Mattarella Presidente: vincitori e perdenti nella battaglia del Quirinale.

Come era facile prevedere sin da ieri, Mattarella è stato eletto Presidente. Facciamo ora il bilancio di questa tornata presidenziale dando la “pagella” a ciascuno dei giocatori:

Renzi= è il vero vincitore, anche se non ha colto a pieno i suoi obiettivi, in primo luogo perché avrebbe voluto una conferma del Nazareno, che invece si incrina, in secondo luogo perché questo, per lui, è un candidato di compromesso e non quello che avrebbe preferito. Sicuramente Fioroni, Veltroni, Chiamparino, Pinotti, Franceschini, Fassino gli sarebbero stati più congeniali. E questo è il quinto di bicchiere vuoto. In compenso:

a. compatta il partito ed allontana la scissione

b. ottiene un forte successo di immagine confermando il suo “decisionismo” (“sabato avremo il Presidente” e così è stato)

c. riconquista Alfano (ma non ci voleva molto)

d. erode un po’ di parlamentari al M5s

e. si annette Sel

f. dimostra a Berlusconi di poter fare a meno dei suoi voti

g. rafforza di molto la probabilità di restare sino al 2018

Diciamo che ha vinto all’80%. Spiace dirlo ma è così.

M5s= vincitore indiretto e parziale. L’asse principale della manovra (mettere in crisi il Nazareno sul fianco del Pd imponendo Prodi o facendo pagare a Renzi il prezzo di una scissione sanguinosa) non è riuscito, su questo non c’è dubbio, perché i bersaniani non si sono presentati all’appuntamento. Ci sono, però, risultati positivi che compensano in parte.

a. con la lettera di Grillo e Casaleggio, hanno imposto la rottura delle trattative fra Renzi e Berlusconi, costringendo Renzi a fare il nome del prescelto prima dell’inizio delle votazioni

b. hanno sbarrato la strada a candidati sicuramente peggiori, portando la scelta su un uomo di decente mediazione

c. hanno incrinato il patto del Nazareno anche se, imprevedibilmente, sul suo fianco destro (Forza Italia) piuttosto che su quello sinistro (il Pd). Ora il Nazareno è in sala rianimazione e può riprendersi, ma con danni permanenti
Probabilmente in questo ha pesato un certo disorientamento interno, le divisioni, il ritardo con cui l’operazione Prodi (che andava varata nell’immediata ripresa dopo le vacanze di Natale) è stata condotta, oltre che il, persistere, tanto nel gruppo parlamentare quanto nella base, di orientamenti un po’ integralisti” che non contemplano né sfumature né articolazioni tattiche. Tuttavia c’è un segnale che non va trascurato: nella consultazione on line, Prodi è arrivato secondo (due anni fa era solo quinto) con circa il 20% dei voti cui andrebbe aggiunta la quota di Bersani, segno che anche fra gli attivisti inizia a farsi strada una concezione più matura della battaglia politica. E va tenuto presente.

Diciamo una vittoria al 55% contro un 45% negativo.

Civati: sul piano dei risultati effettivi è una Caporetto: restati soli a votare Prodi che, peraltro li aveva sconfessati con la sua rinuncia, “traditi” oltre che da Bersani anche da Vendola, si trovano in una condizione molto difficile nel partito, come unica vera opposizione a Renzi, ma con rapporti di forza del tutto sfavorevoli. Dunque, sul piano effettivo è una sconfitta piena. Ma in politica valgono anche i risultati simbolici e i civatiani ne escono a testa alta come i più coerenti e lineari. Sono i vincitori morali di questa battaglia e questo ha un valore. Per cui diciamo, sconfitta al 60% ma vittoria al 40%.

Bersani-Cuperlo: hanno ottenuto un nome gradito e sono (per il momento) rientrati in gioco. Però, hanno rinunciato alla battaglia su Prodi, dimostrandosi assai poco coraggiosi o dando l’impressione di non volersi contare perché forse, alla conta, sarebbero risultati molto meno del previsto. Comunque una scelta che li indebolisce perché avrebbero potuto votare Prodi nei primi tre scrutini per poi tentare la mediazione su Mattarella. Il dato peggiore è che in questo modo archiviano definitivamente l’ipotesi della scissione, perdendo la loro principale arma nei confronti di Renzi che li aspetta al varco della formazione delle liste per decapitarli uno per uno. Logica vorrebbe che ora facessero pesare il loro potere contrattuale quando la legge elettorale tornerà alla Camera, per il voto finale ed ottenessero di far saltare la norma sui capolista automaticamente eletti. Vedremo se questa volta avranno un po’ di coraggio, ma ne dubitiamo molto.

Diciamo sconfitta all’80% e vittoria al 20%

Sel: non è stata determinante ma solo aggiuntiva, con il risultato che l’elezione di Mattarella sembra un “Nazareno allargato a Sel”. La disponibilità su Prodi non c’è stata appena Bersani si è ritirato, neppure con un simbolico voto sul suo nome alla prima votazione dove i civatiani sono restati soli, con il risultato di far sembrare Sel una appendice esterna dei bersaniani e di indebolire il rapporto con Civati.
Tuttavia, hanno ottenuto un pallido successo di immagine apparendo come quelli più “realistici” dei cinque stelle. Peccato che sembrino  anche più realisti del re.

