I limiti dell’intelligence francese.

Fermo restante che i principali piani di contrasto al terrorismo sono quello politico e quello psicologico, ci sembra criticabile anche quello che servizi e polizie occidentali stanno facendo (o non facendo) sul piano della prevenzione tecnica degli attentati. E parliamo in particolare dei francesi.

Paradossalmente proprio l’operazione di Saint Denise fa storcere il naso sul modo in cui si lavora in questo settore: se in quattro giorni trovi il covo dove erano asserragliati i terroristi ed anche di quelli di livello medio alto come Abaaoud, e poi trovi anche un secondo covo pochi giorni dopo, vuol dire che hai le antenne in grado di captare certi segnali e, certamente, non te le sei fatte in 96 ore: le avevi da prima, ma non le hai sapute usare e c’è voluta la scossa della strage per svegliarti. Male, malissimo, perché vuol dire che se ti fossi mosso prima forse gli attentati si sventavano.

Continuo a non credere ad una sorta di auto attentato o ad una voluta tolleranza in vista di chissà quale programma di strategia della tensione, ma che si stia lavorando coi piedi mi pare difficile da contestare. Nell’immediatezza del fatto si è sostenuta una tesi minimalista: un gruppo o forse due, otto-dieci persone al massimo, poi si è iniziato a parlare di due-tre gruppi per una ventina di operativi, ora finalmente sento ammissioni che si è trattato di una trentina di terroristi (che era il numero che, modestamente, avevamo indicato all’inizio.

Vedrete che, prima o poi, si inizierà anche a riconoscere che gli attentatori hanno avuto una rete d’appoggio di almeno altrettanti complici. Non si tratta di questioni di “lana caprina”, ma di aspetti tecnicamente e politicamente rilevanti.

In primo luogo, se c’è una rete di una sessantina di persone almeno (ma probabilmente molte di più), vuol dire che siamo ad un salto di qualità dell’organizzazione terrorista: dai nuclei di lupi solitari che agivano in regime di franchising  per conto di Al Quaeda, ora siamo alle reti terroristiche organizzate, che si muovono come terminali di una catena di comando ininterrotta che fa capo all’Isis. Mi pare che l’indice di pericolosità subisca un’impennata e che, parallelamente, questo segnali una caduta di efficienza senza precedenti dei servizi che si fanno passare sotto il naso una organizzazione di questo peso.

Poi, il tema dell’eventuale rete di appoggio, con covi, uomini di supporto, armi, ecc. porta ad un’altra ferita aperta: che succede nella banlieu. A questo proposito ci sono due idee che circolano che ritengo speculari ed entrambe sbagliate: per la prima, gli jihadisti sono isolati, non raccolgono che sporadiche simpatie nel mondo islamico in Europa che, invece, è tutto contro di loro o, al massimo, indifferente; per la seconda essi godono di una rete amplissima di solidarietà e di un consenso massiccio nella nostra metecia islamica. Credo che siano entrambe semplificazioni di una realtà molto più complessa ed articolata e non solo perché ci sono quelli che restano indifferenti o quelli che scelgono un atteggiamento solo per paura personale dei terroristi o dell’antiterrorismo. Non si tiene conto, in queste visioni semplicistiche, che la guerra civile islamica si ripercuote anche qui ed i più sono ostili alla jhad anche per ragioni religiose, culturali, politiche, anche se questo poi non significa necessariamente che amino l’occidente. E’ ragionevole supporre che l’area di simpatia per l’isis sia decisamente minoritaria all’interno degli immigrati islamici, ma non per questo irrilevante, anzi è probabile che abbia una sua non trascurabile consistenza. E qui i francesi possono solo cospargersi il capo di cenere e riconoscere di aver fatto di tutto per allevarsi questo nemico in seno: a dieci anni dalla rivolta delle banlieu non c’è stato il minimo segnale di politica sociale rivolta in quella direzione e le case restano fatiscenti con impianti elettrici pericolosissimi, le condizioni igieniche disperate, i servizi quelli di prima ecc. Ed allora ci dovremmo meravigliare non del fatto che c’è un 10 o forse 15% di simpatizzanti dell’Isis, ma che il restante non si rivolti con violenza a questo stato di cose.

