Parte l’offensiva anti Isis?

Qualcosa si muove nel quadro della questione Califfato e sembra imminente una offensiva su più fronti. In primo luogo, a quanto pare, sta per partire una offensiva missilistica o con droni contro i capi dell’Isis che sarebbero stati localizzati, come ha annunciato il Presidente Obama ieri, 14 dicembre.

Va detto che per Osama Bin Ladin vennero dati diversi annunci del genere durante i 10 anni della caccia all’uomo e la morte del Mullha Omar è stata annunciata almeno 16 volte, anche di Al Baghdadi è stato dichiarato grevemente ferito ed anzi morto almeno due volte in questo anni, per cui staremo a vedere quanto c’è di vero questa volta.

Poi i russi: hanno schierato anche unità navali nel mediterraneo sud orientale, ed è realistico che partiranno azioni aeree, anche per alleggerire la pressione su Assad.

Anche la Francia dovrà fare qualcosa, magari con l’appoggio dei quattro caccia tedeschi (che non sembrano davvero gran cosa),  ma sia in questo caso che il quello russo è quasi esclusa una offensiva di terra, per cui siamo sempre alla guerra aerea, magari un po’ più martellante e magari mirata (si decideranno a bombardare pozzi e colonne di autobotti di petrolio?), ma, insomma, non pare che si tratterà di cosa risolutiva.

La notizia più rilevante è la costituzione di una “alleanza militare islamica” di 34 paesi afro asiatici contro il terrorismo che includerebbe Stati del Golfo, Turchia, Egitto, Malaysia, Pakistan, Senegal,  Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Bahrein, Bangladesh, Benin, Ciad, Togo, Tunisia, Gibuti, Sudan, Sierra Leone, Gabon, Somalia, Guinea, Autorità nazionale palestinese, Comore, Costa d’Avorio, Kuwait, Libano, Libia, Maldive, Marocco, Mauritania, Niger, Nigeria e Yemen.

L’Indonesia ed altri dieci paesi islamici, appoggerebbero dall’esterno la coalizione. L’annuncio è stato dato il 14 dicembre dalla Tv Saudita ed a capo della coalizione ci sarebbe l’Arabia Saudita per cui, il comando centrale sarà a Riad. La mossa sembra una risposta positiva alle richieste di Barack Obama, di un maggiore impegno da parte dei paesi arabi nella lotta all’Isis. Il comunicato, però, sottolinea che  la nuova coalizione non combatterà solo Daesh (Il Califfato) ma “combatterà contro qualunque gruppo terroristico che ci troveremo di fronte” ed aggiunge che “il dovere di proteggere la nazione islamica dai mali di tutti i gruppi terroristici deve essere a prescindere dalla loro affiliazione o dal loro nome” e precisa di avere come obbiettivo “tutti coloro che mirano a terrorizzare gli innocenti.”

La notizia è stata accolta con un certo scetticismo, ad esempio da Putin: “In teoria si potrebbe trattare di un fenomeno “positivo” ma in realtà “prima di valutare bisogna vedere i dettagli” ha dichiarato il Cremlino. In effetti, le indicazioni su cosa intenda fare la coalizione dei 34 è quanto di più vago si possa immaginare: il ministro della difesa saudita Mohammed bin Salman dice che verrà combattuto “qualunque gruppo terroristico” dove è già un problema capire chi sono i terroristi: sicuramente Al Quaeda ma la galassia dei gruppi jihadisti è molto varia e, ad esempio, Israele vi include anche Hamas (che, invece, fa parte della coalizione attraverso l’Anp. Lo stesso ministro dice che la campagna coordinerà gli sforzi per combattere il terrorismo in Iraq, Siria, Libia, Afghanistan ed Egitto Il che fa pensare ai Fratelli Musulmani che, però, sono appoggiati dal Quatar che fa parte della coalizione) senza però fornire alcun dettaglio concreto sul come si realizzeranno gli interventi militari.

Si immagina che fra i fronti vi sarà anche quello yemenita che vede l’Arabia Saudita impegnata in prima linea contro i “ribelli” e le forse di Aqpa. E’ da notare la mancanza di un cenno alla Nigeria ed a Boko Haram, ma questo non esclude affatto un impegno in quella direzione. Dunque, un carnet di impegni molto esteso fra Libia, Egitto, Irak, Siria, Afghanistan, Penisola arabica ma con quale ordine di intervento? Non è affatto detto che il Califfato debba essere al primo posto, come Obama sembrava chiedere.

In realtà, questa mossa saudita sembra suggerire diverse chiavi di lettura. In primo luogo va notata l’assenza dell’Iran oltre a quella (ovvia) della Siria: il che significa un fronte tutto sunnita che isola l’Iran, nemico storico dei sauditi. E’ interessante che non siano stati invitati neppure come osservatori i curdi, per compiacere i Turchi e forse il governo di Baghdad. Dunque anche la lista delle assenze ha un suo significato.

Uno degli obiettivi diplomatici più evidenti della mossa è quello di smentire i dubbi sui rapporti sottobanco fra sauditi, quatarioti e turchi con l’Isis e, infatti, tutti tre i paesi fanno bella mostra di se nella coalizione, anzi, il maggior sospettato, L’Arabia Saudita è promotore e capo dell’alleanza ed ospita il suo quartier generale e, dunque, controlla il cervello dell’alleanza. D’altro canto già un anno fa nacque la coalizione dei 10 contro l’Isis che restò lettera morta non effettuando una sola operazione di combattimento e non si vede perché questa volta debba andare diversamente.