Diciamo una vittoria al 15% con un tasso negativo dell’85°%

Alfano e Ncd: aveva iniziato giocando la battaglia sul tavolo di Bersani, anche se non si capisce che vantaggio potesse venirgliene, visto che una vittoria piena del Nazareno, magari con rientro di Fi nella maggioranza di governo, li rende semplicemente inutili: se Pd e Fi trovano una intesa, si torna alla situazione precedente al novembre 2013 e la loro scissione perde ragion d’essere. Quindi una strategia perdente sin dall’inizio che, però, Alfano è riuscito a peggiorare con la decisione dell’ultimo minuto di convergere su Mattarella, non appena Renzi gli ha detto: “Andate fuori dal governo”. Fra democristiani si capiscono ed il democristiano Renzi sa che i democristiani di Ncd possono resistere a tutto meno che alla prospettiva del digiuno. Il digiuno è davvero troppo! Solo che così rientrano nel governo ma passando sotto le forche caudine e d’ora in poi potranno aprire bocca solo per dire “Yes, Sir!” però ce l’hanno fatta a rientrare.

Sconfitta al 91% e vittoria al 9%.

Berlusconi: che ne parliamo a fare? Voleva Amato, voleva la Grazia, voleva essere determinante ed imporre un cambio di maggioranza, magari con la scissione del Pd, voleva riassorbire la scissione di Alfano… risultato: 0 + 0 + 0 +0 +0. Fare voi la somma, però ricordatevi di aggiungere il crollo di immagine rispetto ai suoi e la rivolta interna in atto. La mia classificazione non prevede di scendere nei numeri negativi, per cui mi limito a dire: sconfitta al 100%

Nazareno: è morto o no? Mai dire mai, per cui è possibile che esca dalla sala di rianimazione, in ogni caso con due danni permanenti: l’indebolimento della leadership di Berlusconi su Fi dove è sempre più contestato ed il crollo di fiducia reciproca fra i contraenti. Per la verità, il Cavaliere non ha tutti i torti a parlare di tradimento perchè sin qui ha sicuramente più dato che ricevuto: ha mollato quasi tutto sulla legge elettorale (doppio turno, premio di lista, parziale restaurazione delle preferenze), ha sostenuto la riforma del titolo V aliendandosi definitivamente la Lega, ha lasciato passare anche le misure di politica economica del governo Renzi contro la sua stessa base elettorale, facendo una opposizione pro forma, ha eletto il giudice costituzionale di quota Pd, ha sostenuto (non del tutto disinteressatamente) la politica estera del governo. Ha perso tutti gli alleati e si trova una forte fonda interma.  In cambio di cosa? Grazia neanche a parlarne, salvezza di Mediolanum ancora sub judice, giudice costituzionale ancora da avere.

Insomma, l’aspettativa di un Capo dello Stato gradito, dal suo punto di vista non era neppure tanto infondata. E invece… Allora, se foste al suo posto, vi fidereste di uno come Renzi? E dunque, il Nazareno forse risorgerà, ma non dovrà fumare, bere o fare troppi sforzi e seguire abitudini di vita molto tranquille, come gli infartuati gravi. Sempre che ce la faccia davvero.

Aldo Giannuli

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Aldo Giannuli

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Comments (42)

  • E 4! dopo la presa del PD, la riforma costituzionale, la legge elettorale, il berluskino si è portato a casa pure la presidenza della repubblica. Mò ce lo teniamo altri 30 anni, che questo ha 40 anni, furbo tattico come D’alema, spregiudicato emozionale come Berluska, immorale movimentista come Craxi: un sollucchero per gli italioti. Fosse intelligente e di cultura sarebbe il nuovo Duce.

    Come vede, caro prof., avevo ragione io quando scrivevo che questo Renzi non era da sottovalutare mentre lei scriveva che era un pirletta che sarebbe finito subito.

    M5* conferma l’irrilevanza politica, non ne azzecca una neanche come guastatore del Risiko.
    Solo gli ingenui potevano sperare che Gargamella Bersani andasse contro Renzi.
    dai una risata per Civati ci vuole, che in tutti gli ecosistemi ci sta bene un panda da difendere.
    All’orizzonte non si vede nè un podemos nè un Siriza.
    Stiamo messi come dei pascià.

    Adesso vediamo come sarà sto mattarello, che sulla carta fa ben sperare per la sua cultura istituzionale di difesa della costituzione e della legalità, ma chissà quali patti segreti avrà fatto con Renzi per essere eletto. Perchè, sia chiaro, non facciamo gli ingenui: uno scheletro nell’armadio l’avrà anche lui per essere ricattabile, o no?

  • “L’asse principale della manovra non è riuscito, su questo non c’è dubbio, perché i bersaniani non si sono presentati all’appuntamento”
    eccerto, il M5S ha continuato per l’ennesima volta a votare dall’inizio alla fine il suo candidato, e la colpa è di Bersani! Priceless!
    E che Renzi volesse qualcun’altro, ma è stato “costretto” dalla tattica del M5S a scegliere un candidato più decente di quelli che voleva davvero chi l’ha deciso, lei? Ha parlato personalmente con Renzi ? I grillini hanno mai proposto Mattarella? No, niente di tutto ciò, ha scelto TUTTO (dal nome, ai tempi, alle alleanze) da solo. Dare merito di tutto ciò al M5S è semplicemenre RIDICOLO!

