Chi è Narendra Modi, possibile prossimo Primo Ministro indiano?

Uno dei miei più preziosi collaboratori, Daniele Pagani, si è da poco trasferito in India dove ha iniziato a collaborare con uno dei più importanti quotidiani locali, The Hindu. Da lì spero potremo avviare una corrispondenza frequente che possa schiuderci una finestra sul mondo indiano, uno dei più importanti da conoscere ad approfondire di questi tempi, per quanto colpevolmente molto poco monitorato dai nostri media. Daniele ha anche un blog, che vi segnalo. Buona lettura!

Barba bianca ben curata, pochi sorrisi, scarso inglese e una fama di fervente induista e campione del capitalismo nel subcontinente sono i tratti distintivi di Narendra Modi, leader e candidato premier del Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito della destra religiosa indiana che, secondo i sondaggi, si appresta a governare la più grande democrazia del mondo.

Modi nasce nel 1950 in una piccola cittadina dello stato costiero del Gujarat, regione che grazie alla sua posizione lungo il confine occidentale indiano è, da sempre, epicentro di floridi commerci. A soli otto anni, desideroso di fare “un`esperienza diversa”, decide di iscriversi nell`organizzazione giovanile paramilitare induista Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), attiva dal 1925, caratterizzata da fervente nazionalismo e spiccata intolleranza religiosa.

Per farsi un`idea, basti sapere che durante la lotta per l`indipendenza indiana, la Rss fu antagonista sia della non-violenza Gandhiana che dell`idea di un`India indipendente, democratica e secolare, aperta a tutte le sue diverse culture e religioni.

La filosofia del partito – tutt`oggi invariata – risultava piuttosto semplice: rifacendosi alla teoria dell`Hindutva rielaborata in senso nazionalista, la Rss era sostenitrice dell`idea di un`India che doveva appartenenre ai soli induisti. Il contrasto con la visione del Congress era netta e, infatti, fu proprio un militante della Sangh ad uccidere il “secolare” Gandhi, relegando il partito alla clandestinità fino al 1949. Nelle sezioni della Rss – shakha –  il giovane Narendra trascorre con dedizione la sua gioventù fino a quando, a diciotto anni, anziché convivere con la moglie impostagli dalla famiglia, decide di partire per un pellegrinaggio di due anni nelle regioni himalayane. Al suo ritorno, fedele alla linea, si trasferirà nel quartier generale della Rss in Gujarat, dove conquisterà la posizione di leader dell`interfaccia studentesca del gruppo. La dirigenza della Sangh, sebbene non più in clandestinità, era solita pretendere dai suoi quadri una certa discrezione, privilegiando un basso profilo volto a tessere relazioni lontano da sguardi indiscreti, direttiva che il giovane Modi disattese spesso, intervenendo nei comizi locali con toni accesi e spiccatamente antigovernativi.

Nonostante il carattere poco incline all`obbedienza e diversi attriti con i dirigenti, il ragazzo spicca per doti organizzative e, poco più che trentenne, guadagna l`importante ruolo di interlocutore della Rss preso il partito nazionale di riferimento, il Bjp. Questo incontro si rivelerà quantomai proficuo per un giovane ambizioso come Narendra che, dopo anni di mosse di palazzo e strategie mediatiche, riuscirà a diventare coordinatore nazionale del Bjp, contribuendo al rafforzamento del tradizionale legame tra quest’ultimo e la Rss, un`unione ancora oggi determinante. Nel 2001 il partito lo candiderà con successo alla presidenza del Gujarat dove, poco dopo l`inizio del mandato, si troverà a gestire l`evento destinato a marcare la sua storia politica e a portarlo sotto la luce dei riflettori internazionali.

Il 27 febbraio del 2002 quattro carrozze dello Sabarmati Express, fermo alla stazione di Godhra, prendono fuoco in circostanze mai chiarite: nell`incendio trovano la morte 59 persone. Il treno trasportava un gran numero di attivisti induisti di ritorno da Ayodhya, luogo in cui si erano svolte le celebrazioni in memoria della demolizione della Moschea di Babri – colpevole di essere costruita su un antico tempio induista – avvenuta nel 1992 con la partecipazione diretta di militanti e quadri della Rss e del Bjp. Modi dichiarò in conferenza stampa che l`incendio era di matrice dolosa e terrorista, afermazione che contribuì a scatenare immediate e diffuse violenze contro la popolazione mussulmana del Gujarat. Volontari con vestiti color zafferano e pantaloncini color cachi – tratti distintivi della Rss – diedero vita ad un massacro che durò tre giorni, lasciando sul terreno più di mille morti ed un numero indefinito di feriti. La maggior parte dei governi occidentali, vista l`evidente mancanza di decisione nel fermare le atrocità, optò per togliere a Modi il visto diplomatico, provvedimento annullato negli ultimi due anni. Una lunghissima inchiesta, più volte contestata dalle associazioni dei familiari delle vittime, condotta dalla Corte Suprema Indiana in merito ai cosiddetti 2002 riots, ha assolto il Chief Minister dichiarandolo legalmente non perseguibile, ma l`inattivismo politico ed istituzionale di Modi e del Bjp nel fermare i disordini resta un`evidenza storica. A testimonianza basti considerare che la signora Maya Kodnani, membro del Bjp e più volte ministro nell`assemblea legislativa del Gujarat, è stata condannata in via definitiva per essere stata presente ed aver istigato la folla a compiere il massacro di circa cento persone nella città di Ahmedabad. Nella sentenza, inoltre, viene specificato chiaramente il ruolo passivo della polizia nel mantenere l`ordine pubblico.

