Il Pd a un mese dal 4 dicembre.

A un mese dal referendum del 4 dicembre non è inutile qualche riflessione sulla fase che si è aperta nel Pd e sulle sue prospettive.

Renzi resta segretario e non si capisce se ci sarà un congresso o no, se resterà segretario sino al momento di fare le liste o no ecc. Quello che è chiaro è che il renzismo è finito. Non voglio dire che il fiorentino non possa risorgere dalle sue ceneri ed avere una seconda “primavera”, ma che, anche se fosse,  questa seconda fase sarebbe cosa diversa e molto più piccola della prima.

E’ finita l’epoca in cui il Pd (e con lui Renzi) poteva pensare di gestire governi monocolore, magari con un aiutino della legge elettorale: il Pd del 40% è roba dell’altra era e, quando si guarda al 40% referendario come voto tutto al Pd, non ci crede neppure Renzi. Per la verità, anche il Partito della Nazione è una cosa da album dei ricordi.

C’è chi dice di una prossima fusione Berlusconi-Verdini-Alfano, per confluire con il Pd nel partito della Nazione,  ma la cosa non ci sembra seria. In primo luogo Berlusconi non ci sta perché non rinuncerebbe mai ad una poltrona di prima fila e qui, bene che vada, potrebbe fare solo il comprimario. D’altra parte, se questo fosse il disegno, Berlusconi non starebbe insistendo sul proporzionale ma, al contrario,  chiederebbe un sostanzioso premio di maggioranza. Poi è evidente che persino quei molluschi della sinistra Pd non potrebbero starci e sarebbe la scissione sulla sinistra, ma anche diversi di Fi preferirebbero Salvini e sarebbe la scissione sulla destra. Magari Verdini ed Alfano potrebbero starci, ma quanti voti porterebbero? Forse neppure il 2%. Infine bisognerebbe vedere che ne pensano gli elettori che, da un lato e dall’altro, potrebbero disertare in massa, magari per astenersi. Dunque il Partito della Nazione non esiste più come credibile proposta politica.

Di prospettive, oggi come oggi, il Pd renziano ne ha solo una: sopravvivere con un risultato intorno al 30%, bene che vada, per allearsi con Fi ed i centristi per fare un governo ”europeista”,  nella speranza che la fiumana “populista” passi. Ma credo non che funzionerebbe neppure questa, anche perché sarebbe difficile contendere i consensi ai “populisti” facendo gli ultra europeisti, mentre la Ue pesta duro per far quadrare i conti.

Il Pd ancora non lo ha realizzato, ma è sulla via di un inevitabile tramonto: si è andato a  schiantare contro il muro del 60%. Ed è un bene che ciò sia, perché il Pd, con la sua truffa di “partito di sinistra che fa una politica di destra”, con la boria aggressiva e proterva dei suoi militanti, con l’arroganza cinica dei suoi dirigenti, con il suo codazzo di servi, con il suo gretto provincialismo è solo un fattore di incanaglimento della lotta politica in questo paese e basti vedere le reazioni avute alla sconfitta.

Il migliore, va detto, è stato Renzi che ha riconosciuto la sconfitta, anche se non ponendosi il problema delle sue ragioni, ma attribuendo tutto ad un difetto di comunicazione del partito che “non ha saputo illustrare le ragioni del Si”. I suoi seguaci sono stati molto peggiori e, per la verità la base più ancora dei dirigenti: nessun dubbio di essere stati nel giusto, di aver perso per colpa degli altri.

Coltivano una visione per cui il Pd è la “sinistra saggia, moderata, lungimirante, unica capace di raccogliere consensi e vincere” che è fuori del Mondo, Sinistra? E sulla base di cosa? Della lontana discendenza dal Pci? E poi, moderata e saggia? Proprio non pare, visto l’oltranzismo con cui difende i suoi progetti. Ma, soprattutto, non è affatto vero che sia la “sinistra che vince” come dimostrano proprio ora i dati del referendum.

