La morte di Osama Bin Laden: buio pesto, in una notte di eclisse di luna, dentro una miniera di carbone.

Cappuccino, brioche e intelligence n°25.

Più passa il tempo e meno ci si capisce nella storia di Bin Laden, degna conclusione di una guerra decennale nella quale nulla è mai stato come sembrava. E neanche siamo sicuri che sia la conclusione.
Tirando le fila:
a- non si capisce come è andata perchè abbiamo almeno una mezza dozzina di versioni diverse
b- non si capisce perchè ci sia stata tanta fretta ad uccidere Osama
c- non si capisce cosa ci sia di così raccapricciante nelle foto del cadavere di Osama (mentre quelle degli altri non sarebbero raccapriccianti… perchè?) da non poter essere mostrata, e peraltro si poteva anche ricomporre la salma prima di fotografarla
d- non si capisce il perchè sia stato necessario buttarlo in mare “secondo il rito islamico” (che, in realtà, è contrario all’inumazione in mare)
e- non si capisce da quando e come sia stato identificato il suo covo
f- non si capisce come mai il capo di Al Quaeda fosse così debolmente protetto.
Partiamo di qui: il famigerato compound era, in realtà, una villa un po’ rinforzata, con un debolissimo gruppo di uomini a guardia, senza vie di fuga nascoste e senza nascondigli neanche per i computer. Soprattutto stupisce:
a- che Bin Laden non cambiasse frequentemente covo (come si penserebbe per un super latitante) ma sia restato per ben otto mesi nello stesso posto (stando a quello che dicono gli americani che avrebbero individuato il punto già otto mesi prima)
b- che non avesse predisposto un qualche meccanismo di autodistruzione degli archivi elettronici e si sia fatto beccare così facilmente due pc e tre hard disk zeppi di dati. Un contingente di uomini armati un po’ più consistente, non avrebbe certamente evitato la sua cattura ed uccisione, ma avrebbe potuto dare il tempo a lui o chi per lui, di distruggere l’archivio
c- che, non solo avesse con sè l’archivio, ma anche una delle mogli ed alcuni figli, esponendoli al rischio.

Se queste informazioni fossero vere (condizionale assai dubitativo), vuol dire solo una cosa: che Bin Ladin si sentiva sicuro dove stava, al punto di non aver predisposto neppure una via di fuga. Da dove gli veniva tutta questa sicurezza? La prima ipotesi, abbastanza ovvia, è che fosse protetto dai servizi pakistani. E ci sono sin troppi indizi per pensarlo, dalla località in cui si trovava (abituale meta vacanziera dei generali di Islamabad), ai precedenti: tutti i maggiori capi di Al Quaeda sin qui caduti, sono stati sorpresi in città pakistane (Khalid Sheikh Mohammed a Rawalpindi, Abu Zubaydah a Faisalabad, Ramzi Binalshibh a Karachi) il che non può essere solo un caso. D’altra parte, che Al Quaeda disponesse di informatori dentro l’Isi era cosa da sempre sospettata.

Dunque, non ci voleva Madama di Tebe per indovinare che Osama godesse di protezioni pakistane. Ma bastava questo a spiegare una latitanza decennale e ad autorizzare tanta sicurezza?
Riflettiamoci bene: Osama era il super ricercato dei servizi segreti americani e che dei Pakistani non ci fosse da fidarsi lo sapevano tutti dall’immediatezza delle due torri, possibile mai che la Cia e gli altri servizi americani non abbiano infilato loro spie nell’Isi, intercettato massicciamente le comunicazioni dei pakistani, sorvegliato e pedinato gli uomini del servizio? Se è così vuol dire che sono il servizio segreto dei boys scout.
E, dunque, come mai un super latitante, super ricercato, super nemico pubblico è riuscito a sfuggire alla cattura per dieci anni, quando adottava  metodi di clandestinità così approssimativi? Questa cattura sembra quella di Provenzano: latitante per decenni, per poi essere catturato all’angolo di casa sua e grazie alla banalissima trovata di seguire un corriere, cosa che poteva essere pensata decenni prima.

