Mettere un freno al “giustizialismo”

Cosa hanno in comune notizie come quella del bambino di Padova prelevato di peso dalla polizia, e quelle delle querele di Carofiglio a Ostuni e di Serra a Bersani? E cosa c’entra tutto questo con la legge anticorruzione che è un ovvio fallimento annunciato? O la condanna di Sallusti e la nuova legge limitativa della libertà di stampa? O con il sempre più frequente ricorso della Fiom a forme di lotta legali piuttosto che propriamente sindacali? Apparentemente nulla, ma se ci fate caso c’è un filo rosso che le lega: l’irragionevole aspettativa di risolvere qualsiasi conflitto in sede giudiziale. Non si tratta di un fenomeno solo italiano ma di una tendenza culturale in qualche modo commessa con l’ondata neo liberista, ma su questo ritorneremo a breve, qui limitiamoci all’orticello di casa.
A partire dai primi anni novanta si è diffusa una idea assai pericolosa per cui all’idea di giustizia sociale si è sostituita quella di giustizia dei codici ed al conflitto sociale quello nelle forme giudiziarie. Non nego affatto che il conflitto sociale possa passare anche per le aule dei tribunali (ci mancherebbe!) e bene fa la Fiom a far valere i suoi diritti contro la Fiat nelle sedi giudiziarie, ma sia chiaro che se sei costretto a ricorrere al giudice ordinario, vuol dire che stai messo male dal punto di vista dell’efficacia delle forme di lotta come lo sciopero ecc: è una ammissione di debolezza.

Pertanto, nego decisamente che questo possa sostituire e riassorbire il conflitto di classe (toh che strana e vecchia espressione mi è sfuggita! Scusatemi… è l’età…).

Il primo punto, su cui occorre rimettere i puntini sulle i, è questo: non tutte le relazioni umane sono decidibili in sede giudiziaria, non tutte le ragioni si possono far valere davanti ad un giudice e ci sono materie in cui il magistrato deve tenersi accuratamente ai bordi, evitando solo quello che può danneggiare diritti fondamentali ed accertabili.

Ad esempio i rapporti interpersonali come quelli di famiglia. E partiamo da un punto: non esiste un diritto ad essere amati anche se un padre, un fidanzato, una moglie ecc possano avere ragionevoli aspettative in questo senso. L’amore o te lo conquisti sul campo o non c’è giudice che te lo può rendere. Non si può ordinare ad un bambino di “resettare i suoi equilibri affettivi” come se fosse un Pc. Di questo passo che facciamo, ammettiamo anche la costituzione in giudizio del fidanzato lasciato dalla ragazza? Ordiniamo alla ragazza di “resettare” le sue diverse scelte amorose? Magari, alla fine, un magistrato tanto ansioso di conoscere la gloria dei quotidiani (o magari tanto demente) da farlo, prima o poi, sbuca,  ma forse, proprio per questo è arrivato il momento di mettere un freno. Ma, voi mi direte, un conto è la volontà di una ragazza maggiorenne o, comunque, capace di intendere e di volere ed un conto è un bambino che è influenzabile ed ancora non sa bene cosa volere. Questo è l’errore: non capire che un bambino, anche di 10 anni ha un foro interiore di fronte al quale anche il magistrato deve arrestarsi, perché non ha diritto di entrare. Farlo è un gesto odioso ma soprattutto inutile: non si può forzare la volontà di un essere umano, solo perché minore. Dopo che mia madre mi fece una cosa simile, non le rivolsi più la parola per 21 anni. Ci furono magistrati di cui serbo memoria assai negativa (Antonio Lorusso, Mario Cappabianca…) ed altri di cui la ho positiva (Giuseppe Frisari, Leonardo Rinella…): come vedete, nonostante sia passato quasi mezzo secolo da quei fatti, li ricordo tutti nome per nome. Ho sempre avuto buona memoria, ma non si tratta solo di questo. Non fate mai l’errore di sottovalutare i rancori dei più giovani: sono eterni.