  • Come dice Antonella, il primo e vero vincitore è Napolitano che ha imposto a Renzi Mattarella, suo fido.
    Anche SEL secondo me, ne esce benissimo, ha imposto la caratterizzazione del candidato risultato vincitore se non come della sinistra, comunque di uno schieramentyo alternativo al Nazareno. Si poteva prevedere che Alfano si sarebbe aggregato, e Vendola gliel’ha fatto fare nelle condizioni peggiori possibili.
    Complessivamente, il centrodestra ne esce distrutto, ma pensare che Renzi pagherà prezzi per questo non ha senso.
    Intanto, sanno che il tranello non gliel’ha fatto Renzi ma Napolitano (che c’azzecca uno come Mattarella con Renzi?), e inoltre proprio la sconfitta di costoro li rende più addomesticabili. Alla fine, saranno inglobati nel PD, l’AP per intero o quasi, FI in misura consistente. Naturalmente, i tempi sono al momento imprevedibili.
    Renzi a livello politico ne esce come fosse il vincitore, ma proprio perchè sono convinto che ha dovuto cedere a Napolitano, quello non è il presidente a cui pensava e che gli serviva, e qui sì che pagherà dei prezzi.

  • professore continuo a non essere d’accordo sulla sua valutazione sulla parziale vittoria del m5s. secondo me la questione è stata tutta interna al pd e il mio giudizio sul m5s in questa situazione, per l’ennesima volta è: inutili, ininfluenti, totalmente fuori dai giochi. il vero elemento che ha spostato renzi non è stata la strategia grillina, troppo tardiva, quanto, secondo me, la riunione dei 140 nei giorni precedenti, durante il voto sulla legge elettorale, che si sono riuniti intorno a bersani. renzi ha capito il messaggio, cioè che sul presidente della repubblica rischiava di spaccare il pd, ed ha virato su mattarella. su questo però mi sembra che l’influenza di 5s sia stata minima, anche alla luce del risultato. il povero civati è rimasto col cerino in mano, simpatico, ma inconsistente. non so, io la vedo così, ripeto, totalmente inifluenti. e lo dico convinto che ciò che lei ha scritto fosse giusto, quindi questa volta non la sto criticando, ma al netto di quanto scritto da lei, i grillini sono stati tardivi e si sono autoesclusi da soli con la pagliacciata di inserire bersani tra i candidabili, così come il voto inutile ad imposimato. insomma, una rappresentazione del conflitto sterile e improduttiva. stia attento prof, a non farsi trascinare a fondo da questo movimento ormai prossimo al fallimento (chi li voterebbe oggi?)
    tsiprazo

  • aldo credo che a te piacciono le partite statiche e non quelle dinamiche come quella che abbiamo assistito, credo tu abbia esemplificato troppo non tenendo presente tutto quello che c’è ancora da giocare, riforme istituzionali, legge elettorale(composizione dei collegi), depenalizzazione della frode al 3%, cose di cui parlavi alcuni articoli fa, ecc.. sottovaluti l’articolata partita di mediazioni e scontri interni e sterni al PD, che ha portato alla elezione di Matterella dove Bersani è uno dei vincitori, dove alcuni giocatori hanno dovuto astenersi dal fare dichiarazioni per non rovinare il gioco (SEL è uno di questi, D’Alema un altro [infatti quando parlava ultimamente pensavo fosse buono per la pensione]). Renzi ha mandato giù il boccone di Mattarella riuscendo a restare bene in sella, infatti non è un idiota e sa che qualcosa doveva cedere, vedremo i prossimi sviluppi dipende anche da quali posizioni prederanno Bersani e i suoi [io non vedo niente di male a che SEL e altri di sinistra si rincompattino nel PD caso mai aumenterà la litigiosità :D], ansi sta imparando l’arte della politica riuscendo a cadere in piedi[ se la pianta di fare manovre liberiste a €80 è anche meglio].
    Poi c’è da dire l’importanza per i siciliani di un politico come Materella che diventa presidente della repubblica, invece di avere le cronache con politici ammazzati o collusi ciancimino e lima ( transumato da fanfani ad andreotti), esperiamo che questo motto di orgoglio porti porti qualcosa di più. Infine mi auguro che Matterella non faccia qualche marachella, se non per pio fin di bene ;D

  • Che Renzi abbia vinto non c’è dubbio. Se ha accettato un compromesso, si tratta comunque di poca cosa e gli porta molti vantaggi.
    Quanto al M5S invece non vedo proprio di cosa rallegrarsi. Posto che non credo avessero una strategia (non ne sono capaci) hanno dimostrato per l’ennesima volta di essere inutili. Il fatto, reale, che per Renzi si “rafforza di molto la probabilità di restare sino al 2018” dimostra che l’opposizione è irrilevante, nonostante partisse dal 25%.
    Per liberarci di questo buffone non ci rimane che sperare in uno straniero (cosa non proprio nuova per l’Italia). Che tristezza…

    • Renzi non è un buffone bensi un espero politicante che si avvale delle tecniche più disparate per mandare avanti la sua linea politica con elevata probabilità di successo. Grillo è invece un buffone privo apparentemente di capacità politiche. Dico apparentemente perchè mi viene il sospetto che la reale strategia sia quella di bloccare lo sviluppo di un’opposizione alternativa.
      Quando l’idiozia supera ogni limite bisogna cominciare a sospettare. E’ vero si fa peccato ma spesso s’indovina.

