Le ragioni strutturali del debito pubblico italiano.

Come si sa, il debito pubblico italiano (per il rapporto debito-Pil) è il terzo del Mondo con oltre 2.300 miliardi di euro e, nonostante i governi abbiano giurato di impegnarsi per ridurlo, da almeno 30 anni, non ha fatto che crescere, salvo la breve parentesi dei primi anni novanta, quando, con le privatizzazioni, qualcosa entrò in cassa ma senza che il debito sendesse in modo apprezzabile. Dopo è stato solo corsa in salita.

Perché? La ragione è molto semplice: perché lo stato ogni anno spende più di quel che incassa. E questo è una banalità, ma la vera domanda è perché lo Stato spenda tanto, nonostante le diverse commissioni per il taglio della spesa pubblica (si pensi a Cottarelli)? Il punto è che la nostra spesa è molto anelastica e presenta diverse rigidità formatesi in epoche successive.

La prima, storica, è quella dell’iper trofia della Pubblica amministrazione: siamo il paese europeo con il maggior numero di dipendenti per 100.000 abitanti e questo risale, per certi versi, già all’epoca liberale che gonfiò alcuni organici sia per ragioni di consenso, legate alla necessità di riassorbire, per quanto possibile gli apparati burocratici e militari degli stati preunitari, sia per le esigenze del nuovo Stato.

Poi una nuova spinta venne dal Fascismo che doveva assicurare sistemazione al suo seguito sociale e che si espresse essenzialmente nel dilatare la prassi giolittiana del “governare per enti” quel che generò la foresta del parastato.

Poi la Dc, per organizzare una robusta cintura di ceti medi da opporre al mondo operaio orientato a sinistra, largheggiò nelle assunzioni soprattutto nel sud ed a questo si aggiunse l’apparato burocratico delle Regioni (una riforma di cui possiamo dire ora definitivamente fallita) che si sommò agli altri apparati degli enti locali.

Negli ultimi anni la tendenza all’ipertrofia amministrativa si è quasi arrestata ma i ranghi sono restati dilatati e l’andata in pensione di una parte dei vecchi dipendenti non semopre rimpiazzati, da un lato ha ingrossato la spesa pensionistica, dall’altro è stata compensata dal ricordo al precariato ed alla folla dei consulenti ed esterni che affollano in particolare gli enti locali.

Insomma la Pa continua ad essere la prima ragione dell’eccesso di spesa e, ovviamente, è possibile far poco perché in gran parte il personale è illicenziabile per inderogabili principi giuridici. Di fatto le tensioni si scaricano sui precari, mentre i consulenti o pretesi tali sono spesso galoppini elettorali protetti dai partiti che li hanno inseriti e, dunque, manca la volontà politica per ridurli.

La seconda ragione strutturale è la spesa pensionistica su cui si scaricano molte scelte del passato, a cominciare dalla sciagurata norma di marca democristiana che consentiva ai dipendenti della Pa di andare in pensione dopo 19 anni, sei mesi ed un giorno di lavoro. Norma poi abolita, ma c’è ancora una discreta quota da smaltire, come, peraltro per le troppo facili pensioni di invalidità concesse a piene mani nelle regioni meridionali per contribuire al bacino elettorale della Dc.

D’altra parte, il metodo retributivo concedeva un trattamento pensionistico più generoso di quanto non fosse giustificato dalla contribuzione, questo perché si immaginava una economia in costante espansione, per cui le pensioni, più che dai contributi di chi andava in pensione, erano sostenute dalle trattenute pensionistiche di chi era in servizio e che, a sua volta, avrebbe goduto del gettito assicurato dalle generazioni successive, ma le cose sono andate meno ottimisticamente.

Qui non è il caso di sviluppare questo che è uno degli argomenti più complessi del dibattito politico, ci basta solo osservare che si può fare molto poco, oltre non rimpiazzare una parte di quelli che vanno in pensione dal pubblico impiego. Non sono possibili neanche tagli o riduzioni a chi già è in pensione o passare al contributivo quelli che sono andati in quiescenza con il metodo retributivo perché la pensione è un debito vitalizio dello Stato non rinegoziabile. E questo per ragioni giuridiche di rango costituzionale, almeno sino a quando ci sarà una Costituzione.