Nonostante tutto, la stella di Narendra Modi continua a brillare nell`intricata galassia della politica indiana: per dodici anni resta alla presidenza del Gujarat fino a qando, a coronamento di una lunga carriera, il partito lo individua come possibile vincitore della premiership indiana. Nella campagna elettorale Modi ha spesso vantato di essere il padre del cosiddetto Modello Gujarat, un modello di sviluppo economico caratterizzato da un capitalismo di stampo neoliberista particolarmente avverso all`intervento pubblico in tutti i campi dell`economia, politiche salariali comprese. Il suo amore per il libero mercato ha garantito a Modi l`appoggio di alcuni tra i maggiori industriali indiani, tra cui spicca per militanza Gautam Adani, patron di Adani Group, un colosso dell`energia che nel 2013 ha dichiarato utili netti per 308 milioni di dollari. Il Modello Gujarat prevede, in sostanza, facilitazioni fiscali e prezzi agevolati per tutti gli investitori interessati ad aumentare gli indici di crescita dello Stato, un benvenuto che avviene soprattutto a discapito dei diritti dei lavoratori e della regolarità delle operazioni commerciali.

A titolo di esempio basti ricordare che il governo del Gujarat ha firmato concessioni di vendita di terreni pubblici alla Adani Group per cifre irrisorie – vicine al centesimo di dollaro per metro quadro –, permettendo al colosso di rivenderle in un`operazione speculativa multimiliardaria. Modi, però, ha a cuore anche gli investitori esteri, soprattutto le grandi compagnie americane, da molto tempo desiderose di sfondare la porta dell`economia indiana per prendere possesso di grosse fette di mercato. La ricetta per ingolosire i commensali è il grande classico della delocalizzazione, un piatto che verrà reso conveniente grazie ai suoi ingredienti principali: poche tasse e salari bassi. In questo modello c`è poco spazio per lo sviluppo sociale, e i dati parlano chiaro, uno su tutti la percentuale della denutrizione infantile: secondo i dati, in Gujarat  il 44% dei bambini sotto i cinque anni non riceve adeguato nutrimento.

La costosa campagna elettorale del Bjp, tuttavia, sembra essere riuscita nell`intento di creare nell`elettoratro medio – deluso da anni di malgoverno dell`Indian National Congress – l`immagine di Modi come uomo capace di sbloccare le deludenti performance economiche indiane. Ascoltando i pareri della strada, sembra che nessuno abbia considerato che il Gujarat, sebbene sia primo per industrializzazione, risulti sesto nella classifica degli investimenti esteri in India – prima di lui Maharashtra, Delhi, Tamil Nadu, Karnataka e Andra Pradesh – e di come il suo tasso di crescita risulta essere incrementato su quello nazionale solo dello 0,3% negli ultimi dieci anni a fronte, per esempio dello stato del Bihar, dove l`incremento è stato dello 1,3%. L`elettorato sembra essere ancora meno impressionato dal rischio di un`India vista dalle grandi multinazionali come nuovo paradiso della delocalizzazione: un luogo dove impiantare produzioni di base e assemblaggi a basso costo su cui garantirsi enormi profitti in un regime di duty free.

Gli investimenti propagandistici, probabilmente, porteranno i loro frutti: l`elettorato indiano, esattamente come quello di molti paesi occidentali, è composto da una grande fetta di popolazione con gradi di istruzione medio bassa, abituata a decidere in base a slogan semplici e chiari piuttosto che a fronte di un`analisi specifica dei dati. Come spesso accade, insoddisfazione politica ed economica rafforzano il bisogno di un uomo forte, decisionista e capace di risolvere tutti i problemi, un desiderio che l`ufficio propaganda del Bjp sembra aver interpretato al meglio. Da questo punto di vista, campagna elettorale e dinamiche di voto in India non sembrano essere diverse da quelle di molti Stati “occidentali”, vittime del miraggio dell`uomo forte, panacea di tutti i mali,  capace di risollevare le sorti della nazione.

da Nuova Delhi, Daniele Pagani

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