata; questo è compito degli eserciti combattenti. L’impatto tattico della Resistenza, per questo motivo, fu assai modesto. Lo scopo di un movimento di Resistenza è quello strategico di obbligare il nemico a distogliere ingenti forze dal fronte per poter tenere l’ordine interno. Quindi l’azione di via Rasella rientra tra quelle azioni di disturbo che la fanno figurare come una legittima azione di guerra.
    Poi un combattente non deve mai consegnarsi al nemico, è la prima regola. Se fosse prevalso il parere di alcuni frequentatori di questo blog non si mai sarebbe dovuto far nulla, altrimenti i tedeschi si arrabbiavano e poi si vendicavano sulla popolazione civile. Come si vede è un ragionamento che non sta in piedi. Essi non si consegnarono, non per mantenere in vita dei comunisti, non risulta al contrario che nessun democristiano lo abbia mai fatto, ma non si consegnarono proprio perché un combattente non deve mai consegnarsi, ma deve combattere ancora fino alla vittoria finale.

    • Olivetti: fuori discussione che si trattò di una legittima azione di guerra, solo che non sortì affatto l’effetto di distoigliere particolari forze al fronte. Su questo piano i sabotaggi di Bandiera Rossa furono molto più efficaci. Quindi: legittima si, ma efficace proprio no e, pertanto sbagliata militarmente prima che politicamente.
      Qunto alla rappresaglia, ricordo anche agli altri che i manifesti che la minacciavano erano affissi da tempo ma non sempre alle azioni della Resistenza seguirono rappresaglie, per cui si poteva pensare che anche in questa occasione le cose andassero così. Anche se per l’entità dell’azione che uccideva alcune decine di soldati la rappresagli andava messa nel conto e probabilmente fu messa nel conto. Ma in guerra non ci si può fermare di fronte al rischio di rappresaglie, altrimenti non ci sarebbe alcun tipo di guerriglia o azioni dietro le linee. Dunque era giusto in sè fare azioni militari, ma in quella occasione fu una azione inefficace e tutto sommato dannosa.
      Per quanto riguarda la distiunzione fra soldato regolare e guerrigliero le norme richiamate da Barozzi hanno origine nella convenzione dell’Aja 1907 e furono criticate anche da Schmitt di cui invito a leggere “teoria del Partigiano”. Se il guerriero irregolare poprta le armi in modo visibile e con segni di riconoscimento perde l’unico suo vantaggio che è l’agire di sorpresa. Quanto allo status dei partigiani italiani rimando decreo luogotenenziale 9 novembre 1944 n 319 ed alle successive norme. Si tratta di norme posteriori al fatto in questione, ma già dall’inverno 1943 44 di era stabilita una collaborazione di fatto (a seguito della missione Sogno) fra partigiuani alleati e residuo esercito italiano , per la quale i partigiani agivano come unità militari in territorio nemico