La base Pd ha preso una contingenza favorevole per un dato definitivo e  non si rende conto della linea di tendenza: fra il 2007 (anno di fondazione) ed il 2013 il Pd è passato dai quasi 12 milioni di voti (2006 e confermati nel 2008, ma a spese degli alleati di sinistra) agli 8 milioni e 600 mila (con una perdita secca di  3 milioni e mezzo di voti). Ma, per gli effetti della distribuzione del voto ed in grazia di una legge elettorale incostituzionale, conquistava il 54% dei seggi alla Camera (primo colpo di fortuna). Poi, secondo colpo di fortuna, alle europee, il grande balzo in avanti del 40% dovuto allo squagliamento del centro (Monti, Udc, Fini) ed al rosicchiamento di qualche voto Sel. Un dato del tutto contingente, mai più ripetuto, ma che venne sbandierato come il nuovo livello elettorale del partito e, con questo, la conferma  del destino di governo del partito. A nulla valsero le flessioni nelle amministrative del 2015 e 2016, che riportarono il partito sotto il 35%, ed a nulla valsero i ballottaggi quasi sempre persi dal Pd. Dirigenti e militanti del partito presero il tutto come momentanei incidenti di percorso di una tendenza di fondo.

Invertendo i termini della questione, presero il momentaneo successo del 2014 come la tendenza predominante e gli insuccessi come eccezioni momentanee mentre era esattamente il contrario. Conseguentemente a questo errore di prospettiva, coltivarono un progetto tutto autoreferenziale, di unico partito di governo, sino a tentare, temerariamente, di mettere mano alla Costituzione contro tutti gli altri. E’ questa la prima ragione della sconfitta:  il metodo della riforma la votava necessariamente alla sconfitta che, infatti, c’è stata la sconfitta e di proporzioni notevoli.

Ed ora il Pd si ritrova senza alleati, isolato, in declino, con un leader semi invalidato e senza nessun ricambio. E’ una lunga agonia aggravata dagli errori culturali di sempre di cui la base è la prima vittima. Essa è convinta di avere una sorta di diritto naturale alla vittoria, in nome della propria “diversità morale” che la rende migliore degli altri, e chi non riconosce questa diversità e, dunque, nega la vittoria, lo fa per ragioni inconfessabili (quanti danni ha fatto Berlinguer con quell’infelice discorso sulla “diversità comunista”). Di qui l’incapacità di capire le ragioni di una sconfitta e la coazione a ripetere l’errore.

Ma siamo contenti di questo: l’incapacità di imparare dalle proprie sconfitte è premessa certa di sconfitte future e questo varrà ad abbreviare questa agonia che potrebbe dilungarsi per lungo tempo con danno per il Paese.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Comments (35)

  • L’unica vera “palude” è l’interferenza nel ricambio tramite gli effetti “collaterali” delle vigenti normative: personalmente auspico il ricambio dell’ecosistema politico finalizzato a promuovere una maggiora corrispondenza rappresentativa.

    Purtroppo sembra che ci sia “invidia” di certi modi (cinismo e “machiavellismo” soprattutto) che del tutto arbitrariamente parassitano la politica: naturalmente quello che cambia sono i contenuti dai quali fazioni -anche opposte- pretendono di far discendere una “diversità morale” (autoreferenziale) che si manifesta invece faziosamente come “paraocchi etici” da groupthink.