Dunque, la giustizia dei codici e delle toghe ontologicamente non ha strumenti per entrare in certe questioni e deve limitarsi a tutelare gli interessi del minore, prima di tutto rispettandone la volontà. Contro questa non esistono diritti di sorta del genitore.

In altri casi, come il conflitto sociale, la giustizia dei tribunali può avere effetti positivi ma inevitabilmente parziali, perché costitutivamente il potere giudiziario non  può creare la norma ma solo interpretarla e la norma è sempre in ritardo sulle dinamiche sociali. Dunque il giudice non può che avere un ruolo conservativo, perché il suo compito è quello di tenere l’ordine sociale (non cambiarlo) e farlo nei limiti delle norme scritte. Negli anni settanta Magistratura Democratica ebbe un ruolo progressivo perché interpretò le norme ordinarie (che erano molto “indietro” sui tempi) alla luce della Costituzione (che era assai più avanzata), e questo fece nascere un equivoco duro a morire: quella era una situazione eccezionale non ordinaria. Ci fu qualche autorevole giurista che arrivò a scrivere che il magistrato del lavoro, nel processo di emancipazione dei lavoratori, è “quantomeno deuteragonista” insieme all’organizzazione sindacale. Un delirio totale: i processi sociali spettano alle forze sociali, i magistrati facciano il loro mestiere mantenendosi terzi, non abbiamo bisogno di fiancheggiatori di questa specie.

E così si capisce che la giustizia dei tribunali non è neppure idonea a curare patologie sociali come la corruzione. Può e deve intervenire per punire chi si corrompa, ma questo significa che interviene a danno fatto. Noi invece, più che punire il corrotto (ed il corruttore) vogliamo prevenire il fenomeno scoraggiando i corruttori, rendendo trasparenti e controllabili le decisioni del potere pubblico, avvicendando gli amministratori, svolgendo un monitoraggio continuo ecc. tutte cose che non è la magistratura penale a poter fare. Il limite dell’azione di contrasto alla corruzione, in questi anni, è stata questa riduzione al solo aspetto penale, con atteggiamenti da grida manzoniane.

Mani pulite è stata un disastro per la cultura civile di questo paese,  introducendo una certa quantità di idee sbagliate, a cominciare da questa ideologia del giudice vendicatore. Si era già cominciato con la lotta al terrorismo, quando nei titoli dei giornali e nelle relazioni ufficiali campeggiavano bestialità del tipo: “La magistratura contro il terrorismo”, poi abbiamo cominciato con “la magistratura contro la mafia” “contro la corruzione” ecc ecc. Insomma, il “giudice con l’elmetto”. Tutto questo ci ha fatto dimenticare che alla magistratura non spetta il compito di combattere il terrorismo, la mafia, la corruzione o qualsiasi fenomeno sociale e politico. Questi sono compiti della politica. Al potere giudiziario spetta il compito di giudicare se quel determinato cittadino ha fatto o no quel particolare reato: nella gabbia degli imputati ci sono singole persone in carne ed ossa, non la mafia, il terrorismo o la corruzione.

Questo spostamento sul solo aspetto della politica penale ha finito con il determinare un’usurpazione di ruoli che è uno degli aspetti non marginali della cultura anti politica di questi venti anni. Ci sono, poi, inidoneità funzionali per le quali è bene che una certa quantità di comportamenti vengano sottratti alla decisione giudiziaria, per evitare un ulteriore aggravio delle condizioni del sistema. Parlo di reati come l’ingiuria, la diffamazione (non la calunnia che, invece è bene che resti come reato) le percosse (non le lesioni) ecc. ed, ovviamente dei riscorsi in sede civile per questi comportamenti. Mi ha molto divertito l’alzata di scudi dei miei amici avvocati sulla questione Carofiglio-Ostuni in difesa del diritto del primo di dolersi per le offese ricevute. Ma, cari amici magistrati ed avvocati, non siete capaci di farci avere sentenze su cose molto più serie in tempi decenti e ci venite a dire che dobbiamo occuparci di queste bazzecole?! Questo è il paese in cui i procedimenti penali, sino a sentenza definitiva, hanno una durata media dai 5 ai 7 anni (la media varia da distretto giudiziario a distretto), le cause civili durano in genere 9 anni. E pensate che ci si debba occupare di scemenze del genere?  Non vi accorgete che è lo stesso presupposto che legittima cose indecenti, come la condanna al carcere di Sallusti usata dai politici come pretesto per infliggere un nuovo giro di vite alla libertà di stampa?