Al massimo si può, come una tantum, corrispondere una parte della pensione sotto forma di buoni di stato a basso rendimento, non cedibili ad a scadenza decennale, ma, oltre una soglia molto modesta questo potrebbe scatenare proteste molto vivaci.

Il terzo motivo dell’alta spesa pubblica è l’elevato costo del sistema sanitario: va detto che, per il livello di preparazione dei medici, per ampiezza di prestazioni e costi contenuti è uno dei migliori sistemi sanitari del Mondo, anche se organizzativamente è un disastro.

Ciò non toglie che il costo sia eccessivo rispetto alla prestazioni che vorremmo mantenere e migliorare, qui ci sarebbe da scavare soprattutto sul tanfo di corruzione che deriva da molti accordi con Big Farma con l’acquisti di farmaci a prezzi decisamente spropositati, e che deriva anche dagli acquisti di macchinari e da alcuni appalti di costruzione di nuovi ospedali. Magari una commissione parlamentare di inchiesta non ci starebbe così male.

Altra voce tradizionalmente molto pesante è quella delle opere pubbliche (che, negli ultimi anni della prima repubblica arrivò a sfiorare il 30% sul totale) e dell’odore di tangenti in questo campo non c’è bisogno di dire. Per di più, negli ultimi anni la frenesia delle “grandi opere” ha peggiorato le cose, soprattutto a danno della manutenzione che ormai è la cenerentola della spesa nel settore. Va da sé che di opere pubbliche di grandi dimensioni c’è bisogno sia per modernizzare il paese sia per sostenere la domanda nel settore delle costruzioni e del relativo indotto, ma c’è da chiedersi se siamo necessarie proprio tutte anche per il consumo di territorio (in 15 anni sono state costruite strade per una superficie pari all’estensione di una media provincia) e se il costo sia davvero congruo. Ed anche dopo una analisi molto attenta non sarebbe una cosa eccessiva, soprattutto in comparazione con i costi delle stesse opere negli altri paesi europei. Qui ci sarebbe davvero molto da risparmiare.

A queste voci “tradizionali” della spesa pubblica, negli ultimi anni se ne sono aggiunte altre due più recenti. In primo luogo la spesa politica che non è riducibile (come pensano i 5stelle) ad indennità e vitalizi ci parlamentari e consiglieri regionali, retribuzioni sicuramente molto alte, ma che riguardano poche migliaia di persone, quindi, voce di spesa in complesso non molto alta.

Il problema più serio è stato il massiccio aumento dei gettoni per i consiglieri degli enti locali, retribuendo stabilmente persino i consiglieri di municipi e quartieri. Poi c’è la voce delle profumatissime retribuzioni dei consiglieri di amministrazione delle 1.760 societèà collegate o controllate da enti pubblici locali e nazionali . Qui si tratta di circa 30.000 persone che percepiscono spesso compensi maggiori di quelli dei parlamentari, cui vanno sommati i compensi per le aziende comunali (anche sei comuni non capoluogo) ed i non miseri compensi della pletora di consulenti a vario livello, di cui dicevamo poco prima. Infine le retribuzioni di segretarie, portaborse, dipendenti di nasso livello a vario titolo collegati all’indotto della spesa politica.

Complessivamente, lo Stato retribuisce in forma diretta o indiretta fra le 300. 000 e le 500.000 persone (si tratta di stime, non di dati precisi) e con retribuzioni in genere più alte della media a corrispondente livello. In Italia spesa politica è sempre stata la più altra di tutti i paesi europei, ma la tendenza ha proceduto al galoppo negli ultimi venti anni con la spesa politica occulta degli enti e delle consulenze. E qui c’è da tagliare e molto, riducendo il numero delle persone ai vari livelli (siamo sicuri che un consiglio comunale della avere ben 80 consiglieri? Che i consigli di quartiere siano davvero così fondamentali? Che le società controllate non possano essere la metà?), sia l’entità delle retribuzioni. Se ci limitassimo a ridurre di 100.000 persone questa armata di burocrati e riducessimo mediamente di un quinto le loro retribuzioni è realistico pensare un taglio di circa 5-7 miliardi l’anno che non è poco.