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    armando e gianpaolo todesco

    Ho apprezzato su tutto la sottolineatura dell’atteggiamento dei militanti del pd come tracotanza ,gonfiore e boriosita’e la presunzione che loro e solo loro avevano la via giusta e che bisognava solo aspettare perche’ gli altri che non capivano potevano capire col tempo.Un modo di vedere totalitario insomma. A.Todesco

  • uno dei problemi principali della politica attuale, ma forse il piu’ importante, e non solo in Italia, e’ che i partiti sia di destra che di sinistra, nel tentativo di prendere qualche voto in piu’, si sono spostati al centro.
    Ed ecco che sulle questioni piu’ importanti immancabilmente sorgono schieramenti trasversali. Non solo, ma lo spostamento al centro comincia a non pagare piu’ e cominciano a farsi strada i partiti cosiddetti “populisti”. Oggi un autentico partito di sinistra che giocasse il tutto per tutto avrebbe buone possibilita’ di successo, se solo esistesse.

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      Tenerone Dolcissimo

      Che vuole dire essere di sinistra?
      Ricordo che la politica del vecchio PCI e di molti partiti comunisti NON era quella di ottenere vantaggi economici immediati per i soggetti meno abbienti, ma costruire una società senza classi, al cui raggiungimento poteva e doveva essere sacrificato tutto.
      In base a ciò i veri rappresentanti della sinistra dovrebbero essere i collaborazionisti dell’Europa, che non a caso sono tutti di sinistra e non a caso stanno perseguendo politiche tipicamente marxiste come l’eliminazione della proprietà privata e la soppressione del segreto bancario.

      • l’Europa sta perseguendo politiche marxiste?!?!?!?!?!
        in europa sono tutti di sinistra ?!?!?!?!?!?!
        Renzi Holland Merkel sono di sinistra????
        allora io sono gesu cristo

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          Tenerone Dolcissimo

          Voluntary Disclosure che è attuazione del più ampio disegno dell’abolizione del segreto bancario che è attuazione del più ampio disegno dell’abolizione del contante per singere tutti come buoi nel recinto dei conti correnti bancari per espropriare poi i correntisti con un clic del proprio peculio (Amato fra un po’ verrà considerato un dilettante).
          Imposte rapinesche sugli immobili con il fine ultimo di espropriare i piccoli proprietari delle proprie case.
          Come lo chiami tutto questo???
          Appproposito appro anche Stalin penso’ di abolire il contante. Delle due una: o la UE e’ comunista o Stalin era liberale

          • Tenerone, non bisogna confondere l’attacco portato oggi al “ceto medio” dal grande capitale transnazionale con quello che gli fu portato dalla religione marxista e dal proletariato otto-novecentesco.

            La tua identificazione fra smantellamento degli spazi privati garantiti dalla cultura borghese e sinistra/marxismo tout court mi sembra inaccettabile. Allora anche il tardo impero romano, l’inquisizione e la repubblica dei santi di Calvino erano marxisti.

            E’ naturale che una civiltà in piena decadenza veda dissolversi gli spazi concettuali e le categorie aggregative che la governavano durante il suo apogeo.

          • in URSS non si pagavano le tasse, tutti avevano un lavoro e una casa sia pure modesta. Le cure mediche erano gratuite, come anche l’universita’.
            Oggi le tasse sono in continuo aumento (ma solo per la classe media, perche’ i ricconi le tasse le evadono). E non parliamo di bollette, commissioni bancarie etc. che non sono altro che altre tasse che paghiamo a compagnie private quali compagnie telefoniche, banche, CAF etc.. Finche’ c’e’ stato il welfare le cose andavano discretamente, ma dopo la caduta del muro di Berlino il capitalismo ha gettato la maschera e si e’ rivelato per quello che e’: un sistema di strozzinaggio. Lo dimostra il fatto che i poveri sono sempre piu’ poveri e i ricchi sempre piu’ ricchi. Al punto in cui siamo solo le purghe di in stile Stalin potrebbero liberarci da questa classe politico-economica di farabutti.