Ma queste sono le responsabilità dei governi che non sembrano minimamente preoccupati della bomba ad orologeria che si sono messi sotto la sedia. Poi ci sono le responsabilità specifiche di servizi e polizia che si fanno fare un botto del genere a 10 mesi dalla strage di Charlie Hebdo. Ora c’è un dibattito molto acceso in Francia sugli effetti delle più recenti riforme dell’intelligence che avrebbero avuto l’effetto di frantumare il sistema privandolo di un “cervello” centrale in grado di elaborare le informazioni raccolte da questa o quella struttura. Ma a mio avviso si tratta del riflesso di pecche molto più antiche.

I servizi francesi hanno un’ottima tradizione teorica, una buona capacità di raccolta informativa, e notevoli successi da vantare in settori come lo spionaggio ed il contro spionaggio militare, la guerra economica, la lotta alla criminalità organizzata, la penetrazione di mercati dove la Francia non è tradizionalmente presente eccetera, ma sul terrorismo mostrano di non aver superato i limiti che ebbero già al tempo dell’Algeria: c’è proprio un gap culturale, una serie di pregiudizi che impediscono di comprendere il fenomeno del terrorismo. E questo è tanto più significativo se ci si riferisce, lo ripeto, ad uno dei migliori servizi segreti occidentali.

Aldo Giannuli

aldo giannuli, attentati di parigi, banlieu parigi, daesh, guerra isis, hollande, intelligence francia, isis, periferie francia, servizi segreti francia


Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Storico, è il promotore di questo, che da blog, tenta di diventare sito. Seguitemi su Twitter o su Facebook.

Comments (19)

  • Parì l’è Parì. La Tor Eiffelllll, le Mulin Rugge, Le Mulin Blanc, la Marienne pxxxxxxxx, lu Louvre, le commisair Clousoux, la Stupidance, le mignon President .. Parì est Parì.
    Quesito: se i servizi (igienici ?) francais sono trai migliori, i peggiori servizi (sanitari) fanno capo alla Mutua?
    Vive le president!

  • comunque la possibilita’ che i servizi segreti francesi non siano voluti intervenire io non la scarterei a priori proprio per i motivi che lei stesso dice (avrebbero dormito per 10 mesi e poi nel giro di 96 ore identificano i terroristi). Nel caso delle torri gemelle ritengo assai probabile non l’autoattentato, ma che CIA FBI etc.. abbiano lasciato fare per avere un casus belli di fronte all’opinione pubblica.
    Ma comunque siano andate le cose, cio’ che piu’ conta sono gli effetti, e’ di oggi la notizia che il governo francese ha sospeso delle liberta’ costituzionali, e di certo il provvedimente sara’ irreversibile, quindi la strategia della tensione funziona ancora, eccome!

  • Il post mi pare molto equilibrato e mi ci ritrovo in larga parte.

    Solo una nota: l’ostilità verso “l’occidente” mi pare possa essere classificato come un rivestimento ideologico di un sentimento che una volta si sarebbe classificato come antimperialista.

    Il che chiama (chiamerebbe?) in causa il fallimento delle “vie arabe” al socialismo, che poi altro non sono state che un derivato – si parva licet – dello stalinismo.

    Guardi, rispetto al discorso degli arabi/persiani/ottomami/etc “islamisti”, mi viene in mente la visita di qualche anno fa di Chavez in Palestina.
    Gaza si riempì, inopinatamente, di bandiere venezuelane.