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    Pierluigi Tarantini

    Caro Aldo,
    sono d’accordo con l’incipit del post quando dici che … Ci sono momenti in cui si deve scegliere fra la resistenza morale al limite dell’eroismo o l’infamia e senza mezze misure: o di qua o di là…
    Pertanto sono dell’idea che esista una responsabilità dei popoli in funzione delle scelte politiche che gli stessi fanno e tanto basta a condannare i tedeschi per il nazismo.
    Tanto premesso in Italia, con tutto l’onore dovuto a quei pochi che hanno veramente fatto la Resistenza, quest’ultima rappresenta la foglia di fico per praticare un revisionismo non meno disgustoso di quello relativo al nazismo.
    E’ il revisionismo dell’oblio che ci fa ignorare il fascismo ed i suoi crimini.
    E’ il revisionismo dell’ignoranza quello che porta centinaia di esseri decelebrati ad accanirsi contro una salma arrivando allo scontro fisico con i decelebrati che tale salma idolatrano.
    Le fosse Ardeatine sono un episodio del tutto secondario nel contesto della tragedia della seconda guerra mondiale che viene enfatizzato per nascondere la vergogna del fascismo.
    ….. Cufra, città santa per gli islamici considerata da Graziani “centro di raccolta di tutto il fuoriuscitismo libico” fu bombardata il 26 agosto e i ribelli inseguiti verso il confine con l’Egitto. Lo stesso Graziani parla di 100 ribelli uccisi, 14 ribelli passati per le armi e 250 fermati tra cui donne e bambini. Dopo una nuova insurrezione, il 20 gennaio 1931 la città è rioccupata dagli italiani; ne seguirono tre giorni di violenze ed atrocità impressionanti che provocarono la morte di circa 180-200 libici e innumerevoli altre vittime tra i sopravvissuti:[14] 17 capi senussiti impiccati, 35 indigeni evirati e lasciati morire dissanguati, 50 donne stuprate, 50 fucilazioni, 40 esecuzioni con accette, baionette, sciabole. Atrocità e torture impressionanti: a donne incinte venne squartato il ventre e i feti infilzati, giovani indigene violentate e sodomizzate (ad alcune infisse candele di sego in vagina e nel retto), teste e testicoli mozzati e portati in giro come trofei; torture anche su bambini (3 immersi in calderoni di acqua bollente) e vecchi (ad alcuni estirpati unghie e occhi)…..
    Rimando allo voce Crimini di guerra italiani su Wikipedia per gli episodi relativi ai crimini commessi durante la seconda guerra mondiale per i quali mi risultano non esservi state condanne.
    Pertanto,se è vero che esiste una responsabilità dei popoli, sarebbe più dignitoso considerare la Fosse Ardeatine per quello che realmente sono state, e cioè un episodio di rappresaglia nel contesto della II guerra mondiale, anzicchè eleggerle a termine di paragone della barbarie per dimenticare l’alleanza italiana con il nazismo.
    E forse sarebbe stato meglio processare i Graziani, i Roatta ed i tanti Priebke italiani.

  • Professore, quelle norme nons ono solo sancite nel 1907 ma anche in altri ambiti, tanto è vero, come ho accennato le Supreme corti dei Tribunali Militari, hanno sempre dovuto tenerne conto, magari poi con interpretazioni peregrini (i vincitori vanno accontentati). Comunque io non mi riferivo all’attività partigiana in genere, ma alle azioni dei Gap, attentati in totale clandestinità. Per il fatto che poteva ritenersi che poi i tedeschi desistevano, mi sembra una “difesa” un po’ deboluccia, visto che, ben impacchettati quei pochi disgraziati, nelle ultime ore non si potevano più avere dubbi.

  • Illustre Giannuli, non è con con Priebke, ma con Rosario Bencivegna che a mio modesto avviso,che bisogna regolare i conti.Guardi che sono in buona compagnia su questa linea: oltre a Maurizio Barozzi, c’è stato anche il senatore MSI Giorgio Pisanò direttore del Candido, l’ottimo giornalista Pierangelo Maurizio,i quali al contrario suo dopo uno attento studio dell’agguato di via Rasella, sono giunti alle conclusioni opposte alle sue.Bisogna tenere presente la vita del Bencivegna, che fu uno spietato sicario dell’antifascismo per comprendere perché l’agguato in argomento, prevedeva la rappresaglia. Ci fu uno stillicidio di attentati e di esecuzioni,da parte del nostro, basti ricordare la mancata strage al teatro Adriano pieno di gente, del 18 novembre 43, dove erano stati piazzati sei kg di tritolo, esplosivo che non deflagrò, per difetto dovuto all’innesco.Poi l’esecuzione a freddo di un ufficiale tedesco, in via Veneto, a cui partecipò la moglie Carla Capponi.Il 26 dicembre infine l’assalto al carcere di Regina Coeli, dove morirono otto tedeschi.Era ovvio che con la strage di via Rasella,i tedeschi avrebbero reagito con la rappresaglia. Poi Bencivegna, continuò anche finita la guerra nella sua opera, uccidendo un ufficiale della Guardia di Finanza Giorgio Barbarisi, reo di aver strappato alcuni manifesti di propaganda comunista.Dopodiché trasferì le sue competenze acquisite a Roma, in Yugoslavia, collaborando coi titini. Trovo invece odioso il vero e proprio cannibalismo mediatico e politico contro il vecchio vegliardo centenario, si è voluto farlo diventare la personificazione del “male assoluto” cioè del nazismo.Io so perché,lo sono andati a prendere a Bariloche,dopo decenni, ove viveva con il proprio nome cognome per nulla latitante, ma stimato cittadino, quando già in precedenza era stato assolto da un tribunale militare italiano.Per il trascorre del tempo non essendoci più mostri nazisti sulla piazza disponibili, andava bene anche lui figura di poco conto; l’importante che la giostra mediatica,l’industria holywoodiana dei Spilberg, prosegua la sua opera di avvelenamento delle anime. In verità Priebke è stato anche lui una vittima, anzi l’ultima vittima, delle Fosse Aredeatine.Che riposi in pace lui, ma anche i 335 ostaggi che furono uccisi,assieme ai 33 poliziotti della provincia di Bolzano; che la terra possa essere lieve per tutti.