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            Tenerone Dolcissimo

            I tempi sono cambiati e il comunismo ha mostrato la corda. Qualche sinistro rimasto orfano ha cercato altri strumenti per perseguire i propri scopi saccheggiando senza discernimento le idee liberali.
            Invece di prendersela con il liberalismo tout court vogliamo fare una seria riflessione su cosa sia stato il comunismo nell’intrpretazione di un ceto elitario ed aristocratico alla luce del fatto che i maggiori nemici dell’aristocrazia sono stati proprio i liberali e anche molti marxisti, che pero’ sono stati sempre messi all’angolo?

          • Tenerone, hai pensato che lo sfacelo in cui ci troviamo sia l’effetto dell’indebolirsi dei legami comunitari, fuori dai quali nessuna convivenza è possibile e ogni spazio privato si trasforma in occasione per fregare gli altri?

            Che il ricostituirsi di monopoli predatori nel cuore della metafisica neoliberista rappresenti una dimostrazione dell’irrinunciabilità dei rapporti di potere, che il neoliberismo si è limitato a strappare alle istituzioni pubbliche e a consegnare a centri di potere privato (che ne sfruttano i vantaggi guardandosi bene dal condividerne le responsabilità)?

            Che prima dell’antitesi pubblico/privato venga quella fra una società sana e una società in piena decadenza?

  • OK. Solo una cosa: ho l’impressione che la “base” ormai non pensi più in termini di “diversità morale”, roba buona al massimo per Bersani e coetanei, ma ritenga di appartenere al Partito che meglio comprende la contemporaneità. Diciamo che si sentono bene inseriti negli anni ’90….

  • Professore, buongiorno!

    “A morire e a pagare c’è sempre tempo…”: questa frase, che sento spesso a mo’ di sfottò, sembra rappresentare la linea attuale piddina. L’asse Mattarella-Gentiloni spera di ridurre il danno congelando il tempo e narcotizzandoci per l’ennesima volta, contando nel frattempo in qualche altro scandalo pentastellato (qualche bomba a orologeria, laddove non ne producessero più da soli), cercando una congiuntura economica favorevole che non c’è (e non ci sarà), magari condendo il tutto con qualche regalia sparsa (da finanziare possibilmente con emissione di debito, giustificato poi a Bruxelles con qualche trucco contabile).

    A livello nazionale, il PD è un partito che non sta in piedi, dilaniato da contraddizioni che una volta avrebbero definito antagonistiche o inconciliabili: renzi e speranza riassumono due idee di partito, di politica e di economia troppo diverse per non cozzare fra loro su questioni fondamentali; hanno assunto inoltre, specialmente dopo l’esito referendario, dimensioni tali da non potere consentire in nessun caso quella “soluzione finale” che, come avevi già scritto qualche mese fa, Renzi tanto agognava in caso di vittoria del SI.

    A livello locale, invece, a mio avviso occorrerebbe differenziare: c’è il feudo di De Luca (così come, per par condicio, c’era quello di Alessandria) e ci sono realtà locali, specialmente dalle mie parti, dove liste civiche che riunivano sinistra e centro-sinistra hanno ricoperto e ricoprono tutt’ora un ruolo progressivo prima nella vittoria elettorale contro le destre e, successivamente, nella creazione di amministrazioni locali virtuose dal punto di vista del bilancio e dei servizi alla persona (dai nido alla raccolta differenziata), attente alle fasce di reddito medio-basse, a costruire nelle scuole un clima di reciproca stima, conoscenza e collaborazione fra italiani e stranieri, a valorizzare risorse della comunità locale, ivi compresa la memoria storica, e a promuovere reti di solidarietà, associazionismo, sport e cultura. Insomma, non sono rivoluzionari (e nemmeno socialisti), hanno mille altri difetti, ma restano comunque parti costitutive di un tessuto sociale a volte di sinistra, a volte meno, che non va assolutamente disperso. Anche perché ricrearlo sarebbe impresa ardua.