      • Luigi, ti do ragione su di una cosa, che Renzi sia un”esperto politicante” e spero si intuisca tutta la carica di disprezzo che una simile definizione possa contenere.
        Il M5s è sorto proprio per la capacità ultra trentennale di questa lurida sinistra di bloccare l’ascesa di una qualsiasi opposizione credibile, all’interno del sistema ne è stato il suo ruolo SCIENTIFICO PRECIPUO!!!
        Ci hanno chiuso la mente e resi ciechi se certi commentatori, di cui ho avuto modo di apprezzare la sensibilità e l’intelligenza, come il signor Cucinotta o il Buon Peppe, confondano il valore spirituale, prima ancora che morale, prima ancora che politico, di tale fenomeno, con la sua azione o inazione, o con il suo fondatore.
        Di fronte alla disgregazione di un intero popolo, di cui la corruzione e la fuga delle forze migliori è soltanto l’effetto più evidente, il M5s assume il valore di speranza di fronte ad una lurida sinistra che getta le persone nella disperazione: senza questo movimento l’Italia sarebbe peggiore.

  • Grazie Prof. interessante articolo. Su Berlusconi però resto sempre un po’ perplesso. Mi sembra di ricordare che abbia già portato a casa il ritardo della cessione di frequenze di 18 mesi euna normativa sui reati fiscali che non gli fa certo danno. In fondo l’ha detto lui: è entrato in politica per i quattrini.

  • Non sono affatto convinto di questa analisi. Senza offesa, la trovo un pò semplicistica. Si parte da un dato che è tutto da dimostrare: che Berlusconi sia sincero quando afferma che non gradisce Mattarella. Poi c’è un altro punto tutto da dimostrare: che Renzi, dopo aver avuto sei mesi per poter concordare un nome con B. si sia fatto cogliere alla sprovvista. DIrei che entrambi gli eventi non si sono mai avverati in precedenza.
    Aggiungo che non riesco a capire a che pro salvare l’unità del PD (cioè forse una cinquantina di parlamentari in meno) e mettere in pericolo l’appoggio molto più consistente in termini numerici e forse anche di fedeltà di Forza Italia.
    Il trucco di tirare fuori nomi improponibili (Amato, Martino) per poi spingere gli italiani a dire “beh, poteva andarci peggio” è un vecchio gioco da commercianti che conoscevano già i babilonesi.
    Mai sottovalutare Renzi. E’ il più scaltro politico italiano da trent’anni a questa parte.
    Fino ad oggi ha dimostrato di essere sempre un passo avanti agli altri.
    Per quanto riguarda il M5S invece devo dire che questa volta se la sono giocata bene.
    Sono convinto che non abbiano avuto alcun ruolo nella determinazione del nome fatto da Renzi, che non mi stupirei se fosse già stato concordato nello scellerato patto, però finalmente sono passati dalla modalità destruens (sono tutti ladri, mai alleanze, italiani A e italiani B) ad una più propositiva (una rosa di nomi straordinari con persino una apertura alla parte meno compromessa del PD).
    Ho sentito tanti amici elettori del PD che con fare quasi sognante dicevano “però Imposimato e Prodi sarebbero proprio degli ottimi presidenti”.
    Mi auguro che il M5S continui su questa strada: dimostrare che un’altra politica è possibile, con nomi aldilà di ogni sospetto, fuori dalle segrete stanze. E’ da tempo giunto il momento di dare nuove prospettive agli elettori italiani e non fossilizzarsi sulle denunce, che bene o male oramai sono chiare a tutti.
    Un abbraccio sincero.