Da questo ambiguo minestrone scaturirà un’azione militare contro Daesh? Può darsi, ma quando? Dopo. Dopo cosa? Dopo.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (11)

  • Caro Aldo,
    definisci ambiguo minestrone l’alleanza militare islamica.
    A me sembra non vi sia nulla di ambiguo a cominciare dal ministro della difesa saudita Mohammed bin Salman che, nell’assordante silenzio delle Nazioni Unite, sta conducendo una guerra contro lo Yemen per legittimarsi all’interno dell’oligarchia dei Saud.
    Nè è definibile ambiguo Erdogan, a meno di non voler essere ciechi riguardo le ambizioni che nutre ed i metodi che pratica.
    Mi sembra, peraltro, che quello della lotta al terrorismo sia un film già visto.
    Proprio Erdogan ha appena utilizzato gli attentati effettuati in Turchia ( che, però, guarda caso, hanno avuto come vittime i suoi oppositori interni) per rompere la tregua con il PKK anzicchè per combattere l’IS.
    Conseguentemente, mi sembra che i creatori dell’IS stiano tentando di ovviare ai guai che i disadattati da essi stessi arruolati hanno causato alla causa sunnita ( e, potenzialmente, agli equilibri di potere interni allo stesso) recitando la parte di voler cambiare tutto perchè nulla cambi.
    Mi sembra molto poco ambiguo.

  • La solita politica di Marianna del passo più lungo della gamba, per finire … a terra e chiedere ad altri di sollevarla, in nome della sua presunt/a/uosa superiorità immorale.

  • OK. Ricordo un episodio stranoto: pochi giorni fa la Russia ha accusato la Turchia di favorire o tollerare il contrabbando di petrolio. Ankara, con poca fantasia, ha rilanciato la stessa accusa su Mosca. In teoria, con i satelliti, gli aerei e i droni sarebbe facilissimo verificare che ha ragione e chi mente. E invece… silenzio totale. E questi qua dovrebbero combattere spalla a spalla contro il Daesh? Ma per favore!

  • Giannuli,io aspetto il suo articolo della guerra commerciale EU-USA che mi pare di aver capito fosse in procinto di essere pubblicazione salvo “dirottamento” causa attentati terroristici a Parigi. Non se ne dimentichi!!

  • A capo della coalizione anti-terrorista ci sarebbe l’Arabia Saudita,ovvero il maggior sponsor del terrorismo islamico. Sembra una barzelletta.

  • Note a margine. E’ di questi giorni la notizia secondo cui Cameron vorrebbe tagliare per i primi er quattro anni di soggiorno il wellfare ai cittadini comunitari soggiornanti in UK. Brussel storce il naso. La partita si inquadra nel prenegoziato sulle partite di avere tra Londra e l’Unione Europea in vista del referendum sulla Brexit, la cui data non è stata fissata.
    Il grido di allarme in Italia è stato lanciato dalla Gisl.
    Se questo non è SOLO un mercato arabo in lingua inglese a latitudini più elevate, ditemi voi cos’è?

  • Comunicazione di servizio:
    purtroppo in lingua russa. i video tuttavia sono ben comprensibili.
    http://cassad.net/konflikty/voyna-na-blizhnem-vostoke/22008-operativnaya-lenta-voyny-na-blizhnem-vostoke-za-1812-2015.html
    ogni giorno il sito aggiorna la situazione in Siria e nelle zone di guerra del m.o. in generale. Fa impressione la cartina di settembre (reperibile negli archivi) a confronto con quella di oggi.
    Per la cronaca, capita spesso di vedere pozzi e colonne di autoblindi in fiamme.
    Infine, una notazione per quanto riguarda i pozzi. La difficoltà maggiore per milizie ed esercito regolare siriano è rientrarne in possesso facendo il minor danno possibile. Per questo – mi riferisco a Russi e Siriani, per il resto non commento – si preferisce limitarsi alle colonne di camion e alle raffinerie. E i Russi, di pozzi di petrolio in zone di guerra, qualcosa ne capiscono.
    Questo episodio è abbastanza noto nell’aneddotica storiografica sovietica, ed è stato recentemente citato proprio in un editoriale che parlava delle difficoltà dell’intervento russo in Siria:
    – “Hitler sfonda nel Caucaso. Occorre fare tutto, affinché neppure una goccia di petrolio arrivi al nemico. Tenete presente che, se i tedeschi prendono possesso del nostro petrolio, noi La fucileremo. Ma se voi distruggete i pozzi prima del tempo, e i tedeschi non li occupano, noi La fucileremo lo stesso”.
    – “Non mi lasciate scelta, compagno Stalin”. Notò Bajbakov.
    – “A voi la scelta, compagno Bajbakov. Pensateci su, e risolvete il problema sul posto.”
    Per la cronaca, Nikolaj K. Bajbakov (1911-2008), all’epoca responsabile dei pozzi del Caucaso, visse fino a 97 anni.
    Testo originale della riunione fra Stalin e Bajbakov
    — Гитлер рвётся на Кавказ. Нужно сделать всё, чтобы ни капли нефти не досталось врагу. Имейте в виду, если немцы захватят нашу нефть, мы вас расстреляем. Но если вы уничтожите промыслы преждевременно, а немец их так и не захватит, мы вас тоже расстреляем…
    — Вы не оставляете мне выбора, товарищ Сталин, — заметил Байбаков.
    Сталин перестал ходить по кабинету, медленно поднял руку и слегка постучал по виску:
    — Здесь выбор, товарищ Байбаков. Думайте, решайте вопрос на месте…
    Paolo Selmi

  • che l’Arabia si faccia promotrice di una coalizione anti IS non ci credono neanche i piu’ babbei. Piu’ probabile che vogliano contrastare l’azione della Russia in medio oriente. Se e’ cosi’ la cosa si fa molto pericolosa

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