    Resto comunque convinto che sarebbe salutare un bel chiarimento interno per questi “compagni che sbagliano”, espressione che avevi felicemente ribaltato su di loro un po’ di mesi fa e si attaglia benissimo alla loro condizione attuale: anche perché prima o poi si accorgeranno di essere usati da chi, in direzione o nei comitati regionali, ha altre idee per la testa.

    Un caro saluto.

    Paolo

  • Caro Benito,
    un autentico partito di sinistra, una riedizione del PCI gramsciano, è una chimera.
    Intanto dovrebbe rifarsi ad una ideologia assai poco frequentata dai giovani d’oggi, presi come sono tra il trovare e mantenere un lavoro dignitoso ed acquistare l’ultimo modello di smartphone.
    Come farebbe proseliti questo nuovo (?) partito? Cercando di diffondere di nuovo le basi del pensiero marxista, magari opportunamente riveduto e corretto alla luce di quanto è accaduto negli ultimi 50-60 anni?
    Ed in cosa consisterebbe quel “tutto per tutto”: una riorganizzazione dei sindacati? un nuovo radicamento nelle scuole e nelle università? una stagione di scioperi , duri e senza paura? Contro chi? Non esistono più neppure i Padroni di una volta, e quei pochi che ancora rimangono nonostante l’età avanzata, teniamoceli cari (vedasi Del Vecchio, un 81enne che rimonta in sella conscio che i cosiddetti “manager” pensano solo alle loro stock option ed premi di rendimento, fregandosene del destino dell’azienda e quindi, indirettamente, di quello degli occupati).
    Su quali parole d’ordine dovrebbe puntare questo nuovo soggetto?
    Sarebbe contro o pro l’UE?
    E si potrebbe continuare a lungo ad interrogare.
    Per conto mio, invece di aspettare Godot, preferisco impegnarmi in quel poco che posso per sostenere e magari migliorare quello che c’è già.

    • @Roberto B
      scusa. ma tu trovi o no qualcosa da eccepire nel “job-acts” ovvero nel gioco a ribasso dei salari, nella austerity imposta da un europa che dice che non si devono avere i debiti e poi vuole fare entrare l’Ucraina che e’ sull’orlo della bancarotta. Sul salvataggio delle banche coi soldi pubblici o in alternativa dei correntisti senza imporre alle banche stesse nessuna condizione. O pensi che non si debba nemmeno contestare questa globalizzazione capitalista perche’ non va piu’ di moda?
      Ti diro’ che a me in fin dei conti non me ne frega piu’ di tanto perche’ quello che mi rimane da vivere e’ meno di quello che ho vissuto, in quanto ai giovani e ai meno giovani se non hanno le palle per combattere contro queste situazioni e continuano a ripetersi il matra cretino che ormai non si puo’ piu’ opporsi al liberismo imperante, che vadano a farsi fottere, poche’ chi e’ causa del suo male pianga se stesso.

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    giuseppe Del Zotto

    “è evidente che persino quei molluschi della sinistra Pd non potrebbero starci e sarebbe la scissione sulla sinistra, “. Qui, caro Giannuli, ti do torto : non hai ancora capito il grande livello di RESILIENZA di cui sono capaci quesi simpatici animaletti. , da oscar dei primati (oddio, mi è venuta cosi, nel senso delle scimmie)

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    vinicio giuseppin

    Centro,Dx,Sx sono riferimenti politici che imbrogliano l’analisi della situazione odierna.Infatti si riferiscono ai raggruppamenti politici precedenti al 1994,il primo trionfo di Berlusconi e dello sdoganamento della DX del movimento sociale contro la “gioiosa macchina da guerra”.
    Per me oggi non è riscoprire le radici della vera Sx storica o della oggettiva Dx.Non è più così perché il Paese ha conosciuto e si dibatte ancora in una demolitrice crisi economica che ha spezzato anche qualsiasi linea di discendenza logica dalle culture dell’800 e del ‘ 900.La parola d’ordine di una importante fetta di italiani è :primum vivere deinde filosofare.Se questa ipotesi è altamente probabile,allora gli italiani diserteranno comunque le urne o voteranno contro l’establischment e non ci saranno nè una Sx o una dX vere e tradizionali a farli cambiare di idea.Di questi tempi viene compresa solo la protesta ,il rifiuto e molti rifuggono dallo schema di idee benpensanti .Forse la cultura resiste solo nelle scuole e nelle università,forse…la gente che lavora anche laureata conta i voucher o lo striminzito stipendio ed inizia a elaborare dei pensieri non consoni ai valori di merito,competenza ,efficienza…ma ritiene che in origine i gi ochi potrebbero essere stati falsificati.

