Mohammad bin Salman getta la maschera

La morte brutale di Jamal Kashoggi, il giornalista dissidente saudita ucciso nel consolato di Riad a Istanbul il 2 ottobre scorso, ha svelato al mondo il reale volto della presunta “rivoluzione” politica della monarchia wahabbita incarnata dal giovane erede al trono Mohammad bin Salman.

Osannato a lungo da media e politici occidentali per riforme cosmetiche come l’apertura dei cinema e il permesso di guidare accordato alle cittadine donne, MBS è stato più volte corteggiato, coccolato e osannato da numerosi leader occidentali (da Donald Trump a Emmanuel Macron, passando per Theresa May) interessati a rafforzare la partnership con Riad nel momento in cui l’Arabia Saudita, varando il piano di riforme economiche Vision 2030, appariva una risorsa fondamentale per futuri investimenti e accordi commerciali.

Protetto dalla doppia morale del “patto col diavolo”, per usare l’espressione resa celebre da Fulvio Scaglione, il regno wahabbita ha potuto continuare, nel frattempo, le sue linee politiche più detestabili: dalla repressione del dissenso (certificato da un aumento drastico delle condanne a morte) al perpetramento del violento conflitto yemenita, causa di una catastrofe umanitaria senza precedenti.

La novità forse più interessante è stata tuttavia rappresentata dall’inaspettata apertura di credito concessa dal governo israeliano di Benjamin Netanyahu a Mohammad bin Salman, leader de facto di un Paese che ufficialmente non riconosce lo Stato ebraico ma che con quest’ultimo ha sviluppato una notevole sinergia basata principalmente sul comune afflato filo-statunitense, rinfocolato dalle politiche dell’amministrazione Trump, e sulla comune individuazione dell’Iran come minaccia esistenziale alla sicurezza mediorientale.

Come ha scritto Lorenzo Vita su Gli Occhi della Guerra, “l’omicidio di Khashoggi conferma che Mbs è un partner inaffidabile e, in generale, un pessimo stratega. Perché ciò che è successo nel consolato saudita di Istanbul non è solo un crimine, che già di per sé meriterebbe una condanna unanime e senza compromesso, ma è soprattutto un errore. Un errore talmente brutale ed efferato che dimostra come bin Salman, a prescindere dalla moralità, sia un uomo impulsivo e assolutamente non adatto a poter gestire un Paese cui si affidano le chiavi del mondo arabo e mediorientale”.

Daniel B. Shapiro su Haaretz ha spiegato come “l’omicidio di Khashoggi, oltre a superare le linee rosse dell’immoralità, indichi anche la totale inaffidabilità dell’Arabia Saudita a guida Mbs come partner strategico”, e per Israele si apre una crisi strategica delicata, dato che Tel Aviv dovrà bilanciare il chiaro interesse di Netanyahu a mantenere l’Arabia Saudita tra gli alleati degli Stati Uniti per massimizzare l’allineamento strategico contro l’Iran con la necessità evitare di diventare un lobbista di Mohammed bin Salman a Washington. Fermo restando che la fobia iranofobica dei leader israeliani è forse tra le principali cause della svolta incontrollabile di Mbs.

Con lampante ritardo, i media occidentali hanno scoperto dopo oltre tre anni quale sia il reale volto dell’Arabia Saudita targata Mohammad bin Salman. Trump, secondo il Washington Post, giornale per cui Kashoggi scriveva in diverse occasioni, “ha sopravvalutato la relazione” con i sauditi e ha “incoraggiato Ryad a credere di potersi comportare in modo avventato e persino criminale senza conseguenze. Qualunque sia l’esito del caso Khashoggi, è essenziale un cambiamento strutturale della relazione”; eventualmente, se necessario, su richiesta del Congresso. Nulla del genere, escludendo le parole del giornalista ucciso, era stato mai invocato di fronte alle tremende immagini dei massacri yemeniti.

Dopo aver per anni costruito una personalità degna del Principe di Machiavelli e aver fatto coincidere l’immagine, a lungo offuscata, del suo futuro regno con il suo volto apparentemente moderno, alla moda e, nel soffocante totalitarismo di casa Saud, “progressista” Mbs ha gettato la maschera e, per citare il grande autore fiorentino, non è riuscito a bilanciare “la bestia e l’uomo”, la volpe e il leone.

Il delitto Khashoggi non è la prima azione del giovane governante a calpestare qualsiasi criterio di umanità, ma è invece la prima a rappresentare un danno irreparabile alle traballanti fondamenta su cui il Trono delle Spade provava a rifondarsi. Tanto che l’anziano re Salman potrebbe addirittura pensare di estromettere il rampollo dalla linea di successione al trono. “Per il povero Khashoggi non ci sarà giustizia in questo mondo”, scrive Piccole Note. “Ma se la sua morte porrà un freno a certe derive, può forse evitare qualche crimine futuro. E forse risulterà meno vana di tante altre morti innocenti che tali derive hanno procurato in questi anni, in Medio oriente e altrove” e di cui Mbs è tra i più grandi responsabili.