  • Io però mi chiedo una cosa. Da persona non cristiana ma cresciuta in una cultura cristiana.

    Quanta gente che adesso se la prende con Priebke sarebbe stata in grado, a 23 anni, di opporsi all’ordine di uccidere quei civili. La scelta non può essere tra eroe e mostro. L’uomo normale, l’uomo comune deve essere da qualche parte. Se no l’umanità é condannata a essere nella maggior parte composta da mostri.

    Quando delle persone che loro stesse non sarebbero state in grado di opporsi a quell’ordine sputano sul feretro di una persona che non é stata in grado di farlo, stanno sputando sul loro stesso feretro.

    • Speroni: il guaio è che ci sono situazioni in cui non puoi essere uomo normale ma devi scegliere fra la testimonianza eroica e la viltà (oppure l’adesione convinta all’ordine ingiusto, che è il caso di Priebke che lo avrebbe fatto anche se gli fosse stato permesso disobbedire). Dopo di che la mancanza di coraggiio è una umana debolezza che si può capire, anche se poi per tutta la vita ci si porta il peso di una scelta come quella. Ma se si trattasse solo di viltà, Priebke avrebbe potuto ammetterlo negli anni seguenti e chiedere perdono per quello. Lui invece ha sempre rivendicato il suo ufficio di boia e allora…
      Detto questo, non si prendono a calciu neppure le bare dei mostri

  • “Avevo avanzato la proposta di seppellirlo alle Ardeatine con una lapide adeguata che ne ricordasse le responsabilità e il disonore che esse avevano comportato, ma non per una sorta di gogna postuma, quanto per dare massimo risalto drammatico al contrasto suscitato dalla vicinanza fra l’assassino e le vittime. Lo scopo non era vilipendere un morto ma dare più forza di persuasione alla lezione che deriva da quell’episodio”.

    Caro professore
    anch’io ero animato dagli stessi concetti quando ho lanciato la mia petizione
    http://www.avaaz.org/it/petition/Seppellire_Priebke_alle_Fosse_Ardeatine/?copy
    ma ho ricevuto diversi commenti riguardo il sentimento di offesa per i martiri… penso con Lei che sia il caso di chiudere qui l’argomento.

  • Penso che l’azione di via Rasella sia stato un legittimo atto militare eseguito contro truppe occupanti. La rappresaglia, fatta senza alcun “ultimatum” su civili imprigionati e raccattati per strada (anche donne, sacerdoti e gente comune) è stata un atto odioso di sopraffazione. Detto questo, rimango strabiliato dalla protervia di quest’uomo, che, alla fine della sua esistenza, invece di dedicare i suoi ultimi pensieri al senso della sua intera esistenza, giusta o sbagliata che sia stata, ha trovato il tempo e la voglia di spargere ancora veleni con una sua intervista. Se ci pensiamo, gli italiani si sono comportati molto meglio del nazista, lasciandolo tranquillo per le strade di Roma e permettendogli di vivere come meglio poteva la sua vita. E la sua nazione di originecosa ha fatto? Ha rifiutato la sepoltura del suo ex concittadino. …Quando si dice che noi ci sottovalutiamo!

  • Vorrei ricordare che quando gli ufficiali nazisti (i padri di Schauble) stesero il documento per la Soluzione Finale, si chiesero se i militari teschi sarebbo stati in grado di far simili atrocità.