  • un ritornello, nella mia testa : Pablo è morto,Pablo è morto..Pablo è il popolo sovrano ? oppure è il PD, partito duale ? ogm di nascita e quindi da abolire ! Magari, ritornando, alla sana moltiplicazione della specie “resiliente” attraverso, una buona e scientifica selezione massale ( mendeliana memoria ) ! Ho votato NO anche, per questo .

  • Cari dissertatori, state perdendo il Vostro tempo. Non ho votato Renzi, ma è l’unico che ha tentato di cambiare e non ci è riuscito. Perché’ ? Perché ha contro la burocrazia, i parassiti che non vogliono perdere privilegi, gli evasori (RAI), i maestri di sinistra che non vogliono meritocrazia, le intoccabili Regioni corrotte e costose e gli illusi dai populismi di Grillo e Salvini. Più, naturalmente, i vetero comunisti in ordine sparso a partire da sindacati rimasti al secolo scorso. Bella vittoria del no con ingovernabilità e continuazione sprechi e mangiatoie nei vari carrozzoni pubblici inutili.
    Questa la realtà, tutte le Vostre dissertazioni prive di senso. A nessuno di Voi viene in mente quanto succede o fatto nei paesi seri che ci circondano. Guai a imitarli, perderemmo amor proprio.

    • non hai votato Renzi, ma e’ l’unico che ha cercato di cambiare le cose, e allora per chi hai votato? evidentemente per chi non vuole cambiare niente, visto che solo Renzi voleva cambiare le cose. Se tu dicessi meno fesserie ….

      • Beh…io il sospetto che Ludo abbia invece votato Renzi, ma una vocina dell’ io interiore …gli rimprovera di vergognarsene (capisco ) .

        Ludo ha ragione quando dicee che Renzi ha cercato di cambiare le cose:—–>>> IN PEGGIO (come gli hanno ordinato i suoi burattinai di riferimento che non stanno “ovviamente” in Italia …ma in Nord Europa e Oltreoceano : establishment UE/euro (da leggere :Berlino ) , Troike varie, Counsel of Foreign Relation (CFR), Goldman Sachs, JP Morgan …il duo criminale — ma “democratico” e di sinistra (e questo basta ) —Obama/Clinton (la Boschi è pure volata da loro a chiedere il sostegno ) etc etc …insomma tutta “brava gente” che tengono “particolarmente” a cuore le sorti dell’Italia. Ma purtroppo gli italici arretrati,ottusi e cialtroni hanno detto nisba. Senza Renzi e le sue riforme non c’è futuro….sapete com’è….già…..;-)

        ma anche gli americanacci però ad aver votato Trumpaccio…..e questi inglesacci ad aver voluto il Brexit……..ahahhah