  • AAA dlin dlon. Offresi agente di commercio internazionale/ piazzista referenziato plurimandatario jet munito con campionario di centraline nucleari, soldatini di piombo e non, corvettre, latrate e frecate, pratica sconti, finanziamenti, coppons e cabriolet. Affitta carri da caccia e alleanze a geometria variabile. Esclusivista per formaggi Rodez, Pezut e Caciotta.
    Citofonare Franzuà presso casa Eliseo ad ore pasti.
    Vive messier le presiden caciotter,
    vote le president tascable de poscet,
    vote le presiden mignon,
    vota er Caciotta.
    Vive le president magnific!

    Mi sfugge il cognome e nome di quel tipo sul ciclomotore che per andare a trovare la commara si cingeva di casco integrale per nasconderle.

  • Domanda: Perché i 3 Jihadisti dello stadio si fanno esplodere ma a conti fatti ammazzano solo se stessi e (solo per caso) un malcapitato passante?

  • Domanda 2: Che legame c’è tra i jihadisti dello Stade de France e quelli del Bataclan e dei ristoranti?
    Domanda 3: Perché i jihadisti fanno una carneficina solo al Bataclan?
    Domanda 4: Quanti erano i jihadisti del Bataclan?
    Domanda 5: Riteniamo credibile che Salah (il ricercato) sia effettivamente la mente del gruppo terroristico?
    Domanda 6: Perché nessun terrorista viene mai catturato vivo?

    • 1: qualcuno li ha fatti esplodere con un telecomando(cercando di non far esplodere hollande)
      2: prove tecniche di “attentato a sciame”(vedi video più su)
      3: perchè al bataclan c’erano pedine sacrificabili
      4: non so
      5: direi che la mente o le menti stanno altrove(es. chi ha interesse che in europa ci sia un aumento generale di paranoia con conseguente aumento di fondi pro sicurezza,vedi patriot act usa,scopo forse già raggiunto.
      6: così non ci racconta niente

      • Volevo sapere cosa ne pensava il Prof. Mi è chiaro del “perché” nessuno viene mai preso vivo ma per quanto tempo possiamo continuare ad accettare la cosa? Che intendi per pedine sacrificabili al Bataclan. Perché gli attentatori dopo aver sparato su alcuni astanti si fermano e se ne vanno nei ristoranti?

  • Lo credo che i galletti hanno capacità di penetrazione nei mercati in cui non sono tradizionalmente presenti, se ricorrono ai confetti lanciati dagli aerei, vd. Libia et similia.
    Come si chiama quel presidente che prima ha accettato le vagonate di miliardi da Gheddafi e poi per ringraziarlo lo ha sbombardato?

  • Bokassa BoKassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa Bokassa

  • Dissento su di un punto, quello relativo al modo di sentire il mondo islamico relativamente ai jhadisti.
    Di ritorno da una spedizione militare il Profeta disse ai suoi:”Siamo venuti dalla piccola guerra alla grande guerra”. Volendo significare che il coraggio e la determinazione necessari per affrontare il nemico in battaglia (la piccola guerra), sono ben poca cosa rispetto al coraggio e alla determinazione con cui bisogna affrontare e sottomettere se stessi (la grande guerra) per pervenire alla santità. Questa è la guerra santa ed è un concetto radicato nell’animo di ogni islamico, sia esso moderato o fanatico. Credere obbedire e combattere dei fascisti, diventa qui la quintessenza della fede, pertanto essi possono pur non condividerne gli obbiettivi ma non nutrono simpatia o antipatia per gli jhadisti: li rispettano.

  • Giannuli, per cortesia, potrebbe spiegare meglio cosa intende per “gap culturale, pregiudizi che impediscono ai servizi francesi di comprendere il fenomeno del terrorismo”.

    • i francesi hanno elaboirato una dottrina antiterrorismo sin dagli anni sessanta, in cui sono rispecchiati titti i capisaldi dell’ideologia antirettorista che ho criticato in altri pezzi) è quello il gap cui mi riferisco ma sarò più èpreciso in un mio prossimo libro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.