E, d’altra parte, se anche i servizi americani fossero ridotti così male da non conoscere l’Abc del loro mestiere, come faceva Bin Ladin a saperlo e ad esserne così sicuro da comportarsi in quel modo?
Diremmo che queste incongruenze rilanciano tutti i dubbi sul personaggio Bin Ladin e sui suoi rapporti con i servizi segreti americani. Ripetiamo: non ci convince l’idea che l’11 settembre sia stato un episodio di strategia della tensione manovrato dalla Cia di cui Osama sarebbe stato un agente consapevole. Ci sembra ancora una ipotesi un po’ troppo fantasiosa e forzata. Però, ci sembra evidente che Osama non sia stato solo il grande nemico degli Usa, ma che, anche dopo la fine dell’invasione russa e dopo l’11 settembre, ci sia una storia di rapporti coperti fra “l’emiro del terrore” ed i suoi nemici americani, molto più complicata e inconfessabile di quel che sembra.

Ci sono molte cose ancora da sapere per capire bene come è andata.
Ragioniamo per approssimazioni successive. Ci sono due ipotesi con due sottoipotesi ciascuna:
A- il morto è effettivamente Osama
a1- è andata, grosso modo, come dicono gli americani
a2- è andata molto diversamente ed Osama è stato consegnato dai pakistani oppure è la stessa Cia, che sapeva da tempo dove era ma trovava conveniente tenerlo in vita per giustificare la prosecuzione della presenza militare in Afghanistan, ora ha deciso di scaricarlo perchè sono cambiati i piani ed occorre ritirarsi dall’Afghanistan

B- il morto non è Osama perchè:
B1- Osama in realtà è morto prima, magari di morte naturale, ma non si poteva ammettere che lo fosse, per cui si è fabbricato un facile successo per uscire dalla guerra
B2- Osama è ancora vivo e questa è solo una sceneggiata. Ma questo è possibile solo presupponendo un accordo fra gli americani e lui che accetta di “sparire” in cambio di una qualche contro partita politica.

Vediamo:
ipotesi A1,
a sostegno ci sarebbero questi indizi: le dichiarazioni della figlia che avrebbe assistito all’uccisione, la prova del Dna che gli americani sostengono di aver fatto che dà una conferma al 99.9%, le foto degli altri uccisi, l’assenza di smentite da parte di Al Quaeda e dei talebani, le conferme di Islamabad
contro: le infinite incongruenze che abbiamo segnalato e, in particolare, la perdurante assenza di foto a supporto e la decisione di disperdere il cadavere in mare (gli americani avrebbero invece interesse a dissipare ogni dubbio sul fatto che il morto sia proprio Osama)
Si badi che gli indizi a supporto sono direttamente o indirettamente legati solo a fonti americane.
Probabilità che sia andata in questo modo: i dati contrari prevalgono nettamente su quelli a favore che in realtà sono in gran parte basati sulla parola degli americani, quindi, molto bassa, diciamo un 10% perchè ci siamo svegliati di buon umore.

ipotesi A2:
a sostegno: le forti incongruenze della versione ufficiale, la stranezza delle deboli difese di Osama ed alcuni degli indizi precedenti (come la prova del Dna) la debole reazione pakistana, la momentanea assenza di reazioni di Al Quaeda (che forse non sa con sicurezza come sia andata)
contro: l’assenza di foto e la decisione di buttarlo a mare (per le stesse ragioni di cui sopra)
Probabilità: i dati a supporto prevalgono su  quelli contrari, dunque, abbastanza buone, diciamo il 30% (suscettibile di crescere a seguito di un  più approfondito esame degli indizi contrari che faremo nel prossimo pezzo)

ipotesi B1:
a sostegno: l’assenza di foto e la dispersione del cadavere, le incongruenze riferite, la debolezza delle difese di Osama, il lungo silenzio di Osama che – se la memoria non ci inganna- non rivolge appelli registrati da almeno 5 anni, il video di Ayman al-Zawāhirī del 2005 nel quale il vice di Osama appariva con il turbante vistosamente fasciato a lutto. Adesso ci si aggiunge anche un esperto della materia come Steve Pieczenik (molto noto in Italia per il suo ruolo nel caso Moro) che ha dichiarato che Osama è morto già prima dell’attentato dell’11 settembre che fu un auto-attentato. Chi volesse leggere per intero le sue dichiarazioni veda:
http://groundzeroresearch.blogspot.com/2011/05/uno-dei-piu-importanti-funzionari-del.html

contro: l’esame del Dna, le dichiarazioni della figlia, le conferme pakistane.