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      Tenerone Dolcissimo

      Caro Ludo, da buon liberale e’ da parecchio che cerco di far capire l’importanza di difendere la proprietà privata a questa accolita di marxisti che gira qua dentro. Devo dire che questi ottusi trinariciuti iniziano a capire che la proprietà privata, specialmente quella piccola, è la difesa del piccolo risparmiatore e che una volta confiscati i risparmi e la casa il cittadino è nudo in mano al potere. E dopo aver depredato il patrimonio si passa a togliere i posti di lavoro e così via.
      Devo ammettere che questa presa di coscienza non è dovuta tanto alla mia abilità dialettica, quanto al fatto che, dopo avere ricevuto il decimo calcio in bocca da politici che si qualificano progressisti, anche il marxista più convinto con le gengive sanguinanti comincia a prendere in considerazione l’idea di essere stato preso in giro.
      Ovviamente mi riferisco alla banda di anime belle che ci vogliono convincere quanto stiamo bene in Europa e che grazie all’Euro la nostra economia marcia meglio ma molto meglio rispetto a 20/30 anni fa.
      Anche io sogno che vengano fatte buone riforme non fosse altro perché io sono convintissimo che la nostra costituzione è cattiva anzi molto cattiva, ma non penso che sarebbe servito a migliorare le cose introdurvi con la schiforma Renzi il principio che l’Unione Socialista delle Repubbliche Europee puo’ fare il porco comodo suo in casa nostra. E questo porco comodo ha un nome ben preciso: imposta patrimoniale, che inizia ad essere vista male anche a sinistra dove comincia a serpeggiare l’idea che ad essere tassati non sarebbero i superpatrimoni dei superricchi ma le nostre modeste casette.
      Quindi, ti consiglio prendere in considerazione l’idea che come cio’ che è buono puo’ essere sempre migliorato anche il cattivo puo’ essere peggiorato ed è quel che ha tentato di fare Renzi.
      Quanto alla tua affermazione che Renzi abbia voluto eliminare i tanti parassiti che affliggono il nostro stato -e che io vorrei bruciare sulla pubblica piazza- ti consiglierei di esaminare meglio le cose e ti accorgerei che il Renzi ha tentato di toglierne di mezzo alcuni per garantire meglio altri e guarda caso sono quelli più servili verso la UE. E questo è un giochetto che abbiamo già visto. MANIPULITE DOCET. Ci siamo spiegati?
      Concludo notando che te la prendi con gli evasori del canone RAI. Allora, come già da me affermato in altro luogo di questo sito, la tv di stato significa che lo stato decide lui cosa è bene vedere e pretende pure di farsi pagare per questa misura dittatoriale. Ora, se tu ritieni di essere un povero pirla che ha bisogno dello stato per sapere cosa vedere in tv sono affari tuoi che ti invito a gestire in maniera personale rivolgendoti ad uno psicologo, che curi questa tua mancanza di autostima, oppure ai tuoi familiari che si prendano cura di te. Io non tollero che alcun pezzo di merda si permetta di dirmi cosa devo vedere e cosa non vedere.
      Cmq visto che sei tanto favorevole alla censura di stato ti consiglio di aggregarti al clan Boldrini-Pitruzzella che forse un posto all’Antitrust lo rimedi.

      • La previsione di un canone deirverebbe dalla non profittabilità di alcuni obblighi (che i “privati in regime di mercato” non esiterebbero a trascurare).
        http://www.huffingtonpost.it/carlo-rognoni/rai-e-catricala-ce-chi-pensa-a-unasta-per-il-futuro-del-servizio-pubblico_b_3473957.html

        Sulla superfluità di un “sevizio pubblico” (radiotelevisivo) in una “economia di mercato” ci sarebbe la necessità di minimizzare “a parole” anche una serie di acquisizioni che tramano per strattonare i paraocchi orditi da teorie obsolete del laissez-faire.

        Il servizio pubblico si può affidare anche ad aziende private, Catricalà docet.