Capisco che ogni categoria difenda il suo lavoro, ma se proprio non vogliamo depenalizzare certi comportamenti e circoscrivere la proponibilità dell’azione civile, facciamo almeno una cosa: dividiamo i reati in tre fasce, A, B e C, in base alla gravità stabilita  dalla pena comminata e stabiliamo che il magistrato possa occuparsi dei casi di fascia B quando ha esaurito tutti quelli di fascia A, quindi di quelli di fascia C quando ha esaurito anche quelli di fascia B. Che ne dite? Con i tempi della giustizia italiana, secondo voi, quante cause C arriverebbero in discussione?

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (13)

  • Secondo me, metti assieme molti concetti differenti, ed un commento articolato richiederebbe una lunghezza eccessiva.
    Sulla maggior parte dei punti concordo, ma mi sembra che nel tuo articolo, rimane qualcosa di non detto.
    Mi chiedo se abbia senso considerare il ricorso alla magistratura come una questione isolata. Il ruolo di supplenza che la magistratura gioca, e riferiamoci in particolare ai reati di corruzione della pubblica amministrazione, non è scelto dai magistrati, e neanche dagli inquirenti, e neanche dai cittadini che magari plaudono pure alle loro sentenze, è il frutto di una carenza della politica: qui, da antiliberale, io direi che l’ideologia liberale fa i suoi danni con l’ignorare l’ethos prevalente, ma lasciamo qust’aspetto, sennò vado fuori tema.
    Ora, si ha un bel dire che medicare i feriti non è un modo efficace per evitare di avere feriti, se scoppia una bomba, non ci resta che medicare i feriti, e non serve prendersela con i medici che fanno il loro mestiere.
    In particolare, non so cosa intendi dire quando ti riferisci a danni fatti da tangentopoli, perchè da come dici, si potrebbe dedurre che la colpa è della procura di Milano e non dei politici che rubavano, diciamo che una certa ambiguità in questo passaggio si potrebbe leggere.
    Pur nella consapevolezza che che vada fatta un’attenta prevenzione degli attentati terroristici, se scoppia una bomba, non c’è scelta alcuna, senza pretendere di risolvere così i problemi terroristici, si dovrà necessariamente medicare i feriti, e farlo finchè non ci saranno più attentati.

  • Sono ancora una volta completamente d’accordo con Aldo, compreso il giudizio sulla FIOM (della quale sono rappresentante sindacale). Per quel riguarda questo specifico punto, ritengo di essere testimone oculare dell’agire di due fattori che portano la FIOM a rivolgersi alla magistratura come ultima spiaggia: da una parte, il rifiuto di quasi tutti i partiti politici (PD incluso, of course) di confrontarsi con le posizioni della FIOM (magari anche per contestarle, ma dal punto di vista degli interessi dei lavoratori, non sempre e soltanto da quello di un liberismo accettato come legge divina); dall’altra, dalla tendenza della stessa FIOM di richiudersi in un recinto mentale e sociale sempre più angusto in cui ci sono solo “gli operai che lottano davvero” e tutto un mondo di impiegati, tecnici, nuove figure professionali e nuove forme di lavoro viene ignorato o ritenuto irrilevante o ostile.