    L’esperimento fu fatto in Polonia dando la possibilità ai soldati di non partecipare all’esecuzione di donne e bambini ebrei come ordinato dal fuhrer.

    Solo pochissimi si avvalsero della facoltà di disobbedire.

    Questi sono i tedeschi.

    E Priebke ne è un esempio.

    • santi numi: be non esageriamo o finiamo a fare del razzismo antitedesco. Fu il nazismo a spingere i soldati tedeschi su quella strada, non il l’essere tedeschi in quanto tale. Credo che oggi solo pochissimi soldati tedeschi accetterebbero una incombenza ignobile di quel tipo

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    Aglieglie Bratsorf

    caro professore: il caso priebke non è giusto chiuderlo così.
    Innanzitutto perché il “tutti colpevoli” applicato ai tedeschi nel 1933-1945 è altrettanti antistorico e inappropriato quanto il “tutti innocenti” applicato, per esempio, agli Italiani in Africa nel 1911-1938, o ai Belgi in Congo nel 1844-1870, agli Inglesi in India o agli Americani in Iraq, Afghanistan.
    Quando si tratta di crimini così grandi la scala delle responsabilità c’è, solo che affidarla ai grandi processi in aula (Norimberga, CPI) o nelle piazze (ultima Albano Laziale) si cade sempre nel tranello “summum ius summa iniuria”. Invece i processi personali, secondo le leggi “parziali” ci sono e lei sembra dimenticarsi che Priebke uscì assolto in due processi per le Fosse Ardeatine: quello militare del 1947 (imputati Kappler e tutti gli ufficiali tedeschi a Roma) e quello individuale civile, contro Priebke fresco di estradizione.
    Si dimentica anche lei che Priebke è stato vittima di una delle più grandi ingiustizie della nostra miserabile storia repubblicana: pronunciata l’assoluzione di Priebke, l’aula fu invasa dagli “squadristi Pacifici” (le squadracce di sionisti guidati da Riccardo pacifici) e l’aggressione continuò per ore fino a quando, nel cuor della notte, il ministro della giustizia Flick, ANNULLO’ IL PROCESSO PER ISTRUIRNE UN ALTRO DI COLPEVOLEZZA che soddisfacesse le squadracce ebraiche, i giornalisti-partigiani quarantennni, gli 8000 sindaci antifascisti del secolo XXI. Nazista o no, boia o no, negazionista o no Priebke è stato vittima di un’ingiustizia allucinante. E’ stato condannato all’ergastolo istituzionalizzando un linciaggio “all’italiana”, quindi codardo.
    Chi ricorda queste cose? Ah, no è negazionismo anche questo!

  • Santi Numi, è pur vero che quando ci furono i primi attacchi in Unione Sovietica, i soldati tedeschi (giovani SS) già dopo 2 giorni iniziarono a suicidarsi perchè non riuscivano a reggere allo spettacolo dei corpi che precepitavano giù nelle fosse che avevano scavato all’uopo. Fu per questo problema che Hitler ed i suoi “esperti” decisero per l’erezione dei campi e l’industrializzazione dello sterminio. Io però cercherei di capire come fu possibile la nazificazione di un intero Paese, cosa che temo sia possibile ancora oggi e non certo per l’appartenenza culturale o nazionale.

  • le mie scuse sono dovute al fatto, che acecato dalla provocazione revisionista, non avevo distinto tra la persona e la salma: la persona dato che non ha mai mostrato nessuna seria riflessione sugli eventi cui fu coinvolto, rimane il giudizio storico nei fatti: un boia;
    la salma fa parte della comunità umana, non merita esaltazione né pubblicità, ricevuti i riti privati del credo, deve essere lasciata al oblio, a causa di un revisionismo becero che vuol solo farne cattivo uso; quindi rimango la mia opinione resta che la salma deve essere allontanata dal territorio italiano.

    sono d’accordo con Tarantini, e mi rammarico nel leggere commenti che esaltino e siano orgogliosi di comportamneti provochino dolore e impoverimento umano. Nel passato il nostro Stato fu aguzzino, non mi sembra un vanto.

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