Infine l’altra voce che ha preso il volo è quella della spesa per gli interessi sul debito. Se consideriamo sia il debito dello Stato centrale, sia quello degli enti locali, sia la Cassa Depositi e Prestiti, superiamo di slancio gli 80 miliardi l’anno. Qui è necessario fermare la tendenza ad un ulteriore indebitamento e recuperare il controllo delle dinamiche debito-interessi- Pil, magari introducendo forme di prestito forzoso a basso rendimento per buoni a scadenza decennale.

Considerando un intervento anche contenuto su tutte queste voci di spesa, senza incidere sulla spesa sociale se non marginalmente, è credibile un taglio della spesa di 60-70 miliardi l’anno è credibile. Magari discutiamone dati alla mano e non raccontandoci favole come la flat tax ed il reddito di cittadinanza. Beninteso, la pressione fiscale su imprese e ceti medi deve calare ragionevolmente e un intervento assistenziale limitato nel tempo e nella platea sono misure necessarie, ma non raccontiamo balle alla gente.

Aldo Giannuli

aldo giannuli, economia italia, storia del debito pubblico italiano


Aldo Giannuli

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Comments (40)

  • Un grafico può essere eloquente:
    https://keynesblog.files.wordpress.com/2012/08/debitopil.jpg
    tanto più se accompagnato da nomi e cognoni, senza guardare in faccia nessuno:
    Forlani, Spadolini I e II, Fanfani V, Craxi I e II, Fanfani VI, De Mita, Andreotti VI e VII, Amato I.
    Erano gli anni in cui le finanziarie somigliavano a “buone tesi di laurea” senza però ricavarne le necessarie conseguenze politiche da parte di chi faceva critiche così dure, solo a parole.

  • .. se si allarga lo sguardo, le cose stanno in modo diverso da quanto piace propagandare ai los nordicos.
    Macron dovrebbe abbassare testa, occhi e cresta.
    Il vero malato d’Europa non è l’Italia, come piace ripetere a Junker e Moscovici. Purtroppo abbiamo la classe politica che abbiamo:
    https://www.ilsole24ore.com/images2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/Immagini/_Oggetti_Embedded/Grafici/2017/08/31/GRAFICO_Pil-01.png?uuid=0f584486-8e5b-11e7-bd83-cb818020e2cb

    • L’infantile e anti italiano Macron, sconfitto dai gilet gialli in Francia, vuole la sua rivincita fiscale in Italia.
      Con tutte le vie a pagamento che la Francia ha, Macron ha chiesto di aumentare del 5% il pedaggio del traforo del Frejus, cioè di sovratassare gli italiani teoricamente al 50% e di impedire il transito ai mezzi pesanti (trasporto merci) non Euro V, cioè precedenti il 2008 …
      Commentate voi …

  • … in tutto questo Bribrì trova il coraggio di impegnare 600 mila euro dei contribuenti per rinnovare pavimento e parati dei palazzi presidenziali.
    Bravo Macron, continua così !!

  • Voglio sperare che ci sian altri che scrivano dell’avanzo primario et similia, altrimenti sembra che questo blog lo facciamo in due … e non solo per questo argomento.

  • Questa è una chicca imperdibile:
    Pamela Anderson:
    ‏The solution is not more Macron or more Salvini, the actually need each other and reinforce each other, the solution can only be a Pan-European awakening across borders and nationalities,which would be able to tackle the deep economic, social and ecological crisis of Europe today.
    Pamela ti votooooooooooooo

  • tutto giusto a mio parere quanto da lei detto. mi ritorna però in mente che basterebbe fare veramente una lotta seria all’evasione per recuperare quanto si paga di interessi. fermo restando il proposito di attuare misure idonee alla riduzione del debito naturalmente.

