Il “metodo Einaudi”, il “Diktat” del Nazareno e la turbo-democrazia di Renzi

Volentieri torno ad ospitare un pezzo di Umberto Baldocchi, di Economia Democratica.

La storia non si fa con i “se”- affermazione nota e arcinota.  Ma la storia non è neppur un aereo guidato da un pilota automatico, come a tanti piacerebbe. La storia è fatta da scelte umane entro una gamma di possibilità, che è essenziale saper vedere. In realtà la storia non si costruisce  senza i “se”.  Ora che il dibattito ( si fa per dire, ma  un dibattito politico vero e proprio non  c’è mai stato ) sulle riforme costituzionali, dopo esser stato risucchiato dal vortice della demagogia più spicciativa e più rozza ( tipo “ce lo chiede l’Europa”, ci “metto la faccia”, “siamo l’ultima spiaggia per la democrazia” ecc.), sembra farsi sempre più una pura prova di forza e di numeri – evidentemente questo il nuovo “allegro” volto della democrazia che si presenta oggi con filibustering, tagliole, ghigliottine e  canguri -, un problema si pone agli italiani più che ai partiti:  ma è davvero possibile costruire un sincero e duraturo compromesso costituzionale ed è sensato cercarlo? La chiave del problema mi sembra una sola: credo che si debba uscire dall’incubo del “patto del Nazareno” .

Perchè non può non essere un incubo una situazione in cui alcune condizioni extracostituzionali vengono poste ex ante e legate ad accordi segreti tra due sole delle parti in gioco, in un confronto in cui tutti sono uguali, ma qualcuno è evidentemente più uguale degli altri, non importa chi, come nel mondo di Orwell, per giunta in un tema come quello della revisione costituzionale, in cui unico vincolo logico possono essere i principi fondamentali della Carta. Questa non è realtà. Non può esserlo, semplicemente perché non c’è alcun senso o logica in essa. Questo è un incubo e un Diktat. Dall’incubo bisogna avere la forza di tornare alla realtà, anche se questa realtà può assumere oggi l’aspetto di un sogno ( ma la politica vera non si fa senza i sogni).

Pensiamo ad un tempo lontano, al gennaio 1945 quando l’ Italia doveva “cambiare verso” dopo la disastrosa avventura fascista, non anccora giunta al suo epilogo ed esistevano partiti antifascisti schierati apertamente in campi ideologici opposti. E rileggiamo le parole scritte allora dal futuro presidente Luigi Einaudi che intendeva spiegare agli italiani, diseducati dalla dittatura, cosa è un compromesso in politica.  Molti politici e molti cittadini – incluso chi scrive- tendono a pensare al compromesso politico come a una sorta di gioco delle parti, in cui ognuna deve ottenere qualcosa e cedere qualcosa in cambio, come in una onesta transazione commerciale. Il caso del “Porcellum” è il caso in cui una parte riesce a buggerare  l’altra, ma in un compromesso vero ognuno dovrebbe ottenere qualcosa e cedere in cambio qualcos’altro ( ad esempio il Senato non elettivo in cambio delle preferenze o viceversa, in un onesto e trasparente “do ut des”, anche mercanteggiando il vantaggio in una legge con lo svantaggio in un altra ). Un “Porcellum” depurato da  imbrogli e da insidie sarebbe dunque un buon compromesso?

Niente affatto, direbbe Einaudi. E qui è appunto la misura dell’aberrazione in cui siamo caduti, che ci fa prigionieri dell’incubo. Luigi Einaudi è chiarissimo:

“ Il compromesso del “do ut des” non è indice di tollerante adattamento parziale alle idee opposte, sì invece di puro calcolo partigiano egoistico….Questo è falso compromesso, il quale trasforma i codici in antologie di norme arlecchinesche e dà il governo in mano a faccendieri intriganti…Il vero compromesso è invece avvicinamento tra gli estremi, superamento degli opposti in una unità superiore” L. Einaudi “Major et sanior pars” in “Idea” gennaio 1945, ora in : L. Einaudi, Il buongoverno, Bari, Laterza, 1955, pp. 110 e 111.