  • perfettamente condivisibile. forse poi non lo chiamerei nemmeno giustizialismo, dato che poteva essere “giustizialismo” nel 92, ma in vari lustri lo spirito si è secolarizzato o normalizzato che dir si voglia, e lo chiamerei direttamente “margistraturismo”. peraltro un altro caso che testimonia questa rozzezza di pensiero è la richiesta di condanna a 20 mesi per vendola per concorso in abuso d’ufficio per la vicenda sardelli, quella del luminare con abbondante curriculum estero che è stato riportato in italia da vendola, e per la quale si è presa l’accusa di lady asl, anch’essa accusata delle stesse imputazioni di vendola. ecco, sarò scontato e vendoliano, ma trovo la situazione ridicola: se il politico tenta di impedire che venga nominato il solito raccomandato di turno viene indagato per abuso d’ufficio! e c’è pure qualcuno che dice che le leggi sono leggi e vanno rispettate. ma come si faceva a rispettare la legge? chiudendo un occhio e fingendo di non vedere i raccomandati che si avvicendavano come primari? anche così in realtà non si rispetta la legge, ma sembra che la nostra ottima magistratura accetti (tranne qualche caso encomiabile) il principio per cui l’imputato non poteva sapere, e quando non sa non ha colpa, anche se non si accorge di cose scandalose ed evidenti. assolvere questi comportamenti e condannare chi tenta di impedire che si commetta un reato: mi sembra un forte disincentivo nei confronti di quei pochi soggetti che vogliano opporsi alle consorterie di privilegiati che spadroneggiano nel belpaese. ed è l’effetto principale del magistraturismo: assenza totale di responsabilità in mancanza di una sentenza.
    ma la magistratura stessa è una consorteria della peggior specie: nonostante le performance da paese africano come lunghezza dei processi e spese inutili, continuano ad avere privilegi che sembrano retaggi nobiliari. ma su questo penso che ci sia poco da fare: berlusconi polarizzando i discorsi sulla giustizia, ha in realtà dato un enorme potere alla magistratura, che ora si sente protetta dal consenso popolare, oltre che rappresentata in parlamento dal 70% dei politici, quelli che sono anche contemporaneamente avvocati…

  • Caro Aldo
    Senza ombra di dubbio, come da te rilevato, se una forza politica o una forza sindacale affida esclusivamente alla via giudiziaria le proprie iniziative di attività e di lotta politica e sociale, è evidente che tale forza politica o sindacale palesa tutta la propria inadeguatezza ed incapacità a svolgere il ruolo suo proprio, a cui viene quindi meno.
    Quando l’opposizione confida solo nella via giudiziaria per far cadere la forza politica al governo non solo confessa tutta la propria debolezza, ma alimenta la convinzione che il confronto e la lotta politica possano svolgersi in sede giudiziaria invece che in quella loro propria.
    Ciò determina non solo una distorta visione della funzione giudiziaria, ma ciò che è più grave comporta una sempre più carente iniziativa politica.
    La responsabilità di ciò non è però imputabile alla magistratura, ma va imputato interamente e senza equivoci alle forze politiche, che dimostrano tutta la loro inadeguatezza a svolgere il proprio ruolo.
    Quanto poi alla magistratura credo sia opportuno fare alcune precisazioni:
    – Per il nostro ordinamento il giudice è obbligato ad applicare la legge, una volta che sia stato addito legittimamente, e non può a sua discrezione decidere se applicarla o meno, quindi l’invito ad astenersi dall’ occuparsi di materie, che la legge regolamenta, non può trovare accoglimento (peraltro se il giudice potesse a suo piacimento decidere se occuparsi o meno di certe materie e o di certe questioni si ricadrebbe nel puro arbitrio con grave pregiudizio per le libertà e i diritti dei cittadini);
    – Il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, previsto dalla nostra Costituzione (e per nulla gradito alla destra), ha proprio la finalità di impedire che l’attività giudiziaria diventi uno strumento di lotta politica in mano a chi esercita il potere;
    – Peraltro tutti i casi da te citati sono cause civili o comunque procedimenti penali perseguibili a querela di parte, cioè in nessuno di quei casi il giudice può attivarsi senza la richiesta del cittadino, che dalla legge sia autorizzato a formularla;
    non condivido l’affermazione che i casi elencati presentino tutti lo stesso filo conduttore, in quanto quello di Carofiglio e quello del bambino non presentano risvolti politici e sono relativi solo a diritti soggettivi dei cittadini, che ove sussistenti vanno tutelati e quindi se necessario rivolgendosi all’autorità giudiziaria ( anche se ciò mi comporterà l’accusa di portare l’acqua al mulino degli avvocati, che accetto di buon grado per esporre le mie convinzioni).
    Per quanto riguarda in particolare la vicenda della Fiom, poiché fortunatamente l’ordinamento consente di avere una tutela in sede giudiziaria, non vi è alcuna ragione per cui il sindacato debba rinunciarci e quindi il problema non è il ricorso a tale tutela, ma piuttosto il problema è limitare e ridurre la propria attività esclusivamente al ricorso alla tutela giudiziaria, che invece è autonoma, distinta ed indipendente dall’attività politica o sindacale.
    Quanto poi alla questione della depenalizzazione di alcuni reati, è questione di politica legislativa delicata e complessa, che non può essere liquidata in poche righe, mi limito quindi ad osservare che le vittime della diffamazione spesso si vedono la vita completamente rovinata e, nonostante l’attuale legislazione, spesso non riescono ad ottenere una reintegrazione adeguata.
    Non credo quindi che il cittadino vittima di diffamazione creda che la questione sia di tale poco conto, per cui non valga la pena di occuparsene.