    • Ovazione! Oltretutto essendo il presupposto d’imposta sul reddito identico a quello per la contribuzione si darebbe una dura bastonata anche al lavoro nero. Ma vallo spiegare a Salvini e a Di Maio che sanno bene si alienerebbero tanti voti.

      • Non capisco il commento. Vuol forse affermare che dal momento che in tempi passati l’evasione fiscale non rappresentava un freno per l’economia sarebbe da legalizzare? Anche il crimine organizzato non mi pare fosse inesistente, abbandoniamo ogni politica repressiva del fenomeno? Non conoscendo l’andamento storico dell’evasione fiscale e quindi non potendo rispondere direttamente nel merito, mi chiedo tuttavia quali sarebbero stati i vantaggi alla stessa economia che marciava a gonfie vele di una repressione seria del fenomeno. Qui passa forse inosservato che l’evasione fiscale che in Italia probabilmente supera i 200 miliardi di € rappresenta una causa di diseguaglianza sociale ed un elemento di redistribuzione delle risorse. Senza parlare del lavoro nero, altra faccia della medaglia dell’evasione fiscale. Al di là dell’ironia sarebbe in effetti un’ottima idea.

  • Dispiace leggere anche su questo blog i soliti luoghi comuni sul debito pubblico, che sono così tanti che non vale nemmeno la pena di confutare se non il più marchiano, ovvero quello sul numero di dipendenti della PA. Non è affatto vero l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di dipendenti. E’ vero il contrario, l’Italia è tra i paesi con *meno* dipendenti pubblici in Europa. Dati Eurostat https://ec.europa.eu/eurostat/cache/digpub/european_economy/bloc-4d.html

    • Non conosco la veridicità dei dati sui dipendenti P.A. di sicuro c’è una diversa concentrazione dei suddetti, basti pensare agli enti territoriali specialmente piccoli spesso gonfiati di assunzioni clientelari; sicuramente c’è poi anche il problema della scarsa produttività dei medesimi in quanto non tutti i comparti sono debitamente informatizzati; ancora ci sono esempi di Amministrazioni che funzionano malissimo come ad esempio di centri per l’impiego. Al di là del numero il personale amministrativo andrebbe formato e attrezzato nella misura in cui lo Stato decida di essere efficiente. Così possiamo avere un numero ridondante o insufficiente di colletti bianchi ma il rapporto quanto costa – quanto rende sarà sempre rosso.

  • I Carabinieri sono stati capaci di arrestare Pinocchio. Si badi che era minore. Ma era un racconto.
    La Polizia francese arresta oltre 700 studenti .. e come se non bastasse, entra in un liceo, li mette in punizione e li fa inginocchiare con le mani in testa.
    Macron fa del terrorismo psicologico. Grida al colpo di stato .. tanto lo stato è lui .. ma è inadatto. E’ di pasta frolla con i forti, mette la coda tra le gambe e si rintana, al più borbottando o ringhiando.
    Come risolve i problemi Manu? Raddoppiando il numero di agenti a Parigi. Un sindacato delle forze dell’ordine si è parzialmente tirato indietro. Un vuoto che sarà colmato da altri non così popolarmente saggi.
    Manu-Manu e Bribrì sono spariti. Non si sa dove si sono nascosti. Il cerino dell’ordine è in mano al Primo ministro Philippe, possibile capro espiatorio. Gli succederebbe il generalon/generalissimo Pierre de Villiers, famoso per aver sfanculato Macron sui tagli di bilancio alla difesa, aver sbattuto fragorosamente la porta con le sue dimissioni e non essersi fatto rabbonire da Manu. Asterix capisce solo il linguaggio forte.
    Il messaggio è chiaro. Il Presidente non è intenzionato a lasciare la poltrona. E’ disposto pure a dichiare lo stato d’assedio se domani, cioè sabato, la situazione degenererà … o qualcuno soffierà sul fuoco dei disordini per criminalizzarli e poi soffocarli con la forza.
    La rilettura dell’assalto ai forni di manzoniana memoria è sempre attuale.