  • Se posso permettermi, professore, farei una breve analisi sul fenomeno M5S, cercando di contestualizzarlo nella recente vicenda.
    Innanzitutto, sarebbe bene chiarire un’amara verità: quando si parla di M5S, sarebbe opportuno pensare ad un semi-partito intestato al nome di Grillo e di Casaleggio, che può ben vantare l’assenza dei vantaggi del partito e tutti i difetti del Movimento. La base rimane un simbolo ed è ormai un retaggio ancestrale di quel che fu (sulla carta) il Movimento pentastellato. E questo con buona pace di chi ci ha creduto, sperato e magari ancora non si è arreso.
    Del resto, dopo la “comunicazione” che pertiene ad un insindacabile staff di nominati, dopo gli atti d’imperio in tema di espulsioni in barba ai regolamenti interni, dopo un direttorio di fedelissimi votati (per finta) senza possibilità di scelta, dopo un comitato d’appello dove di tre membri, uno è nominato e gli altri due sono stati scelti da una rosa di cinque “grillini” doc, dopo la metamorfosi del “garante” in “capo-politico”, il progetto di democrazia diretta/partecipata può dirsi definitivamente tramontato. Ma perché sottolinearlo? Perché anche nella partita dell’elezione del PdR è bene rivolgere i commenti direttamente all’indirizzo di Grillo e Casaleggio. Il Movimento doveva essere uno strumento politico nuovo (una sperimentazione se si vuole) dei cittadini, di quelli che volevano fare politica al di fuori dei partiti tradizionali. Invece si è rilevato essere uno strumento politico privato.
    L’esito più evidente di ciò, lo si rintraccia nella disaffezione crescente, tanto nella base quanto tra gli eletti.
    Partiamo da qui allora. Il primo elemento che si coglie in questa vicenda è la fuoriuscita di 10 parlamentari. Una defezione che secondo la vulgata ufficiale dimostrerebbe ancora una volta la necessità di una “selezione naturale” (espressione orribile), ma che meschinamente tralascia dei dettagli determinanti. Da una parte chi se ne è andato lo ha fatto con motivazioni molto valide (che si tratti di alibi o meno sono comunque argomenti seri; d’altra parte se fossero solo alibi allora ci si dovrebbe chiedere chi è il “fesso”) e che in buona sostanza si sintetizzano come sopra, con una piccola aggiunta: l’assemblea parlamentare non ha potuto discutere e decidere alcuna strategia politica. Bocca tappata e linea dettata via blog (e non entro nel merito della strategia solo per ragioni di spazio). Dall’altra i fuoriusciti votano numerosi per Rodotà (quarto scrutinio compreso, sbugiardando ufficialmente la teoria della compravendita), che nel frattempo, con un atto di coerenza esemplare, scompare dalla rosa delle Quirinarie per fare posto a Lannutti (Adusbef).
    Ora, il M5S aveva un metodo in queste circostanze, forse politicamente discutibile ma con un punto di forza inossidabile: i cittadini scelgono il capo dello Stato alla luce del sole fuori dai giochi di Palazzo. In cosa si sono trasformate se non nell’ultimo atto di un processo elaborato nel Palazzo (di Grillo)? Attenzione però, perché si può anche decidere di cambiare metodo (e io sarei stato d’accordo), ma non in questo modo. Le elezioni del PdR si dovevano gestire con largo anticipo, facendo scegliere ai portavoce (sempre in contatto con i propri attivisti) che direzione impostare. Le Quirinarie, dunque, si sarebbero manifestate come un passaggio che avrebbe suggellato questo splendido processo di democrazia partecipata, nel bene o nel male. Inutile cercare di capire come sarebbe andata poiché sarebbe pura speculazione. Una cosa è certa, alibi non ne se ne fornivano e le defezioni probabilmente non ci sarebbero state; inoltre il Movimento avrebbe avuto una occasione di dibattito interno molto “formativa” il cui esito avrebbe anche potuto far emergere l’anima politica, che pure c’è (penso al nome di Prodi che ha conquistato il secondo posto). Invece, alla base hanno tolto anche la promessa “votazione lampo” che avrebbe ancora potuto incidere in modo determinante nell’ultimo scrutinio.
    Il risultato è disastroso sul piano dell’immagine e nullo sul piano politico. Il Movimento perde altri pezzi, cresce il malcontento (anche se dall’esterno può non sembrare), e perde credibilità. Per il resto, mentre Renzi fa il suo nome e lo porta a casa, da una parte c’è chi si accoda per intestarsi una pseudo-vittoria, dall’altra abbiamo FI dilaniata che subisce una delle più sonore sconfitte della sua storia e un M5S in contemplazione di Imposimato che si relega nell’insignificanza. Tra schizofreniche candidature (Bersani), diktat di partito (strategie imposte), inettitudine politica (no su Prodi perché sostiene l’euro!) e paura della contaminazione (no su Mattarella perché è il nome del nemico) “sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. E dire che Civati aveva risposto alla lettera (unica iniziativa positiva di tutta questa vicenda, anche se inspiegabilmente tardiva). Tant’è che, in effetti, né Bersani né Civati hanno nulla da rimproverarsi (in fondo Bersani ha più a cuore il Pd di ciò che ancora non esiste e Civati sa farsi due conti). Così, si sono limitati ad attendere (speranzosi) le mosse di quella che a questo punto, si guadagna degnamente il titolo di armata Brancalone.
    Troppo tranchant? Non credo purtroppo.

    • Rodotá non è stato inserito nella rosa proposta dal gruppo parlamentare per questioni di etá (si, i 10 nomi sono stati votati dai portavoce parlamentari durante un’assemblea che forse ti è sfuggita, e non inventati da Grillo a casa sua). Il gruppo non voleva proporre alla Rete nomi ultraottantenni che avrebbero finito il mandato a novant’anni o quasi.
      Su Mattarella non si è potuto neanche decidere alcunché perché Renzi ha fatto il nome a votazioni in Rete quasi concluse, bastava che facesse il nome qualche ora prima. Per quanto riguarda la quarta votazione in aula, sono stati i portavoce del gruppo parlamentare a decidere all’unanimitá di non fare la votazione lampo sul blog su Mattarella, ma continuare su Imposimato. Anche qui, democrazia e trasparenza lontane anni luce dai sistemi altrui.
      Come faccio a sapere tutto ció? C’ero. Ma non occorreva esserci: in Rete è stato raccontato tutto. Certo, se uno si informa sui giornali poi è difficile avere gli strumenti per fare analisi corrette.

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    alessandro smerilli

    professore, ho paura che a non dover fumare, bere o fare troppi sforzi e seguire abitudini di vita molto tranquille dovranno essere tutti quelli che tenteranno la sorte di riuscire a sopravvivere all’immanente rischio di morire democristiani.