  • “bambino, anche di 10 anni ha un foro interiore di fronte al quale anche il magistrato deve arrestarsi, perché non ha diritto di entrare.”
    Ricordo che i preti nella confessione sono giudici del foro interiore. Basta guardare la faccia dei bambini quando vanno a confessarsi. Di sicuro non ci tornano più.

  • pierluigi tarantini

    Caro Aldo,
    non condivido quasi niente del post.
    Mi sembra banale affermare che, se la Fiom ricorre alla magistratura, vuol dire che l’efficacia delle forme di lotta come lo sciopero è venuta meno.
    Forse i ricordi dell’autunno caldo non permettono di contestualizzare.
    Per fortuna c’è il diritto e chi lo applica altrimenti gli iscritti FIOM di Pomigliano (e non solo loro) sarebbero ancora in attesa del sole radioso dell’avvenir perseguito per il tramite della lotta sociale condotta da Ferrero & c. a Parigi….
    Con riguardo alla difesa del diritto di dolersi per le offese ricevute, evidenzio invece come il tuo pensiero sia ispirato a quello dei senatori del Pdl campano….
    Questi ultimi, infatti, hanno argomentantato la proposta di condono edilizio appena presentata adducendo che le ordinanze esecutive sono troppe e magistratura e forze dell’ordine non riescono ad evaderle.
    Soluzione: legalizziamo ciò che non riusciamo ad abbattere.
    Sconcertante, infine, è l’affermazione per la quale è bene che fattispecie come l’ingiuria, la diffamazione, le percosse, debbano essere depenalizzate.
    Non sarà che di recente hai visto troppa televisione?
    Spero solo che il prossimo post non sia un’apologia di Corona e Sgarbi….

  • Riguardo alla tua idea di cause A, B e C, se così fosse praticamente nesssun reato B e C arriverebbe in discussione. Di conseguenza si avrebbe un’esplosione di reati B e C compiuti da chi è al 99,9999% sicuro di non essere mai giudicato e una conseguene ondata di tentativi di farsi giustizia da se, magari in escalation.
    Mi spiego: una banalissima lite condominiale per un posto auto può finire a parole grosse o con una scazzottata: reati C, praticamente impossibile che arrivino a giudizio; i due continueranno la loro vita condominiale a suon di piccoli dispetti, dagli schiamazzi notturni all’ingombro di spazi comuni, e avanti così, fino alle gomme tagliate o la vernice sui finestrini, o peggio l’oggetto pesante lanciato dal balcone sull’auto parcheggiata (ovviamente senza nessuno a bordo). Magari ci potranno essere delle tregue, ma chi chiede per primo di far pace rischia di porsi in una situazione di debolezza e quindi dover poi sottostare a infiniti piccoli soprusi da parte dell’altro (“tanto alla fine quello cede sempre…”). Finché si arriva alle molestie alla figlia, al coltello o alla pistola. Reati di fascia A che si potevano evitare stroncando il tutto alla fascia C.