    • La Signora Michelle Bachelet, ex Presidentessa del Cile ed Alto Commissario Onu per i Diritti Umani ha richiamato/messo sotto osservazione Egitto, Venezuela, Nicaragua, (Cina) uiguri , (ex Birmania/Myanmar) rohingya, Italia (rom e migranti) …
      Sulla gendarmeria francese nulla da dire su come (mal)tratta manifestanti, studenti e disabili ??
      Secondo me è un Alto Commissario sospettabile di partigianeria.

  • La portaerei Charles De Gaulle è ormeggiata nella Senna nei pressi di Parigi con la sua forza aerea pronta ad intervenire sui manifestanti ?? Così non spavanta nessuno. Incita semmai.
    Questo è fuori controllo.
    Ricovero !
    Manu vai a dormire.

  • Ve lo ricordate l’arrogante Macron che al pensionato che lamentava la perdita del potere di acqusito rispondeva di non lamentarsi e che non era vero ? E agli italiani additati come lebbrosi ?
    Ora non sa che dire.

  • Uniamo i punti.
    I francesi sono arcistufi della fallimentarietà delle macronate e di doverne pagare il costo. Tirano le orecchie a Manu.
    La nave Acquarius, mi pare II, dall’Atlantico naviga verso il Mediterraneo senza trasponder. Giace in un porto francese, senza che riesca ad ottenere uno straccio di bandiera di comodo.
    Haftar, che al pari degli altri semipresidenti africani telecomandati, non si muove senza che Mr. Africa dell’Eliseo non voglia, viene attratto nell’orbia diplomatica italiana.
    Siccome la politica non si fa con le belle parole … Macron pensa di tassare l’Italia.
    89.000 uomini vengono chiamati a proteggere la presidenza di Macron. Addirittura, raschiano il barile e ne prendono 600 dall’Africa.
    Cosa pensano all’Eliseo? Piegati giunco, finchè la piena non passa. Questo sarà il succo del discorso che Macron terrà la prossima settimana

  • Qualcosa non torna
    Bernard Henri Levi si è schierato decisamente dalla parte di Macron contro i gilet gialli scesi in strada per protestare, perchè impoveriti … e sono stati malmenati dalla Gendarmeria.
    In Libia BHL si schierò contro Gheddafi e a favore dei rivoltosi, perchè non erano garantiti i diritti umani, ma in i libici stavano molto bene, rispetto alla media degli africani … e della tutela dei tradizionali diritti di libertà oggi non ne parla più nessuno, neppure BHL.
    Semplice, no ?

  • Una scheda sulla crescita dei gilet gialli è contenuta in agi.it Esteri da titolo
    “Gilet gialli, il nuovo algoritmo di Facebook che ha favorito la rivolta”.

  • Domenica. 136.000 manifestanti, tanti quanti la domenica precedente, in tutta la Francia. 1732 fermati. 1220 arresti … da sommare ai precedenti …
    Si può governare così un paese, facendo inginocchiare i liceali? E’ quel tale un personaggio con cui intrattenere rapporti come se nulla fosse successo, attese le sue lezioni non richieste di democrazia propalate ai vandali del sud Europa?
    Perchè in Birmania i paesi vicini consigliarono al Generalissimo presidente dittatore in sella di dimettersi e in Francia non si può fare?
    Questione di latitudine e longitudine ?

  • Quiz.
    Jean Paul Fitoussi, economista franco-italo-tunisino ha definito Macron:
    a) un genio;
    b) un fessacchiotto;
    d) un imbecille;
    e) un presidente per caso;
    f) un piazzista.
    Il vincitore potrà stasera alle 20:00 assistere in diretta televisiva al discorso peloso di sua maesta Macron