  • Caro Aldo
    a bocce ferme ? sono daccordo con la pagella, magari leggermente più positiva per Bersani e più negativa per Renzi, SEL e Alfano
    aspetto però voto ( e giudizio ) di Napolitano e, se ha giocato, di Prodi.
    A ricommentarti alla prossima bagarre

  • Questa mossa di Renzi è il varco ormai segnato al partito della Nazione. Lui aveva solo bisogno di tenere buone in questo momento le minoranze del PD, ma domani continuerà come un treno ad umiliarle. I 40 franchi tiratori dei forzisti è stata tutta una manovra, d’altra parte non si spiegherebbe come Berlusconi si sia potuto far mettere nel sacco da un pivellino, lui che per 20 anni nel sacco ci ha messo tutti gli altri. L’unica consolazione è che Renzi per fare questa manovra ha dovuto mettere sul piatto un PDR di tutto rispetto e che, probabilmente, spero abbai sottovalutato. Speriamo che in questo caso più di ogni altro valga il detto che non tutte le ciambelle escono con i buco.

    Il merito dei 5S? E’ che loro avrebbero potuto raccogliere l’invito della sinistra e mettere nel sacco Renzi. Questa volta più di ogni altra hanno manifestato la loro irrilevanza e la loro inconsistenza. Altro che discreta vittoria dei 5S, è stata la loro ennesima débâcle e lei Prof. , mi spiace constatarlo, ultimamente le sue analisi perdono di lucidità quando coinvolgono i grillini.

    • Forse non è chiaro: non c’è stato ALCUN invito della sinistra. Appena cinque o sei parlamentari PD hanno proposto Prodi ai 5S, e basta. Un Presidente non si elegge con 5 alleati.
      Ti assicuro che i portavoce in Parlamento non se ne sono stati con le mani in mano. Se avessero capito (e gli fosse stato fatto capire, visto che parlano con tutti contrariamente alla vulgata) che c’era margine per un’ampia convergenza su Prodi o altri per fare le scarpe a Renzi, ci si sarebbero buttati a pesce. Purtroppo, come spesso accade, ai proclami dei vari SEL o Cuperlo o Bersani non seguono mai i fatti.
      I numeri non c’erano, fatevene una ragione, e votare da soli Prodi sarebbe stato un suicidio politico per i 5 stelle. Che scemi non sono affatto, e malgrado le mille sollecitazioni esterne (giornali e commentatori) nella trappola non ci sono cascati.
      Sono stati molto piú svegli di quel che si pensa.

      • Ed invece “invitare” a votare Prodi e Bersani sul blog cosa è stato? Una trovata intelligente che poteva portare qualcosa? Il nome di Bersani poi è stata una vera tristezza, per loro intendo e non certo per Bersani, considerati i trascorsi. Ma voi che siete li a difendere sempre e comunque qualcuno non vi rendete neanche conto che sono solo riusciti a smentire se stessi rivalutando una persona che hanno cercato di umiliare anche umanamente. Non credo sia facile capire cosa volessero ottenere con quell’iniziativa grottesca: o decidi di andare allo sbaraglio con decisione oppure fai più bella figura a lasciar stare.

        La verità che non hanno una visione politica ed arrancano qua e la. La stessa visione che ormai manca a tutti i partiti politici e così crescono e scorazzano i venditori di pentole.

        La sinistra per 20 anni si è fatta chiudere nel recinto dell’antiberlusconismo, oggi ci si benda per non voler vedere che sono tutti chiusi nel recinto dei rosiconi, gufi e quant’altro ed i 5 stelle che dovevano essere quelli che sbaragliavano tutti in quel recinto ormai si sentono pure importanti.

        Fino a quando si penserà che votare un partito politico sia come andare allo stadio saremo destinati a restare in balia dei ghe pensi mi e dei venghino signori venghino con l’unica alternativa di cadere tra le braccia dei Salvini e della Meloni.

        • Nessuno ha cercato di umiliare Bersani. Anzi, durante le votazioni per il Presidente si disse ufficialmente che qualora il PD avesse eletto Rodotá (uno di loro peraltro) il m5s avrebbe aperto praterie per il governo. Ovvero si sarebbe potuto parlare tranquillamente di accordi con Bersani.
          Purtroppo, il PD ha preferito Berlusconi e Napolitano.
          Bersani si è scavato la fossa da solo con i 5s. E ti confesso che è anche dispiaciuto ai 5s, che di Bersani non avevano grande stima (e avevano ragione, non è un cuor di leone) ma non lo consideravano certo un mascalzone.

      • veramente buffo sentire parlare di suicidio. è come uno che si butta da un ponte e mentre cade potrebbe spararsi nelle tempie. ma non lo fa “perchè sarebbe un suicidio”.
        è soprattutto grazie a grillo che renzi governerà sino al 2018: la caduta durerà per tre begli annetti senza elezioni. poi si andrà a votare e vi renderete conto del danno.
        e non serve farsi scudo con l’ignavia della sinistra pd: l’ignavia si combatte con l’impegno, non certo arruolandosi nel partito degli ignavi votando imposimato

        • Caro Giandavide non lo vogliono proprio capire. Sono come quegli apprendisti ballerini che x fare le mosse giuste non si accorgono di essere andati fuori tempo. Mentre loro giocavano a chi votare sul blog Renzi gli aveva dato da mangiare la polvere.