  • se si ascoltano dibattiti televisivi, interventi e domande di sedicenti giornalisti, se si leggono interventi su blog, siti vari, facebook ecc., sul problema della giustizia, la conclusione è la stessa: lo sport preferito è sparare giudizi e soluzioni, senza avere la benchè minima conoscenza del problema, di cui si discute, ignorando totalmente fatti, prove, risultanze processuali, leggi e contenuto reale del provvedimento giudiziario di cui si discute.
    Berlusconi condannato per frode fiscale e si vaneggia di necessità della riforma della giustizia, che se non garantisce l’impunità al potere va evidentemente riformata, ovviamente se Berlusconi fosse o meno colpevole è un dettaglio di nessun interesse.
    Lo stesso identico atteggiamento si ha sulla vicenda Sallusti, su quella Carofiglio e sul caso del bambino prelevato dalle forze dell’ordine: quali fossero le norme da applicare, quali fossero i fatti, quale fosse il contenuto dei provvedimenti giudiziari sono dettagli irrilevanti, che non serve conoscere per straparlare di “casta dei magistrati rappresentata in parlamento dagli avvocati” ed altre amenità del genere.
    Si discute del problema giustizia e dei provvedimenti giudiziari, senza conoscere i termini e le cause reali del problema, senza conoscere norme e fatti, così come fanno i tifosi di calcio quando discutono della condanna di Conte o di altre decisioni della giustizia sportiva.
    Se una decisione non piace dietro la stessa c’è sicuramente un uso politico della giustizia.
    In conclusione hanno vinto personaggi come Berlusconi, la Santanchè ed il peggio in fatto di forze politiche espresse da questo Paese, ha vinto il potere che vuole una giustizia asservita.
    La sinistra è “culturalmente”(si fa per dire, ma il termine è eccessivo per la circostanza) succube di questa impostazione, non è minimamente in grado di opporre un approccio diverso al problema, fa solo …………….. “il tifo per una squadra diversa” ed a volte neppure quello.
    Si sta preparando il clima adatto per poter asservire, più di quanto non lo sia stata in passato, la giustizia al potere e la sinistra non se ne avvede, quando non collabora addirittura con le forze più reazionarie.

  • Pierfrancesco ciancia

    Mi sembra che l’analisi sia più che giusta, è la contestualizzazione che rende l’articolo orrendamente fuorviante. Come si possono accusare dei magistrati a cui per negligenza della politica arriva la responsabilità di sanzionare penalmente comportamenti scorretti di politici e imprenditori. Essi sono la ultima barriera prima che la totale ingiustizia sia cxonclamata in questo paese, vedi le leggi ad personam di berlusconi fermate solo dalla magistratura, o la lotta alla mafia, o il reintegro dei lavoratori fiom. Dunque è vero che risolvere queste questioni nei tribunali è tardi ed è mortificante per l’italia, ma meglio tardi che mai!
    perchè ad attaccare i magistrati li si lascia isolati, e poi non emettono più provvedimenti coraggiosi come a Taranto o all’aquila.
    E come si fa a mettere in copertina di pietro manettaro, quando lui è l’unico che ha ammesso che il problema non era risolvibile in tribunale con mani pulite ed è diventato un politico per ripulire il paese con le leggi, non ultima la battaglia accanto alla fiom sulla rappresentatività sindacale…

  • Bisogna dire che, intanto che il potere politico faccia il suo corretto lavoro e tamponi anche lo strabordare del potere esecutivo, il potere giudiziario sta facendo un’opera di tamponamento dei soprusi, aiutando a mettere in luce i vari soprusi e vizi da antica babilonia (penso più letterale che reale, visto che l’impero babilonese comunque ha retto alla prova della storia)che hanno caratterizzato quest’ultimo ventennio. E io dovrei rinunciare a questa tutela, in attesa dei meravigliosi e progressivi destini o al sol dell’avvenire (…chè poi i socialisti, ideatori di questo bel concetto, ne hanno fatto strame di porco, per così dire…). D’accordo, è vero che il potere giudiziario sta strabordando, ma io punterei maggiormente il dito contro gli altri due poteri dello stato moderno .

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