Probabilità: i dati a favore prevalgono fortemente su quelli contrari, per cui elevate, diciamo il 45% (che però possono decrescere ad un esame più approfondito)

Ipotesi B2:
a sostegno: l’assenza di foto e la dispersione del cadavere, le incongruenze della versione ufficiale, l’assenza di reazioni di Al Quaeda (infatti questa ipotesi presuppone che americani ed Osama siano d’accordo)

contro: le dichiarazioni della figlia, la prova del Dna, le reazioni dei pakistani che rischiano di essere quelli che restano col cerino acceso, ma, soprattutto, questo sarebbe troppo rischioso per gli americani che potrebbero essere smentiti in ogni momento da Osama e da un servizio segreto terzo, con conseguenze devastanti per l’immagine.

Probabilità: i dati a favore e quelli contrari numericamente quasi si equivalgono, ma il peso dei secondi è, sul piano logico, decisamente maggiore. Per cui probabilità medio-basse. diciamo il 15%

Nel prossimo pezzo ci ragioneremo su più approfonditamente.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (3)

  • considerazione a priori.
    il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, cioè: il delitto perfetto non esiste, quindi anche nell’intelligence americana c’è sempre un margine di stupidità, di illogico.
    Poi, se è difficile sapere cosa è successo, ma è giusto chiederselo, mi interessa sapere: perché proprio ora? E in questo articolo ci sono delle risposte a questa domanda. grazie

  • Penso che l’intervento ci sia stato e che Osama era lì. Le incronguenze che esistono, potrebbero anche spiegarsi con il fatto che lo abbiano preso vivo. Magari lo uccideranno dopo, e solo allora supereranno le riserve e ci faranno vedere un “bel” cadavere che non lascia dubbi sul fatto che si tratti proprio di Osama Bin Laden.

  • Mi piace veramente molto l’ipotesi B1. E’ sicuramente intrigante e metterebbe a posto molte cose. Oltre a quanto ricordavi fra i fatti a sostegno, sarebbe in accordo con le notizie che davano Bin Laden molto malato (vado a memoria, se ne parlava 5-6 anni fa, forse più). C’è però un punto che mi lascia perplesso, cioè la reazione di Al Quaeda, che, stando ai notiziari, hanno confermato la morte del loro leader. Se Bin Laden fosse morto da tempo, o ne avrebbero dato loro la notizia, o adesso dovrebbero smentirne la morte. Ipotizzando che fosse effettivamente morto anni fa per cause naturali, l’organizzazione avrebbe potuto optare, a mio parere, per due direzioni:
    – annunciare la morte del leader ed incoronare il nuovo capo [scopo: avere un capo operativo in grado di diffondere video messaggi, che hanno un effetto mediatico importante], o
    – passare sotto silenzio la morte del leader in quanto troppo importante per l’organizzazione la sua immagine carismatica.
    Se ipotizziamo che Bin Laden sia morto anni fa, dobbiamo per forza concludere che Al Quaeda abbia deciso di non diffondere la notizia. Allora perché adesso dovrebbero confermarne la morte se sanno che gli americani non possono avere in mano un corpo da mostrare?
    Oddio, un motivo l’avrei anche, ma mi sembra troppo contorto: gli americani non hanno scoperto il nascondiglio di Osama e l’hanno ucciso, ma invece hanno trovato la tomba di Osama morto per cause naturali e ne hanno trafugato il cadavere. Questo spiegherebbe l’assenza di foto (non si può mostrare un cadavere di 5 anni fa e dire che l’hai appena ucciso) la conferma di Al Quaeda e la prova del DNA. Ovviamente non spiega la conferma della moglie e dei servizi pakistani.

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