  • Prof. Giannuli, siccome mi ha colpito la prima dichiarazione che ha fatto il neo Presidente (Grazie, il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. E’ sufficiente questo), quante speranze ci sono, considerata la sua storia personale, di rimandare indietro schifezze come la Salva Belusca, l’Italicum e sopratutto (che è quella che mi sta più a cuore visto la mia posizione di lavoratore dipendete e vessato) del Jobs Act…
    Quest’ultimo, nonostante sia una decreto legislativo e quindi votato “in anticipo” dal parlamento, ha comunque sempre bisogno della firma del Presidente, vero?

    • Giuseppe: si effettivamente il Presidente ha potere di rinvio alle Camere se ritiene che ci siano profili di incostituzionalità. peraltro, non so se un Presidente neo eletto possa o voglia entrare immediatamente in rotta di collisione con il Parlamento che lo ha appena eletto. Per cui immagino che Mattarella, almeno inizialmente, farà un uso molto parco di questo potere. Vedremo sulla legge elettoprale e per ora incrociamo le dita.

  • evviva,evviva,abbiamo un altro servitore degli interessi stranieri,ai massimi vertici del nostro paese!viva l italia,l italia dei furbi,dei ladri,e dei truffatori!

  • Professor Giannuli, buongiorno!

    Mi permetta una domanda, probabilmente “ingenua”: ma il no a Sergio Mattarella da parte del M5* non avrebbe avuto un senso politico più compiuto se tale movimento/partito avesse inserito anche il nome del Presidente della Repubblica eletto nelle sue “quirinarie” che, eventualmente, ne avrebbero acclarato la “impotabilità” per gli elettori della “creatura” di Grillo e Casaleggio?

    Grazie per l’attenzione.

    Un cordiale saluto, Pietro Bolenares

    • Bolenares: il problema è che nessuno dei parlamentari del Pd interpellati dalla lettera di Grillo e Casaleggio ha mai fatto quel nome. Peraltro il nome di Mattarella era solo uno dei tanti quando l’assemblea dei parlamentari del M5s (martedì mattina) cha scelto gli altri candidati da proporre alla consultazione on line. Alcuni hanno pensato di aggiungere Bersani a Prodi, ma nessuno o quasi ha pensato a Mattarella. Quondo poi quel nome è venuto fuori come nome ufficiale del Pd (mercoledì mattina) i giochi erano fatti. Posso assicurare che se solo uno dei parlamentari del Pd avesse pensato a fare quel nome , sarebbe stato regolarmente inserito nella lista da sottoporre alla consultazione

      • Professore, in quei giorni ha detto di essere stato a Roma. E guarda caso i 5 stelle hanno fatto una delle poche mosse tattiche e (quasi) tempestive. Ora assicura che sarebbe stato considerato il nome di Matterella se fosse stato fatto in tempo. Non è che sotto sotto c’è stato il suo zampino?
        No, perché se è cosi, la prego, continui! 🙂

  • Colta al volo da una rassegna stampa TV di stamattina: su La Stampa (non ricordo l’autore dell’articolo) il retroscena raccontato e’ che il nome di Mattarella sia stato fatto a Renzi gia’ a Novembrae da Napolitano, il giorno in cui gli comunicava l’intenzione di dimettersi.

    Se cosi’ fosse, il “capolavoro politico” del quale si parla sarebbe del 90enne Napolitano e non del giovane Renzi che, pero’, ha avuto l’intelligenza di capire che gli conveniva.

    Se si legge anche l’intervista a Macaluso (sempre su La Stampa) questa ricostruzione sembra essere esatta.

  • cosa avrebbe ottenuto il 5 stelle ? be credo che su questo punto non ci siamo proprio con l’analisi,il risultato politico del 5 stelle è stato solo uno,relegarsi a quello che di fatto sono,il niente.
    ancora una volta su snodi importanti,non hanno incisio minimamente,e il patto del nazareno non si è incrinato grazie a loro,ma al massimo per una pressione interna al pd e all’area di sinistra, o forse renzi ha stracciato di proposito il patto per creare le condizioni di un voto anticipato,dato che ora la legge elettorale sembra essere ormai cosa fatta.