Per Einaudi il vero compromesso non è la combinazione degli interessi diversi e opposti, ma il loro superamento che si ottiene rimuovendo gli interessi di parte e guardando a quello che è il vantaggio comune per tutti, non al vantaggio derivante dalla somma di tutti gli interessi particolari. Tantomeno esso può dunque fondarsi su alcuna condizione immodificabile posta in premessa, cioè su un Diktat. Qui è il peccato originale della riforma che si sta costruendo. Un esempio del procedimento einaudiano? Semplicissimo: vogliamo un buon Parlamento? Un buon Parlamento è quello che è in condizioni di produrre rapidamente   leggi giuste ed efficaci ( piuttosto che tante leggi) e  anche ( questo lo scordiamo sempre) di impedire le leggi squilibrate, ingiuste o inefficaci. Il  bicameralismo era stato pensato per questo, anche per impedire le leggi cattive, Da  noi invece una specie in via di moltiplicazione. Per questo il “ rallentamento” voluto del percorso di alcune leggi.  Penso che nessuna parte politica possa dichiarare apertamente che gradirebbe un Parlamento incapace di impedire l’approvazione di leggi suggerite “dall’alto” come la riforma Fornero o il pareggio di bilancio in Costituzione- che solo noi tra i paesi europei, credo, abbiamo introdotto e che rischierà di contribuire a soffocare- insieme al fiscal compact-  ogni possibilità di ripresa economica. Se su questo siamo d’accordo, ne discende una semplice conseguenza per delineare il nuovo Senato: accanto alla Camera che vota la fiducia e promuove la legislazione ordinaria, bisogna realizzare una seconda Camera di garanzia, che abbia l’autorità e l’indipendenza necessaria per impedire le leggi che stravolgono la Costituzione, “rallentando” razionalmente il processo legislativo. Può farlo un Senato che è una Camera dei replicanti, di sindaci e assessori dei medesimi partiti che hanno costituzionalizzato il pareggio di bilancio- oggi forse qualcuno direbbe “a loro insaputa”- sotto la pressione di condizionamenti estemporanei e mediatizzati come quelli di una crisi degli spread? O questa indipendenza ed autorevolezza è più logico trovarle in un Senato “forte”- che mai c’è stato in Italia-, con rappresentanti eletti dai cittadini delle singole regioni, magari fuori da liste partitiche- qualcuno addirittura proporrebbe una rappresentanza paritaria delle regioni come è per gli States americani, e magari con cadenza diversa da  quella della Camera, sessennale invece che quinquennale, così come avevano proposto i nostri padri costituenti? Non fu un caso che, nella Polonia del 1946, la strada alla dittatura fu aperta, rinviando le elezioni politiche, e indicendo un referendum in cui si chiese ( e si ottenne) l’abolizione del Senato previsto dalla Costituzione del 1921,  evidentemente “pericoloso” per il potere comunista, che infatti procedette poi a smantellare la Costituzione. Quello del Senato è solo un esempio. Potremmo farne tantissimi altri, riprendendo le riflessioni dei padri costituenti, che molti, a torto,  considerano obsolete. Ma se dobbiamo rivedere davvero la Costituzione- e dobbiamo farlo; colpevolemente, è vero, abbiamo tralasciato troppo a lungo di farlo- in questo la maggioranza ha perfettamente ragione-  non possiamo che partire di lì. Bisogna impostare una mobilitazione non solo per difendere, ma anche per rivedere la Costituzione, per completare l’opera dei padri costituenti.   Per costruire un  compromesso vero e funzionante però bisognerebbe  recuperare il “metodo Einaudi”, guardando davvero all’ Italia.  Una proposta fuori tempo massimo? Non credo, non c’è  persona che possa dettare il tempo massimo alla democrazia, nessuno ne dovrebbe avere il potere, se in democrazia non esistono decisioni ultime e irrivedibili, specie in una fase di mutamenti epocali come quella che viviamo. Una proposta utopistica e da  anime candide? Neppure. Secondo me sarebbe sano realismo, vera Realpolitik. Altrimenti avremo sì una legge approvata coi metodi nuovi della turbo-democrazia di Renzi, ma non una “riforma”, bensì un codice di “norme arlecchinesche” ( espressione educata per dire Porcellum)- frutto del combinato disposto di norme prodotte da intenzioni divergenti che danno il risultato di ostacolarsi a vicenda e di rendere ingovernabile il paese come è successo col Porcellum, norme partorite da una “discussione” babelica che altro non  poteva produrre. C’è il rischio di avere risultati forse utili nell’immediato ad alcune delle parti in gioco, o forse peggio ancora, utili a garantire un potere prevaricante a una sola delle parti.  Di avere cioè  una “riforma” che si dovrà “riformare”  il prima possibile, come è oggi per la legge elettorale o  per il Titolo V, mentre ben altre esigenze immediate avrebbe il Paese. A chi converrebbe un simile codice, se non a chi cerca di scardinare l’edificio costituzionale ? In fin dei conti, non credo convenga neppure al premier attuale, se egli aspira a governare davvero e non a svolgere il ruolo di semplice “apripista” per altri. Sta ai cittadini però chiedere apertamente questo cambiamento. I Parlamentari da  soli non possono farcela.