Andrea Muratore

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Andrea Muratore

Andrea Muratore

Andrea Muratore, classe 1994, è studente magistrale di Economics and Political Science all’Università degli Studi di Milano; collabora con “Gli Occhi della Guerra” e con il sito di Aldo Giannuli.

Comments (4)

  • ACME NEWS
    Il personaggione che tanto piace a Macron d’Arabia, mega importatore di tric e trac boom boom da Marianne e giocattoli hi tec dall’Allemagna, ha indotto Henri Bernald Lattelapeschì, già strenuo difensore dei diritti umani in Libia a chiedere udienza a messiè Emme, il quale, tra qualche giorno, lo riceverà, dopo il riposo di quattro giorni che si è meritamente auto assegnato in una località segreta, lontana da Benalla.
    Una gola profonda ha fatto trapelare alla stampa l’agenda del colloquio: l’omicidio di Kassogghi sarà sanzionato con l’embargo di giocattoli, per dare un segnale forte a Ryad.
    Del disastro umanitario in Yemen i due discuteranno in un prossimo appuntamento, torte in faccia permettendo.

  • Dice: “Ma se Khasoggi lo hanno fatto fuori i nemici interni di MBS per metterlo in cattiva luce e danneggiarne le relazioni con l’Occidente in un vero e proprio Regeni-bis?”

    Risposta: “Peggio mi sento: MBS si candida alla guida del Medio Oriente senza un controllo non dico totale – non vi è mai e non vi è mai stato, Stalin escluso – ma a quanto pare nemmeno accettabile dei propri servizi di sicurezza”.

    Dunque mi unisco alla domanda: stiamo davvero appaltando a questo signore il Medio Oriente, regione notoriamente pacifica, dal clima gradevole, famosa nel mondo per la propria tradizione culinaria e poco altro?

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    Venceslao di Spilimbergo

    Senza voler in alcun modo partecipare alla “santificazione” postuma del signor Khashoggi (pratica che non ho mai apprezzato… tanto più se a esserne beneficiario è un personaggio quantomeno ambiguo come il defunto giornalista), condivido buona parte dell’articolo dell’Esimio signor Muratore: il Principe MbS ha compiuto un grave errore politico nel eliminare un avversario in quel modo, senza le dovute precauzioni del caso… tanto più se la vittima era una personalità famosa a livello mediatico (non tutti i morti pesano in pari maniera!). A prescindere se l’ordine sia stato emanato direttamente oppure no, il giovane Al Saud si è danneggiato con le sue stesse mani: tolta infatti la copertura mediatica che aveva saputo costruirsi addosso, mediante operazioni puramente cosmetiche (con il supporto di Washington, interessata a rafforzare la fragile Arabia in funzione anti Iraniana), ecco che stanno emergendo tutti i suoi crimini compiuti nel ultimo periodo; e tramite essi, utilizzati dai suoi numerosi avversari interni, ecco che è già cominciata l’operazione di screditamento (e conseguente delegittimazione) a suo danno. Teheran non potrà che felicitarsene: una guerra “civile” tra le numerose fazioni interne alla Dinastia/ Tribù Saudita, in vista delle successione al debole e malato Re Salman, non potrà che indebolire ulteriormente Riyadh nell’area del Golfo. Singolare comunque un punto: USA, Regno Unito e Turchia pur sapendo cosa il signor Khashoggi rischiasse (e nel caso di Washington e Ankara, pur consapevoli di cosa stesse accadendo dentro il Consolato), non sono intervenuti in alcun modo per salvare il giornalista… forse era divenuto un personaggio troppo scomodo/ fastidioso? Se così fosse, perché? O forse quel poveraccio è stato solo una pedina (da sacrificare) per un disegno più grande? E se ci trovassimo dinnanzi alle conseguenze di uno scontro, per “interposta persona”, tra la Casa Bianca (vicina al Principe MbS) e gli Apparati Federali? Da notare come si stia muovendo il Pentagono negli ultimi giorni, per esempio riguardo la guerra in Yemen. Molte cose si stanno muovendo sotto i cieli del Potomac. E forse sono lungo quelle rive da cercare le risposte a questo delitto.
    Congratulandomi per l’interessante e stimolante scritto, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

  • Le petromomarchie feudali del golfo sappiamo bene cosa sono e cosa fanno…. Ricordiamo come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e anche il Pakistan erano gli unici stati a riconoscere il governo telebano, oggi esso pare diviso (!) con la volontà di isolare il Qatar (la stessa Turchia sempre ambigua), altri stati del golfo lo accusano di sostenere il terrorismo (proprio gli stati salafiti e wahabiti….), ma noi occidentali guardiamo sempre dall’altra parte, soprattutto quando queste monarchie feudali, detengono parte del nostro debito pubblico, o quando acquistano da palazzinari nostrani invenduti grattacieli o sponsorizzano le nostre squadre di calcio sempre affamate di denaro e di questioni come il terrorismo, i dei diritti umani e di una società che dovrebbe guardare oltre i combustili fossili se ne parlerà la prossima volta.
    P.S. anche Salvini ha cambiato idea sul Qatar…..

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