        Questo consentirebbe alla RAI di non dover più essere sottoposta a maggiori limiti sulle inserzioni pubblicitarie.

        http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12027565/brunetta-legge-contro-mediaset-rovina-berlusconi.html

        Rimane pacifico il fatto un qualsiasi servizio che non sia fatto a regola d’arte leda gli interessi del consumatore (che non sempre può giovare di migliori alternative).

        http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/12/rai-basterebbe-vero-contratto-di-servizio-pubblico/653678/

        In tutti i mercati in cui il consumatore non può valutare affabilmente la qualità dei prodotti, tendono ad essere “meno competitivi” proprio i prodotti migliori ed ad essere invece avvantaggiati i prodotti che il consumatore “sovrastima” presupponendo che siano di media qualità.

        https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mercato_dei_limoni

        NB: Negli usa “limoni” è un gergo per riferirsi ai “bidoni” nel mercato delle auto usate. Il modello del “mercato dei limoni” si applica anche ad altri settori come
        l’informazione ma forse meno all’intrattenimento (il consumatore valuta la “qualità” del divertimento)

        • Corrigenda:
          previsione di un canone deirverebbe deriverebbe
          Sulla superfluità di un “sevizio pubblico” “servizio pubblico” (radiotelevisivo) in una “economia di mercato” ci sarebbe

        • Senza contare che le programmazioni radiotelevisive di interesse pubblico che i privati possono considerare non remunerative non siano scolpite nella pietra, è plausibile che la situazione nazionale le crei confusione.

          Specie se è rimasto all’illusione (ottocentesca, cribio) che l’economia di mercato possa sempre offrire un “servizio migliore” in ogni situazione.

          Le ha presenti le aree non servite da linee telefoniche o da internet a bassa velocità (< 10Mbps) o quelle senza servizi di trasporto ferroviari e non?

          Similmente la sostenibilità economica di un impresa (privata) in economia di mercato nel settore radiotelevisivo è compatibile anche con un impoverimento generale dell'offerta.

          I consumatori che scelgono relativamente a ciò che è reso disponibile e non sono tenuti a sapere che possa esistere qualcosa d'altro (negato loro perché meno profittevole) che possa loro piacere.

          I termini di un contratto di servizio vanno decisi sulla base di contingenze influenzate anche dalle scelte (omissive) degli attori privati.

          Non sono certo che un servizio pubblico debba usare fondi pubblici per imitare strettamente la programmazione delle pay-tv o quella delle televisioni commerciali (sostenute unicamente da introiti pubblicitari).

          Dalle nostre parti sembra ci siano situazioni ibride (con alcune trasmissioni RAI totalmente sostenute da pubblicità) ma c'è chi ha invocato la separazione funzionale (il cosiddetto bollino blu)

          http://www.huffingtonpost.it/carlo-rognoni/unidea-da-bocciare-il-bollino-blu-per-i-programmi-rai-di-servizio-pubblico_b_4068427.html

          Resta da vedere quanti concorrerebbero alla gara di appalto se la concessione triennale del servizo implicasse "tetti pubblicitari" per tutta l'offerta dell'emittente appaltataria.

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            Tenerone Dolcissimo

            Zone dove non arriva internet sono rimaste poche. Dove non arriva la TV nessuna.
            Comunque mai e poi mai lo stato si deve arrogare il diritto di fare informazione facendo tacere gli altri.

    • Non ho votato Renzi, ma è l’unico che ha tentato di cambiare e non ci è riuscito.(Ludo )

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      Ma in che realtà vivi ???

  • Ieri, il governatore italo americano della Virginia, Terenzio McAllife, intervistato dalla GBC net durnte il notiziario dell’ora di punta, ha dichiarato di essere estraneo alle manovre politiche imbastite nel Campidoglio per dare vigore all’azione amministrativa dell’esecutivo, in quanto, per il noto principio di non interferenza, non vota né a favore del pd-l né contro il pd, i quali, per altro, sono dati dai sondaggi in lieve ripresa.
    Il governatore, dalla sua sede di Arlington ha commentato, referendosi ai twin parties “simul stant, simul cadent”.

    • A microfoni spenti il governatore ha svelato di aver frequentato il corso serale del top pluripremiato liceo classico P. Virgilio MArone, di Brunico. (fonte: ACME NEWS)

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