Umberto Baldocchi

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Aldo Giannuli

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Comments (10)

  • Carissimo Umberto Baldocchi,

    la confusione regna sovrana anche in te.

    L’incubo non è un incubo ma è realtà: realtà che non accetti perché appartieni evidentemente a quel gruppo sub-culturale che ha fatto proprio il cavallo di battaglia dell’europeismo: volevi la “cessione” di sovranità a Bruxelles contraria all’art.11 Cost.? Volevi (o magari ancora vuoi…) una moneta unica direttamente contraria agli art. 1,4,47 cost.?

    Volevi l’ordoliberismo richiamato esplicitamente nei trattati europei nell’art.3?

    SÌ, carissimo, li volevi: infatti chi porti a difendere il valore della nostra Costituzione? Einaudi.

    Patrigno costituente che non arrivò al ’48 e che vide farsi rimbalzare tutti i contributi.

    Einaudi: l’ispiratore del feticcio di Ventotene. Quello di “facciamo l’Europa grande perché ci stanno l’America e la Cina”…

    Einaudi: l’amico di Ropke e Hayek. (Chiedi al nostro Draghi il ruolo dei due pensatori nell’attuale ordine europeo)

    Bravo! Infatti cosa citi di Einaudi? “Do ut des”

    Questa locuzione latina viene usata dai neoliberisti alla Einaudi proprio per il “superamento” delle democrazie pluriclasse: intesa come voto di scambio (quindi lo Stato è corrotto ed inefficiente secondo l’asimmetria calvinista percui la colpa ricade sul corrotto, non sul “corruttore”, ovvero il “santo mercato”).

    Oppure, come da te contestualizzato, viene utilizzato per far saltare la dialettica hegeliana/marxiana per cui la sintesi non nasce più dalla mera contrapposizione di tesi ed antitesi, ma qualcosa “di più”, che riguarda l’UUniverso, il MMondo, l’interessa de tutta la razza uumana… come se il Parlamento già non rappresentasse la collettività nazionale.

    Ma cosa c’entrano le democrazie pluriclasse?

    Semplice.

    L’antiparticolarismo e l’antisezionalismo sono, come si vede bene anche dai lavori di Spinelli, i capisaldi su cui si fonda l’europeismo ab origine: già da Ventotene si nega che la progressività verso la democrazia sostanziale avvenisse in una dura contrapposizione tra interessi di classe, ed in generale “sezionali”.

    Ma i maggiori Padri costituenti (a cui Einaudi NON apparteneva) erano consapevoli che la Democrazia si sarebbe proprio sviluppata in violente contrapposizione che avrebbero trovato ordinata e civile sintesi nel processo parlamentare.

    I maggiori Padri costituenti sapevano che il nazifascismo (e lo stalinismo) erano diretta espressione (o dura contrapposizione) del plutoliberalismo all’Einaudi.

    Infatti su “economiademocratica.it” è necessario leggere gli articoli dei comitati Dossetti per trovare una parvenza di lucidità.

    Capito, cari followers del Professore, perché è dirimente ricordare la figura di Lelio Basso in questo frangente storico?

    TUTTI i costituzionalisti hanno taciuto sulla contrarietà dell’attuazione europeista ai Principi costituzionali fondamentali.

    TUTTI (salvo solo Maddalena).

    Il loro strabismo europoide li rende indegni ora di frignare: lo hanno voluto loro e lo hanno da sempre accettato. (BBerlusconi, la FFiniftra!! Quelli di “Giustizia e libertà” che tacessero per sempre)

    Non permetteremo loro di finire di inquinare le acque prima la Storia li espella per i suoi ignominiosi canali.

    Saluti a te e a Della Valle, che pare abbiate molte opinioni da condividere.