  • anch’io dissento fortemente, soprattutto per una questione concettuale: non credo che il professore abbia delineato in modo corretto il patto del nazareno. si è limitato alla forma(la grande coalizione con berlusconi) e non ha mimimamente considerato la sostanza, che è quella della creazione di un blocco elettorale compatto riunito attorno a una piattaforma organizzata in modo aziendale e che si occupa di marketing politico: il partito della nazione. una piattaforma con orientamenti ideologici cangianti a seconda delle necessità di marketing del momento e che concepisca l’attività politica come occupazione dei posti di potere. sennò, caro professore mi scusi, ma per fare il nazareno ci sarebbe bastato enrico letta. qua siamo a un livello ulteriore, la situazione èpeggiorata tanto rispetto a un paio di anni fa in cui era tutto più semplice e c’erano i populisti e i tecnocratici. ora abbiamo i populisti tecnocratici 2.0 e sono cazzi amari.
    il patto del nazareno per renzi è un mezzo e non un fine; il suo fine sembra il potere e per arrivarci è disposto a tutto. quindi un giorno ti asfalta berlusconi e un altro civati: tanto dopodomani saranno deboli entrambi.
    quindi renzi ha vinto al 100%, altro che 80%: la bava alla bocca dei dalemiani e dei berlusconiani sarà ingoiata quando questi dovranno trattare nuovamente con renzi, e lo dovranno fare presto.
    ritenere che la logica del nazareno sia semplicemente quella della grande coalizione è sbagliato: il nazareno rappresenta la logica delle alleanze variabili, del realismo politico, del fine che giustifica i mezzi; anzi il fine si è perso di vista, ma rimane quell’utilizzo smaliziato e scellerato dei mezzi.
    considerando tutto ciò, i 5 stelle sono sconfitti come tutti gli altri. anzi credo che come partito sia entrato nella fase morente e poco ci mancherà perchè esploda.
    il fatto che nonostante sia caduto il patto del nazareno non ci sia stato bisogno di sentire il m5s (ma piuttosto i singoli parlamentari) è il segno di un’irrilevanza irreversibile: come per berlusconi i problemi di tenuta dei propri parlamentari diventano insormontabili.
    per il resto trovo un pò ridicolo paragonare sel al movimento 5 stelle, data la differenza di voti e numero di parlamentari. anzi considerando tutto, vendola ha potuto rivendicare un ruolo di mediazione in quanto le aspettative erano molto peggio, mentre grillo è stato irrilevante anche sotto questo aspetto: la scelta pro mattarella renzi l’ha maturata quando ha capito che berlusconi stava tentando di cuocerlo a fuoco lento, ma per riposizionarsi tatticamente non ha avuto bisogno di grillo (basta andare dai singoli parlamentari).
    quelli messi peggio però sono sicuramente quelli della minoranza pd. anzi direi civati, dato che tutti gli altri sono rientrati nei ranghi, dalla bindi a fassina. al contrario di vendola, da domani si ritroveranno a doversi dividere tra la fedeltà agli elettori e la fedeltà al capo, come da copione.

  • è il classico do ut des …un risarcimento postumo per il fratello ucciso dallo stato e lo stato lo ripaga per i servigi resi sia dal padre che dal fratello e anche perchè durante tutti questi anni ha saputo tenere la bocca ben cucita …perchè meravigliarsi della sua elezione addirittura scomodare la furbizia (per altro inesistente ) di un povero burattino come matteo renzi voluto come scaldasedia in una delle più alte cariche della stato dagli americani i quali mi chiedo che aspettino ad annetterci come 52 stella del loro bel firmamento?ma la posta in gioco è come a risiko…se possiedi la kamtchatka invadi l’america…

    • sono d accordo con lei,lei è un fine conoscitore della politica italiana,e anche sul risarcimento,sulla bocca cucita,sulla 52 stella,e che se non sei con loro,non ti eleggono neanche nel consiglio di classe di tuo figlio!

  • Per Berlusconi forse è anche più grave. La gestione elezioni pdr ha ora<mai del tutto alienato le simpatie dei liberali che erano la forza di FI (scusate il gioco di parole). Gli elettori che se ne erano andati oramai si sono convinti di avere fatto bene e di non tornare piu. I lliberali ancora votanti FI penso che dopo questo choc se ne andranno anche loro.
    Il problema è stato duplice.
    MARTINO Il capo spirituale deiliberali italiani, dopo essere stato teenuto in panchina e bistrattato per anni, è stato proposto come candidato di bandiera prima delle elezioni, cioe' come testa di legno chiamato a tenere il posto caldo. Quando poi i giochi sono stati fattti ed avrebbe avuto un senso votarlo come candidato di bandiere (come dire: ci batteremmo fino all'ultimo per le idee liberali intorno alla nostra bandiera Martino … sconfitti ma con onore) allora è stato sostituito dalla scheda bianca.
    AMATO Odiato da tutti, ma soprattutto dai liberali. Come si possa chiedere il voto dei liberali -che sono contro le tasse e contro le caste- proponendo uno che in vita sua non ha fatto altro che mettere tasse e servire la casta essendone uno dei primi membri e percettori di privilegi, lo devo capire. Un elettore comunista AMATO lo potrebbe votare anche se lo odiasse -i comunisti sono a favore sia delle tasse sia delle caste di funzionari pubblici- ma un liberale non ce la farebbe nonostante i piu forti sforzi.
    Saluti al professore ed ai partecipanti

  • Al momento in Italia ci sono tre possibilità di indirizzare le proprie preferenze politiche: 1) il partito unico, coalizione che va dalla Lega a SEL (basta guardare i risultati delle votazioni in Parlamento per non essere smentito); 2) il M5S, che non è una vera opposizione in quanto è un gruppo che propone un nuovo modo di intendere la politica e propone leggi (anche troppe e non portate alla giusta attenzione della popolazione) piuttosto che lavorare sulle proposte fatte dalla maggioranza (?); 3) il partito del non voto. Chi preferisce il primo partito pensa che il lento, ma non troppo, affondamento dell’Italia non gli riguarda più di tanto. Chi preferisce il M5S vuole che l’Italia risorga dalle sue ceneri anche se questo vuol dire uscire dall’Europa. Chi preferisce il terzo gruppo per il momento sta a guardare ma presto potrebbe decidere di scendere in piazza. La politica dei giochi di palazzo potrebbe cominciare ad annoiare anche quelli che vivono la politica nazionale come se fosse il campionato di calcio …. sarebbe ora!

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