  • Bisogna chiamarsi Macron per fare di Salvini il politico più noto in Francia.
    Poche ore prima dell’inizio del discorso presidenziale, Salvini ha lanciato un messaggio col quale si accusava M. di essere un prodotto di laboratorio.
    M. nelsuo discorso ha sottolineato che lui è eletto da TUTTI i francesi. Salvini è riuscito a far girare a vuoto la comunicazione di M. . Salvini 1- Macron 0
    L’imbalsamato presidente automa televisivo, dopo un mese di proteste, si è degnato di concedere meno del minimo sindacale.
    L’aspetto politico più rilevante della giornata è la scossa avvenuta in Francia. La Terra si ribella.. .
    Earthquake data:
    Mon, 10 Dec 2018 14:03 UTC
    Mag. / depth: M1.6 / 13.1km
    Lat / Long: 44.52030 / 6.68780 Confine Italia-Francia (FRANCIA).
    Source: INGV

  • Non voi.
    Non voi che siete stati qui costantemente aggiornati sulle macronate.
    Il mondo scopre in diretta TV che la Francia è guidata da un gallo cedrone, borioso e contraddittorio, inadatto al ruolo, per sua stessa ammissione.
    Dal momento che ha dato un contributo rilevante a ridurre i francesi meno abbienti con le pezze al culo, ora pensa di sforare tutti i vincoli di bilancio, che fino a ieri ha (con la Germania) ferocemente imposto all’Italia, non per motivi economici, ma perché gli improbabili, ostrogoti, lebbrosi, etc. etc. , che stanno al governo non godono delle sue simpatie.
    Parafrasando un autore greco si potrebbe dire che la politica delle istituzioni europee è come una ragnatela che avvolge le mosche, ma che si lascia sfondare dai calabroni.
    Sono appena di ieri gli allarmi sullo spread ad ogni apertura di bocca di Salvini e di Dimajo, con i conseguenti inviti a tacere provenienti dai nordicos & friends.
    Il gallo cedrone confessa di aver fatto un disastro politico ed economico e non succede nulla di nulla. Lo spread si nuove appena impercettibilmente. Ci siamo dimenticati di Berlusconi …
    Ammesso e non concesso che il parametro di riferimento dello spread sia veritiero, ma si sa che è fasullo e truffaldino, ci troviamo di fronte a un mercato specifico, che è più simile a quelli ostaggio delle organizzazioni criminali, in grado di pilotarlo, piuttosto che alle teorizzazioni che si trovano nelle prime pagine dei manuali di economia politica. Se lo spread è usato dai decisori nordicos malavitosi come una clava/mitragliatrice per bastonare e uccidere i paesi riottosi in base al solo loro indice di disfunzione politico-amministrativo-finanziario, con regole ineguali, allora non occorre essere premi Nobel per sapere che il settore pubblico infettato, mitragliato e clavato si allargherà e infetterà gli altri, cioè le imprese, le famiglie, le banche, le pubbliche amministrazioni. Il caso greco è paradigmatico su come si scontino i peccati economici.
    Se nell’eurozona c’è una tensione come quella francese, che i mercati malavitosi, drogati e pilotati dello spread non fanno scontare in anticipo, quella tensione si trasferirà altrove, sugli anelli deboli del sistema non coperti dalla protezione malavitosa dei nordicos.
    Tradotto in parole povere: Macron ha fatto una serie di cazzate. Una parte del prezzo toccherà pagarlo agli italiani, senza avere in cambio voce in capitolo.
    Detto in tutte le salse: quelli non sono amici, men che alleati.
    Serve a poco aver ricevuto ragione dallo stesso Egoista che ci avevo visto bene e lontano sulle sue mancate qualità.
    Cataplasma politico !

  • Moscovici ha autorizzato lo sfondamento di tetti, pareti, pavimenti dei paramentri di bilancio da parte della Francia di Macron, nelle cui liste sembra volersi candidare alle prossime elezioni europee, a dispetto di quanto preteso e imposto all’Italia del duo Salvimaio.
    Facendo dell’Italia l’agnello sacrificale sull’altare delle voglie di Macron, spianeranno il pendio elettorale in modo propizio per una valanga di voti alla Lega.
    Dei geni politici, non c’è che dire !

  • Conte incontra Junker per la trattativa .. sulla manovra.
    Detta così sembra che sia affare di Cosa Nostra.
    No. Siamo ad un livello molto più giù.
    Il trio Salvimaioconte che “consiglia” Junkronkel?
    Non si è mai visto.