  • Caro SantiNumi sei il mio Eroe!
    Non se ne può più davvero dell’idolatria per Einaudi, vecchia ciabatta del liberismo. Solo la confusione assoluta (o se vuoi una subalternnità, anzi no, il servilismo culturale davvero indecoroso) che regna nella testa dei sedicenti di sinistra e sedicenti democratici può spiegare il ricorso alle ideuzze einaudiane per cercare di rimpolpare i propri attuali pensierini, con cui sperano di occultare le proprie piramidali responsabilità (leggasi tradimento).

  • Uomini di questo spessore avrebbero detto al popolo la verità costi quel che costi e sempre…Oggi al Quirinale c’è uno che non sarebbe degno neppure di lucidargli le scarpe ad Einaudi

  • Grazie a SantiNumi per l’illuminante commento.

    Non lo condivido al 100% (perché in certi punti si limita a scambiare la mitologia neoliberista colla mitologia sinistrorsa tradizionale), ma gli riconosco il grande pregio di mettere a nudo le contraddizioni della “sinistra” (per ridere) attuale.

    La quale, dopo aver entusiasticamente assentito a tutte le tappe della degradazione americanista (ché dietro il neoliberismo c’è il nudo e puro asservimento al conquistatore anglosassone – ecco un pezzo di verità che dispiace anche a Santi Numi e alla sua mitologia resistenziale), nelle sue componenti meno corrotte adesso si scandalizza dei prevedibili e previsti risultati, denunziati dagli avversari della globalizzazione 20 anni or sono.

    Allora i vari Baldocchi ci deridevano in quanto retrivi, ottusi avversari del mondialismo capitalista che nel giro di pochi anni aveva preso il posto di quello socialista. Si sa che in una società di massa un Sol dell’Avvenire ci vuole (il gregge ha bisogno di una religione), al massimo gli si cambia il vestitino.

    Adesso, mentre ci avviciniamo all’orlo del precipizio, questa gente, senza un ripensamento teorico o un ravvedimento di alcun genere, impugna il moralismo più spicciolo e parolaio per provare a distinguersi dal pendivendolume che ha fatto il controcanto al regime plutocratico durante 30 anni di devastazioni. Man mano che la situazione si fa critica i primi topi cominciano ad abbandonare la nave…

  • Caro professore,
    nonostante Einaudi sia stato certamente un grand’uomo, rispetto alle nullità del presente che sicuramente non sono neppure degne di nominarlo, sarebbe bene non rinvangare astratti concetti tratti da quel banale miscuglio (pseudo)idealista crociano che, secondo, molto ha contribuito alla degenerazione della cultura italiana prima e dopo il fascismo.
    “Do ut des”, superamento degli opposti… in qualunque caso che va a spiegarglielo ad un poveretto come renzi?
    Qualche giorno fa avevo già tentato di intervenire in un blog dove l’autore parlava della sua ammirazione per l’unica donna (anzi “femmina”) eletta nel parlamento europeo nella lista femminista svedese, tentando di spiegare come questo artificio retorico di esaltazione di una categoria rispetto ad altro fosse proprio quello preferito dai media mainstream che si pretenderebbe di combattere. Ovviamente il mio commento non è stato pubblicato perché siamo tutti laici… ma fino a un certo punto.
    Nel mio commento dicevo anche che in un paese in cui il 41% vota per un partito che gli offre 80 euro, un altro 17% vota per un partito di malfattori che in un paese civile di stampo germanico o anglosassone non avrebbe ricevuto più neppure lo 0,17% dei voti (lasciando da parte il 40% di ignavi che non hanno votato), beh, un paese del genere non può comunque avere alcun futuro, neppure se l’opposizione (di cui sono sostenitore) ricevesse il 51%.
    Portavo anche ad esempio un brano di un pensatore secondario della cultura europea (cioé del tempo in cui l’Europa esisteva davvero), un certo Kant (forse parente della più celebre Eva Kant?) in cui si afferma che anche un popolo di diavoli, “purché intelligenti”, cercheranno in un ordine repubblicano razionale la soluzione migliore ai conflitti sociali che deriverebbero inevitabilmente dalla loro natura. Appunto, il problema è tutto qui: questo è un popolo di “poveri diavoli”, di inconsapevoli che quasi hanno perso contatto con la realtà dopo decenni di berlusconismo a di manipolazione mediatica.
    In questo contesto non penso che neppure il “ggiovane” renzi durerà molto, per fortuna, perciò me ne preoccuperei ben poco, perché alla fine non riuscirà a terminare nessuna delle sue controriforme. Ho l’impressione che l’Italia, a causa del suo livello di corruzione, di inefficienza e di ignoranza, sia solamente l’anteprima di ciò che si sta verificando a livello mondiale (la sostituzione dello stato con una specie di oligarchia al diretto comando del potere vero, cioè del potere economico-finanziario-industriale). Ma al peggio non c’è mai fine, e se l’europa si sta sgretolando a causa della sua stessa inettitudine, ampiamente dimostrata nella gestione della crisi ucraina, sarò ben felice di vedere la fine di un superstato guidato da finanzieri e banchieri nazi-liberisti. Allora che dire: in questa situazione non posso che fare il tifo e sentirmi rappresentato dai partigiani ucraini che stanno combattendo contro un governo usurpatore e neonazista messo in piedi da un occidente che sta crollando sotto il peso della sua stessa insostenibilità. Anche se questo significa andare verso una guerra mondiale che vedo avvicinarsi sempre più velocemente.

  • @Lorenzo Germani

    Basso non viene ricordato tanto a livello resistenziale, quanto come Padre costituente: i porci stanno cercando di riscrivere la Storia: Orwell ci ammonì riguardo al “bipensiero”.

    Sotto il collaborazionismo più indegno ci stanno imponendo o la medioevalizzazione tramite l’anschluss al vassallo teutonico, o l’alternativa annessione agli USA tramite TTIP: per questo si tenta una lettura einaudiana della Carta: per far felice la JP Morgan.

    Che ci sia l’imperialismo angloamericano dietro al liberismo è ovvio e risaputo: ci sono secoli di letteratura che spiegano come il liberoscambismo giovi solo al più forte.

    Ma non bisogna scordare che la matrice culturale della politica imperialista angloamericana post WWII rimane europea: furono i vari Coudenhove-Kalergi e Hayek a viaggiare per raccogliere consensi tra i salotti Yankee e quelli della Perfida Albione.

  • Santi Numi il tuo riferimento costante dogmatico,fideistico, a Lelio Basso, mi trova perplesso. Francamente citarlo ad ogni piè sospinto, come chiave interpretativa dei modelli economici attuali, mi sembra anacronistico, stiamo citando un politico del novecento, a fronte di una fase di entropia in caduta libera,cioè verso la fine di un ciclo di civiltà.Quella occidentale per intenderci, USA compresi, in quanto essi sono l’estremo occidente. Non si tratta di ricette economiche, di alchimie politiche,ma in verità di decadenza demografica,di pseudo classi dirigenti, non costituite da uomini di stato all’altezza dei tempi di crisi (anche spirituale) ma di politicanti.Manca a Lelio Basso, ogni riferimento alla geopolitica, alla demografia, all’esoterismo,alla massoneria, all’avvento del “quinto stato” come indicato da Evola, vale a dire la feccia, il vomito, lo sterco umanoide della società.Per scendere dall’astratto al concreto: Lelio Basso si è mai occupato della droga,fenomeno mondiale internazionale, colluso con organizzazioni malavitose e forze politiche varie? Non mi risulta. L’Europa è una vecchia baldracca, che ha contratto tutte le infezioni ideologiche recenti e passate, senza sviluppare un anticorpo che la rendesse immune.Il fantasma di Lelio Basso da te evocato continuamente, se ci fosse che batta un colpo!

  • Proprio perché è stato cancellato dalla Storia. Tutto ciò che dici è sacrosanto.

    Il secondo comma del terzo Articolo è quello che il nuovo ordine vuole Orwellianamente vaporizzare. Lo capisci o no?

    Non è una questione ideologica o idolaiatrica. Non ho duci che non siano i miei obblighi morali.

    È riaffermare un sistema di valori nel tentativo che venga conservata la memoria di fronte al medioevo postnucleare che ci aspetta.

    Ci sono già le risposte alle domande che chi sa di sapere neanche si porrà mai.

    Se si presenta un reazionario moderato come Einaudi come progressista, si blinderà definitivamente una pseudo dialettica sociale che rimbalzerà tra il più e il meno sociopatico.

    Ciò che mi aspetto è che qualcheduno si incuriosisca e che scopra che la Democrazia non è una mera formalità “idraulico sanitaria” per sollazzare il plutocrate o il neoaristocratico.

    (Sull’esoterismo ci si sta iniziando a lavorare)

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