    • Di ideone iperpolitiche in libera uscita provenienti dalle bocche dei Montecitoros ne ho sentite … ma mai come quella alitata dal Salvini, il quale vuole ricostruire l’asse Roma – Berlino per dare slancio all’Unione Europea, atteso che l’asse franco – tedesco è in crisi.
      A Berlino hanno sogghignato.
      Sarà che la Farnesina è sede vacante da molto tempo …
      Sarà pure che il Viminale ha .. .come dire tendenze espansive … ma tra Cavour (anche lui ministro degli interni) e Salvini forse qualche differenza di ideazione c’è.
      I Cavour parlavano francese.
      I Salvini ?

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    Tenerone Dolcissimo

    Premetto che il vero amico non è quello che assevera i tuoi vizi, ma quello che ti dà buoni consigli a costo di risultare antipatico.. insomma quello che se fumi 40 sigarette al giorno ti ripete di smetterla. In questo spirito, caro Giannuli, ti prego di leggere questa mia critica negativa al tuo articolo, che mi sembra fortemente deficitario.
    Devo dire, infatti, che si risolve in una lunga elencazione di fatti, nota a tutti, evitando di fornire dettagli sul “peso” e, soprattutto, sul ruolo di ognuno. Non basta riportare che in una città ci sono stato 1.000 delitti, ma occorre anche dettagliare di che delitti si tratta. Se sono mille taccheggi al supermercato nessuno si preoccuperebbe, ma se fosse mille sgozzamenti e squartamenti che seguono ad uno stupro penso che la reazione sarebbe ben diversa.
    Ricordo brevemente che, per comprarsi la pace sociale, i governi degli anni 70 e primi anni 80 alzarono la spesa pubblica, il che accrebbe il debito pubblico.
    In primo luogo va sottolineato che non sempre si trattò di manovre clientelari, bensì di scelte connesse alla situazione politica di allora, ma il discorso sarebbe lungo.
    In seconda battuta, bisogna dire che, contrariamente a quel che affermano i giornali prezzolati, non fu niente di sconvolgente. Un aumento gestibile e da cui si sarebbe rientrati senza problemi e che soprattutto non costituiva un dramma di proporzioni bibliche.
    Poi, nel 1981, un tanghero di passaggio introdusse divorzio e asta marginale. Risultato: decollo verticale del debito pubblico.
    Ecco il punto critico.
    Come mai venne fatto questo regalo alla speculazione???
    Si badi bene! Io non sono uno di quegli illusi che tuonano contro la speculazione capitalista sognando un mondo in cui i cicciolini e le ciccioline passeggeranno nudi e senza vergogna, cantando tenere melopee, fra ruscelli di latte e miele e lupi che pascolano pacificamente vicino agli agnelli. La speculazione sempre è esistita e sempre esisterà. Anzi è bene che esista!!!!
    Ma la speculazione va contrastata e non subíta e gli stati hanno gli strumenti per tagliargli gli artigli.
    Con il divorzio i nostri governanti, invece, hanno consegnato l’italia nuda, disarmata e inerme alla speculazione.
    Questo è il vero punto da esaminare e mi dispiace che il buon Giannuli non abbia approfondito, soprattutto perché è uno dei pochissimi studiosi che conosce l’esistenza della GUERRA ECONOMICA e, quindi, uno dei pochi a poter assolvere tale compito.
    …..
    Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?
    Matteo – 5, 13

  • “I keynesiani italiani non sono stati sconfitti politicamente unicamente dagli spendi&spandi demo-socilaisti, ma da questi con l’aiuto determinante degli stranieri, interessati ad atterrare l’Italia per poterla acquistare a prezzi di svendita.”
    Il sale che avrebbe condito, prima diventò insipido, poi si vendette per quattro soldi. Quando rinsapì era troppo tardi .. per essere saporito. Era slavato.
    I ballerini di tango furono in realtà due. In morte di uno, gli interventori di questo sito gli hanno tributato pressocchè all’unisono una bordata di fischi.
    L’altro avrebbe meritato le ire di La Pira e Sturzo … e non solo.

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